Il diario di Jane Somers è un romanzo che non ha paura di mostrarsi per quello che è: una, a tratti angosciante, ricerca del sé in mezzo a una società dove lo stereotipo impera. Stereotipo di cosa? Di tutto. Dal modo di vestirsi al lavoro, al modo di lavorare stesso, dall’essere ricchi e quindi rispettabili, all’essere poveri e vecchi e quindi da abbandonare o quanto meno da allontanare dalla vita e dalla vista di chi viene “pompato” come vincente.
A un certo punto però, come si dice, tutti i nodi vengono al pettine. Come è successo a Jane Somers. Una donna sulla cinquantina dall’aspetto impeccabile, che ha passato tutte le domeniche sera della sua via a laccarsi le unghie, stirare fino all’ultima piccola piega dei vestiti che avrebbe indossato durante la settimana, a controllare che tutto fosse perfetto per affrontare il lavoro al giornale di moda dove è vicedirettrice. Tutto il resto rimane ai margini. Non si cura del marito mentre sta morendo, cerca di non pensarci, cerca di fare finta che sia tutto normale, non si cura nemmeno della madre, che pure vive con lei gli ultimi due anni della sua vita, cerca di stare fuori il più possibile e di rincasare quando la madre dorme.
“Ora so che non mi ero mai posta la domanda di come fossi in realtà, che avevo solo preso in considerazione il pensiero degli altri”, scrive la Lessing. Jane Somers si accorge a quel punto di non aver veramente sofferto per la morte del marito, né per quella della madre. La svolta verso la “responsabilità” avviene quando incontra Maudie Fowler, una novantenne indigente del suo quartiere, abbandonata a se stessa. Il primo contatto capita per caso, in farmacia e poi quasi senza accorgersene inizia un’amicizia tra le due donne. Maudie ha bisogno di aiuto, ma è troppo orgogliosa per accettarlo dall’assistenza sociale, con Jane è diverso perché lei è diventata sua amica. Attraverso questa frequentazione si produce uno scavo all’interno della vita delle due donne che porta Jane verso la presa di coscienza di sé e dello scambio relazionale adulto. Fino a quel momento infatti si rende conto di essere stata una moglie-bambina e una figlia assente.
Jane è una donna sentimentalmente autosufficiente, abituata a non dipendere dagli altri e a non avere alcuno che dipenda da lei. E’ decisa a tenere lontano le esperienze dolorose perché la sua immaturità spirituale non le permette di confrontarsi con il dolore, la malattia, la vecchiaia. “No, no, non voglio, non posso, non voglio nemmeno sapere che esistono queste cose.” Dopo una prima repulsione di Jane, tra lei e Maudie s’instaura un’amicizia che la risucchierà nella vita della novantenne e sarà costretta a guardare in faccia tutto quello che aveva sempre rifuggito: l’incuria, l’abbandono, la malattia, la morte.
Per Maudie l’amicizia con Jane sarà la possibilità di riscoprire il piacere di volere bene a qualcuno dal quale ci si sente ricambiati. Maudie aveva avuto ben poco dagli altri, o meglio gli altri le avevano sottratto tanto, a cominciare dal figlio che il marito le rapì e che non vedrà per anni, all’eredità del padre rubata dalla sorella. Ma nonostante questo Maudie è una vecchietta ostinatamente forte e questa forza le viene dalla rabbia e dall’attaccamento alla vita.
Una delle domande irrisolte del romanzo sta proprio in questo particolare: cosa accade in noi, al di là del deterioramento fisico, come e quando la nostra volontà valica il confine tra la vita e la morte. Possiamo decidere? Jane non ha una risposta e questo le causerà molta rabbia, la stessa che c’era in Maudie.
Il diario di Jane Somers è un’avventura dello spirito: da bambino ad adulto. Non facile, ma consigliato!