Le Cinquantacinque poesie di Kavafis scelte e tradotte da Nelo Risi e Margherita Dalmàti nel 1968 sono state, in Italia, uno dei libri più amati dagli ultimi venticinque anni e hanno sicuramente contribuito in maniera decisiva alla conoscenza di un poeta fra i massimi del nostro secolo. Gli stessi curatori dell'ormai classico volumetto hanno ora aggiornato la vecchia edizione traducendo altri venti testi, scelti in parte dall'affascinante repertorio erotico dell'autore, in parte da quello delle poesie storiche. Due generi poetici che costituiscono l'espressione più originale di Kaviafis il quale - come scrive Risi - continua ad essere poeta vicinissimo a noi proprio per «il senso acuto della Storia, il sottile erotismo sentito come ricordo, una ricca articolazione narrativa e la materialità del vissuto (con tutto il suo eccesso di peso) ridotto a pura trasparenza».
Constantine P. Cavafy (also known as Konstantin or Konstantinos Petrou Kavafis, or Kavaphes; Greek Κ.Π. Καβάφης) was a major Greek poet who worked as a journalist and civil servant. His consciously individual style earned him a place among the most important figures not only in Greek poetry, but in Western poetry as well. He has been called a skeptic and a neo-pagan. In his poetry he examines critically some aspects of Christianity, patriotism, and homosexuality, though he was not always comfortable with his role as a nonconformist. He published 154 poems; dozens more remained incomplete or in sketch form. His most important poetry was written after his fortieth birthday.
Mare al mattino Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' di natura. Luminosi azzurri e gialle sponde del mare al mattino e del cielo limpido: tutto è bello e in piena luce.
Fermarmi qui. E illudermi di vederli (e davvero li vidi un attimo appena mi fermai); e non vedere anche qui le mie fantasie, i miei ricordi, le visioni del piacere.
Ritorna
Ritorna spesso e prendimi, amata sensazione ritorna e prendimi- quando si ridesta la memoria del corpo e l'antico desiderio di nuovo si versa nel sangue: quando le labbra e la pelle ricordano, e le mani come se ancora toccassero. Ritorna spesso e prendimi, la notte, quando le labbra e la pelle ricordano...
Alzi la mano chi conosce Cratesiclea senza cercarla su Wikipedia.
Senza remore nell’ammettere di non far parte di questa élite, confesso di non aver tratto alcun piacere dalla lettura di poesie pregne di richiami a personaggi di pari notorietà, faticose nella scelta lessicale e nell’interpretazione. Ad onor del vero, le poche che trattano d’altro sono molto interessanti.
Ora può abbassare la mano quel 30% che prima ha mentito.
In queste buie stanze dove passo giornate soffocanti, io brancolo in cerca di finestre - una se ne aprisse, a mia consolazione - ma non ci sono finestre o sarò io che non le so trovare. Meglio così, forse. Può darsi che la luce mi porti altro tormento. E poi chissà quante mai cose nuove ci rivelerebbero.
Anima classica di moderno dolore. "Come un uomo preparato per tempo, da forte cui s'addice l'esser degno di una città come questa, avvicinati con passo fermo alla finestra e commosso ma senza l'abbandono i lamenti e le suppliche dei vili concediti quest'ultimo piacere! ascolta il suono il dolcissimo concerto della mistica brigata e saluta la tua Alessandria che tu perdi".
Purtroppo, nonostante le note, è difficile apprezzare appieno la maggior parte delle poesie senza una conoscenza di un certo livello della cultura e storia classica (che io ammetto di non avere). Ho quindi fatto un po’ di fatica e non ho potuto apprezzare l’opera come meriterebbe, ma è un limite mio che mi ha reso ostico godermi questa raccolta.
Ogni volta che leggo poesie mi ricordo perché lo faccio. Kavafis parla inglese, e il greco, seppur fin da piccolo, lo impara dopo. Eppure non ci sono dubbi su quale lingua usare. Si alternano poesie di storia e poesie d’amore, se si possono chiamare così: tanto al centro c’è sempre l’amore e l’interesse per l’essere umano, eredità della grecità.
L'epica classica rifulge nella lirica moderna. Infatti gran parte della poesia di Costantino Kavafis trae ispirazione dalla storia e dalla mitologia greca e si colloca nello spazio temporale che va dall'epoca della guerra di Troia allo splendore ellenistico. Non posso pensare a Kavafis senza associare la sua poesia, in un binomio inscindibile, alla produzione figurativa di De Chirico che, al pari del poeta alessandrino, nutre gran parte della propria arte di dotti elementi appartenenti all'epica eroica. Come emerge dagli spunti biografici e dall'impronta decadentista, pessimista e intimista che imprime alla sua produzione, Kavafis è un uomo di vastissima cultura ma solitario, dedito allo studio e chiuso su stesso e al mondo che ha conosciuto solo tramite uno studio profondo e meticoloso dei testi e non per esperienza diretta. Egli stesso si definiva un poeta storico ma alla sua arte si può arrivare percorrendo anche altre strade ; non conoscevo infatti Kavafis artefice di poesie erotiche che nel volume però non sono contenute. Delizioso il vezzo che si concedeva di stampare le poesie una per volta su fogli volanti per poi distribuirle agli amici. Quindi legava alcuni di questi fogli con un fermaglio metallico e formava la raccolta. Negli ultimi anni della sua vita incollava i fogli impaginati aggiungendo l'indice e il titolo su un cartoncino posto a mò di copertina. Le raccolte così ottenute, in modo direi casalingo, non erano tutte uguali : non avevano lo stesso numero di poesie e non erano neppure disposte nello stesso ordine e spesso i testi portavano le correzioni scritte a mano del poeta.....Kavafis ti adoro per questo guizzo di eccentricità che squarcia la tua chiusura esageratamente scorpionesca... Elaborando a libro chiuso le sensazioni e nell’insieme la poetica di questo greco moderno di Alessandria d’Egitto, per deformazione vedo il mare, il Mediterraneo, il via vai dei traffici, le odorose spezie, i serici tessuti, i porti e gli empori brulicanti di razze, il sovrapporsi di lingue, di culture, storia, arte in un tutt’uno che vive fuori dal tempo e per questo ancora presente…
Kavafis scrive poesie piene di desiderio e malinconia, per certi versi mi ricorda Wilde. Ma lui è profondamente Greco, come dice la postfazione di Dalmati. Il desiderio antico che viene ricordato da una persona adulta è ciò che rimane in mente, più che queste poesie biografiche di figure elleniche ai più sconosciuti. Kavafis ricorda un tramonto sul Mediterraneo, circondati da colonne di marmo bianco mentre si ripensa a ricordi dolci come una baklava.
“Torna sovente e prendimi, palpito amato, allora torna e prendimi, che si ridesta viva la memoria del corpo, e antiche brame trascorrono nel sangue, allora che le labbra ricordano, e le carni, e nelle mani un senso tattile si riaccende. Torna sovente e prendimi, la notte, allora che le labbra ricordano, e le carni…” ♥️
Bellissima raccolta, "Itaca" la mia preferita, però un po' disomogenea nei temi e un filino ridondante nella struttura, ma tutto sommato stiamo parlando di un grande poeta!