La prima volta che Zlatan vede Ajkuna è rapito dal dondolio delle sue trecce che «si allungano quasi a toccare terra». Non sa ancora che quella bambina diventerà così centrale nella sua vita. Crescono insieme a Pristina, nella stessa casa, anche se lui è serbo e lei kosovara di etnia albanese. I loro padri, Milos e Besor, condividono la passione per la medicina e per le poesie di Charles Simic. Le loro madri, Slavica e Donika, litigano su come fare le conserve di peperoni e sui particolari di certe ballate, patrimonio comune dei popoli dei Balcani. Ma il Kosovo, in cui per secoli questi popoli hanno convissuto, alla fine degli anni Novanta sanguina. Ed è l'ennesima ferita al cuore dell'Europa balcanica. Tra i botti di Capodanno e gli spari della guerriglia, Ajkuna e Zlatan si promettono amore eterno «come solo due ragazzi possono promettersi». La Storia però li separa: militare di leva lui, profuga lei. Ajkuna si ritrova in Svizzera, dove partorisce Sarah. Zlatan finisce in Italia, dove incontra Ines. Una ragazza minuta, con i capelli lisci che le cadono sulle spalle. Proprio come Ajkuna. In un montaggio alternato, il romanzo segue le vite dei due protagonisti, il loro rincorrersi e sfiorarsi, e forse perdersi. Lungo il cammino, in una babele arruffata di lingue, Zlatan e Ajkuna incroceranno una piccola folla di personaggi intensi, veri, col loro bagaglio di storie al seguito. Anilda Ibrahimi ci racconta, con la sua leggerezza, con la sua scrittura cruda e poetica, una vicenda struggente, di sentimenti forti, senza essere sentimentale. Ci porta di nuovo a un passo da qui, stavolta nel Kosovo, per farci scoprire un mondo e la sua repentina distruzione. Rintracciando però quel filo che continua a legare vecchio e nuovo, passato e futuro, in un flusso ininterrotto di vita.
Non riesco a condividere l'entusiasmo di altri commenti: non è come il suo precedente, Rosso come una sposa, che è interessante e gradevole. Questo è un passo falso della Ibrahimi: inizia con una serie di frasi a effetto alla ricerca di un lirismo esasperato; prosegue con una narrazione più piana dove gli adulti parlano per didascalie e i ragazzi come adulti.
La prima volta che Zlatan vede Ajkuna è rapito dal dondolio delle sue trecce che si allungano quasi a toccare terra. Non sa ancora che quella bambina diventerà centrale nella sua vita. Crescono insieme a Pristina, nella stessa casa, anche se lui è serbo e lei kosovara di etnia albanese. La diversa etnia non impedisce ai loro genitori di essere amici, né a loro di innamorarsi. Ben presto però, saranno divisi dalla guerra…
Guerra in Kosovo.
Per sapere qualcosa della recente storia di questa parte del mondo consiglio a me stesso di cambiare lettura, magari un saggio: la Ibrahimi imbastisce una storia che ricorda le misere fiction storiche della televisione, non solo quella nazionale. È intriso di elementi pittoreschi, con un folklore che vuole ad ogni costo apparire esotico.
Per leggere, si lascia anche leggere. Ma a che pro? Life is too short to read a bad book, sembra che abbia detto James Joyce. Parole che ho fatto mie.
PS Pare che stiano facendo il film e sarà difficile che possa essere peggio. Meno male. Anche se...
Ormai quando apro un romanzo contemporaneo pubblicato da Einaudi so già che sarà di una bruttezza inenarrabile. Questo è pieno di luoghi comuni, frasi che vorrebbero essere poetiche ma risultano ridicole, personaggi senza alcuna profondità (le donne in particolare pensano solo agli uomini, alla bellezza propria o altrui, una esce da una relazione violenta e tutto quello che sanno dire di lei le altre donne è quanto sia stata stupida a lasciare il primo marito che la trattava così bene - cioè non la picchiava; gli uomini dal canto loro sono delineati tramite il non sapere che colore è il fuchsia e l'essere così evoluti da lavare i piatti quando la moglie è incinta). La guerra nel Kosovo è raccontata in maniera imbarazzante, l'impressione che viene, sicuramente errata ma tant'è , è che l'autrice non abbia mai sentito nominare Serbia e Kosovo prima di averne letto per caso e aver deciso che la situazione era così romantica (i due protagonisti sono uno serbo e l'altra kosovara albanese) da doverci per forza scrivere sopra un romanzo smielato.
