Una band musicale, i Despero, e il chitarrista Kabra, che è anche il peggior chitarrista del mondo. Ma in una sola sera, una sera di giugno, Kabra compone la sua prima vera canzone, arrivata quasi dal nulla, e si innamora disperatamente della bella e spigolosa Sarah. Che si innamora a sua volta di Zanna, il bellissimo e carismatico bassista dei Despero, nonché migliore amico di Kabra. La vita del chitarrista è cambiata improvvisamente: è l'inizio di una vicenda che si dipana per dodici anni, dal 1988 al 2000, anni di rock scalcinato e amore platonico, con i Despero a calcare palchi improbabili e ad azzuffarsi con la band rivale degli Zeronero, e il tenero Kabra a scrivere lettere mai spedite per Sarah, eterna amica che a un certo punto entrerà anche a far parte dei Despero. E poi, dieci anni dopo, l'imprevisto: una ballata melensa composta da Kabra quasi per scherzo diventerà il grande successo del gruppo, trascinando il chitarrista a una notorietà inattesa e non del tutto desiderata, e portando a un delirio di onnipotenza il tormentato Zanna. Il gruppo si spacca, Sarah finisce per diventare la bassista degli odiati Zeronero, Kabra e Zanna vivono nella band da separati in casa. Tutti gli elementi, il rapporto tra Kabra e Zanna, il destino dei Despero, l'amore per Sarah, le lettere non spedite, finiranno per convergere in un ultimo, catastrofico tour in Irlanda...
Divertente, amaro, leggero, con un finale non da film americano. Un romanzo ben strutturato, un percorso di crescita verso la conquista del successo che non coincide per forza con la fama.
Un cantante sfigato, ma simpatico. Una band sgangherata che azzecca un singolo che non c'entra niente. Una storia generazionale orchestrata benissimo da Morozzi, che mi era già piaciuto nell'ottimo COLUI CHE GLI DEI VOGLIONO DISTRUGGERE (un po' meno in RADIOMORTE, occasione mancata). Mi sono divertito. Voto: 9/10.
Se penso alla musica rock, la prima persona che mi viene in mente è mio marito. Ancor prima di gruppi famosi o testi di canzoni. Perché ha una passione reale, la musica, in particolare il rock. La prima canzone che ha fatto ascoltare alla bimba nella pancia è dei Clash. Per fortuna che consigliano della classica:) E sta con me che di musica ne capisco ben poco, anche se la colpa non è mia; quando stavano distribuendo il senso del ritmo alla nascita mi hanno saltato a piè pari. Ma mi hanno dato il senso delle parole, per cui a me una canzone piace se mi piacciono le parole. Probabilmente ci compensiamo. Comunque questa sua passione mi ha portato a conoscere una marea di gruppi, ovviamente la maggior parte sono non famosi...come i Despero.
E ovunque io guardi trovo che chi scrive i testi e la musica proprio sereno, figuriamoci felice, non è...diciamo che c’è una mancanza di equilibrio nel loro essere. E trovo che Kabra sia un po’ così....anche se questo libro parla dell’amore di Kabra per Sarah e la musica e le vicende del gruppo sono solo di sottofondo. Sottofondo che mi sarebbe piaciuto fosse stato raccontato un po’ più approfonditamente, perché mi sarebbe interessato di più sapere come ogni partecipante al gruppo abbia vissuto i cambiamenti, sapere cosa è successo a Zanna da bambino, se il Lore è migliorato fisicamente con gli anni...
Insomma un po’ meno Kabra-Sarah e un po’ più Despero.
‘Dio mio, penso rimettendo i boxer, forse è questo l’amore. Non riuscire a farsi una sega pensando a lei’
‘…quando ancora una canzone alla radio ci cambiava la vita e credevamo che tutti i sogni si potessero realizzare’
‘Ciao Sarah, questa è l’ultima delle lettere non spedite. Dodici anni a scrivere a se stessi sono dodici anni di troppo’
Storia semplice, scorrevole e leggera. Ecco, forse un po’ troppo leggera: la band di ragazzi che si forma, cresce, cambia, lotta con le band rivali e sullo sfondo gli amori, le liti, le riconciliazioni. Se penso a Blackout, dico che Morozzi mi aveva abituato a ben altre emozioni!
A ogni romanzo amo sempre più Morozzi e il suo modo di scrivere, i suoi racconti fulminati e i suoi personaggi solo in apparenza al limite del reale, sinceri e autentici, in verità, come solo la vita strampalata di tutti noi sa essere.
Un libro veloce, carico di musica e di disperazione, il cui perno è un amore non corrisposto. Kabra dedica dodici anni di canzoni a Sarah, che lo vede come l’amico perfetto ma non lo prende nemmeno in considerazione come potenziale fidanzato. E sullo sfondo ci sono tutta la rabbia di crescere, tutte le delusioni e le amicizie che iniziano e finiscono e soprattutto la musica, come mezzo espressivo, come qualcosa in cui identificarsi, come segno distintivo. La scrittura di Morozzi è a tratti ironica e a tratti intrisa di sofferenza, e testimonia i drammi interiori che tutti abbiamo vissuto almeno una volta. Eppure al romanzo manca qualcosa, non nel finale, che è perfetto per le vicende raccontate, non melenso né nichilista, lascia una porta socchiusa su quello che succederà dopo, un barlume di speranza, ma la storia si dilunga forse un po’ troppo scadendo nella ripetitività. O forse non c’è altro modo di raccontare un’ossessione.
Serata estiva, reduce da giornate in cui non mi andava di leggere nemmeno le etichette dei detersivi. E cosa si fa in questi momenti di torpore letterario? Io scelgo Morozzi. Ed infatti è bastato questo libro, 200 pagine lette tutte d'un fiato in poche ore: è la solita carambola di personaggi strani dai soprannomi improbabili, situazioni assurde, uscite fuori dal mondo, per un romanzo comunque coeso e coerente, nella sua apparente banalità e "stupidità" (mille virgolette) è ben scritto, scorre via che è una meraviglia ed è solido, solidissimo. Morozzi è proprio bravo, ma bravo tanto.
Un libro che parte un po' confuso, come un copia/incolla di appunti sparsi e poco collegati l'uno all'altro, poi inizia a prendere la sua strada e diventa come un diario di viaggio. Bellissime le ultime quaranta pagine. Morozzi ha la straordinaria capacità di tenerti incollato alle pagine: mai un calo di ritmo, mai una pausa, la storia si sviluppa pagina dopo pagina senza mai lasciarti il tempo di chiudere il libro per riprenderlo più tardi.
Stile asciutto e conciso che permette di superare indenni e senza troppi scossoni anche certe ingenuità dell'intreccio narrativo. Davvero notevole la caratterizzazione dei personaggi, anche di quelli più marginali. Inebriante la scena di "Like a rolling stone" cantata di notte sul Karlov Most di Praga. Mi ha fatto venire voglia di leggere "L'amore ai tempi del colera".
Un libro che ha la pretesa di essere generazionale ma alla fine risulta solo pieno di cliché letti e riletti in altri romanzi su rock band giovanili, persino alcune scene descritte sono banali, scontate e sanno di già letto, un libro godibile solo per la leggerezza.
Aunque sea un poco más complaciente que Nick Hornby, me ha encantado su mezcla de nostalgia ochentera/noventera con el rollo pagafantas del prota. Una manera ideal de pasar un dominguito de piscina.
Una storia d'amore, di strade e di rock. La scritta in copertina lo descrive perfettamente, lo consiglio per gli amanti del genere alla "Jack Fruciante è uscito dal gruppo".