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2666 #4-5

2666 - II - La parte dei delitti. La parte di Arcimboldi

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Alla fine della terza parte di questo trascinante, enigmatico romanzo avevamo perso le tracce di Benno von Arcimboldi – il misterioso scrittore che nella prima parte i critici cercavano con febbrile e un po’ comico accanimento – nel deserto del Sonora, e precisamente a Santa Teresa, al confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Una cittadina che somiglia molto a quella Ciudad Juárez dove negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi di omicidio di giovani donne, casi rimasti impuniti per la complicità della polizia, e su cui ha indagato (in un libro impressionante, Ossa nel deserto, pubblicato da Adelphi nel 2006) il giornalista Sergio González Rodríguez. Proprio dal Messico si ricomincia nella quarta parte – e, per una di quelle vertiginose «coincidenze astrali» a cui Bolaño ci ha abituati (ma che non smettono di lasciarci senza fiato), sarà Sergio González, fra gli altri, a guidarci in questa serrata ricostruzione dei delitti che a Santa Teresa si susseguono a un ritmo sempre più ossessivo. Chi è l’autore dei femminicidi di Santa Teresa? È davvero il giovane americano di origine tedesca che è stato arrestato? E che cosa c’entra con tutto questo Benno von Arcimboldi? Lo scopriremo nella quinta e ultima parte – anche se Bolaño, con suprema abilità, ci lascerà intatto il senso del mistero, regalandoci il piacere di continuare a fantasticare attorno a personaggi che non dimenticheremo più, e il desiderio di rileggere da capo le pagine vorticose e ammalianti di questo libro.

672 pages, Paperback

Published October 1, 2008

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About the author

Roberto Bolaño

139 books6,865 followers
For most of his early adulthood, Bolaño was a vagabond, living at one time or another in Chile, Mexico, El Salvador, France and Spain. Bolaño moved to Europe in 1977, and finally made his way to Spain, where he married and settled on the Mediterranean coast near Barcelona, working as a dishwasher, a campground custodian, bellhop and garbage collector — working during the day and writing at night.

He continued with his poetry, before shifting to fiction in his early forties. In an interview Bolaño stated that he made this decision because he felt responsible for the future financial well-being of his family, which he knew he could never secure from the earnings of a poet. This was confirmed by Jorge Herralde, who explained that Bolaño "abandoned his parsimonious beatnik existence" because the birth of his son in 1990 made him "decide that he was responsible for his family's future and that it would be easier to earn a living by writing fiction." However, he continued to think of himself primarily as a poet, and a collection of his verse, spanning 20 years, was published in 2000 under the title The Romantic Dogs.

Regarding his native country Chile, which he visited just once after going into voluntary exile, Bolaño had conflicted feelings. He was notorious in Chile for his fierce attacks on Isabel Allende and other members of the literary establishment.

In 2003, after a long period of declining health, Bolaño passed away. Bolaño was survived by his Spanish wife and their two children, whom he once called "my only motherland."

Although deep down he always felt like a poet, his reputation ultimately rests on his novels, novellas and short story collections. Although Bolaño espoused the lifestyle of a bohemian poet and literary enfant terrible for all his adult life, he only began to produce substantial works of fiction in the 1990s. He almost immediately became a highly regarded figure in Spanish and Latin American letters.

In rapid succession, he published a series of critically acclaimed works, the most important of which are the novel Los detectives salvajes (The Savage Detectives), the novella Nocturno de Chile (By Night In Chile), and, posthumously, the novel 2666. His two collections of short stories Llamadas telefónicas and Putas asesinas were awarded literary prizes.

