In una celebre pagina di Shakespeare, Antonio, di fronte al cadavere di Bruto suicidatosi poco prima, esclama: "Questo era un uomo!". Ma che cosa fa di qualcuno "un uomo", qual è la caratteristica che, persino di fronte a un nemico mortale, ci fa sentire in presenza di un "vero uomo"? Per Vito Mancuso, tutto dipende dalla libertà. La vera libertà però è interiore, perché ciò che impedisce alla nostra vita di essere autentica sono le menzogne che diciamo a noi stessi, all'origine di quelle che diciamo agli altri. È la libertà da se stessi a rèndere la vita davvero libera e dunque autentica. Ma come si diventa liberi da se stessi? E vale la pena perseguire una vita autentica in un mondo basato sulla finzione? Rispondendo a tali interrogativi, questo saggio sulla libertà sorprenderà anche per la passione e la chiarezza con cui è scritto.
Vito Mancuso è un teologo italiano, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, in particolare L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina, 2007), un bestseller da oltre centomila copie con traduzioni in altre lingue e una poderosa rassegna stampa, radiofonica e televisiva. È oggetto di discussioni e polemiche per le posizioni non sempre allineate con le gerarchie ecclesiastiche, sia in campo etico sia in campo strettamente dogmatico. È editorialista del quotidiano “la Repubblica”.
Ieri scambiavo due chiacchiere con una amica anobiiana sull'importanza della quarta di copertina nella scelta di un libro. Personalmente diffido da queste descrizioni perché le ho viste sempre come il testo scritto dalla casa editrice per convincere ad acquistare il libro. In questo saggio di Mancuso la quarta recita: "Ma come si diventa liberi da se stessi? E vale la pena perseguire una vita autentica in un mondo basato sulla finzione? Rispondendo a tali interrogativi, questo saggio sulla libertà sorprenderà anche per la passione e la chiarezza con cui è scritto". 1) E' vero! Ha risposto alle domande citate. Le risposte sono a pagina 171, l'ultima. Ma non sono parole sue, perché fa riferimento a un brano dell'inferno di Dante. A questo punto mi sorge una domanda "ma le precedenti 170 pagine a che servono?" 2) Indubbiamente è un saggio. Su cosa lo ignoro. 3) Sorprenderà. Sicuramente. 4) Passione. L'impressione è stata quella di un insegnante intento a recitare a memoria la lezione agli studenti. 5) Chiarezza. Forse per l'autore della quarta, non certo per un povero ignorante come io mi ritengo. Già il titolo è assurdo. La vita autentica è autentica a prescindere da come uno la vive! Si può discutere su quale sia il modo migliore per viverla. Ma Dire tutto e il contrario di tutto prendendo spunti da autori classici e non, con note e richiami, mi ha dato l'impressione di una persona che aveva del tempo libero e per non restare in panciolle si è messo a scrivere un po' di questo e di quello per 170 pagine e nell'ultima, di 8 righe, ha snocciolato il frutto di tanta fatica! Ma siccome ho l'abitudine di dubitare anche di me, e di conseguenza ascoltare pareri diversi dal mio, valuto la possibilità di aver fatto la parte del porco che ha ricevuto la perla, dal detto "E' come dare perle ai porci"! Mah!
I problemi possono nascere all’interno del proprio essere quando si fa di se stessi il centro del proprio universo.
Spesso può accadere si cominci a mentire a se stessi pur di compiacersi, incrinando in questo modo l’autenticità dei sentimenti.
Oppure i problemi possono essere determinati dalle relazioni con gli altri: problemi con il coniuge, i figli oppure il lavoro.
In quest’ultimo caso si potrebbe avere del risentimento per la carriera non fatta oppure viceversa potrebbe anche essere che pur di avanzare nella scala gerarchica si sono avuti comportamenti adulatori o comunque contrari alle proprie convinzioni; atteggiamenti che però spesso vanno mantenuti anche una volta acquisita la cosiddetta poltrona.
