Tre racconti, pervasi dall'imprevisto, dal senso sconcertante delle umane possibilità, dalla sensazione da parte dei protagonisti di precipitare nella vita e di esserne, allo stesso tempo, ai margini. Due amiche, alla scomparsa dei mariti, iniziano una relazione ciascuna con il figlio adolescente dell'altra. Una ragazzina di colore, orfana e povera, ha una breve relazione con un ragazzo ricco, bianco, di famiglia liberale. All'insaputa del giovane, ha una figlia e quando la bambina ha sei anni, non potendo più mantenerla, si mette in contatto con la famiglia del ragazzo. Un soldato vive nel ricordo di una donna incontrata durante la seconda guerra mondiale, nella convinzione di aver concepito un figlio e di aver condotto un'esistenza sbagliata.
Doris Lessing was born into a colonial family. both of her parents were British: her father, who had been crippled in World War I, was a clerk in the Imperial Bank of Persia; her mother had been a nurse. In 1925, lured by the promise of getting rich through maize farming, the family moved to the British colony in Southern Rhodesia (now Zimbabwe). Like other women writers from southern African who did not graduate from high school (such as Olive Schreiner and Nadine Gordimer), Lessing made herself into a self-educated intellectual.
In 1937 she moved to Salisbury, where she worked as a telephone operator for a year. At nineteen, she married Frank Wisdom, and later had two children. A few years later, feeling trapped in a persona that she feared would destroy her, she left her family, remaining in Salisbury. Soon she was drawn to the like-minded members of the Left Book Club, a group of Communists "who read everything, and who did not think it remarkable to read." Gottfried Lessing was a central member of the group; shortly after she joined, they married and had a son.
During the postwar years, Lessing became increasingly disillusioned with the Communist movement, which she left altogether in 1954. By 1949, Lessing had moved to London with her young son. That year, she also published her first novel, The Grass Is Singing, and began her career as a professional writer.
In June 1995 she received an Honorary Degree from Harvard University. Also in 1995, she visited South Africa to see her daughter and grandchildren, and to promote her autobiography. It was her first visit since being forcibly removed in 1956 for her political views. Ironically, she is welcomed now as a writer acclaimed for the very topics for which she was banished 40 years ago.
In 2001 she was awarded the Prince of Asturias Prize in Literature, one of Spain's most important distinctions, for her brilliant literary works in defense of freedom and Third World causes. She also received the David Cohen British Literature Prize.
She was on the shortlist for the first Man Booker International Prize in 2005. In 2007 she was awarded the Nobel Prize for Literature.
(Extracted from the pamphlet: A Reader's Guide to The Golden Notebook & Under My Skin, HarperPerennial, 1995. Full text available on www.dorislessing.org).
“Lui aprì gli occhi: azzurri, un azzurro vivo, anche in quella oscurità. Poi disse: ‘Vede, io non sto vivendo la mia vita. Non è la mia vera vita. Non dovrei vivere come vivo’.”
Una delle ultime produzioni di Doris Lessing sono i tre racconti riuniti in questo libro. Tre storie molto differenti che tuttavia si interrogano su una questione fondamentale che potremmo riassumere citando un celebre titolo di Carver: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” Ma anche: quale vita stiamo vivendo in realtà? E perché spesso è così fatalmente lontana da quella che vorremmo (avremmo voluto) vivere? Domande che, una volta arrivati alle parole finali, aleggiano ancora intorno all’anima con l’intenzione di non darle pace.
