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È finito il nostro carnevale

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È finito il nostro carnevale è la storia di Rigoberto Aguyar Montiel: una macedonia di geni razziali, un senzaterra, un anarchico, un nemico dell'ordine costituito ma soprattutto un amante del calcio e delle donne. Nella Parigi di fine anni Venti (a pochi mesi dal primo campionato mondiale di calcio) Rigoberto si innamora perdutamente di Consuelo, la magnifica modella che poserà per la creazione della coppa Rimet. Scomparsa misteriosamente la ragazza (nel laboratorio di un orafo di nervoso talento), Rigoberto promette a se stesso di rubare la statuetta d'oro, facendone il simbolo di tutte le speranze perdute dagli uomini.
Inizia in questo modo una lunga cavalcata in giro per i cinque continenti. Nelle vesti di cronista sportivo – sempre sull'orlo del licenziamento – Rigoberto insegue la Diosa de la Victoria campionato del mondo dopo campionato del mondo, dall'Italia fascista del '34 alla swinging London del '66, dall'Uruguay di Schiaffino al Brasile di Garrincha e Pelè. Tra rovesci di fortuna, azioni rocambolesche, colpi di scena, il lungo viaggio di Rigoberto è anche l'attraversamento del Novecento, un percorso pieno di occasioni luminose (l'incontro con Ernest Hemingway, con Django Reinhardt, con Tom Jobim e Vinicius de Moraes) e di momenti tristi (la seconda guerra mondiale, le dittature sudamericane degli anni Settanta, la fine del calcio come branca del romanticismo).
È finito il nostro carnevale è un romanzo picaresco ma anche il canto dolente alzato a un'epoca ormai conclusa (quella di chi «correndo sulla fascia destra, muoveva un corridoio di farfalle»): ai suoi errori, al suo troppo amare, ai suoi uomini, le sue donne, i suoi miti.

249 pages, Paperback

First published March 1, 2007

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About the author

Fabio Stassi

44 books85 followers

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5 stars
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29 (37%)
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7 (9%)
1 star
2 (2%)
Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Alessia Scurati.
350 reviews119 followers
March 6, 2019
Si parte dalla storia della Coppa Rimet.
Ah, no, aspetta, sono donna, non posso scrivere di calcio.
Quindi.
Storia della Coppa Rimet.
Se siete interessati alla storia vera potete trovare informazioni qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Coppa_J...
o anche qui:
https://storiedicalcio.altervista.org...

Il romanzo di Stassi è una storia sulla libertà. Rigoberto, che come tutti i sudamericani di inizio ‘900 ha un albero genealogico che è un compendio sulle migrazioni dei popoli e profughi di guerra vari (nonché rifugiati politici e affini), nella Parigi degli anni ’20 si innamora di Consueto, una che per consolare di uomini ne consola parecchi, ecco. È anche la modella della Coppa Rimet, ma il giorno in cui la Coppa è finita e pronta a diventare il trofeo più desiderato del mondo, scompare anche Consueto, senza lasciare traccia di sé. Così Rigoberto si fa un punto d’onore: non essendo riuscito a coronare il sogno di scappare con l’amata, metterà le mani sulla sua dorata effigie. Solo che la storia dei Mondiali di calcio, è anche una storia della storia del mondo. Tutte le guerre e i rivolgimenti che sconvolgono il mondo, fanno anche sì che la missione del buon Rigoberto diventi un’epopea tra i due mondi, dove incontra il meglio del meglio tra artisti e maestri di vita (da Hemingway a Jobim, eccetera). La fine della vicenda, la conosceremo in Antartide, dalla voce di Rigoberto, intervistato da una giovane di cui non conosciamo il nome.

Potremmo farci una squadra di calcio con tutti i dittatori che gli Stati Uniti hanno appoggiato negli ultimi cinquant’anni. Una volta sapevo i nomi degli undici titolari a memoria. Vediamo un po’ se me li ricordo ancora: Alfredo Stroessner in porta; difesa di ferro: Carlos Castillo Armas, François e Jean-Claud «Baby Doc» Duvalier, Castelo Branco… mediani: c’era quello delle Filippine, Marcos, sì, Ferdinand Marcos, e l’indonesiano, Haji Mohammad Suharto; l’attacco non era niente male: Georgios Papadopoulos, Augusto Pinochet, Juan María Bordaberry, José Napoleón Duarte. In panchina la giunta militare turca al completo. Tutti generali, marescialli, colonnelli… Con Pinochet come centravanti. Una seleçao davvero marziale. Li avrei sfidati volentieri, insieme a qualche vecchio volontario. Fino all’ultimo calcio. L’ho sempre pensato che i presidenti degli Stati Uniti fossero degli inguaribili appassionati di fútbol, l’unico sport che gli americani non riescono a vincere, e per vendetta giochino i loro campionati in segreto, sul prato della Casa Bianca. Ma da un pezzo, e di gran lunga hanno superato il numero sufficiente per formare una squadra. Ora, sicuramente, staranno convocando altre riserve, sostituendo chi è scomparso o è stato destituito.