Letto tanti anni fa e non mi è rimasto assolutamente nulla: quello che provai al termine della lettura, cioè che non mi entusiasmava per niente, lo provo ancora oggi. Ho ripreso una vecchia recensione che scrissi e riporterò solo le cose principali per evitare di fare spoiler. È un libro che parla di amore e di guerra, ma mentre il secondo elemento è ben approfondito (forse fin troppo), trovai una certa superficialità nell'analisi dei sentimenti dei personaggi e della loro crescita interiore. Non riuscii a entrare in sintonia con nessuno dei personaggi, anzi, arrivai persino a provare antipatia per la protagonista, Ajkuna. Anche la storia d'amore con Zatlan (il protagonista maschile), la trovai affrettata e poco profonda. E un'altra cosa, il cambiamento caratteriale di Ajkuna mi parve troppo irreale e costruito, addirittura azzardato. La scrittura non è male, ma la storia non è incalzante, non ti fa tenere gli occhi incollati alle pagine.
Una bella favola dal tono semplice e sincero: magari con qualche piccola banalità, ma contiene tanti bei passaggi e numerosi momenti di riflessione tanto più veri proprio in quanto semplici. E' ambientata durante la guerra in Kossovo ma non mi pare avere nessuna pretesa di approfondimento storico o geo-politico, direi che si accontenta di ricostruire un'atmosfera. Ancora una volta il racconto dei fatti prende le mosse dal racconto di un amore che sopravvive alle brutture della guerra, o un amore che diventa la ragione, per i protagonisti, per sopravvivere al disastro della guerra: qui si impara che non sempre, non necessariamente le due cose coincidono. Anche se si tratta di una storia di amore e di guerra, non è affatto sdolcinata, anzi direi che è dura come una guerra, una storia realistica e disincantata. "Non sa ancora bene perché è venuto. Una promessa fatta tanto tempo fa non è una buona ragione. Tutti a vent'anni promettono alla fidanzata che solo la morte potrà separarli. Eppure poi si separano, senza morire. E' stata la guerra, la guerra ha dato un altro significato alle promesse." Tutti i personaggi, sia principali che secondari, e ciascuno con la sua storia personale, sono tratteggiati molto rapidamente: questo rappresenta un pregio perché in questo modo l'autrice li fa conoscere al lettore in poche parole, può rappresentare anche un difetto perché in qualche momento può dare un'impressione di superficialità. Il rapporto dei protagonisti con i genitori e i figli riveste una particolare importanza ed è oggetto di numerose riflessioni, ad esempio: "Con l'arrivo di suo figlio aveva capito che noi siamo i nostri padri e le nostre madri che continuano a vivere in noi. Nelle nostre ossa sentiamo il richiamo della loro voce che attraversa la vita, e a volte anche la morte, e ci dice che non possiamo scappare da nessuna parte. Ci dice che tutte le strade sono chiuse dal momento che hai visto tuo figlio in faccia. E che esistono solo due tempi: il tempo della semina e quello della raccolta. E quando hai fatto queste due cose, il ciclo è finito. Allora cercherai con tutte le forze di fare l'unica cosa ancora possibile: trasferire i tuoi ricordi in colui che diventerà la tua memoria." Un altro tema che viene sottolineato è quello delle tradizioni e delle nazionalità. La tradizione come un qualcosa che ha uno spessore, ha un rilievo nella vita quotidiana delle persone, e si osserva anche la somiglianza tra le tradizioni di paesi vicini che poi un giorno saranno in guerra tra loro. Tuttavia si vedrà anche come la nazionalità non sia solo un fatto di nascita ma anche una questione di storia personale: i protagonisti - tanto per spoilerare un po' - lui serbo e lei kossovara, finiranno per diventare lui italiano e lei svizzera, non tanto nei documenti quanto nell'anima e nelle abitudini e nel modo di essere. Interessante ed attualissimo è leggere un punto di vista interno per tutto quello che riguarda immigrazione, rifugiati, immigrati, richiedenti asilo, aventi diritto e non, UNHCR, Convenzione di Ginevra, centri d'accoglienza, beghe burocratiche italiane e razzismo strisciante italiano. "Alla fine Ines esasperata chiude dicendo che si tratta solo di prassi. La prassi, un'altra cosa a cui dovrà abituarsi in questo paese." La frase citata da molti e che rappresenta il filo conduttore del racconto: "come se l'anno non avesse altri giorni" è il verso di una ballata kossovara, e significa che l'appuntamento con il destino non si può spostare. Non si spostano la vita, la morte, il luogo e il modo in cui ciascuno manderà avanti la propria esistenza. Però la favola dimostra anche che le scelte che si compiono contano eccome, e possono ancora influenzare il destino.
