Qualcuno, forse un suo personaggio, dichiarò una volta: "Ebbi la sensazione che quel tipo avrebbe potuto scrivere Guerra e pace sul retro di una cartolina". Ebbene Jack Ritchie sarebbe anche stato capace di proporre nuove versioni per il finale di "Rashomon", di mostrare che Pietro Gambadilegno in realtà era una dama della San Vincenzo, indurre il sospetto che Marilyn Monroe fosse una spia. Lo scopo? Truffare i lettori a ogni racconto. Leggendo Ritchie, si viene folgorati da un elemento impensabile e imprevedibile, non visto, nascosto nella storia dall'abilità di un prestigiatore. E alla folgorazione, si accompagna molto spesso una solenne risata.
Jack Ritchie was born in a room behind his father’s tailor shop in Milwaukee, Wisconsin on February 26th, 1922. After leaving high school, Ritchie was a student at the Milwaukee State Teachers College. When America joined the Second World War, he enlisted in the U.S army. He was stationed in the Central Pacific for two years, serving for much of that period on the island of Kwajalein. It was here that he first discovered crime and mystery fiction. To pass the time, he read a large amount of mystery books and it was through this that he grew to love the genre.
At the end of the war, Ritchie returned to his hometown of Milwaukee. After trying unsuccessfully to go back to college under the G.I. Bill, Ritchie worked for a time in his father’s shop. Not wishing to follow in his father’s footsteps, Ritchie decided to try writing stories for a living. When Ritchie met the literary agent Larry Sternig (through his mother, Irma Reitci, who also wrote short stories) he gave him a copy of a story he had written. Sternig recognised his writing ability from the very beginning and sold Ritchie’s first story, "Always the Season", to the New York Daily News in 1953. Larry Sternig went on to be his lifelong agent.
Ritchie married a fellow writer, Rita Krohne, in 1954. Rita, under her married name, wrote a series of historical adventure novels for children. Among these was the award-winning "Night Coach to Paris". Jack and Rita Ritchie made their living from the combined income of their freelance writing, though in an interview in 1962, Jack Ritchie mentioned that they never collaborated on any of their stories. Ritchie and his wife lived in various Milwaukee locales throughout the 1950's. Their first home together was a secluded log cabin on Washington Island, where during the winter they battled against the elements. With the birth of their first child in 1957, the Ritchies relocated to a larger house on the island. In 1964, they moved back to the mainland, living in a farmhouse just west of Jefferson and raising a family of four children.
In his spare time, Ritchie was an avid reader of non-fiction books and had a particular interest in history. He was also a fan of word puzzles and did the crossword in the Milwaukee Journal religiously.
While his wife took part-time work to supplement the family income, Jack Ritchie continued to be a prolific writer of short stories. Ritchie’s work appeared in an amazing variety of periodicals and newspapers. He contributed a number of "hard-boiled" stories to Manhunt magazine throughout the 1950's with other stories appearing in such diverse publications as The Philadelphia Inquirer, Smashing Detective Stories and Good Housekeeping. Some readers may wonder why Ritchie's stories appeared in such a wide variety of periodicals. The major reason for this was that his agent, Larry Sternig, would promptly send out manuscripts whenever a new publication appeared on the scene. As Jack Ritchie's son Steven has noted, this is what made Sternig a great literary agent. However, it was to Alfred Hitchock's Mystery Magazine that Ritchie sold more stories to than any other periodical. Between 1959 and 1982, Ritchie sold an incredible 123 stories to Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine. One of these tales, "The Green Heart", was adapted into the movie "A New Leaf" starring Walter Matthau. Other stories from AHMM were used in the popular television series Alfred Hitchcock Presents.
