"Oggi siamo vivi" di Emmanuelle Pirotte
297 pagine
Lui è alto, snello, con occhi di ghiaccio e le labbra che sembrano disegnate. Veste la divisa dei soldati americani, ma risponde al Reich.
Lei ha sette anni, una folta chioma di riccioli corvini e uno sguardo selvatico, profondo pieno di coraggio. La sua colpa è quella di essere nata ebrea.
La neve fredda fa da cornice al loro incontro, in un paesino delle Ardenne, un giorno di metà dicembre del 1944.
Lui, Mathias, sa che dovrebbe ucciderla. È stato addestrato per questo, ucciderli tutti in nome della supremazia della razza ariana. Eppure, quando punta la pistola per sparare alla nuca di quella piccola testolina piena di ricci, succede qualcosa.
Lei, Renée, si volta, il suo sguardo fiero si intreccia a quello glaciale di lui, senza paura, senza esitazione.
Echeggia uno sparo e la neve si tinge di rosso. Ma non è il sangue della bambina quello che spicca nel candore del terreno.
Mathias ha ucciso il suo compagno, tradendo il Reich, come ipnotizzato da quella bambina appartenente alla razza che dovrebbe contribuire a sterminare.
I due scappano, insieme, consapevoli di aver bisogno l'uno dell'altra per sopravvivere alla guerra e alla neve. In un legame inspiegabile, ma più forte di ogni forma di odio, che va al di là dei giuramenti, un'amicizia profonda e primitiva.
"Renée continuava a camminare guardando dritto davanti a sé. Aveva tanta sete. Sentiva il grande corpo del tedesco alle sue spalle, la presenza della pistola, di sicuro puntata su di lei. Stava davvero per morire in quel bosco dopo averla scampata così tante volte? E cosa voleva dire esattamente morire? Sapeva che la morte era una faccenda definitiva, quello sì, e ne conosceva i segnali sul corpo di chi ne veniva colpito. Inoltre lei aveva il dono di sentirla arrivare, e di sfuggirle... Ma sembrava che stavolta le fosse andata male."
Può un libro sull'olocausto ispirare dolcezza, calore e tenerezza? Può un libro che parla di razza, sterminio e guerra sembrare a tratti una favola? E può, ancora, un libro con protagonista uno spietato killer, addestrato a uccidere senza pietà, farti innamorare?
Un titolo che non conoscevo, una lettura imposta per una sfida di lettura, la scoperta di un piccolo tesoro.
Generalmente non amo troppo i libri sull'olocausto, così cupi e crudi, trasbordanti di morte e impregnati di dolore. Ma questo, questo titolo fa la differenza.
Certo, c'è la guerra, il sangue, i riferimenti alle atrocità di quel periodo non mancano, eppure...
È una lettura che mi ha riempita, che mi ha scaldata, che mi ha fatto un po' innamorare di quella bambina coraggiosa e del rapporto con il suo amico improbabile. Un rapporto che cresce piano piano, ma che entra dentro.
La lettura scorre via lieve, veloce, dal freddo della neve al tepore della cantina di una cascina.
I personaggi sono tutti ben caratterizzati, tanto che sembra di essere lì in mezzo a loro.
I pensieri e le sensazioni di Renée e di Mathias aiutano a creare un legame unico con loro.
I riferimenti ai fatti reali tengono il lettore ben conscio della situazione di quegli anni, facendo però dimenticare a tratti la crudeltà e il sangue versato inutilmente.
Una storia bellissima, stupenda, che sicuramente porterò dentro per un bel po'. Un libro che consiglierei a chi mi chiedesse un titolo sull'argomento. Un libro delicato, che mostra un'altra faccia della guerra e dell' antisemitismo.
Ne potrebbe uscire davvero un bel film
Peccato che questo libro sia poco conosciuto, perché meriterebbe davvero molto di più.
Ringrazio Sara per la scelta di questo titolo che, probabilmente, non avrei mai avuto l'occasione di leggere.
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