Vive a Budrio, in provincia di Bologna. Il suo esordio letterario risale al 1997, con il romanzo Dei bambini non si sa niente, edito da Einaudi nella collana Stile libero; il libro, vincitore nel 2000 del Premio Elsa Morante opera prima, fa ottenere alla scrittrice un grande successo di pubblico e di critica, suscitando anche scandalo e polemiche per il tema trattato. Il romanzo è stato tradotto in dodici paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Nel 2009 è stata fra gli ospiti del festival letterario Mondello Giovani dedicato agli autori di nuova generazione.
Romanzo intenso, crudo, questo di Simona Vinci. Apparentemente, almeno all'inizio, senza trama e dialoghi , solo un raccontare una donna, Vera, che corre sulla provinciale, sfiorata quasi dai camion, in mezzo ad un traffico intenso ed incessante.Non si sa nulla di questa donna: chi è, perchè corre, fugge da qualcosa? Bravissima l'autrice a mantenere il mistero e a non dare risposte al lettore, svelando a poco a poco alcuni particolari sulla sua identità. Vera, nella sua corsa incontrerà due personaggi : un vecchio ed un giovane immigrato , con alle spalle una storia tragica. Anche Vera sta fuggendo da qualcosa : un episodio doloroso il cui ricordo non riesce a scrollarsi di dosso e che la spinge a continuare a correre, senza fermarsi, nemmeno per condividere il suo dolore, quella vita che per lei non ha più senso, con qualcuno che potrebbe , forse, aiutarla a guarire.
Brutto, lento, sconclusionato, ripetitivo. L'unico personaggio ben disegnato è il giovane ragazzo di Cernobyl. Almeno ha una storia, una vita, le sue idee hanno un senso. Ho saltato un sacco di pagine, e non lo faccio mai, pur di arrivare alla fine e vedere se un miracolo salvava il tutto. Niente miracoli sulla SP3. Brutto senza appello.
into the wild, sull'asfalto e tra i fumi di scarico. però questa volta la vinci non mi ha emozionata, anzi mi ha lasciata piuttosto fredda: molto meglio i bambini di cui non si sa niente.