Non sei mica il figlio di Barilla, mi diceva mia mamma (*)
"E la letteratura? La letteratura no. La letteratura, ti sveglia. Ti fai delle domande, con la letteratura. Che li ho visti, gli studenti di russo del secondo anno. Si vedeva, da come entravano in facoltà, che avevano appena letto Delitto e castigo. Si vedeva, da come piegavano la testa, che pensavano Ma io, sono un insetto? Cosa farò, io, nella mia vita? Una vita da cimice o da Napoleone? Dopo, di solito, si scordano. Fanno carriera. Al massimo, fondano un cineclub, dopo."
Learco e la gatta Paolo, abbandonati da Bassotuba, alias Elena Guidi, cercano di sopravvivere alla tristezza che li assale conducendo la vita minima che viene loro concessa. Magazzineggiando, andando a fare la spesa, traducendo dal russo e dal francese, sperando che un editore lo chiami, cercando di far mangiare Paolo, e anche se stesso, che da quando bassotuba non c'è più manca la motivazione ad alimentarsi.
La vita che accade. Giorno dopo giorno. La fatica di vivere e sopravvivere alle cose che fanno soffrire.
"Adesso, l’impulso che ho adesso, è di mettermi a letto a dormire. Andare a dormire e non rompete più il cazzo, che voglio dormire. Il dottore, a dormire. Gli esami, a dormire. La tac, a dormire. Te, babbo, dormi un po’. Dormiamo. Il magazzino? Che magazzino? La biblioteca? Che biblioteca? Magazzinieri, bibliotecari, andate a dormire. Dormiamo e non rompete più il cazzo, non telefonate. Bravi. Dormiamo. Non rompete più il cazzo. Dormiamo. Ho un sonno..."
Nonostante la leggerezza, dice cose tostissime che prima o poi ciascuno di noi ha dovuto elaborare. E con un linguaggio insaporito con parmigiano DOC.
"Se valgo o no,
io non lo so.
Ma meno male che ci sono
meno male che ci sono
meno male che ci sono."
(*)Disse Learco al gatto Paolo che si rifiutava di magiare qualsiasi tipo di cibo per gatti.