Racconti della guerra civile, Racconti del parentado e del paese, Racconti del dopoguerra, Racconti fantastici: è in base a quest’ordine voluto dallo stesso Fenoglio che vengono qui raccolti tutti i suoi racconti. Oltre alle storie partigiane il cui nucleo tematico fu inaugurato dai Ventitre giorni della città di Alba, la parte piú cospicua del volume è costituita dai racconti «langhigiani», che tra vari progetti occuparono lo scrittore piemontese prima e dopo Il partigiano Johnny. Dietro ad essi sta l’enorme lavoro di Fenoglio, dagli anni Cinquanta fino ai suoi ultimi giorni: i personaggi e le vicende raccontati con un linguaggio vero e preciso penetrano il «mistero» della spietatezza dei rapporti umani e riportano a un paesaggio esistenziale che, attingendo a una memoria parentale o collettiva, rivela stralci di vita di una provincia per sempre perduta. In appendice il Diario e un breve testo velatamente autobiografico.
Beppe Fenoglio (born Giuseppe Fenoglio) was an Italian writer. His work was published in a critical edition after his death, but controversy remains about his book Johnny the Partisan, often considered his best work, which was published posthumously and incomplete in 1968. The works of Fenoglio have two main themes: the rural world of the Langhe and the partisan war; equally, the writer has two styles: the chronicle and the epos. His first work was in the neorealist style: La paga del sabato (this was published posthumously too in 1969). The novel was turned down by Elio Vittorini who advised Fenoglio to carve out stories and then incorporate them into the The twenty-three days of the city of Alba (1952). These stories were a chronicle of the Italian Partisans or of rural life. One of such works was La malora (1954), a long story in the style of Giovanni Verga.
Perché lui muore e io vivo? E’ stata una gran bella lettura. Ci sono i racconti di guerra, i racconti delle Langhe e i racconti fantastici. Quelli di guerra sono emozionanti per l’umanità che contengono e riflettono il maremoto interiore del ragazzo Beppe sulle colline, fra ragazzi di quindici e vecchi di trent’anni. La testa del ragazzo risuona di domande – smetterà di piovere? – c’è qualcosa da mangiare? – vedrò la fine della guerra? -perché lui è così feroce e spietato? - che c’è dietro la curva? - perché l’ammazzano se prima gli sorridevano? - perché sono capitato qui? – e soprattutto -- perché lui muore e io vivo? - Il risultato non è per niente apologetico: è un distillato di onestà intellettuale ed è per questo che mi piace. Leggendo si sente la polvere di quando è secco e si corre a bocca aperta e d’inverno la pioggia gelata nella maglia e il fango nelle scarpe. Fenoglio, come Primo Levi, ebbe grosse difficoltà editoriali, nonostante l’eccellenza della sua letteratura. Probabilmente per l’eccesso di sincerità e la mancanza di allineamento a sinistra; inoltre si riteneva che la gente dopo aver seppellito i morti avesse voglia di pensare ad altro. Dovrei dunque andare a vedere cosa si pubblicava nel dopoguerra. Comunque, quello che non viene metabolizzato fa male sia al corpo che alla mente e allora si passa ai racconti del dopoguerra. I racconti delle Langhe sono più amari, facciamoci coraggio. Perché dopo la guerra si pensa d’aver toccato il fondo e non è così. Dopo, non si riesce a tornare a una vita normale, perché si è presa la piega del sangue alla testa, dell’ozio necessario per smaltire il picco di adrenalina, perché prima nella migliore delle ipotesi si seguiva il leader naturale (sennò neanche quello) e ora si dovrebbe entrare in ditta quando suona la sirena. Fra i racconti delle Langhe quelli che mi piacciono di più riflettono l’esistenza in sé stessa della gente nei borghi in collina: Alba in confronto sembra una metropoli dove andare a occhieggiare il sabato sera le ragazze coi vestiti a fiori sotto il ginocchio, i bar spaziosi con gli specchi con cornici dorate, un po' inclinati, come si usava. Sono bellissimi, dovrei passarli in rassegna tutti e si travalica lo spazio di un commento. La gente in campagna invecchia presto, in particolare le donne, spesso succubi del marito. Ma Fenoglio le descrive con grazia e nonostante le parole di sufficienza dei loro uomini mi sembra che anche loro le considerino con dissimulato rispetto, dove andrebbero a finire senza di loro. Le donne pilotano con precauzione gli uomini di famiglia per indurli a non dissipare in alcol e sigarette o al tavolo da gioco quello che guadagnano di giorno: in questo è esemplare “Ma il mio amore è Paco”, storia veridica dell’amato zio di Fenoglio. Perché in questi racconti F riversa storie di famiglia, battute fulminanti raccolte in piazza, racconti di paese, una raccolta che sarebbe importante anche in sé stessa come documento delle Langhe anni 30-50. In questi racconti non ho assaporato tartufo o barolo, ma manciate di terra umida e prato. Non ha un cattivo sapore, magari insolito, mi piacciono le foglie. Mi hanno ricordato i paesini sui monti in Toscana e un filmino in un castagneto in cui mia suocera, giovane, faceva un cappellino a mio marito con piccole frasche di castagno. Fenoglio racconta vari episodi di violenza, stragi domestiche, teneri suicidi, immaginate che risonanza avevano nei paesini in cima alle colline e fa dire a un medico di campagna che la gente di quei posti le malattie le aveva tutte nella testa (non tutte, c’era anche la tubercolosi). Infine ci sono i racconti fantastici. Mi sono piaciuti meno: però secondo me li hanno letti con attenzione Michele Mari (altro che Dickens) e Luther Blissett prima di scrivere Q.