Jokainen muistaa hirvittävän sodan keskellä Eurooppaa, kun entisen Jugoslavian osavaltiot sotivat toinen toisiaan vastaan. Ennen sitä useista kansallisuuksista koostuvasta väestöstä nousi kansallismieliset serbit, jotka pitivät itseään johtajakansana. Tämän sai karvaasti kokea mm. maassa asuvat albaanit 80-luvulla. Jugoslavian osavaltiot julistautuivat itsenäisiksi, mutta serbit halusivat itselleen Suur-Serbian. Sotien alettua 90-luvulla, ne kestivät pitkään ja ne olivat julmia. Tähän viitekehykseen albanialaissyntyinen Anilda Ibrahimi on kutonut unohtumattoman rakkaustarinan Zlatanista, joka oli serbi ja Ajkunasta, joka oli albaani. Kirjan nimi on Ajan riekaleita. Ajan riekaleita on kirja rakkaudesta julman sodan jaloissa, mutta Anilda Ibrahimi ei mässäile julmuuksilla, vaan ne tulevat hienovaraisesti esille päähenkilöiden muistoissa.
Anilda Ibrahimin toinen suomennettu romaani Ajan riekaleita täydentää loistavasti kuvaa Balkanilta, josta Pajtim Statovci on kirjoissaan kertonut.
Keskiössä on elämää suurempi, etniset railot ylittävä, rakkaus ja rakkaustarina, mutta myös se kuinka kohtalon ja historian oikut heittelevät pientä ihmistä kuin lastua laineilla. Päähenkilöiden traumat ja kohtalot tulevat iholle Ibrahimin lämpimästi kuvaamina. Hän löytää juuri sopivan tason asiallisuuden, kylmän faktan ja tunteisiin vetoavan sentimentaalisuuden välille.
Balkanin sota, ja Kosovon kriisi suistivat romaanin kahden perheen elämät ja kohtalot raiteiltaan. Niin kuin miljoonien ihmisten. Erinomainen romaani, koskettavaa viihdettä, mutta karulla ja vankalla todellisuuspohjalla.
Ho iniziato questo libro con grande entusiasmo, convinto di capire qualcosa sulla storia recente dei balcani, e convinto di leggere qualcosa di diverso dal solito. Ho trovato poco di tutto questo, quanto piuttosto un (modesto) romanzo femminile sui rapporti di coppia, con un finale eccessivamente consolante. La Ibrahimi parla di troppe cose, troppi luoghi, troppe persone in un romanzo così breve, e finisce per volare troppo alto, perde la possibilità di avvicinarsi ai suoi personaggi e renderli più veri. Il dramma della guerra finisce per annacquarsi come una delle tante cose che possono accadere nella vita degli uomini, sembra un pretesto per generare una svolta drammatica. Non credo che fosse questa l'intenzione, ma purtroppo questo libro manca di equilibri, la Ibrahimi sembra onnivora e il suo libro rischia di provocare un'indigestione di luoghi comuni.
