Un memoir dal forte sapore autobiografico che suona quasi come una confessione sotto voce e spezzata, interrotta. Un coming out a tappe, il disvelamento di un amore che con Wilde non osa dire il proprio nome. Alan Bennett ripercorre gli anni scolastici (e si sente l'eco del suo celeberrimo History Boys, anche se si dovrebbe dire il contrario rigor di logica), intrisi di inconsapevole desiderio, per poi saltare a episodi più avanti nell'età adulta, con altre confessioni velate e disquisizioni varie, come quella sull'attributo di "timidezza", spesso usato per sviare, derubricare e confessare l'omosessualità.
Peccato per la dimensione ristretta del testo, alla conclusione sembra mozzo, un'interruzione improvvisa, che lascia anche privi di direzione gli episodi succitati, messi insieme quasi a caso, senza alcun consapevole disegno.