Ne "Il colibrì", Veronesi dichiara esplicitamente di aver basato la costruzione di un capitolo sul racconto di Fenoglio, "Il gorgo". Racconto brevissimo, appena tre pagine, dove un figlio intuisce che il padre vuole suicidarsi e cerca di impedirglielo. Racconto che Veronesi definisce il miglior racconto italiano, non so se sia un'iperbole o meno (per me, forse, sì), fatto sta che il racconto è semplicemente straordinario. Ci ho messo ormai un paio d'anni a decidermi a recuperare gli altri racconti di Fenoglio, e la cosa più sorprendente è che "Il gorgo", nella sua bellezza, non è un caso isolato: pur essendo un incubo filologico, fra testi monchi, estratti, rivisti, il corpus narrativo dei racconti di Beppe Fenoglio è meraviglioso. La raccolta è divisa in tre sezioni principali, Racconti della guerra civile, Racconti del parentado e del paese, Racconti del dopoguerra, più una un po' più laterale, Racconti fantastici.
I RACCONTI DELLA GUERRA CIVILE Se dico Fenoglio, la prima cosa ovvia che viene in mente è "Il partigiano Johnny" e quelle liste obbligatorie scolastiche che avevano l'unico risultato di ammazzare qualsiasi interesse per la lettura e di appiattire qualunque autore avesse la sventura di finirci dentro. I racconti che Fenoglio dedica alla Guerra Civile, e in particolare alla vita partigiana nell'Italia della Seconda Guerra Mondiale, sono sì evidentemente autobiografici e con una connessione strettissima alle vicende accadute a Fenoglio partigiano o ai suoi compagni, ma non hanno alcun interesse a buttarsi nella retorica beatificante - che, immagino, nell'Italia degli anni '50 fosse particolarmente imperante riguardo quegli anni. I partigiani sono uomini, e in particolare uomini delle langhe. Non sono esenti, quindi, da tutte quelle caratteristiche umane come la piccolezza, la paura, la cattiveria, i piccoli soprusi e i tradimenti. Fenoglio non si fa problemi a scrivere frasi come "nei partigiani tutto si riduceva ad essere una questione di fregature". O, ancora più emblematico, sotto questo punto di vista è il racconto "Il trucco" dove per fucilare un repubblicano, tre partigiani si gabbano fra di loro, come se fosse un gioco. O, meno cupo, ma comunque indicativo, il racconto che la prima cosa che fanno i partigiani dopo aver preso la città di Alba in "I ventitre giorni della città di Alba" è quella di andare in massa ai bordelli. Ma questo non deve far dubitare della posizione partigiana di Fenoglio. Tutt'altro. E' anzi soltanto così che si può dare dignità e realtà a quello che pare un periodo altrimenti fatto di plastica. Tornano spesso agguati e scambi di prigionieri, su cui domina il sangue e un senso di fatalismo terrorizzato. Grazie a una lingua viva, vicino al parlato, Fenoglio riesce a creare racconti vividi. Riesce, cioè, a restituirci l'esperienza della guerra civile. Con tutta la sua violenza e piccolezza, come ogni guerra. Sono due, secondo me, i racconti che ci permettono di stabilire le coordinate della posizione letteraria di Fenoglio riguardo la Guerra Civile. Uno è l'esplicita dichiarazione di poetica contenuta nel racconto "War can't be put into a book", quando un inglese chiede a un partigiano cosa sta scrivendo nei suoi appunti (lampante matrice autobiografica qua): "- E... sarà una cosa puramente documentaria, o qualcosa che varrà... decisamente sul piano artistico? - Spero... sul piano artistico, - rispose con quel suo tono di non-speranza - Come documentario, non varrebbe nemmeno la pena che me li portassi dietro.-" Il secondo racconto, dalla fortissima carica ideologica, è "Novembre sulla collina di Treiso" e racconta di un partigiano che alle paure della madre e del padre riguardo la sua sorte contrappone la consapevolezza che è la lotta partigiana è l'unica risposta possibile al fascismo. I miei racconti preferiti della sezione (nonostante veramente leggeteli tutti) sono: - "Il trucco", che è quello sui partigiani che si gabbano a vicenda per poter sparare a un fascista - "Nella valle di San Benedetto", dove un partigiano si nasconde in una tomba per fuggire ai rastrellamenti, e unisce il tradimento ad alcuni espedienti di narrativa horror - "Golia", racconto assurdo, dove un paese partigiano sembra quasi adottare un prigioniero nazista
