Librarian Note: There is more than one author in the GoodReads database with this name.
Alan Bennett is an English author and Tony Award-winning playwright. Bennett's first stage play, Forty Years On, was produced in 1968. Many television, stage and radio plays followed, along with screenplays, short stories, novellas, a large body of non-fictional prose and broadcasting, and many appearances as an actor. Bennett's lugubrious yet expressive voice (which still bears a slight Leeds accent) and the sharp humour and evident humanity of his writing have made his readings of his own work (especially his autobiographical writing) very popular. His readings of the Winnie the Pooh stories are also widely enjoyed.
Breve confessione di chi porta in sé un ritardo nella scoperta della vita. Non si può non notare il tocco ironico della scrittura piacevolissima di Bennett. Molto gradevole.
RECENSIONE A CURA DI SLANIF Onestamente, non capisco perché questo libro sia chiamato “il coming out di Alan Bennett”, quando qui si parla di tutto tranne che di coming out. Mi spiego: in pochissime pagine (appena una cinquantina) l’autore ci racconta la sua storia, citando i momenti salienti della sua vita che l’hanno portato a capire chi è, ma non solo per quanto riguarda la sua omosessualità. Si parla di vari argomenti, di vari contesti. Alcuni, lo ammetto, a mio gusto del tutto superflui. Continua sul nostro blog!
Un memoir dal forte sapore autobiografico che suona quasi come una confessione sotto voce e spezzata, interrotta. Un coming out a tappe, il disvelamento di un amore che con Wilde non osa dire il proprio nome. Alan Bennett ripercorre gli anni scolastici (e si sente l'eco del suo celeberrimo History Boys, anche se si dovrebbe dire il contrario rigor di logica), intrisi di inconsapevole desiderio, per poi saltare a episodi più avanti nell'età adulta, con altre confessioni velate e disquisizioni varie, come quella sull'attributo di "timidezza", spesso usato per sviare, derubricare e confessare l'omosessualità. Peccato per la dimensione ristretta del testo, alla conclusione sembra mozzo, un'interruzione improvvisa, che lascia anche privi di direzione gli episodi succitati, messi insieme quasi a caso, senza alcun consapevole disegno.
Un libricino di 57 pagine appena.. Ma molto bello.
Bennett ripercorre con un'onestà disarmante e toccante la sua prima adolescenza e la scoperta della sua omosessualità. La parte in cui parla della "timidezza" è semplicemente stupenda.
Che uno possa desiderare l'altro, questo lo capisco benissimo. Ma che il sentimento possa essere ricambiato, e perfino concretizzato, mi è del tutto inconcepibile. Come può il desiderio di una persona incrociare il desiderio di un'altra? Per lunghe che siano le rette, non si incroceranno mai; gli esseri umani sono paralleli, mai convergenti -distinti, separati, ciascuno è cinto di mura e fossato, e così via all'infinito.
Piccino Ma intenso. Mi sono ritrovato molto nelle parole di Bennett. Forse iniziare da questo libro non è stata la scelta migliore visti i continui riferimenti ai suoi altri lavori, ma sono sicuro che lo rileggerò dopo aver conosciuto altri testi.
Mi è piaciuto, sì, è uno spaccato piuttosto interessante sull'omosessualità e il modo in cui l'autore vive, ma secondo me non ha nulla di speciale o di più rispetto ad altri libri a tematica LGBTQ.
⭐4.01 Una lettura molto diretta, più una chiacchierata su occasioni perse e l'esplorazione di sé con le turbolenze dell'adolescenza e le sue insicurezze trascinate negli anni. Credo che il suo significato sia che per quanto ci si voglia omologare, seguire il flusso la diversità non sta scritta nel corpo bensì nell'approcciarsi alla vita con i suoi alti e bassi, come affronti i problemi e ti rialzi e di quanto fossero difficile l'accettazione dell'omosessualità in un'Inghilterra di inizio anni 50'. Credo sia stata una buona lettura, forse avrei voluto un discorso più introspettivo e legato molto più all'esperienze dell'autore ma va bene anche così. Il messaggio passa ugualmente, e credo sia una buona lettura con cui iniziare ad approcciarsi a Bennett.