[Jan 07, 2017] IL LUNGO ADDIO … La prendo lunga, lunghissima e anche noiosa. E del libro dirò poco, pochissimo, se non che una frase, una sola frase che mi ha spalancato un universo di avvenimenti, episodi, rimandi, coincidenze, pezzi di storia, che avrebbero meritato pagine e pagine di riflessioni e commenti. Una sola frase … “Ma bravo! Tennyson!”. Una sola … Allora. Michelle Obama, nel suo ultimo discorso alla Casa Bianca in occasione della presentazione del premio School Counselor of the Year conclude, rivolgendosi soprattutto ai giovani: «La nostra magnifica diversità di religione, di colore, di opinione, non è una minaccia a quello che siamo, ma ci rende quello che siamo. Quindi non abbiate paura. Avete capito, giovani? Non abbiate paura. State concentrati, determinati, ottimisti, potenti, potenziate voi stessi con una buona educazione. Poi andate fuori e usate questa educazione per costruire un paese all'altezza di promesse sconfinate. Siate da esempio con la speranza, non con la paura". … potenziate voi stessi con una buona educazione» … Vittorio Zucconi, nel suo articolo di oggi su Repubblica, osserva: «Per lei, la prima “Lady in Black” entrata in quella casa che duecento anni or sono era stata costruita da schiavi e braccianti di colore, non poteva che esserci un appello morale, quel richiamo alla scuola, all’istruzione, ai giovani ai quali ha dedicato il lavoro che lei poteva dedicare, non avendo alcun potere politico. Se ieri ha pianto, fra maestre e professori che si liquefacevano con lei, se ha fatto ricorso, probabilmente senza rendersene conto, a una delle più celebri e toccanti frasi di Papa Giovanni Paolo II, “non abbiate paura”, diretta alle nuove generazioni smarrite tra indifferenza, rabbia e odio, è perché sente il dolore di un’avventura incompiuta, di una promessa non mantenuta del tutto». Giovedi scorso, 05 gennaio, ci ha lasciati Tullio De Mauro, filosofo del linguaggio, linguista, docente universitario, saggista, addirittura (per troppo poco tempo!, Ministro della Pubblica Istruzione). Lui, studioso della cultura ‘diffusa’, aveva qualche tempo fa denunciato i rischi per la nostra società derivanti da quello che aveva definito “analfabetismo di ritorno” degli italiani, una volta lasciata la scuola. Michele Serra, nella sua ‘amaca’ di oggi, in morte di Tullio De Mauro, scrive: «Non è solamente la democrazia, è la civilizzazione tutta intera che si fonda sull’educazione. A meno di confidare solamente nella benevolenza di qualche Dio o – versione minimalista – in qualche botta di culo, per la dignità di noi umani non esiste alternativa alla educazione e all’acculturazione. [..] Insegnare qualcosa a qualcuno è visto come un’intrusione paternalistica. Anche per questo – io credo – siamo in penosa recessione sociale, e in affannoso ritorno alle credulità di ogni ordine e grado». Come non andare col pensiero all’Umberto e alle sue … legioni di imbecilli … E ora, il libro. Faccio conoscenza con Doris e mi interrogo sul perché LEI ci abbia messo tanto a rivelarsi. I tre racconti … lunghi, mi intrigano e mi commuovono. Benedico la mano che, in libreria, ha scelto questo libro … per me. Sì, insomma, non proprio per ME, ma poi finisce che la … ‘pesca’ mette le cose a posto. Nel terzo racconto si narra di un soldato inglese che durante la Seconda Guerra Mondiale, finisce in India a combattere i Giap. Una cosa tipo … Il ponte sul fiume Kwai, per intenderci. In un momento di tranquillità, a colloquio con il colonnello lui dice: «Non sta a me chieder perché, signore». E il colonnello scoppia a ridere e dice: «Ma bravo! Tennyson!». Annoto. Il tarlo della curiosità è stato inoculato. L’indomani su Google (sì, quello di Eco, ma ci siamo capiti …) leggo di Tennyson e del suo poemetto dedicato alla Battaglia di Balaklava (25 ottobre 1854. Guerra di Crimea: Regno Unito, Francia e Impero Ottomano vs l’Impero russo). Per una serie di fraintendimenti e gelosie