As has been noted by author Donald E. Westlake, Ritchie never really gained the recognition he deserved. This was because he wrote in the short story field, as opposed to the more fashionable novels (Tiger Island was published posthumously in 1987). But to his many fans he is seen as one of the greatest short story writers of all time. Those that have discovered his stories invariably want to read more of them. His finest works continue to be reprinted to this day and it is through this legacy that he will be remembered
solo per dire che forse per qualcuno fa brutto dare 4 stelle a un racconto che ruota attorno a un aspirante uxoricida, in un momento in cui la violenza sulle donne è emergenza vera. e in cui il ministero dell’interno fa sapere che in italia, nel 2016, 59 donne sono state uccise dal partner, 17 da un ex partner e 33 da un più generico parente (peraltro fermandosi, com’è ovvio, solo ai fatti già accertati giuridicamente). però c’è che in questo libro del 1971 ci si ammazza solo dalle risate, e che difficilmente potrei consigliare racconti stile commedia (quasi) nera con altrettanta convinzione. (a latere: se siete botaniche, miliardarie e pure bruttine convolate solo con qualcuno che assomigli persulserio a walter matthau).
L'affare dei pacchetti È vero, ci vogliono soldi per fare soldi. E, ovviamente, un po' di immaginazione aiuta
Questo racconto è tutto giocato sul filo dell'equivoco, nel fare credere agli altri di avere fatto qualcosa che invece non si è fatto, di essere qualcuno che non si è, e in questo modo nel fregarli e trarne beneficio. Del resto, farsi prendere per un rapitore non è cosa da tutti 😁
Dedicato a tutti i villani È meglio essere gentili di questi tempi
Cosa faresti se ti avessero detto che morirai tra pochi mesi? Ebbene Ritchie dà la sua risposta in questo racconto con un insolito giustiziere capace di contagiare gli altri!
La macchina del crimine Mai pensato di vendere la macchina del tempo ad un assassino? Ritchie lo fa e con esiti assolutamente divertenti in un racconto che funziona come un meccanismo ad orologeria.
Resti da vedere Un sospettato di omicidio a cui la polizia devasta casa e giardino alla ricerca del cadavere della moglie. Delizioso racconto in cui tutto si svela nell'ultima pagina con la consueta dose di ironia.
Addio ricordi Una serie di dialoghi frizzantissimi aprono questo racconto. Una provvidenziale amnesia o un terribile raggiro? Un dimenticatore seriale si ritrova in guai peggiori di quelli che pensava e tutto per aver sempre trattato male il suo cameriere. Proprio vero che bisogna trattare bene tutti!!
Una nuova foglia Finalmente una storia in cui la moglie non viene fatta fuori nonostante sia la vittima designata. Del resto, se lei si salva, William "sistema" comune un paio di persone moleste. E poi si dice che gli assasini non hanno cuore.. 😝
Estrazione indolore Cosa c'entra un dentista con la rimozione di una cassaforte da un ufficio? Niente e proprio su quest'idea si gioca questo racconto, con un bambino troppo sveglio che aveva capito quasi tutto.
Pesca un numero Ad ora il racconto che mi convinta meno. È sempre grazioso, ma è complicato: una truffa, un duplice omicidio, le indagini di un investigatore, della moglie di uno degli scomparsi e della polizia. Troppo per poche pagine.
La capanna da 15.000 dollari Delizioso, soprattutto il colpo di scena finale. Un vecchio carcerato che sbandiera il suo conto in banca segreto ripulito dalla sua ragazza e gli altri prigionieri che hanno pietà di lui, ma le cose non sono quelle che sembrano. Altrimenti non sarebbe un racconto di Ritchie.
Il miglior guidatore della contea Racconto molto tenero. Due fuggiasche raggiungono una fattoria isolata abitata soltanto da un uomo anziano, chi è e perché si è mostrato gentile con Hilda lo si capirà in un finale insolitamente poco losco, ma molto carino.
Piano 19 Una coppia di carcerati, un detenuto fuggito che viene riacciuffato e un nuovo piano di fuga. Questi gli ingredienti di un altro racconto molto tenero in cui il senso di appartenenza e il ruolo sociale hanno la meglio sulla ricerca di libertà.
