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Senza tregua: La guerra dei GAP

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"Chi furono i gappisti? Potremmo dire che furono 'commandos'. Ma questo termine non è esatto. Essi furono qualcosa di più e di diverso da semplici 'commandos'. Furono gruppi di patrioti che non diedero mai 'tregua' al nemico: lo colpirono sempre, in ogni circostanza, di giorno e di notte, nelle strade delle città e nel cuore dei suoi fortilizi". Così Giovanni Pesce apre la sua rievocazione della lotta urbana contro il regime nazi-fascista. Diventato ormai un classico della memorialistica partigiana, nonché uno dei rari documenti sul ruolo svolto dai Gruppi di Azione Patriottica (i GAP) nella Resistenza, "Senza tregua" (pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nel 1967) si presenta oggi come insostituibile antidoto contro quella perdita della memoria storica che si profila come uno dei guasti della coscienza civile contemporanea. Il volume, che ha gli scatti e il ritmo della scrittura narrativa, restituisce i dettagli più drammatici della guerriglia urbana, il fitto calendario delle azioni isolate, la tensione degli agguati, la lotta contro il nemico armato e, al contempo, quella contro spie, delatori, reggicoda del franante regime fascista. Uno stile scarno, senza retorica; un racconto senza compiacimenti. Per una riflessione sulla violenza e sulla Storia. Per una Storia liberata dalla violenza.

307 pages, Paperback

First published January 1, 1995

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Giovanni Pesce

11 books2 followers

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Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
April 30, 2020
Per emozionarsi non serve neanche aprire il libro ed iniziare a leggerlo. Basta guardare la foto di copertina: è il 14 Luglio 1945, è il giorno del loro matrimonio. La semplicità degli abiti conferma quel che già sappiamo, che la povertà era ancora tanta. Ma gli occhi e i sorrisi, gli sguardi hanno un qualcosa che ti si va a scaricare giù per la spina dorsale come una saetta; quelle espressioni sono la conferma più concreta che c'è qualcosa che in quel momento si era concretizzato e che non tornerà mai più, non si ripeterà mai più.

Questo mi fa sentire ancor più scandalizzata e orripilata quando sento qualcuno fare l'incauto paragone tra la liberazione dal nazifascismo e la tanto agognata "liberazione" dal malefico virus.
Allora la gente era affamata, e non solo di libertà e di giustizia, ma anche affamata di cibo: paragonare quello che hanno vissuto loro in quell'epoca con quello che stiamo vivendo noi adesso, agli arresti domiciliari, è pur vero, ma siamo tutti intenti in panificazioni domestiche, abbiamo in casa tutti quei quintali di lievito scomparsi improvvisamente dagli scaffali del supermercato e tonnellate di farina bianca e profumata, andare al termine del "lockdown" saremo tutti ingrassati di due chili almeno… no, io proprio questo paragone non lo posso reggere.
Ho messo mano all'immagine del lievito e della farina perché, contemporaneamente alla lettura di Senza tregua di Giovanni Pesce, ho risfogliato con grande piacere anche Il pane bianco, il libro-intervista della moglie, la quale ribadisce spesso (ben più del marito) come all'epoca si patisse la fame.
"Si cominciò a lavorare subito per tornare alla normalità. Il primo segno tangibile dei nostri sforzi fu il ritorno del pane bianco sulle nostre tavole."


Le due opere sono complementari. Non perfettamente speculari, si scoprirà che i dettagli citati dall'uno sono omessi dall'altra e viceversa; alcuni nomi sono diversi e alcuni episodi vengono proposti in modo differente. Ma anche se non combaciano alla perfezione, i due racconti si sostengono armoniosamente l'un l'altro nel restituire le atmosfere, al di là del singolo nome di una persona o di una via.

Una lotta Senza tregua è l'espressione che Pesce utilizza più volte nel suo racconto per ribadire la differenza tra il tipo di attività dei partigiani sulle montagne e quello dei GAP in città. Giù in città il clima di terrore messo in atto dai nazifascisti è tanto più opprimente e invasivo che l'unica soluzione è quella di rispondere al terrore con altro terrore, ogni singolo giorno, ogni minuto. E quando si parla di "rispondere al terrore con altro terrore", qui lo si intende nel senso più terribile del termine, quindi si astengano pure dalla lettura i fautori del "ma però".

"Qui tutto è diverso. Qui non ci sono né fronte, né retrovie da cui possano giungere rinforzi. In Spagna si poteva anche ripiegare, attendere un momento migliore, se l'attacco falliva. Qui, anche se l'azione ha successo, non ci può essere tregua; bisogna predisporre insieme attacco e ritirata, mettersi in salvo per essere vivi domani, per ricominciare. E continuare così, affinché possano tornare, chissà quando, i giorni di lavoro, i giorni di studio, i giorni delle passeggiate."