Devo dire che a un certo punto, temevo che l’autore si perdesse, un po’ per nostalgia, un po’ per voglia di mettere dentro tanti personaggi e farli incontrare tutti con Rigoberto.
Ma alla fine, invece, l’educazione sentimentale alla libertà, che va irrimediabilmente persa insieme all’innocenza del pallone, diventa una malinconica e commovente storia che va oltre le righe bianche del campo da calcio e trova una sua strana attualità.
Piacevolmente sorpresa e divertita dalla lettura, che finisce in saudade, come è giusto che sia.
Profile Image for Ffiamma.
1,319 reviews148 followers
March 25, 2015
per me terzo romanzo di stassi, precedente sia a "la rivincita di capablanca" che a "l'ultimo ballo di charlot". interessante lo spunto, dato che l'autore parte dal furto della coppa rimet per costruire una storia romantica e girovaga in cui il ladro è un cronista sportivo sognatore e vagabondo- che avrà la fortuna di vivere molti grandi eventi del XX secolo e di fare incontri straordinari. insomma, una favola gradevole- anche se abbondano la retorica e i clichè, la cui assenza avrebbe reso il libro nettamente superiore.
Profile Image for Andrea Iginio Cirillo.
123 reviews43 followers
February 14, 2021
4.5/5

RIGOBERTO, OVVERO IL NOVECENTO
Divorato in due giorni di treno. E non poteva essere altrimenti, dato che Stassi non ti lascia respirare pagina dopo pagina. È un'apnea continua nello spazio e nel tempo, correndo dietro a un pallone e a ogni rivoluzione degna di questo nome.

Rigoberto è un vero e proprio cittadino del mondo, coacervo di svariate etnie, conoscitore di otto lingue, ovunque sradicato, ovunque a casa propria. Ed è fantastico accompagnarlo, attraverso una scrittura ricca di pathos, che tocca le corde del cuore come la chitarra del Monco Django, attraverso un intero secolo. Il viaggio si conclude, infatti, nell'ultimo giorno del 1999 e nell'estremo Sud del mondo ("il culo del mondo", lo chiama). È in Antartide, infatti, che Rigoberto porta l'oggetto del suo desiderio di una vita - quasi una fiaba, dunque. A Propp sarebbe piaciuta -: la coppa Rimet. Il fùtbol entra a gamba tesa nella storia, i Mondiali di calcio sono uno dei due sfondi principali delle vicende del nostro Rigoberto; la coppa Rimet, modellata sulla meravigliosa e fatale Consuelo, amore bramato, mai consumato, inseguito per ogni dove, viene infatti da lui trafugata, a simulacro d'una consolazione per un amore mai sbocciato. E tra le pagine passano antenati garibaldini, ebrei (l'incontro con Hitler-Chaplin) e personaggi reali come Hemingway, Eric Blair delle cimici (Orwell!), Fidel e il Che, Pelé e altri calciatori, tra cui spicca Garrincha, emblema di un secolo claudicante, ma spettacolare e geniale come nessun altro. Sì, perché questo viaggio è un viaggio nel secolo breve, che tanto breve non è per quanto è denso di situazioni, personaggi, vite. E Stassi ce lo racconta in maniera romantica, con una saudade tutta brasiliana, con un taglio agile ma al contempo profondo su coloro che animano queste pagine.

Un altro sfondo, dicevo. Lo sfondo di guerre, rivoluzioni, colpi di stato che hanno caratterizzato il secolo Ventesimo, e che Rigoberto vive quasi tutte, raccontandole da fuori o dal di dentro (quella in Spagna la più "forte", a mio avviso), con parallelismi tra il calcio e il socialismo o tra il calcio e il riscatto di un popolo, o ancora tra il calcio e, of course, la vita.

E la cronaca delle partite, in cui il calcio diviene poesia come in Goal di Saba, in cui i calciatori sono eroi del popolo e i nuovi moduli sono nuove rivoluzioni senza armi, mentre fuori impazzano guerre mondiali, fredde, civili, e chi più ne ha più ne metta.

