Nell'America degli anni Trenta fa la sua comparsa uno dei personaggi più singolari e spassosi della letteratura il barone Franz Maximilian Karagoz von Kaz. Di nobile famiglia austriaca, geniale e sbruffone, viveur impenitente ma gran signore nell'animo e nei modi, l'impavido barone incarnava i pregi e i difetti del Vecchio Mondo, il fascino e la grandeur di un'Europa vista da oltreoceano. In questo romanzo del 1936, è in trasferta alle Hawaii, alle prese con la "morte che sibila". Tutto comincia con un bizzarro delitto abordo di una nave diretta a Honolulu, sulla quale il barone si trova a viaggiare per proteggere un cliente giapponese che ha ricevuto minacce di morte.
Darwin LeOra Teilhet and Hildegarde Teilhet were American authors who worked separately as well as together. After producing several detective novels in the first part of their career they moved on to spy fiction.
Novels were published by Darwin Tielhet, Darwin L. Teilhet, Darwin and Hildegarde Teilhet or his pseudonyms, Cyrus Fisher (juvenile fiction), William H. Fielding and Theo Durant.
Mai letto un “giallo” più sciapo, noioso ed irritante di questo. L’ho acquistato perché faceva parte della stessa collana di La belva deve morire, che mi era piaciuto, e che si ripropone di presentare al pubblico italiano “una produzione pressoché irreperibile e sconosciuta”. Ma questa volta sono cascata male. Ho fatto veramente fatica a terminarlo e più volte sono stata tentata di interromperne la lettura. In fondo, anche Pennac rivendica il diritto per il lettore di abbandonare un libro a metà. Ma è che io sono zuccona. Talvolta ci provo a farlo. Chiudo il libro e lo ripongo in libreria. Poco dopo, però, comincio a provare una specie di disagio, come quando si ha la sensazione che qualcosa non sia al suo posto, che un particolare esca decisamente dagli schemi. Allora torno sui miei passi, recupero il libro e lo appoggio sul tavolino della sala, assieme a quelli che ancora non ho letto. Già mi sento meglio, ma non ancora del tutto a posto. Entro sera, in genere, il libro recupera la sua consueta collocazione sulla spalliera del letto e mi rassegno a terminarlo. Lo so che è sciocco, ma sono fatta così.
Comunque, tornando al “giallo” in questione, vi faccio un esempio. Ma è mai possibile che una tipa, nel bel mezzo di una bufera con tuoni, lampi e fulmini, sotto un acquazzone torrenziale, si arrampichi per un terreno impervio di roccia lavica scivoloso di brutto, in compagnia di un uomo che, fino a due giorni prima, non ha “cagato neanche di striscio”, tanto per dirla in linguaggio colloquiale, per raggiungere una caverna ove, presumibilmente, incontreranno un altro tale che ha già fatto fuori due persone con successo e tentato di assassinare un bambino di otto anni a badilate e che l’unico pensiero che riesca a formulare sia: “E se lui le avesse chiesto di sposarla? Cosa avrebbe risposto?”.
Ecco, questo libro è così: sconclusionato, ripetitivo, privo di suspance, con un protagonista, il barone Franz Maximilian Karagôz von Kaz, che dovrebbe essere spassoso, ma riesce solo ad essere patetico ed improbabile.
Ambientazione esotica (Hawaii) per un giallo che vorrebbe essere classico, ma che alla fine è più giallo d'azione che ad enigma. Per chi è abituato ad ambientazioni più classiche (brumose brughiere inglesi, castelli, case di campagna...), le Hawaii risultano insolite e strane, pur se alcune descrizioni sono fantastiche. Il personaggio dell'investigatore, il barone von Kaz, pure è insolito e originale, ma è difficile seguirne i pensieri e il modo di agire. Spesso sembra che salti di palo in frasca, è pomposo e pieno di sé, ma non trovo in lui la genialità di un Poirot. Alla fine spiega bene il mistero degli omicidi e dà pure un indizio che, a riscontri fatti, c'è dopo il primo omicidio, ma non è ben chiaro. Vista comunque anche la confusione nel dipanarsi della trama, mi fermo a 3 stelle.