militari, 673 cavalleggeri inglesi della Light Brigade, al comando del Marchese di Cardigan, vengono inviati al massacro, alla carica in una vale stretta e lunga al cui sbocco si trovano le truppe e i cannoni dell’esercito russo. Avete presente quando in un film western i ‘Lunghi Coltelli’, comandati dallo stupido e presuntuoso colonnello di turno si infilano nel canyon a farsi massacrare dagli indiani cattivissimi appostati sulle alture? Bene, fu così, con la sola differenza che in questo caso Cardigan (ma … quello del ... maglione? Sì, sì lui proprio) non era stato l’unico responsabile. Nella sconsiderata azione gli inglesi lasciano sul campo 360 uomini, per tacer dei cavalli. Ma in patria la notizia, fornita dalle gerarchie militari responsabili del disastro, arriva edulcorata, tanto da spingere il poeta Tennyson a comporre il famoso poemetto The Charge of the Light Brigade, con il quale loda la forza e il coraggio dei soldati inglesi, dimostrati nella “Valle della Morte”. Quando la notizia giunge infine in patria ufficialmente, fornendo i contorni dell’accaduto e dimostrando l’imperizia dei comandanti, il … “guaio” è già stato fatto. L’opinione pubblica si è troppo innamorata della versione epica regalata da Tennyson. Un po’ come quando in The Man Who Shot Liberty Valance, il giornalista risponde al senatore Stoddard (un immenso Jimmy Stewart) dicendo: «This is the West, Sir, when the Legend becomes Fact, print the Legend.». Dicevamo ... 25 ottobre 1854, ma … le coincidenze! Il 25 ottobre è il giorno in cui si celebra San Crispino. Ma allora … il 25 ottobre 1415, prima della Battaglia di Azincourt, il St Crispin's Day Speech di Enrico V, allora Shakespeare … gli arcieri inglesi … la Banda di Fratelli … ma … ma questa è un’altra storia … Guardate e innamoratevi ... http://www.youtube.com/watch?v=tL6DQZ... Potenza e fascino della Storia …
Le nonne – Victoria e gli Staveney – Il figlio dell’amore Tre racconti, di cui l’ultimo, Il figlio dell’amore, risulta il più completo, il più intenso, il più articolato. I primi due non mi hanno entusiasmato: mi sembrava spesso che i pensieri rimanessero in superficie e le azioni incompiute. Come fossero degli abbozzi rimasti tali (per fretta, incuria, stanchezza, pigrizia…??). La Lessing, scrittrice oggi ultranovantenne, si è cimentata in ogni genere letterario ed è stata molto prolifica. Questi racconti sono di una decina di anni fa, dunque rientrano nella sua ultima produzione. Non credo siano stati questi a farle meritare il Premio Nobel nel 2007 (in ogni caso, lo spero!); immagino sia stato altro, precedente, che io non ho letto. Forse questi racconti acquistano pienezza se visti come parte di un’opera di una vita intera; o forse ne rimangono comunque deboli appendici, costruzioni quasi forzate e solo abbozzate. Questa ultima è, per ora, la mia impressione.
Racconti inconclusi. Quello che dà il titolo alla raccolta lo conoscevo un po' per via del film (che non è alla sua altezza, ma va'?) e devo dire che ho preferito di gran lunga la versione scritta, sia perché è un tipo fi scrittura che a me piace (un po' fredda), sia perché l'ho trovato molto più realistico nel finale. La storia della ragazza di colore mi è piaciuta più di tutti, Victoria mi è sembrata da ammirare per tutto quello che ha fatto nella vita. Vivere con un singolo sogno non è facile e spesso non è nemmeno troppo bello, ma lei è riuscita a rimanervi fedele nonostante tutto. Il figlio dell'amore non mi è piaciuto molto, anche se la descrizione del viaggio in nave è stata coinvolgente. Consigliato a metà :)
Tre lunghi racconti sull'amore. Un amore che parte normale, quasi banale, e finisce in una sorta di perversione ancora più sconvolgente proprio perché ammantata di normalità. Dei tre racconti quello più intenso è il terzo "Il figlio dell'amore", che è quasi un romanzo a se stante nel suo sviluppo, e che termina in maniera assolutamente agghiacciante.