Il mio 2016 libresco non poteva andare meglio di così. Ho letto due romanzi dall'inizio dell'anno ed entrambi mi sono entrati nel cuore. Mi aspettavo che questo romanzo mi sarebbe piaciuto,ma non fino a questo punto. Appena l'ho finito ho mandato la foto a tutti i miei amici più stretti perchè avevo bagnato il libro per le lacrime (il romanzo ci è stato assegnato come lettura comune per poi avere la possibilità di incontrare l'autrice più in là quest'anno,quindi i miei amici avrebbero dovuto leggere anche loro il romanzo,inutile dire che non l'hanno fatto e non sanno cosa si perdono!). Bello,commovente e scritto da Dio,questi sono i tre aggettivi (parole,frasi) per descrivere questo romanzo,ma prima di darvi la mia valutazione,vi invito ad esplorare con me il mondo di Ajkuna e Zlatan,due figli della guerra che si cercano incessantemente,perchè se lo sono promessi in nome del loro amore.
"Come se l'anno non avesse altri giorni" (...) "L'anno per lei aveva avuto altri giorni."
E' questa la frase centrale della storia,una frase con milioni di significati,una frase che dà inizio alla storia,ma non solo,una frase simbolo di un destino crudele, la frase che Ajkuna si è ripetuta milioni di volte durante la lunga attesa,la prima frase della sua ballata preferita,una ballata che si ripeteva come un mantra per tirare avanti,la frase che ha segnato la sua vita e che ha rubato il mio cuore. Una ballata,ecco come inizia la nostra storia,una storia che inizia con Milos e Slavica,che continua con Besor e Donika e che si congiunge nello stesso punto,dove incontriamo Ajkuna e Zlatan. Ajkuna,figlia di Besor e Donika,non sa far altro nella sua vita se non aspettare,e lei il suo Zlatan lo aspetterà sempre,nonostante il tempo,nonostante il dolore e le sofferenze,nonostante CONTINUA A LEGGERE QUI-> http://nalisshelter.blogspot.com/2016...
Ho appena chiuso questo libro e non riesco a descrivere le emozioni che ha suscitato in me perché è delicato, tenero, profondo, forte, asciutto, realista, sognatore e disilluso. Tutte queste cose contemporaneamente. E' un libro che lascia il sengo, senza dubbio, in parte anche perché racconta di vicende umane, di amori e di guerre tra serbi e bosniaci che abbiamo vissuto tutti. E io l'ho vissuta da vicino perché un amico di famiglia era andato a fare il volontario e a dare una mano e mi ricordo l'orrore nei suoi occhi quando tornava e raccontava quello che aveva vissuto. Ma ricordo ancora meglio lo sguardo della ragazza che ha conosciuto là e sposato: nonostante la felicità per il nuovo amore, nei suoi occhi c'era sempre un vuoto, nel suo sorriso sempre un'ombra lasciati da tutto quello che aveva vissuto e da tutto quello che era stata costretta ad abbandonare. Insomma, è un libro che non dimenticherò facilmente anche per la bravura con cui viene raccontata la storia di Zlatan e Ajkuna.
Chi ha letto "Venuto al mondo" di Margareth Mazzantini ritroverà in questo romanzo la stessa ambientazione della guerra nei Balcani ed un'identica storia di amori. Amori, non amore, poiché l'amore è plurale, non ha un'unica faccia. Le coppie in L'amore e gli stracci del tempo sono assortite nei modi più vari, sono uomini e donne che parlano lingue diverse, che provengono da terre diverse ma che hanno trovato un linguaggio comune, un tempo ed uno spazio dove essere uniti. Al di là della guerra e nonostante essa. "Perché quelli che rimangono porteranno per sempre con loro anche i volti di quelli che se ne vanno".