Il racconto si suddivide in capitoli che a loro volta si dividono in porzioni variabili per dimensione, per tono di voce e anche per voce narrante (a volte in prima o a volte in terza persona). La struttura tutta insieme lascia chiaramente intendere come si tratti della trascrizione, neanche tanto rimaneggiata, di un diario dell'epoca: gli scambi dalla prima alla terza persona e alcune frasi (rare, a dire il vero) vagamente zoppicanti, tutti questi apparenti difetti sono ben lungi dal togliere valore all'opera, sono anzi elementi che contribuiscono decisamente a far sentire quanto la testimonianza sia diretta, forte, sentita. Il racconto della Resistenza (dall'Agosto '43 all'Aprile '45) si interseca e viene messo a diretto confronto con quello della guerra in Spagna, vengono messi in rilievo i punti in comune e le divergenze tra le due diverse esperienze di Pesce.

Il racconto-intervista della moglie, per quanto più stringato, comprende in un abbraccio quello del marito perché arriva a raccontare anche del dopo-guerra e ad offrire un punto di vista che si porta fino ai giorni nostri. E quello che viene da lei solo accennato in maniera approssimativa, viene invece da lui approfondito e quasi sviscerato: l'ansia e la paura prima di un'azione, il senso di solitudine nel muoversi tra la folla della grande città, il sentirsi abbandonati dal partito allorquando i rari contatti consistono in poche parole smozzicate, il pensare e rimuginare sui perché delle proprie terribili azioni, e l'estrema lucidità di saper considerare quelle azioni, ogni giorno, un giorno dopo l'altro, come estremi rimedi, senza prenderci il gusto per non diventare schifosi come quei nemici che si stanno combattendo.
Una lettura che scuote le viscere, non sono sicura che tutti siano in grado di capirla, non sono sicura di quanti abbiano la volontà di capirla, non sono sicura neanche io di aver capito tutto. O forse si tratta solo di ammettere che c'è una parte di comprensione che si può arrivare a "sentire" nel senso di "percepire", ma che poi non si può rispiegare a parole.

Chiudo con un altro passaggio tratto dal libro di Onorina, mi pare adeguato e doveroso:
"Ricordo che un pomeriggio di qualche anno fa, all'Anpi di via Mascagni, stavamo bevendo un bicchiere di vino circondati da alcuni giovani compagni ed amici quando, d'un tratto, un signore tutto sorridente s'è avvicinato e gli ha chiesto, con fare festoso: "Allora Giovanni, dicci, quanti ne hai fatti fuori di fascisti?" Tutti si sono zittiti. Pesce ha risposto seccato "Non ho 'fatto fuori' nessuno. Ho combattuto perché la guerra finisse." Sì, mi sembra che abbia risposto proprio così."
Profile Image for Laura Amicone.
109 reviews9 followers
February 25, 2023
“Tocca ai giovani continuare sulla strada maestra, ai giovani continuare la Resistenza.”, con queste parole ben si riassume il sentimento che il lettore prova al termine di questa lettura.
Il resoconto preciso e dettagliato della vita di un uomo che ha dapprima combattuto in Spagna con le brigate internazionali, poi è stato arrestato e deportato a Ventotene è da ultimo ha prestato il suo coraggio alla battaglia dei partigiani.
La vita di un eroe che non dimentica i compagni di battaglia e tutti gli uomini che hanno sorretto, aiutato, sfamato, informato e nascosto i partigiani.
Impedire, dunque, che tutto ciò sia dimenticato o vano e vivere ogni giorno la nostra vita con i fazzoletti rossi sulle spalle.
Più che consigliato 🪐📚
Profile Image for Ilmatte.
365 reviews19 followers
March 19, 2014

un libro che mi ha appassionato lo riconosco da come è conciato quando ho finito di leggerlo. se ci sono macchie d'umido, angoli piagati, macchie di té, segni di denti, significa che non l'ho mollato un momento. mi ha appassionato, coinvolto, commosso. non ricordo un altro libro su cui abbia pianto (a parte i ragazzi della via pal, ma avevo undici anni). invece questa è storia vera di una persona vera, raccontata in prima persona da chi ha combattutto e contribuito a liberare questo paese, scritta senza velleità di farne un racconto o un diario con una forma di scrittura colta. solo il suo modo ormai desueto di usare l'italiano, che rende ancora più sensibile il segno dei tempi. nel 1943 pesce aveva venticinque anni. no, non ha senso pensare alle differenze con un venticinquenne di oggi. ma se oggi un venticinquenne può permettersi di non avere niente contro cui lottare, lo deve a persone così.

http://www.youtube.com/watch?v=Mh565C...
http://www.youtube.com/watch?v=H5qrnc...
http://www.youtube.com/watch?v=zAQcFo...
http://www.youtube.com/watch?v=k-U4ku...

