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La Ragione aveva Torto?

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Pubblicato per la prima volta nel 1985, La Ragione aveva Torto? è, a suo modo, un libro profetico. Sottoponendo a una critica radicale la società uscita dalla Rivoluzione industriale e sostenendo, con un raffronto serrato col passato, che l'uomo occidentale si è creato un mondo ancor più invivibile di quello da cui, con l'ottuso e pericoloso ottimismo di Candide, aveva voluto sfuggire, l'autore avanza dubbi che, un tempo negati e rimossi, sono oggi penetrati profondamente nella pelle della gente. Opera fondante nel pensiero di Fini, La Ragione aveva Torto? è alla radice di tutti i suoi saggi successivi fino agli ultimi, fortunati pamphlet, Il vizio oscuro dell'Occidente. Manifesto dell'Antimodernità, Sudditi. Manifesto contro la Democrazia, Il Ribelle. Dalla A alla Z.

192 pages, Paperback

First published January 1, 1985

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About the author

Massimo Fini

36 books18 followers
Massimo Fini, di padre toscano e madre russa, è nato sul lago di Como. Dopo la laurea in giurisprudenza, ha lavorato come impiegato alla Pirelli, copywriter, pubblicitario, bookmaker, giocatore di poker. Arriva al giornalismo nel 1970. Attualmente lavora per Il "Fatto Quotidiano", ed "Il Gazzettino".

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Dvd (#).
513 reviews93 followers
May 7, 2021
05/05/2021 (****)
Parto dalla coda: tirando le fila, è un libro che vale la pena di essere letto.

Dato l'argomento, non è poco.

Nel senso che, e Fini lo dice fin dalle premesse, l'argomento del pamphlet è talmente sconveniente da divenire blasfemo nelle orecchio del cittadino occidentale. Di qualunque casta e genere faccia parte.

Tuttavia, le asserzioni di Fini, che non definirei polemiche ma del tutto logiche, risultano essere in linea di massima coerenti. E, alla fine, persino condivisibili e corrette.

L'indicibile, che è poi l'argomento di questo libro, è che si stava meglio quando si stava peggio. Ovvero, più in esteso, che il mondo degli ultimi secoli (diciamo post Rivoluzione industriale - 1850) sia, preso globalmente, peggiore - per gli esseri umani - del mondo precedente, che venne distrutto dalla Rivoluzione francese. L'ancient regime, insomma.

Posto che la linea di demarcazione netta fra il mondo di prima e quello di oggi è l'industrializzazione, che con il suo impatto devastante ha davvero disintegrato quel mondo rurale e agricolo che, con diverse declinazioni, aveva segnato tutte le epoche storiche dell'umanità, l'argomento - e la presa di posizione dell'autore - sono stranianti.

Dopotutto, ci siamo sempre detti che viviamo nel mondo migliore possibile, e grazie a tecnologia e scienza il futuro non potrà che essere sempre migliore.

Scritte negli anni '80, le argomentazioni di Fini non sono solo logiche, ma in larga parte condivisibili. Alcune, preveggenti. Dire allora che la tecnologia avrebbe generato applicazioni sempre più semplici, riducendo al minimo lo sforzo intellettuale dell'utente, rendendolo sempre più beota, non era proprio banale - e oggi ne vediamo tutti i giorni il risultato con qualunque gadget elettronico o digitale in nostro possesso. Idem, l'asserzione del progressivo svuotamento di credibilità, competenza e legittimazione della politica e la sua conseguente sostituzione con una aristocrazia di tecnici (o tecnocrati).

Avere il coraggio poi di colpire alle fondamenta, con logica stringente e vasto supporto teorico, gli argomenti più intoccabili alla base del progressismo (l'allungamento della vita media; il miglioramento della qualità della vita; la maggior alfabetizzazione e trasmissibilità di conoscenza; la democrazia!) non è da tutti. O, meglio: in tanti lo possono fare, in pochi riuscirci senza scadere nel passatismo illusorio e nell'ideologia settaria (penso, per esempio, ai teorici della decrescita felice).

C'è tuttavia un però.

Che l'epoca pre-industriale non fosse un inferno di miseria, prevaricazione, mostruosità e arretratezza gli storici seri, quelli nati a ruota e dopo la scuola delle Annales, post-ideologici, lo dicono da tempo. Sono anni che si stanno rivalutando i secoli del Medioevo, anche quelli dell'alto medioevo seguiti al tracollo dell'impero romano (con esagerazioni, alle volte), mostrando come gran parte delle nozioni che conosciamo su quei secoli non sono nient'altro che miti. Balle, sarebbe meglio dire; balle nate proprio in quelle società dell'età industriale che volevano magnificare i propri anni di progresso e mistificare ciò che c'era stato prima come indecente arretratezza. E' lo stesso filo logico seguito da quel buontempone che qualche decennio fa scrisse con gran sicumera che la storia era finita.

Tornando a Fini, la domanda che mi sono posto è stata: ma com'è che tutta quella gente, nata nella società pre-industriale, abbia accettato in maniera così rapida e totale la nuova società che l'industrializzazione stava disegnando, senza mai porsi la questione che forse era meglio tornare indietro? E questo, anche nei tempi e nei luoghi più infami di questo passaggio epocale, come ad esempio gli slum indecenti delle prime città industriali europee.