“Come se l’anno non avesse altri giorni”. Zlatan e Ajkuna non ricordano il momento esatto in cui è nato il loro amore. Si conoscono da sempre, da quando i genitori di lui hanno attraversato le Montagne Maledette per portale lei e sua madre a Priština, vicino al carcere dov’era stato ingiustamente chiuso per dieci anni suo padre Besor. Due famiglie - una serba l’altra kosovara - unite da passioni e ideali comuni, da una grande amicizia che va al di là di ogni tipo di pregiudizio. Anche quando, soprattutto, il resto degli abitanti del loro paese decide di scatenare un conflitto sulla base di un orgoglio nazionalista che li rende sempre più ciechi e pronti a rinnegare tutti coloro che fino ad un momento prima erano fratelli. Nel 1999 un serbo non può essere amico di un schipetaro. E nella notte di Capodanno 1999, Zlatan è costretto ad allontanarsi dal’unica donna che abbia mai amato per servire la propria patria, che ormai appare lontana anni luce da quella in cui aveva imparato a crescere. Gettato controvoglia e a forza in una guerra dalla quale vuole uscire vivo per mantenere la promessa fatta a Ajkuna: rivedersi non importa dove, non importa quando... "Vorrei sciogliere la nebbia che copriva le tue battaglie, che tue non erano." Questo non è solo un romanzo di guerra e di passione, ma principalmente un romanzo di viaggi: della disperazione (perchè in tempo di guerra la speranza non è sempre disponibile), di amore. Viaggi che vengono fatti per allontanarsi da una situazione terribile e altri che portano verso una soluzione solo all’apparenza migliore. Fortunatamente, Anilda Ibrahimi non sembra seguire mere logiche di mercato editoriale, ma soltanto quelle dei sentimenti, narrati con un’immediatezza e una naturalezza che consentono il coinvolgimento emotivo anche del meno empatico dei lettori. Le vicende dei diversi personaggi, che, occorre specificare, sono ben delineati, si mischiano a quelle dei Balcani riportate dall’interno, quasi dalle viscere di questa zona “maltrattata” dell’Europa, e senza giudizi o opinioni purchessia. Un romanzo che ci fa capire she si sopravvive anche all’amore, anche quando scopri, aprendo la porta, che, ormai, sei innamorata di un passato che non potrà tornare. “Il tempo verrà a chiedere di loro” e non resterà che rubare i suoi stracci perchè il passato ha tutti gli istanti del presente. "Il tempo ha distrutto il vostro amore? Nulla può distruggere quello che è stato, nemmeno il tempo. Quello che è stato tra me e la mamma rimarrà sempre con noi. Il tempo ha portato altre cose nelle nostre vite, tutto qui." "la sorte può essere crudele, trasforma le persone in lettere mandate al momento sbagliato a chi in ritardo a chi in anticipo."
Pidin tästä kirjasta, se kertoo hyvin surullisesta ajanjaksosta Euroopan ja Balkanin historiassa. Se kertoo kahden lapsuuden ystävän "rakkaustarinan" ja miten heidät erotti sota. Se kertoo vanhemmuudesta, lapsena olemisesta, pakolaisuudesta, sodasta ja rotuvihasta.
Tarina oli välillä vähän "runoudellinen", vaikka hahmot olivat uskottavia (vaikkakin välillä liian nopeasti esiteltyjä) Vähän alkoi tympiä Ajkunan haikailu Zlatanin perään ja Zlatanin haikailu Ajkunan perään, mutta se oli kuitenkin ymmärrettävää: he olivat lapsia kun sota alkoi. Tai Ajkunan enemmän; hänellä ei ollut mitään muuta kuin Zlatan, jolla kuitenkin oli opiskelunsa ja jonkinlainen tulevaisuus. Ajkunan tulevaisuus oli Zlatan. Joten ymmärrettävää, että hän ei oikein "kasvanut" siitä. Myös sodan trauma vaikutti taustalla.
Heidän vanhempiensa tarina oli myös mielenkiintoinen ja mukava lukea, ehkä kivempi kuin A:n ja Z:n. Ehkä olisin välittänyt heistä enemmän, jos olisimme seuranneet heidän teinivuosiaan ja viimeisiä vuosia ennen sodan alkua. Olimme heidän mukanaan kun he olivat lapsia, mutta nuoruus jäi välistä sekä "aikuistuminen". Yhtäkkiä he juhlivat uuttavuotta ja sota alkoi seuraavana päivänä.