Infrangibilità Un sicario, una mossa astuta con i bicchieri e una vittima si trasforma in carnefice. Certo che per Ritchie mogli e mariti erano vittime ideali!
In un 2007 dove Follett scrive per 1300 pagine, la Rowling per 600 e Hosseini per 400, il libro di R. è uno sberleffo in grande stile. Lasciamo i polpettoni agli affamati di parole e godiamoci queste perle di intelligenza, piccoli pasti deliziosi e leggeri, ma completi dei sapori che pensavamo smarriti nelle pagine dei best-seller: l'umorismo, il senso del ritmo, la fantasia. Un autore del quale si puo' avere l'opera omnia senza annoiarsi. E sorridendo alla fine di ogni racconto, breve o lungo che sia.
Sia nella quarta di copertina, che in alcuni commenti letti in giro, si parla di "risate", riguardo a questo libro. Pensavo quindi che fossero dei racconti noir umoristici, invece solo un paio di racconti (tra cui quello che dà il titolo alla raccolta) sono dei racconti comici, in cui cioè ci sono effettivamente delle gag comiche.
In realtà, i racconti di questo libro sono dei noir, ma molto leggeri e del tutto privi di dramma, spesso anzi quasi consolatori, con finale a volte ironici, e che spesso si basano sul raccontare qualche brillante piano astuto.
Non mi è piaciuto, nonostante non sia per nulla una brutta lettura. E' scritto bene, è scorrevole, si fa leggere. Ma non lascia nulla, non è appassionante e non è divertente, è quel tipo di lettura che ti permette di passare il tempo ma senza particolare emozione o riflessione o piacere estetico o quant'altro. Perlomeno, così è stato per me, a molti è piaciuto, potrebbe semplicemente non essere un tipo di narrativa adatta a me.
Si dice che affidato a Ritchie anche Guerra e Pace avrebbe potuto essere riscritto in poche pagine. Questo, bene o male, forse saprei farlo anch'io. Ma la cattiveria spontanea, serena e priva di qualsiasi remora morale che rende simpatici i suoi personaggi è unica e rasserenante di fronte alle tonnellate di ipocrisia che sommergono la nostra quotidianità. Che poi le sue canaglie riescano sempre a sorprenderci con un guizzo imprevisto e facciano tutto ciò in una manciata di righe se non è geniale ci è molto vicino.
PS. È ricca, la sposo e l'ammazzo è anche un vecchio film (1972) con Matthau nella parte del cattivo marito. Purtroppo credo che non sia mai stato edito in Italia, nel circuito privato. Ogni tanto passa in Tv. Se dopo che ve l'ho detto vi perdete il prossimo passaggio non fatevi più vedere da queste parti...
Ersilia F. - per RFS . Ho sempre avuto un rapporto di amore/odio con i racconti. Non mi entusiasmano facilmente, ma quando ho letto il primo di Jack Ritchie, Dedicato a tutti i villani, ne sono rimasta letteralmente folgorata. Finalmente delle storie che mettono in mostra il lato negativo dell’essere umano: l’egoismo, l’egocentrismo, la sete di ricchezza e la pochezza del suo animo.
È ricca, la sposo e l’ammazzo è un concentrato di cattiveria pura, raccontata con un umorismo pungente e arguta intelligenza dove, quasi quasi, vi è simpatia per questi protagonisti ciarlatani, meschini e imbroglioni.
Abbiamo i due detenuti del racconto Piano 19 che, dopo anni di detenzione, nel momento in cui hanno la possibilità di evadere, decidono che, in fondo, la loro vita dietro le sbarre non è poi così male. È ancora il killer a pagamento di La macchina del crimine che si lascia abbindolare da un sedicente inventore sull’esistenza di una macchina del tempo che gli permetterebbe di viaggiare in luoghi e date che desidera, cambiando la sua vita ma, soprattutto, il suo conto in banca. Purtroppo non otterrà proprio nulla, rimanendo con un pugno di mosche.