In 2009 a number of unpublished novels were discovered among the author's papers.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for clarissa.
110 reviews22 followers
January 28, 2018

Contemplava sua moglie e aveva la vaga impressione di non conoscerla. Ma la conosceva, su questo non aveva il minimo dubbio, forse era il suo modo di camminare e di muoversi per casa o il suo modo di dirgli, nel pomeriggio, quando già iniziava a scendere la sera, di andare insieme al supermercato, dove andava sempre lei e dove comprava quel pane appena uscito dal forno europeo e non da un microonde americano. A volte, dopo aver fatto la spesa, si fermavano, ciascuno con il suo carrello, davanti a una libreria che aveva l’edizione tascabile del suo libro. Sua moglie lo indicava con il dito e diceva: sei ancora lì. Lui, invariabilmente, annuiva e poi continuavano a curiosare nei negozi del centro commerciale. La conosceva o non la conosceva? La conosceva, certo, solo che a volte la realtà, la stessa realtà piccola piccola che serviva da coraggio alla realtà, sembrava perdere i suoi contorni, come se il passare del tempo esercitasse un effetto di porosità sulle cose, e rendesse più indistinto e lieve quello che già di per sé, per sua natura, era lieve e soddisfacente e reale.



Il passo che ho trascritto me lo sono portato dietro per tutta la lettura riaffiorava nel mezzo delle pagine piombandomi in mente e mi scotennava le cervella. Si legge 2666 come si fosse prede di una febbre senza nome una febbre per cui si è sudaticci e le cose hanno tutte un loro nome sì ecco direi che questo Bolaño mi ricorda quello di Puttane Assassine dove tutto trova una definizione 2666 è un meraviglioso vocabolario dell’ordinario e del futile e dell’insensato e del piacevole e dell’ingiusto credo che spesso si legga per trovare risposte buffo come non abbia trovato le risposte alle domande della storia del libro ma ne abbia trovate moltissime altre quelle che contano davvero quelle che rendono la realtà fastidiosamente porosa

la storia è una puttana che non ha momenti cruciali è una proliferazione di istanti di attimi fugaci che competono fra loro in mostruosità e la lettura è conoscenza e domande la scrittura invece di solito è vuoto la cultura per lui era Bach il movimento è la maschera di molte cose compresa la serenità. la realtà è come un magnaccia drogato
Profile Image for Carloesse.
229 reviews93 followers
October 27, 2017
2666 non è solo un romanzo. E’ un’epica moderna, composta di tanti eroi (o antieroi) di cui vengono narrate, con grande maestria e rara capacità affabulatoria, le gesta, o anche semplicemente i fatti di contorno che ne possano completare il quadro. Ma lo completano ? Assolutamente no. 2666 è un albero da cui si diramano rami portanti (5, che sono le parti in cui è suddiviso il libro) e secondari, in possibile ulteriore crescita. Che forse Bolano stesso voleva seguire ulteriormente, forse lasciare al lettore la libertà di immaginarla. Alcuni sono rami frondosi, altri meno, semplici virgulti. Un altro libro postumo e pubblicato solo ora (un insieme di diversi file, trovati nei suoi cassetti), “I dispiaceri del vero poliziotto” (Adelphi, 2012) testimonia ulteriori possibilità di innesto di altri rami (o anche modifiche al tronco principale) a questa epica che non sarà mai completa. Un po’ per la prematura morte di questo autore, che sono sicuro rimarrà tra i più grandi della letteratura di fine 900. Ma un po’ perché nessuna epica lo potrà mai essere.
Profile Image for Lupo.
563 reviews24 followers
February 6, 2018
"un'oasi di orrore in un deserto di noia". Questa citazione di Baudelaire compare all'inizio del libro ed è perfetta per descrivere il libro stesso: un'oasi di orrore (la parte dei delitti) in un deserto di noia (le altre quattro parti). Il romanzo è un fiume di parole che ti scivolano addosso senza lasciare alcun segno. Non un personaggio con cui simpatizzare o antipatizzare, non una descrizione mozzafiato. Nulla.L'unico pregio è la denuncia implicita degli omicidi di Ciudad Juarez (Santa Teresa nella finzione). Da sottolineare negativamente la scelta di Adelphi di dividere il libro in due parti. Arbitraria e foriera di aspettative da colmare attraverso la non piccola spesa di 41€ complessivi. Ben oltre il costo della versione originale spagnola.
Profile Image for Ubu.
17 reviews1 follower
January 8, 2011
Uno dei romanzi più interessanti letti ultimamente. E il bello è che non so spiegare bene perché. La verità è che appena finito il secondo volume, m'è venuta voglia di ricominciare col primo.