Teksti oli kaunista, silloin kun kirjottaja alkoi kaunoilemaan. Se oli hyvin kirjoitettua.
Kirja oli nopea luettava, luin sen parissa päivässä. Pari kohtaa olisi tarvinnut trigger warninging, mutta onneksi ne eivät olleet liian yksityiskohtaisia ja olivat nopeasti ohi.
Muutaman muun arvostelun luettuani piti palata tänne lisäämään samoja mietteitä. Lapset tuntuivat puhuvan kuin aikuiset välillä, aikuisten mietteillä. Hahmoja oli myös liikaa siinä mielessä, että kirja oli lyhyt ja kirjottaja pääsi raapaisemaan vain pintaa. Myös Serbia ja Albania jäivät vähän ontoimmaksi kuin olisi voinut odottaa.
Anilda Ibrahimi, L’amore e gli stracci del tempo, Einaudi Editore.
Miloś Petrović, insegnante serbo di medicina presso la facoltà di Belgrado, intesse un rapporto di amicizia con Besor Amanti, studente kosovaro di medicina presso la medesima università in cui insegna Miloś.
Il rapporto è talmente profondo che Miloś farà di tutto per aiutare Besor quando questi finirà ingiustamente incarcerato per aver protestato per richiedere l’uguaglianza dei diritti fra studenti albanesi e serbi.
Miloś, dunque, cura e riserva attenzioni alla famiglia di Besor. E così Zlatan, figlio di Miloś, e Ajkuna, figlia di Besor, si conoscono e si innamorano.
A scoppiare, però, non è solo l’amore tra i due giovani bensì la guerra che impazza nei paesi Balcani in quegli anni che impedirà ai due di scappare assieme.
Si comprende, dunque, come la guerra (e gli stracci del tempo che da questa ne conseguono) possano cambiare il destino delle cose.
a due terzi del libro ero arrabbiata. non con l’autrice, ma con la storia. per dire, ho sempre odiato ulisse che gira per il mondo in compagnia mentre la moglie sta a casa da sola a fare le calzette. ero arrabbiata anche con zletan e con ines e con ajkuna che non smetteva di aspettare.
poi ho scritto un messaggio a un’amica, per sfogarmi un po’, e poi ho finito il libro.
e ho smesso di essere arrabbiata, ed è una storia così triste e così vera.
metto quattro stelle per alcune scelte tecniche che non ho condiviso pienamente, come la convivenza di più punti di vista in uno stesso capitolo e quelle che per me sono state troppe anticipazioni (“ma non sapevano ancora cosa sarebbe accaduto”).
per il resto, la scrittura mi è piaciuta, ma un errore grossolano secondo me sfuggito all’editing (“la giunta” di latte invece di “l’aggiunta”) mi ha fatto dubitare dell’intera supervisione.
L'amore e gli stracci del tempo è il racconto di due persone che si aggrappano a una promessa quasi ingenua, quella dell'amore eterno, la cui realizzazione viene interrotta dalla guerra nei Balcani. Zlatan, giovane serbo, è costretto ad arruolarsi e lasciare la sua amata Ajkuna, kosovara. Si separano quando sono ancora dei ragazzi, dopo una vita passata insieme. L'unica cosa che rende sopportabile la guerra è la totale certezza che un giorno si ritroveranno. Le loro vite percorrono due strade molto diverse, sembra che non si debbano mai più incontrare, eppure nessuno dei due rinuncia mai all'altra persona, convinti che il loro destino sia quello di essere insieme. I capitoli brevi e secchi, senza troppi ghirigori, sono veramente come dei pezzi di tempo, stracci che, se cuciti insieme, compongono un amore sincero e indissolubile. Lo stile dell'autrice aiuta chi legge a percepire ogni singolo strappo del tempo e della vita dei due protagonisti che, però, lentamente tessono qualcosa di nuovo. Un romanzo costruito come se fossero dei frammenti di diario che si intrecciano tra loro, malinconico, quasi fugace. La storia e la cultura di due (o più) popoli racchiusa nella vita di due giovani. C'è un certo sbilanciamento verso Zlatan, nella narrazione, poiché più nitida in ciò che gli accade; Ajkuna è una figura quasi vuota, di cui non sappiamo poi così tanto e anche la fine l'immagine che abbiamo di lei pare ancora un po' sfocata. Ajkuna si è costruita una vita così lontana da ciò che si immaginava da piccola che forse è proprio per questo che è così sfocata. Ajkuna e Zlatan, una vita spazzata via dalla guerra e ricostruita a piccoli pezzi dai brandelli che ne sono rimasti. Tuttavia, sembra quasi che più della guerra ciò che li ha cambiati e che li ha allontanati è stato il tempo, il vero filo conduttore di tutto. Ho trovato Ajkuna più interessante di Zlatan, forse perché meno prevedibile, in un certo senso, forse perché più cinica.