I racconti mi sono piaciuti tutti ma nessuno mi ha rapita da poter giustificare un voto più alto di 3 stelline. Bellissima la scrittura di Lessing così come la sua capacità di delineare la psicologia dei personaggi in poche pagine. Ma… il mio cruccio principale è: perché questi tre racconti così diversi (per epoca, personaggi e tematiche) sono stati raggruppati in un singolo volume dal titolo “Le nonne” che, tra l’altro, corrisponde al racconto più breve?. Non c’è un fil rouge che lega le storie né tanto meno si spiega la scelta editoriale di lasciare solo “Le nonne” nel titolo del libro. Dalle raccolte di racconti mi aspetto più coesione
Difficile individuare un titolo meno accattivante di questo!! Ma già dalle prime righe mi sono ricordata perché amai tanto la Lessing, prima, molto prima, che vincesse il Nobel. Nei suoi cieli tersi, nelle sue ragazze serie e caparbie riconosco altri cieli e altre storie che mi hanno catturata. Si, più che racconti a se stanti forse sono bozze, bozzoli di altri romanzi, ma ringrazio il giorno di più di venti anni fa in cui ho preso in mano e acquistato d’impulso Il diario di Jane Somers! Tra i tre racconti è l’ultimo quello in cui ho più rincontrato tutti i temi cari alla Lessing, una storia che avrebbe forse meritato un finale più approfondito ma che lascia un retrogusto di sole e calore. Fulsere quondam candidi tibi soles!
Tre racconti lunghi, quasi tre romanzi "sintetici".
Del racconto hanno la potenza esplosiva del finale, ma non hanno l'equilibrio del romanzo: c'è troppo in troppo poco spazio.
Sono scritti benissimo, senza dubbio: Doris Lessing ha intessuto tre trame rivoluzionarie e assolutamente contro corrente, ma con una veste pacata e classica. Un tè con pane, burro e pepe di cayenna.
Li ho adorati, ma mi sono anche affaticata ad ascoltarli, perché troppo carichi di particolari, sopratutto il secondo e il terzo racconto.
Il primo, le nonne, invece è una vera delizia di poesia e rivoluzione. Un tè con pane, burro e pepe di cayenna.
L'amore è immorale e perverso, è un fantasma e un ricordo, è un privilegio di classe e un bene che non ti spetta. "Se è questo che vuoi chiamare amore"(cit.)
L'amore nelle sue forme più border line è il leit motiv dei tre racconti che compongono la raccolta Le nonne (dal titolo del primo dei tre). Sono storie dolorose per motivi diversi, come assolutamente diverse sono le situazioni narrate.
Il limite del lecito e dell'eticamente corretto dove sta quando ci si innamora? Si può scegliere chi amare? Queste sono le domande suscitate dal primo racconto.
Il secondo racconta dell'amore di una madre, talmente immenso da essere disposto a privarsi del suo oggetto per garantirgli una vita migliore. Rispetto alla prima storia, dove le madri sembrano pensare innanzitutto al proprio piacere, qui invece la madre mette la figlia al primo posto. Molto forte anche jl tema razziale e quello del merito: quale merito abbiamo, se non quello del fato, per essere nati in una famiglia bianca e benestante anziché nera e indigente?
Il terzo racconto è quello più toccante e profondo. La storia narra il dramma della guerra che devasta il corpo e la mente anche fuori dal campo di combattimento qui l'amore è appunto l'antidoto all'orrore della guerra ma si trasforma in ossessione morbosa. La mente deve appigliarsi al sogno per poter fuggire ad una realtà di morte e dolore. Ma quando poi dal sogno non si riesce ad uscire e non si riesce più ad apprezzare ciò che si ha, siamo sicuri che non diventi una allucinazione, un incubo?