Undici racconti uno più bello dell’altro, anche se gli ultimi due, a mio parere, perdono un po’ di mordente. Una scrittura accattivante che mette in risalto la genialità dell’autore, la sua capacità di farvi credere ogni cosa, anche la più impensabile.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta è quello che più mi ha fatto fare una risata per l’epilogo inaspettato. Perché non si sa mai in cosa, in chi o dove possiamo trovare il nostro posto.
Che noia che barba che noia. Mi aspettavo un storie spumeggianti, ironiche, sarcastiche, pungenti, brillanti. E invece si arriva a fine di ogni racconto e pensi “ah. Di già? Tutto qui? E quindi?”
Ho sempre avuto un rapporto di amore/odio con i racconti. Non mi entusiasmano facilmente, ma quando ho letto il primo di Jack Ritchie, Dedicato a tutti i villani, ne sono rimasta letteralmente folgorata. Finalmente delle storie che mettono in mostra il lato negativo dell’essere umano: l’egoismo, l’egocentrismo, la sete di ricchezza e la pochezza del suo animo. È ricca, la sposo e l’ammazzo è un concentrato di cattiveria pura, raccontata con un umorismo pungente e arguta intelligenza dove, quasi quasi, vi è simpatia per questi protagonisti ciarlatani, meschini e imbroglioni. Abbiamo i due detenuti del racconto Piano 19 che, dopo anni di detenzione, nel momento in cui hanno la possibilità di evadere, decidono che, in fondo, la loro vita dietro le sbarre non è poi così male. È ancora il killer a pagamento di La macchina del crimine che si lascia abbindolare da un sedicente inventore sull’esistenza di una macchina del tempo che gli permetterebbe di viaggiare in luoghi e date che desidera, cambiando la sua vita ma, soprattutto, il suo conto in banca. Purtroppo non otterrà proprio nulla, rimanendo con un pugno di mosche. Undici racconti uno più bello dell’altro, anche se gli ultimi due, a mio parere, perdono un po’ di mordente. Una scrittura accattivante che mette in risalto la genialità dell’autore, la sua capacità di farvi credere ogni cosa, anche la più impensabile. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è quello che più mi ha fatto fare una risata per l’epilogo inaspettato. Perché non si sa mai in cosa, in chi o dove possiamo trovare il nostro posto. Assolutamente consigliato!
Raccolta di racconti fantastici e ben congegniate, dove Jack Ritchie riesce a montare una costante tensione narrativa. I suoi personaggi sono sempre molto ironici e pungenti, in una sequela di racconti ambientati negli Stati Uniti piccoli borghesi o criminali. Molti racconti presentano strutture accattivanti, che catalizzano l’attenzione del lettore dalla prima pagina.
Sfortunatamente alcuni racconti non sono brillanti come altri, ma la raccolta si presenta come un’interessante lettura, da goderne pezzo dopo pezzo.
Mi sono piaciuti fin da subito questi racconti perché lasciano sempre spazio all'imprevisto: quando pensi di aver capito cosa succederà, ecco che la storia vira in un'altra direzione. Mi sono informata sull'autore e ho scoperto che era particolarmente apprezzato da Hitchcock, che ha utilizzato diversi suoi racconti per farne la versione cinematografica. Ed ecco che il cerchio si è chiuso. Io ho sempre amato la serie televisiva "Alfred Hitchcock racconta", era inevitabile che mi piacesse anche Ritchie. Adesso devo recuperare anche le altre sue raccolte...
E' scritto bene ma è per palati troppo fini e per un tipo di lettore che è molto diverso da me. Alla fine non l'ho apprezzato e ho anche fatto fatica a finirlo. Decisamente, libri come questo non fanno per me.