Se riesco a trasformare il cielo in parole, a metterlo su carta, allora sarò libero dall’inquietudine che mi suscita
Quando il coming out va a braccetto con la leggerezza. Dedicato agli omofobi, ed in special modo a quelli che "Io non sono omofobo, ma...". Ma, appunto. -------------------- "Ritardatario cronico, passati i cinquanta anni credevo che sarei rimasto senza legami e invece, per mia grande fortuna ho trovato un compagno che adesso divide con me la sua vita, pur essendo molto più giovane. Non posso certo vantarmi di condurre una vita normale, o, sogno dei miei genitori, una vita come quella degli altri. Ma noi ci accontentiamo".
Un piccolo scritto autobiografico, in cui Bennet racconta il suo coming out, che non è un momento ma un lungo percorso. Il disagio provato nell’adolescenza, il sentirsi in ritardo rispetto agli altri, la timidezza sono raccontati con onestà. Bennet ha un’ironia pungente che cela anche una certa malinconia. L’autore cita anche stralci delle proprie opere, che ora sono ancor più curiosa di leggere. Consigliatissimo a chi ama Bennet o a chi cerca una prospettiva autobiografica sull’omosessualità.
Un'approfondimento sulla vita dell'autore e il suo orientamento sessuale
Io l'ho adorato e il libro + breve mai letto , mi suscita sempre molta empatia,ilarità con le sue allusioni e metafore (definire la masturbazione una pratica di falegnameria hahah GENIALE)
Molti spunti su altri autori suoi amici e riferimenti ad altre sue opere
I found a whole new Bennett in this tiny melancholic book. I’d never read any proper autobiographical work of his and it was very interesting to finally do so. I couldn’t help but feel like I wanted to shake him out of his insecurities and barriers, but ultimately it’s a tender story of acceptance and growth.
"A spronarmi, comunque - in questo come in altri campi -, è sempre il desiderio di essere «normale», o almeno uguale agli altri. Eppure (e una parte di me ne va fiera), nonostante tutte le tribolazioni che comporta, non essere normali significa essere stati prescelti... ma per che cosa, a parte una perpetua frustrazione e infelicità, davvero non saprei dire."
— il profilo di ogni collo, sono in grado di cogliere un accenno di pomo d’Adamo prima del suo proprietario, e registro tristemente non solo le ragguardevoli ascelle di Hollis ma anche la striscia di peletti che comincia ad arrampicarglisi verso l’ombelico.
This book has been sitting on my 'currently reading' shelf for so long that if it had a library card, it'd be overdue. Not Bennett's fault, of course—this is just the first time I couldn’t make it to the finish line with one of his brilliant works. Til next time, Alan!
Mi ha colpita la riflessione sull'importanza che molte persone hanno avuto, senza saperlo, nella nostra vita; persone con cui abbiamo scambiato quattro parole ma che hanno occupato enorme spazio nei nostri pensieri. Non capisco il senso di pubblicare solo questa parte e non tutte le Untold Stories
50 pagine 50 di lievi e strazianti ricordi autobiografici di un adulto che rammenta la propria adolescenza, la propria diversit� rispetto ai suoi coetanei, le prime discriminazioni per il suo essere gay.
Che l'adolescenza sia uno dei periodi più tormentati della vita di ognuno di noi è cosa nota. Ma se si è "timidi", sensibili e omosessuali il tormento può divenire insostenibile fino a sfociare nel suicidio. Per fortuna ciò non è accaduto a Bennett: lui ha avuto la scrittura...Una grante fortuna anche per noi che ora possiamo godere del suo talento