Nota a latere: Boo! alla Adelphi che ha deciso di pubblicarlo diviso così, quando in tutto il mondo si vede la versione in un volume unico, che ha molto più senso.

Profile Image for Leka.
362 reviews
September 26, 2012

5.9 La parte dei delitti
(senza indicazione di stelle, il cielo è troppo cupo per vederne qualcuna)

Bene, sono finalmente arrivata alla fine, non illesa, ma alla fine.
Pensare che, tra le invenzioni, c'è anche parte di verità, mi fa accapponare la pelle. Non mi sono fermata -disgustata- solo per una sorta di omaggio alle vittime. Alle donne, vittime, che comunque non ne avranno nessun beneficio...

9.9 La parte di Arcimboldi****

Ecco, questa è l'ultima parte del libro, ma cronologicamente quella che lo riassume tutto. C'è il passato -quello che i critici cercano di ricostruire- e c'è il presente, quello da cui scappa, o tenta di scappare Amalfitano, quello in cui si trova catapultato Fante, quello in cui si trova impelagato l'incolpato dei delitti.
La parte che riassume tutto quello che si è letto prima e che dovrebbe (per le mie aspettative di lettrice) chiarire almeno qualcosa. E invece non chiarisce -quasi- niente.

Però stare con questo cileno giramondo non è una "perdita di tempo", s'impara un po' di tutto, ci si diverte, ci si fa (del) male, ci si interroga sulle varie accezioni della parola senso.
E gli si dà appuntamento al prossimo libro. Che per me, probabilmente, sarà un prestito in spagnolo.

Work in progress
Ah, poi è impossibile non riprendere in mano dall'inizio tutta la saga è rimettere i tasselli al loro cronologico posto. Un po' come tornare bambini e giocare con le tessere di un puzzle. Anche solo per questo, per il fatto che Bolaño ci consente di tornare bambini, andrebbe letto. Una volta che si è stati già svezzati (e angariati) dalla vita, però.
Profile Image for Axel Shut.
48 reviews12 followers
October 10, 2014
Quello che attira ne “La parte dei delitti” è la sensazione (poi disattesa) che la soluzione arriverà, dista solo poche pagine, non è possibile che non ci sia, non dopo tutto l’elenco sterminato e glaciale che Bolaño redige come se fosse un entomologo. Metaforicamente si potrebbe dire che in realtà la soluzione o la risposta c’è ed è la Letteratura ma non mi convince. Tutto “2666” e soprattutto “La parte dei delitti” tratta proprio dell’incontro con l’Inconoscibile e del fatto che non si potranno mai avere delle risposte. È ormai quasi un luogo comune della letteratura di questi anni (vedi anche King con “Colorado Kid” e “Buick 8”) ma Bolaño lo rende molto bene con questa sua non-struttura, questa farragine di frammenti che rispecchiano esattamente il nostro mondo senza più un ordine. A lettura finita capita che certi episodi ritornino alla mente quasi per caso, ad esempio la triste vita amorosa di Juan de Dios Martinez o il dialogo finale fra Sergio Gonzalez e Azucena Esquivel Plata, dove si ha la definitiva certezza che le risposte non arriveranno per nessuno, nemmeno per chi ha soldi, potere e passione (e Serio Gonzalez è esistito davvero e ha davvero scritto un libro sui Ciudad Juarez). Forse questa è la grande differenza fra “2666” e “I detective selvaggi”. Nel secondo il male è “soltanto” quello della vita quotidiana, al massimo si sfiora quello della Storia ma molto poco. Ne “La parte dei delitti” ci si incontra col Male metafisico, le domande sono più pesanti e l’assenza di risposte più terrificante. Se non ha la soluzione un libro di 1.000 pagine (che si aggiungeva a quello di Sergio Gonzalez e ad altri) dove cercarla allora?
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