Si tratta di un diario in prosa e in versi della grande e sfortunata poetessa milanese, un itinerario culturale ed esistenziale a tratti drammatico e sempre sorretto da una grande fede nella parola. Alda Merini si racconta, Piero Manni registra, poi smonta e rimonta la conversazione, taglia passaggi troppo personali, si sente con Alda, aggiungono poesie, rivedono il tutto, ne discutono e lo definiscono quale qui compare.
Alda Merini was a renowned Italian writer and poetess. The President of the Italian Republic, Giorgio Napolitano, called her an "inspired and limpid poetic voice".
Un piccolo libro su Alda Merini, diviso in tre parti, curato dall’amico ed editore Pietro Manni. Nella prima parte ci sono molti elementi biografici, che derivano in parte da conversazioni riportate, in parte da scritti della stessa poetessa. La nascita, la famiglia, la guerra, i segni immediati della sensibilità e della fragilità che segnano la vita di Alda. Con la pubertà la ragazzina scopre il suo corpo, scopre di essere “una ragazzona” scivola nell’anoressia, poi nell’esaurimento nervoso fino alla cecità isterica, è il primo ricovero, in clinica non in manicomio, dove lei stessa consente alle cure. A quindici anni comincia a frequentare l’ambiente letterario, qualche sua poesia viene già pubblicata, e inizia la storia tormentata con Manganelli. Scrive molto su questo amore difficile, con questa grande differenza di età, colpisce quando fa capire che erano più distesi sui lettini degli psichiatri che sui letti degli alberghi. Dopo Manganelli, Quasimodo, altra storia difficile, ad uno deve la cultura anglosassone, all’altro i lirici greci. Intorno, Davide Turoldo e Pasolini. Qualche anno dopo Alda si sposa e diventa madre, nello stesso tempo perde la propria madre. E’ il periodo tragico, perché questa volta non ci sono le cliniche e le cure, il marito la fa internare in manicomio. “Avrei preferito morire” Sono devastanti le liriche sul manicomio, difficili da considerare poesia. Ma Alda si risolleva, si risposa, fa un pezzo della sua vita al sud, poi ricade, altro manicomio, altra rottura. Poi finalmente torna a Milano, circondata dai suoi amici intellettuali, raccoglie gente di strada, rifugiati politici, prende su di se tutti gli aggettivi di persona eccentrica e non se ne cura. Bellissima la chiusura della prima parte “la mente umana è un prodigio” La seconda parte è un dialogo sulla poesia, sinceramente non è fra le cose migliori che abbia letto, la terza invece contiene poesie inedite. Non è un gran libro, però leggerlo mi ha rivelato particolari sorprendenti sulla vita di una poetessa tanto presente sui social ma di cui mi sono accorta sappiamo molto poco.
Un diario in prosa e versi questo libro di Alda Merini. Il libro si divide in tre parti. La prima costituisce il vero e proprio diario di Alda Merini. Un diario nel quale la grande poetessa narra in prima persona fatti personali relativi alla propria famiglia, alla propria infanzia ma anche ai propri amori e a ricoveri in manicomio. Nella seconda parte, intitolata, "Il poeta è stanco" il lettore si trova di fronte un botta e risposta tra la Merini e Piero Manni dove l'intervento di Manni, che nella prima parte è quasi impalpabile essendo, come ho detto poc'anzi, la Merini stessa a raccontare e raccontarsi, si fa più palpabile. E' infatti lo stesso Manni a porre ad Alda Merini le domande che formano la base di questa sorta di intervista. Il volume si chiude infine con una serie di poesie inedite (o pubblicate in riviste e raccolte ormai fuori mercato). Una raccolta che conduce il lettore attraverso le vicende personali di una delle più grandi poetesse italiane affiancando; vicende raccontate per prosa e versi, come per le parti dedicate al rapporto tra la Merini e Manganelli. Una lettura delicata anche se a tratti ruvida. Un volume che, pur leggendosi in poche ore, fa vivere e lascia dentro al lettore delle sensazioni molto forti.
Delicata raccolta di poesie che delicate non sono. Alda Merini si racconta e non nasconde nulla, è brutalmente sincera, tenera e saggia. Per me era il primo incontro ma mi va di replicare.
"Sono nata il ventuno a primavera ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta."
Ho letto questo brevissimo libro la scorsa notte, durante due ore di insonnia. Mi ha folgorato, è molto bello: non tanto per la parte di poesie - che si trovano in molti altri testi - ma per il flusso particolarissimo di ricordi e sentimenti e vita contenuto nella parte in prosa, frutto di visite (forse non proprio interviste) e dialoghi con l'amico editore Piero Manni. Da queste parole frammentarie, sconclusionate ma inanellate con una loro grazia poetica, si esce trafitti e affascinati. Ci dipingono una bambina insolita, una ragazzina ribelle e scomoda ("Ero molto vivace, una ragazza impertinente, quello che pensavo lo dicevo e per gli uomini una donna così non va bene."), una donna passionale e inarrendevole, stupita di riuscire suo malgrado, a "scatenar tempesta". Seducente e incantevole, desta ammirazione e stupore.
Sono nata il ventuno a primavera è il primo libro di poesie di Alda Merini che leggo e per avvicinarmi alla poetessa, che non avevo mai avuto il piacere di leggere finora, è stata davvero una bella scoperta: un breve excursus nella vita e nelle poesie dell'ultima grande della letteratura del Novecento. L'alternarsi tra prosa e poesia ci mostra l'animo di una donna alla perenne ricerca dell'amore, provata sì dalla terribile esperienza del manicomio, ma che riesce comunque a guardare al futuro con speranza, quasi con gioia. Un libretto meraviglioso, che si legge in poche ore, perfetto per chi desidera avvicinarsi alla sua poesia e non sa da dove iniziare.
Testo inedito con, intercalati a testi di vecchie e nuove poesie, racconti di vita, frammenti della biografia di Alda Merini poetessa contorta e sofferta, che sempre mi ha affascinato ma mai fino in fondo ho apprezzato. Troppa aulica ed eccentrica per i miei gusti, troppo astrusa e forse troppo poetica perché io possa capirla. Rimane una Grande in ogni senso. Ma io devo ancora scoprirla.
This heartbreaking collection unfolds in a captivating way, divided into biographical events, conversations, and unpublished poems. Alda Merini lays bare her life story, holding nothing back. This brutal honesty is what makes the opening biographical section so powerful. It's a raw and unflinching portrayal that draws the reader in.