La risposta secondo me è una sola. L'industrializzazione, e il lavoro salariato, dettero a queste moltitudini una certezza di risorse che il mondo contadino, sovraffollato, sfruttato e sottoposto alle incertezze del clima, non riusciva a dare. Così, le masse che stavano più al margine della società contadina, quegli agricoltori e braccianti che avevano pochissimo e vivacchiavano perennemente con l'acqua alla gola, accettarono di divenire operai, anche a fronte di salari bassissimi e condizioni di vita durissime, perché quella vita dava loro la certezza di avere sempre qualcosa da mangiare, indipendentemente dall'andamento delle stagioni e del mercato. Fu la mitica certezza della busta paga a fine mese (o a fine turno) a cambiare il mondo. E una volta che queste masse alimentarono come manodopera necessaria l'industria, essa cominciò a produrre, come da sua natura; e più produceva, più aumentavano i bisogni, veri o presunti, che essa doveva soddisfare, aumentando ancora la produzione, in un ciclo inarrestabile. Nel vero senso della parola: una volta accesi gli ingranaggi, tornare indietro non era più possibile. E il mondo venne stravolto.

Va anche detto che l'industria era sostanzialmente il punto finale di un percorso che l'Occidente aveva iniziato da secoli, e che puntava da una parte a massimizzare i profitti e dall'altra a diminuire la fatica fisica. La scoperta di costrutti meccanici in grado di trasformare materie prime in energia attraverso processi chimici era pertanto inevitabile, certa come le scoperte geografiche del Quattrocento. E' la natura dell'uomo, quella di applicare la propria intelligenza a utilizzi applicativi per assecondare i propri desideri. Nel momento in cui i Sapiens hanno cominciato a camminare eretti per le savane africane, il destino del mondo era segnato: l'uomo che per primo ha brandito una lancia fatta con un bastone e una selce è il progenitore del gruista che manovrando una leva alza tonnellate.

Ciò detto, nell'ineludibilità del processo, che questo mondo e il modo in cui l'uomo medio lo vive siano pieni di problemi tanto quanto quelli dell'età pre-industriale, è indubbio. I problemi si sono solo spostati. Così come sono anche io sempre più convinto della superiorità intellettuale e pratica dell'uomo di un tempo rispetto a quello attuale.

Libro da leggere, soprattutto da parte di certe teste vuote, arroganti e drammaticamente ignoranti che purtroppo il mondo moderno partorisce a frotte.
Profile Image for Dark Matter.
2 reviews2 followers
November 22, 2012
Si stava meglio quando si stava peggio?

C'è una breve domanda, di sapore “longanesiano”, al cuore di questo pamphlet: una di quelle domande che le persone ben pensanti e politicamente corrette del nostro tempo non solo non si fanno più, ma hanno addirittura inserito nell'immaginario collettivo come leit-motiv del vecchio brontolone, del reazionario inguaribile, insieme a “non c'è più la mezza stagione” e “non c'è più rispetto per i vecchi”. La domanda è: si stava meglio quando si stava peggio? Nello specifico, la nostra società moderna e tecnologica, nata dalla Rivoluzione Industriale del Sette-Ottocento, è davvero migliore di quella che l'ha preceduta e che, per semplicità, definiremo “ancient régime”?
Ammettetelo, ci vuole un polemista di razza per affrontare una domanda del genere, che ai nostri occhi appare talmente scontata da nemmeno meritare il tempo di pensarci su. Massimo Fini però non si è fatto smontare dall'apparente inanità del confronto, e con questo libriccino offre una seria, puntuale e lucida disamina della questione, arrivando paradossalmente alla risposta che: no, la nostra società non solo non è la migliore possibile (e fin qui si è in genere d'accordo), ma non è nemmeno ruscita ad essere davvero migliore di quella che ha brutalmente e definitivamente sostituito.
Fate attenzione, però: Fini non è un semplice passatista, il classico reazionario sempre scontento che vagheggia Arcadie metafisiche senza avere la capacità di capire e quindi apprezzare il suo tempo. E' piuttosto un critico lucido e disincantato che, senza inutili nostalgie, punta il dito sulle storture che ci circondano, generalmente “coperte” da miti basati su informazioni errate, al fine di percepire con maggiore consapevolezza cosa c'è che non va davvero nella nostra società.
La sua analisi, non essendo lui un economista né uno storico di professione, si basa su ricerche storiche e demografiche altrui: il tutto viene però innervato dalla sua ben nota vis polemica, dal suo stile spietato e irriverente, che ne fanno uno dei giornalisti/scrittori meno “organici” e allineati del nostro scarno panorama.
Consiglio questo libriccino a chiunque voglia guardare con occhio diverso la società che ci circonda.
Profile Image for Simone S.
366 reviews2 followers
January 15, 2020
Un brillante saggio che fa aprire gli occhi sul mondo capitalista di oggi riflettendo sul mondo feudale di ieri. Intelligente e ben scritto, si legge velocemente e merita certamente tutto la nostra attenzione!
14 reviews
August 21, 2021
"Rubacchiando" qua e là (specie a W.Sombart), M. Fini, in tempi illuministi e troppo illuminati ha osato a fin di bene.
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