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ドキュマン

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Corpo, follia, erotismo, morte, la chiave per la comprensione dell’intera opera di Bataille. Un orecchio tagliato, ano, bocca, alluce: un accumulo di forme, detriti, «scarti» per il materialismo.
In questi scritti raccolti nella rivista «Documents» tra il 1929 e il 1939, Georges Bataille mostra tutto il suo genio attraverso una sfida diretta al surrealismo di Breton. L’autore affronta tematiche importanti mediante l’uso sapiente di un linguaggio «leggero» e talvolta provocatoriamente blasfemo. Una raccolta che sovverte con singolare attualità le tradizionali opinioni sulla dialettica materialistica.

Tankobon Hardcover

First published April 1, 1929

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About the author

Georges Bataille

234 books2,550 followers
French essayist, philosophical theorist, and novelist, often called the "metaphysician of evil." Bataille was interested in sex, death, degradation, and the power and potential of the obscene. He rejected traditional literature and considered that the ultimate aim of all intellectual, artistic, or religious activity should be the annihilation of the rational individual in a violent, transcendental act of communion. Roland Barthes, Julia Kristeva, and Philippe Sollers have all written enthusiastically about his work.

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Profile Image for Telarak Amuna.
221 reviews3 followers
March 29, 2023
In questa raccolta di articoli-saggi, Bataille si sofferma su svariati argomenti, con il medesimo stile violento ed espressivo, che per quanto spiazzante è una piacevole variante al pacato stile accademico classico e già solo per questo colpisce il lettore. In alcuni dei saggi più significativi Bataille riflette sull’aspetto a un tempo aleatorio e sovracaricato di senso dell’immagine, intesa come apparenza esteriore. Nella sua spinta provocante e astrattamente iconoclasta, piegata a un materialismo basso e corporale, rimarca come l’esigenza dell’uomo di uno slancio ideale e trascendente, che lo nobiliti rispetto alla sua materialità animale, lo abbia portato ad associare arbitrariamente certi significati simbolici a determinati oggetti (certi fiori, certi animali, …), inscrivendoli così in un cerchio di pura perfezione, lucido ma privo di sostanza, che faccia da specchio alla pretesa elevazione dell’uomo. L’alluce è forse l’articolo dove emerge più chiaramente la denuncia di Bataille nei confronti dell’ipocrisia dell’uomo, he rigetta la sua parte fangosa, come se gli appartenesse solo per accidente e non fosse invece un suo elemento costitutivo, per fingersi soltanto aereo. Bataille pretende che l’uomo accetti questa sua parte, base alla sua elevazione eretta, che accetti di avere impulsi verso entrambi i poli della verticalità, esattamente come il suo flusso sanguineo; che insomma riconosca all’alluce la stessa bellezza del cervello.
Non tutti gli articoli sono belli e convincenti allo stesso modo, ma risultano quasi tutti interessanti per lo sguardo obliquo, assolutamente originale e al contempo criticamente profondo che Bataille rivolge verso numerose opere d’arte, da Van Gogh a pittori assai meno noti, passando per l’arte primitiva e le sculture esotiche. Le riflessioni di tali opere e la lettura che ne dà gettano su di esse una luce nuova, da un lato, dall’altro mostrano al lettore come sia possibile approcciarsi alle opere d’arte con una visione personalissima, non condizionata dalle scuole di pensiero maggiori, ma comunque pertinente e in grado di trarre qualcosa di nuovo da quelle opere. Riuscire ancora a stupirsi di dipinti noti, questo regala Bataille al lettore, accompagnandolo con una critica serrata alla fruizione dell’opera d’arte da parte del pubblico, appunto per lui troppo addomesticata e ormai incapace di trafiggere fino nel profondo.
La riflessione più interessante e innovativa rimane comunque, secondo me, quella legata all’articolo L’alluce, poiché tutt’ora validissima e attuale, anzi, forse paradossalmente ancora di più, nonostante l’esibita volontà di tendere verso il basso, che però evita appunto accuratamente certi aspetti fangosi.
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