Ecco allora che ci si ritrova circondati da individui con cui si hanno solamente rapporti di lavoro o con i quali si condividono passioni che hanno nell’apparenza la parte preponderante.
Insomma, pochi amici e pochi rapporti veri.
“E’ per questo che si evade perlopiù concedendosi alla florida industria dell’intrattenimento che ha nella finzione la sua essenza. Si cerca così di fuggire dalla realtà.
Ne viene che più si fugge, più ci si ritrova alle prese con ciò da cui si vuole fuggire, in un circolo vizioso che ad alcuni dà noia, ad altri disperazione…”
Questo un piccolo estratto di quanto dice Vito Mancuso in questo saggio su cosa si debba intendere per autenticità della vita e cioè essere consapevoli di sè e nello stesso momento aprirsi agli altri traendo soddisfazione per ciò che siamo e ciò che facciamo.
Mancuso spazia tra filosofia e realtà quotidiana cercando di individuare ed utilizzare gli aspetti comuni in molte religioni ed anche in una certa parte dell’ateismo.
Non è mai pedante, ma cerca di trasmettere il suo pensiero attraverso un linguaggio il più semplice possibile.
Alcune parti sono difficili da capire, specie quando si tratta di aspetti filosofici che per qualche pagina portano il discorso su un piano astratto, ma poi si torna sempre a livelli più consoni al lettore medio e i concetti si comprendono senza grossi problemi, come questa frase che Mancuso riporta citando Shakespeare: “Sii sincero con te stesso e ne seguirà che non potrai essere falso con nessuno”.
In definitiva si tratta di un saggio che nel suo complesso è alla portata di tutti nonostante qualche pagina possa spaventare.
Vale quindi la pena leggerlo perchè offre spunti di riflessione che probabilmente non faranno cambiare modo di comportarsi a nessuno, ma l’importante è acquisire più conoscenza di se stessi.
L'argomento in sé e per sé non è dei più semplici da affrontare: stabilire il concetto di autenticità della vita. L'autore si impegna con una lunga serie di citazioni, introducendo il lettore in un percorso di progressiva consapevolezza, che dovrebbe metterlo a parte di concetti che man mano prendono corpo e forma. Il condizionale è, però, d'obbligo, perché spesso si tende a ripetere eccessivamente lo stesso assunto, con una referenzialità a tratti eccessiva, perfino inutile in certi passaggi. L'idea è chiara, il concetto è cristallino, ma sembra soffocare in un mare di citazioni e di ricursività, che fiaccano l'attenzione del lettore, che pur - come nel mio caso - era più che ben disposto verso il testo. La sensazione - ahimè! - di essere di fronte ad una mera operazione editoriale, vista anche la scelta di un impaginazione "ad ampio respiro", è davvero forte...
La prima tesi sulla vita autentica è quella che mi ha colpito di più: parla dell’armonia tra il basso profondo (il proprio temperamento) e l’alto acuto (le parole e le suono), ovvero tra interiorità e esteriorità di un uomo. La seconda tesi lega l’autenticità all’andata oltre se stessi; la terza a avere speranza è vivere in modo giusto, che fa coincidere con vero. Cercavo alcune risposte: di alcune ho intuito la direzione ma, ancora meglio, ho intravisto la domanda da cui scaturiscono.
Saggio scorrevole ma profondo, soprattutto nella parte centrale, dove Mancuso si interroga su questioni come verità, libertà, speranza e armonia, tramite rimandi che spaziano dalla fisica alla filosofia, dalla poesia alla teologia.
L’interpretazione cattolica di Nietzsche era un po’ troppo per me per non parlare del “le conclusioni nichiliste possono venire solo da persone insoddisfatte e tristi”, che mi ha fatto molto ridere.
Profondo, interessante a tratti, ma anche molto pesante per lo stile un po borioso e le troppe citazioni. Peccato in quanto certe analisi sono particolarmente azzeccate