Ho amato moltissimo questi racconti della Lessing che ho scoperto solo ora come scrittrice. Recupererò anche altro di suo
Ho iniziato questo libro mentre attendevo in classe il suono della campanella e i ragazzi della seconda. Avevo molte aspettative che sono andate deluse; del premio nobel della Letteratura 2007 credevo di poter leggere qualcosa di più sociale, una denuncia vibrante della condizione femminile... invece... ho trovato i tre racconti della raccolta abbastanza scialbi, donne apatiche, schiave di una vita che non vogliono, che compiono scelte coraggiose per incoscienza e che poi se ne pentono. Mancano i padri in queste pagine, in una climax ascendente troviamo figure maschili che se ne vanno (per morte o per altre strade), che non volevano essere padri o a cui non viene riconosciuto tale diritto (sostituiti da un padre surrogato). Sarà che la mia esperienza di vita è stata diversa, ma quell’assenza vibra di vuoto in maniera troppo decisa. Comunque le darò un’altra possibilità... al momento non mi ha molto compita ‘Ficcò nello zaino la sua roba e i suoi preziosi libri di poesia. Sapeva che, se non avesse avuto la poesia e i libri negli ultimi mesi - no, anni, ormai - sarebbe finito in manicomio’
Ho apprezzato il modo di scrivere della Lessing. Probabilmente non è stato, per me, il libro giusto da cui iniziare.. Si tratta di tre racconti lunghi. Il primo, "Le nonne",da cui è tratto il film "Two mother" di Anne Fontaine, l' ho trovato incalzante, a tratti frettoloso ma comunque piacevole. Il secondo molto più descrittivo e al terzo non sono riuscita ad appassionarmi, racconto lento, per raccontare una storia d'amore come tante..
Non sono una grande amante dei racconti e questa raccolta non mi ha coinvolto per niente. All'inizio, il primo racconto, sembrava quasi interessante ma era come se gli mancasse un'anima, un coinvolgimento di qualunque tipo dell'autore nella vicenda. E lo stesso ho riscontrato nel resto del volume, come a voler raccontare qualcosa come per denunciarne l'esistenza, stando però ben attenti a non lasciarsi coinvolgere.
Ho letto soltanto il primo racconto e l'ho trovato inverosimile e strano. Le due protagoniste, legate tra loro da una profonda amicizia, diventano allo stesso tempo l'una l'amante del figlio dell'altra.
Piacevole lettura suddivisa in tre racconti sulle diverse dimostrazione di amore. Scritto in modo semplice e lineare, l'autrice descrive i personaggi soprattutto dal punto di vista dei loro sentimenti, delle sensazioni provate, delle loro aspettative.
I tre racconti di questo volume sono sicuramente una piacevole scoperta. Scritti con uno stile semplice e immediato che contrasta con l'asprezza del contenuto, sono tre storie di vite difficili, singolari, addirittura borderline come il racconto che dà il titolo al libro. Ma in ogni storia gli occhi dei protagonisti ci svelano piccole e grandi verità della vita, come l'essere umano possa adattarsi ad ogni situazione e andare avanti nonostante il finale non sia quello delle favole.
Ho visto il film tratto dal primo dei tre racconti che sono contenuti in questo libro e che dà il titolo all’opera. Siccome mi era piaciuto e la tematica della differenza d’età mi è sempre interessata, l’ho voluto leggere. Il film segue quasi di pari passo il romanzo e non è stato cambiato granchè. Il problema è che la prosa di Doris è piuttosto articolata e rende bellissime le frasi, ma anche un tantino pompose. Terminato il racconto, inizio il seguente, ma un po’ a causa del suo stile e un po’ per la trama (la ragazzina di colore affidata alla zia morente) mi rassegno e lo chiudo.
tre racconti e ognuno è un microcosmo a sé. tre racconti in cui la lessing rimane sapientemente sul confine che separa l'inquietudine dalla morbosità, il fisiologico dal patologico; nettamente migliori i primi due, che hanno protagoniste donne. (ho visto il film che hanno tratto da "le nonne" e il paragone con il racconto è davvero impietoso)
I tre racconti non sono tutti sullo stesso livello, a mio parere. Il primo è intrigante e ben costruito, il secondo lento, il terzo....ho saltato alcune pagine. Ma il libro mi è piaciuto, perché comunque Doris Lessing non può scendere sotto un certo livello, nonostante lei