Profile Image for Dario Çorkan Landi.
69 reviews5 followers
February 10, 2019
Questo libro mi ha data la stessa sensazione che ricevetti, a suo tempo, dal "Diario" di Anna Frank: quella di un testo approcciato come documento storico che si rivela invece anche una grande racconto (nessuno mi toglie dalla testa che con Anna abbiamo perso anche una potenziale grande scrittrice).
Pesce, che, certo, ha avuto il vantaggio di potersi sedere comodamente a scrivere a guerra finita, trasforma la sua guerra clandestina in una narrazione piena di tensione, con svolte drammatiche e attimi di tensione degni di un thriller. Il tutto senza mai perdere coscienza di sè e di quello che è stato: la solitudine totale del GAP, i dilemmi morali, i dubbi, le passioni, sono tutti lì, ben presenti.
50 reviews2 followers
August 7, 2023
Su queste memorie così vive ed impressionanti, l'ombra di recenti studi storiografici che ne minano l'attendibilità in alcuni episodi chiave, come quello di Dante di Nanni. Che di diaristica in senso stretto non si potesse parlare era del resto abbastanza evidente dalla particolareggiata narrazione di episodi ai quali l'autore non poteva aver assistito direttamente. Comunque un testo importante che, al netto dei singoli episodi, restituisce la durezza e le motivazioni della guerra partigiana.
Profile Image for Ludo-Van.
72 reviews
July 10, 2019
Quando si pensa alla resistenza la fantasia va subito in montagna, tra i boschi. Queste memorie parlano invece della resistenza in citta', dell'arditismo dei gappisti nel combattere la guerriglia dietro le linee nemiche, costantemente circondati.
Ok, si vede che l'autore non e' uno scrittore di professione, ma chi se ne importa, questo libro fomenta come pochi!
Consigliatissimo
24 reviews1 follower
September 26, 2022
Una narrazione incalzante, coinvolgente, a tratti travolgente di un tempo in cui ai fascisti si sparava, senza tregua. Oggi come ieri, il filo va ripreso dalle parole con cui Giovanni pesce, sceglieva di chiudere il suo romanzo: viva i partigiani - di ogni tempo.
1 review
September 7, 2017
Un'eccezionale documento storico, sicuramente un po' romanzato ma scritto da chi ha vissuto la Resistenza in prima persona,
Profile Image for Terra.
1,235 reviews12 followers
January 12, 2025
punto gli agguati, le esecuzioni, gli atti di terrorismo di cui racconta pesce mi hanno messo i brividi, semplicemente. eppure non è che non sapessi nulla di ciò che era successo: solo non avevo mai letto una cronaca così, di prima mano. ci ho pensato parecchio, mi sono data dell'ipocrita - eppure non riuscivo a digerire serenamente tanta violenza. andando avanti nella lettura, mi sono resa conto che le azioni dei gap rendevano possibili gli scioperi nelle fabbriche, incoraggiavano la gente a ribellarsi, erano necessarie perché dall'altra parte c'era qualcosa di talmente odioso che senza violenza non sarebbe stato possibile scardinarlo. l'ultima pagina sul 25 aprile conferma tutto e mi ha commossa. nel racconto tanti episodi testimoniano che le azioni erano ben mirate e i patrioti, così li chiama pesce, erano attenti a non coinvolgere innocenti, per quanto possibile. e la passione di tanti ragazzi, l'isolamento che visone e quelli come lui patiscono, il coraggio di tutti - leggendo l'ammirazione cresceva. una cosa è inorridire astrattamente di fronte alla violenza, una cosa è contestualizzare, anche se non mi è stato facile.
Profile Image for alozzup.
99 reviews2 followers
February 24, 2020
Un libro assolutamente imprescindibile per conoscere una parte fondamentale della storia dell'Italia contemporanea. Giovanni Pesce ripercorre le vicende dei GAP - Gruppi di Azione Patriottica, impegnati nelle città a compiere atti di sabotaggio e rispondere alle rappresaglie e aggressioni nazifasciste. Una storia sulla Resistenza italiana che, soprattutto ultimamente, si tende a dimenticare. Raccontata alternando le azioni nel nord Italian con ricordi della guerra di Spagna, il racconto di Giovanni Pesce dà voce e dignità a quei ragazzi, tanti, troppi, che hanno perso la vita giovanissimi per un'Italia libera e democratica.
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