Non posso dire che sia stata una brutta lettura, ma mi ha dato l'impressione più di un romanzo rosa che di altro. Forse la prima parte, nella quale si narra l'infanzia dei due protagonisti, nati e cresciuti a Pristina, è più credibile, e l'autrice ci prova a condurre per mano in un contesto sociale molto particolare che ci viene spiegato quel tanto che basta per capire come in poco tempo scoppia la guerra del Kosovo. Bene. Poi quando la narrazione si sposta in un tempo e in luoghi diversi, per seguire le sorti dei due protagonisti che nel frattempo diventano adulti, mi è sembrata concedere troppo al genere rosa: allontanamenti, ricerche, amori, passioni, figli, lettere, ritrovamenti, pianti, di nuovo allontanamenti... Poi non dico tanto di più per non spoilerare. Già dimenticato
È la storia di un amore sincero, che cresce in un ambiente difficile ed in un periodo storico violento. Ed io lettrice non ho potuto fare a meno di lasciarmi emozionare dalle cicatrici delle vite dei protagonisti.
Incipit: Al posto delle favole lei aveva avuto le ballate, a modo suo era stata una bambina fortunata. Le storie venivano raccontate ogni sera vicino al camino, prima che il sonno la portasse in luoghi sconosciuti che le lingue del fuoco illuminavano insieme alla sua attesa. Prima che la legna si consumasse insieme ai suoi desideri. Fosse stato per lei sarebbe rimasta tutta la notte seduta lì, accanto alla brace coperta dalla cenere, aspettando un’altra ballata.
Helmet-lukuhaaste 2020 10. Kirja sijoittuu maahan, jossa on vähemmän asukkaita kuin Suomessa
Kaunis ja surullinen romaani kahdesta perheestä, sodasta, rakkaudesta ja kasvamisesta. Kosovon Pristinassa ei albaanin ja serbin ystävyydellä eikä rakkaudella ole tulevaisuutta sodan alkaessa. Ibrahimin ensimmäinen romaani Punainen morsian oli ravisuttava lukukokemus. Ajan riekaleita ei aivan yllä samaan, mutta hieno romaani on tämäkin.
Storia d'amore lunga una vita, struggente, romantica, assoluta ma che non resiste. Le vicende politiche della storia albanese e la diaspora che ne segue trasformano i protagonisti che inaspettatamente si sono trovati a seguire strade diverse. Tutto molto plausibile, molto vero: la storia d'amore ma forse ancor più la storia di un'amicizia (quella dei genitori) che invece dura per sempre. Tanti bei personaggi di contorno che cercano di aiutare un popolo stravolto dalle tragedie della storia.
L'ho trovato molto scorrevole anche se in alcune parti era un po' confusionale, a causa della descrizione dei punti di vista di vari personaggi in contemporanea in un solo capitolo. La storia mi è piaciuta abbastanza, ho provato varie emozioni dalla gioia alla rabbia nel leggerla, inizialmente ti da delle aspettative che man mano continuando la lettura si vanno a frantumare in mille pezzi. Tutto sommato alla fine mi è piaciuto anche se avrei preferito un finale diverso.