Grande romanzo, insomma, totale come il calcio di Crujiff, potente e roccioso come Varela l'uruguaiano, geniale come Maradona (lui e Crujiff non fanno in tempo ad apparire, ahimé!) o Pelé. E malinconico come una canzone di Manu Chao.

È tutto inventato oppure no? Troppo paradossale, forse? Che ci importa. Leggiamolo. Leggetelo. Questa è alta letteratura, che si confonde con la vita, se mai le due cose si possano considerare diverse.
Profile Image for Carmine Corcione.
3 reviews
October 17, 2025
Parto subito da una premessa, se mi fermassi a una critica oggettiva, le stelle sarebbero due, ma davanti alla mia passione per gli argomenti trattati aggiungo una stella bonus.
Il romanzo è di per se scorrevole e divertente, e l’espediente del protagonista che vuole a tutti i costi rubare la Coppa Rimet è un intreccio più che funzionale a tenere su l’impalcatura. Da amante del calcio e della storia trovo questo romanzo molto interessante anche per rivivere gli eventi sportivi e storici del secolo scorso e i numerosi spunti e personaggi citati sono anche un modo per scoprire cose nuove e arricchirsi culturalmente.

Però ci sono delle criticità.
Innanzitutto l’ego del protagonista che alla fine del romanzo viene fuori come causa prima, mente e motore immobile di tutti gli eventi della storia recente, politica e sportiva.
La retorica eccessiva su alcuni messaggi che sono di per se condivisibili in nuce, ma che ripetuti ed enfatizzati all’eccesso risultano poi indigesti, come quando esageri con la cioccolata, o con un dolce che ti piace.
La favola picaresca è un genere che può essere divertentissimo e avvincente purché -a mio avviso- non si superi una certa soglia di verosimiglianza, soprattutto se siamo in ambito storico. E la quantità e la qualità dei personaggi storici (nella politica, nell’arte e nello sport) con cui il protagonista viene a contatto è eccessiva superando prepotentemente quella soglia, e l’autore secondo me forza gli intrecci pur di inserire certi rimandi e certi collegamenti.

In definitiva trovo questo romanzo un bel divertimento per chi ama storia, calcio e politica, e vuole passarsi un paio di giorni con una lettura leggera e scorrevole, ma con un bel po di criticità.
Fosse stato ulteriormente cesellato, anche un po’ dimagrito, diciamo così, da intrecci forzati e forzosi, e da spinte retoriche eccessive, forse questo romanzo o meglio questo memoir avrebbe raggiunto un livello letterario superiore. Questo è il rammarico che resta.
Profile Image for Tessa.
915 reviews23 followers
Read
March 5, 2022
Leider habe ich mir von diesem Buch einiges mehr erwartet.
Der Klappentext klang absolut interessant, quasi wie eine Weltreise durch die Jahrzehnte hinweg. Mein Problem war jedoch, dass ich erwartet habe, dass es mehr um die politischen Umstände geht, doch stattdessen stand der Fußball absolut im Vordergrund. Es ging um die Spieler, die Spielzüge, und Rigobertos Vorschlägen, wie die brasilianische Mannschaft besser aufgestellt sein könnte.
Der Erzähler traf auf Charlie Chaplin, auf Fidel Castro und Che Guevara, und sogar auf Hitler, doch niemand davon schaffte es, den Lesefluss interessanter zu machen.

Mit dem Autor war ich zuvor auch nicht bekannt, doch ich würde gerne internationaler lesen, und kontemporäre italienische Literatur ist nicht mein Spezialgebiet. Zum Glück kaufte ich es gebraucht und gab daher nicht den Originalpreis der gebundenen Ausgabe aus.
Profile Image for Francesca.
184 reviews2 followers
October 31, 2015
http://bit.ly/1itH1eK

“Fabio Stassi è il più sudamericano degli autori italiani” recita Gianni Mura sul retro di copertina di questo romanzo. E io mi sono ritrovata a leggere questo scrittore e questo suo libro in Puglia, nell’entroterra di Mesagne, Ostuni e Brindisi; una zona che, davvero, mi ha ricordato molto il Sud America.

continua qui: http://bit.ly/1itH1eK
Profile Image for Susu.
1,788 reviews21 followers
Read
August 3, 2011
Da verliebt sich einer in die Dame, die für den ersten Weltpokal im Fußball, den Coup Jules Rimet, Modell gestanden hat. Weil die Dame leider verschwindet, jagt er stattdessen nun dem Weltcup nach. Ein breiter Bogen durch die Geschichte des 20. Jahrhunderts - geschickt erzählt und fesselnd.
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