Una scuola, in un luogo chiamato Tragedistan. E in questa scuola, sede dei soliti stanchi riti e delle solite riunioni interminabili, un giorno qualcuno finalmente ha un’idea, che darà vita a un grande progetto: riscrivere i classici della tradizione letteraria per renderli attuali e appetibili alle nuove generazioni. I professori si mettono al lavoro e creano versioni aggiornate dei Promessi Sposi, dell’Ortis e della Vita Nuova. Gli studenti non gradiscono e finiscono per passarsi sottobanco, come carbonari, i testi classici in versione originale. Questa è la trama di Scusi, prof, ho sbagliato romanzo, un libro in cui l’estro creativo di Alessandro Banda riesce a esprimere, attraverso esilaranti parodie, il disagio di una classe insegnante attanagliata da una burocrazia sempre più assurda e invasiva, e la delusione di giovani consapevoli che una società non meritocratica mai potrà permettersi una scuola meritocratica.
Un libro anomalo e molto divertente, almeno per chi apprezza il nonsense e l'umorismo un po' nerd. Più adatto agli amanti dei "Diari minimi" di Umberto Eco che a chi cerca un libro di denuncia, e assolutamente sconsigliabile a chi subisce le sventure del sistema scolastico italiano e potrebbe non apprezzare il tono del tutto "amorale" di Banda. A quelli che, con queste avvertenze, pensano che il romanzo potrebbe loro piacere, dico: leggetelo e non ve ne pentirete! La totale assenza di impegno lascia spazio a un umorismo che spazia dalla satira alla parodia, con tanto di citazioni nascoste, e di tanto in tanto qualche trovata del tutto inattesa vi strapperà certamente una risata (non faccio esempi per evitare spoiler). Insomma, l'ho trovata una lieta opera di evasione pura, e penso che la bassissima valutazione del libro qui su Goodread sia più che altro dovuta a un errore dell'editore nel presentare questo come un libro di denuncia, il che ha generato aspettative del tutto sbagliate.
LA SCUOLA COME NON L'AVETE MAI VISTA E se gli attuali professori, anziché prepararsi per il loro mestiere, fossero occupati a decifrare circolari e a sciogliere gli acronimi dei nomi di complicati ed inutili uffici dove si prescrive loro di rimodernare i classici sicché siano 'più accattivanti' per le nuove generazioni? E effettivamente il corpo docente di questo istituto italiano di una no men's land (che potrebbe essere ovunque) si dedicano all'ingrato compito, senza porsi poi tante domande e senza indignazione alcuna, ma come muli a testa bassa fanno de 'I promessi sposi', 'la vita Nova' e 'le ultime lettere di Jacopo Ortis' dei romanzi a metà strada tra 'Tre metri sopra il cielo' e 'Jack frusciante è uscito dal gruppo'. Inaspettatamente, però, gli studenti- molto superiori a coloro che dovrebbero insegnar loro sia per spirito critico sia per capacità di iniziativa- cominciano a riunirsi in società segrete per scambiarsi copie pirate dei classici suddetti secondo la forma originale, dimostrando così che la difficoltà dei tomi, se affrontata con criterio, non spaventa ma arricchisce. Divertente e molto colto, il romanzo (???) offre uno spaccato ahimè assai realistico della scuola, con parecchi stereotipi di professori che corrispondono al vero, e un preside che è tragicomico nel volere ottemperare a tutte le miriadi di circolari ministeriali giornaliere, ognuna delle quali contraddice quella dell'ora precedente. La parte iniziale sullo scrutinio di una classe del triennio, con relativo problema dell'attribuzione dei crediti è fantastica. Lettura soprattutto adatta ai professori (e ai presidi).
Premettendo che avrei preferito leggere qualcosa di più "organico", questo libro resta comunque godibile, facendo sbellicare dalle risate a partire dal grottesco scrutinio di fine anno che apre il romanzo fino al discorso finale, intessuto di citazioni letterarie a sostegno della tesi che la cornice burocratica sia "limite mortale" dell'insegnamento.
"E se la tomba dell'amore è il matrimonio, la scuola è la tomba dell'insegnamento."
Passando ai rifacimenti, tra una versione fin troppo explicit de "I promessi sposi" e una buffissima de "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" (su cui il mio giudizio è comunque compromesso dal fatto di non averlo ancora letto), quello che ho preferito è stato senza dubbio la "nuova" "Vita nova". Mai vista una Beatrice così!
"Il succo di tutte le poesie e di tutte le spiegazioni delle poesie, a ben guardare, era che io ero un angelo, che io ero Beatrice e che lui mi amava. E perché allora usare tutta quella gran massa di parole per dire una cosa così semplice? Non bastava un banale: ti amo? Valli a capire 'sti poeti! [...] (Per inciso: Dante, sia nelle sue poesie sia nelle spiegazioni, cercava sempre la via più difficile; ad esempio, se doveva dire «è notte», mica diceva così: «è notte»; no, diceva: «è l'ora nella quale il pianeta Venere si alza all'orizzonte formando un angolo di diciotto gradi e ventisei virgola cinque e la costellazione della Lira intanto si trova tra la stella alfa ventidue e la stella beta quarantaquattro».)"
Mah non mi è molto piaciuto. È molto bella L idea ma pesante da leggere! Racconta di un gruppo di professori che deve reinventare i romanzi classici ai tempi nostri! Molto divertente la parte che descrive lo scrutinio dei voti e dei crediti formativi!