Lo sapevo che - dopo due casi fortunatissimi, due romanzi che ho amato molto, Nostra Signora della solitudine e Il giardino di Amelia - la mia storia d'amore con i libri di Marcela Serrano non poteva durare, e infatti, per quanto non abbia impiegato molto a leggerlo, questo libro mi ha fatto fare fatica. La storia è anche interessante, parla di donne rivoluzionarie in Cile e in Messico, donne che coinvolgono la protagonista, Camila, suo malgrado, nelle loro scelte di vita. La prima è la stessa madre di Camila - Dolores, che lei chiama per nome - che è stata in carcere per essersi opposta al regime di Pinochet. La seconda è Reina de Barcelona, la vera coprotagonista del romanzo, un'uruguayana che prima si è trasferita in Cile per non perdersi il governo della Unidad Popular - rimanendo poi bloccata nel paese dopo il colpo di stato di Pinochet, tanto che Reina conosce Dolores in carcere, dove si sente come una sua figlia adottiva - e poi si trasferisce in Messico, dove, all'inizio del romanzo subisce un attentato; viene cioè investita di proposito da qualcuno che la vuole uccidere per il suo coinvolgimento con gli zapatisti.
E, durante tutto il periodo del coma di Reina - il periodo in cui si svolge il libro - Camila ripensa a come è cominciata la loro amicizia, stringe legami con i più cari amici di Reina in Messico, diventa quasi quella sorella che Reina avrebbe desiderato essere per lei quando ha conosciuto Dolores. Si comporta anche in maniera azzardata, lei - che vive negli Stati Uniti ma che si sente, giustamente americana quanto gli statunitensi, che invece la chiamano Hispanic (non accetto che questo aggettivo se lo attribuiscano soltanto gli americani del Nord! L’America è sia quella di sopra sia quella di sotto, Nord e Sud sono entrambi americani allo stesso livello) - approdata in Messico per fare un reportage sulla situazione politica, non da giornalista ma da semplice osservatrice comune.
Però... però seguire le elucubrazioni di Camila non è facile; ogni tanto me la perdevo perché tornava indietro nel tempo, anche perché la sua mente è piuttosto ottenebrata dal dolore per aver perso un bambino piccolissimo, e quella del reportage era soltanto una scusa per cercare di farle elaborare il lutto in prossimità dell'anniversario della terribile perdita. La sua relazione con Reina non è chiarissima, anche perché si riduce solo ai ricordi di Camila, dal momento che Reina entra in scena che è già una massa informe sulla strada. Anche la relazione di Camila con sua madre e con suo marito Gustavo è limitata ai pensieri di Camila durante quei giorni di coma di Reina, per cui al lettore, finito il libro, rimangono grandi punti interrogativi.