Tämän kirjan luin nopeasti, tarina siis veti. Ajkunan ja Zlatanin elämässä tahoillaan tehtiin aikamoisia hyppyjä eikä liikoja selitelty, mutta niinpä keskityttiin olennaiseen eli heidän suhteeseensa ja sen väistämättömään muutokseen. Loppuratkaisu jäi osin avoimeksi ja kerrottiin ovelasti lapsen, Sarahin näkökulmasta
Sebbene sia un romanzo, questo libro contiene importanti dati storici e socio-politici non indifferenti e anzi, dopo questa lettura credo mi dedicherò di più alla storia balcanica e allo studio della lingua serba. Il romanzo invece è ben costruito seppur il lessico e la grammatica sia semplice, ma la costruzione narrativa e l'intreccio stesso sono coinvolgimenti: una storia fantastica!
Nonostante non sia il genere di lettura che prediligo,non mi è dispiaciuto del tutto. Ha un linguaggio secco,ma coinvolgente. Temi trattati l'immigrazione e l'integrazione.
Zlatan è serbo, Ajkuna è kosovara di etnia albanese. Si conoscono da bambini e da adolescenti si innamorano, andando contro le regole non scritte della guerra in Kosovo. Quella guerra che li dividerà, quando Zlatan verrà arruolato a forza e allontanato così da Ajkuna e dai suoi cari.
Ibrahimi ci fa conoscere la loro infanzia a Priština, il loro tenero amore di adolescenti, che sembra dover andare contro tutto e sopravvivere per sempre, l’amicizia fra i loro genitori nonostante siano di etnie diverse. Ma ci racconta anche la guerra, le violenze, sebbene questo non sia che marginalmente un libro sulla guerra, in quanto si tratta propriamente di una storia d’amore, che però ha la sfortuna di svolgersi nei Balcani dilaniati dalle guerre.
Riuscirà l’amore di Zlatan e Ajkuna a sopravvivere alla guerra e alla separazione? Era un amore vero, o soltanto un amore vero di adolescenti? Cosa succede quando la vita va avanti? Cosa succede all’amore? Resiste, ed è giusto che resista? A tutte queste domande risponde il libro, e mi parrebbe un affronto rivelarvi qualcosa di più.
Un libro peraltro scritto molto bene, con una scrittura scarna che è un piacere leggere. Ancora più particolare se pensiamo che Anilda Ibrahimi è un’autrice nata e cresciuta in Albania, che ha vissuto in Svizzera e ora vive in Italia, di cui ha adottato la lingua.
Mi è sembrato un po’ pesantuccio all’inizio, ma invece è un libro molto bello che si legge con molto piacere. Lo consiglio a chi ama le storie d’amore non banali, condite con un pizzico di storia recente che fa sempre bene conoscere. Una bella scoperta, a un certo punto dovrò leggere anche il suo Rosso come una sposa, che ho in ebook.
L' amore e gli stracci del tempo Ibrahimi Anilda 2009
Although I. Anilda is Albanian, she writes in Italian.
L' amore e gli stracci del tempo is the story of a Kosovo, Albanian girl, Ajkuna and Zlatan, a Serbian boy, who are separated by the war in Kosovo and spend the following 10 years searching for one another.
The love story is told against the backdrop of the Kosovo war, the first so-called humanitarian war. The cruelty and atrocities of the war (1998-1999) between the army and police of the Federal Republic of Yugoslavia and the Kosovo Albanian rebel guerrillas, the discrimination based on ethnic and linguistic differences, the role played by the NATO and the massive displacement of population are all faced and told with extreme honesty.
On the whole, I enjoyed the book, especially the first half. Although, the character of Ajkuna, the frighteningly dependent girl who becomes the somewhat agressive, incredibly sussessful woman, was not overly convincing. I also found parts of the 'love' story somewhat banal - however, I can see how clinging to a lost love could be a way of surviving, of going on.
Might be of interest: Rosso come una sposa Einaudi 2008 about several generations of a southern Albanian family in the 20th century; written to counter the stereotypical image of Albanian women.