RACCONTI DEL PARENTADO E DEL PAESE Ambientati più o meno prima della Seconda Guerra Mondiale, questi racconti si basano molto su una struttura aneddotica, come sul sentito dire. Per esempio, ci sta il racconto sentito dal marito di una parente, alcuni ricordi di infanzia e così via. Ovviamente, immagino siano poco più che appigli narrativi, che infatti a un certo punto decadono proprio. L'idea, comunque, è quella di restituire un universo di personaggi per ricreare il tipico paese delle Langhe. E proprio come per la partigianeria, anche qua Fenoglio rifugge qualsiasi idealizzazione. Per dire: due temi ricorrono abbastanza: il gorgo come sinonimo di suicidio e la sparatoria di massa. Le Langhe di Fenoglio sono posti in cui, in tutta onestà, non vorrei che ci vivesse manco il mio peggior nemico. Eppure, in ogni racconto c'è un'umanità profondissima, che non si esprime mai a parole, e che sembra filtrare attraverso le parole, quasi inavvertitamente. Siccome, come si diceva, molti dei racconti qua raccolti non erano conclusi o in stati più o meno avanzati, è interessante come riemergano passaggi che, in successive revisioni, sarebbero stati cassati e che qua, invece, tornano uguali. In particolare, due paragrafi tornano in due racconti ciascuno, e, secondo me, riescono a rendere bene l'idea del paese di Fenoglio. Il primo è tratto da "La novella dell'apprendista esattore", e che torna in "Ferragosto". Il primo è il racconto di un uomo che si asserraglia dentro casa dopo aver sparato a un esattore (tema, questo del tizio che spara e si asserraglia dentro casa contro la polizia che era già stato raccontato in "Il giorno di fuoco" - con un incipit ipnotico). Il secondo, "Ferragosto", è il racconto di un uomo che torna nelle Langhe insieme alla ragazza conosciuta a Torino, che faceva la prostituta, e che il fratello si rifiuta di accettare. Il passaggio che, quasi identico, torna in entrambi i racconti è quello dedicato alla descrizione della casa, dello sparatore nel primo, del fratello nel secondo: "Era bassa e sbilenca come se si fosse ricevuta sul tetto una tremenda manata e non si fosse mai più rassestata: grigia del medesimo grigio delle rocche del vallone, con finestrelle slabbrate e quasi tutte accecate da assiti infradiciti per l'intemperie, con un ballatoio di legno anch'esso corrotto e rattoppato con latte da petrolio: il portichetto era mezzo diroccato e le macerie ammucchiate intorno al tronco d'un fico selvatico; l'unico sorriso lo faceva, quella casa, dalla parte dei tetti rimessa a nuovo, ma faceva senso, come un garofano infilato nei capelli di una vecchia megera". Una descrizione profondamente espressionista e al limite della casa degli orrori. Entrambe le case sono sineddoche delle Langhe tutte, dei loro orrori, della loro chiusura e ignoranza. E quindi violenza. Emblematico, sotto questo punto di vista, è il finale di "Un giorno di fuoco", quando al termine dell'assedio, il tizio anziché consegnarsi si uccide, la zia di Fenoglio commenta così l'atteggiamento del marito (che, come tutto il paese, era unicamente preoccupato che l'uomo si sparasse e non si facesse arrestare, parteggiando per lui): "E chiederò al Signore che ci perdoni tutti e ci illumini, perché tutto il male che capita su queste langhe la causa è la forte ignoranza che abbiamo". L'alto paragrafo che torna quasi uguale, invece, racconta della morte della figlia di un esattore/usuraio, quasi per consunzione. Torna in "L'esattore" - che è una specie di Buddenbrook concentrato - e in "L'affare dell'anima", dove un vecchio usuraio tira le somme della propria vita. Qua l'impressione è che sia una specie di castigo, di conseguenza, per uno dei peccati che sembra corrodere maggiormente le langhe: l'avidità. Molti dei personaggi sono caratterizzati, infatti, da un'avidità egoistica, cattiva. Da cui non può nascere assolutamente nulla, figurarsi una figlia. I miei racconti preferiti della sezione (nonostante veramente leggeteli tutti) sono: - "Un giorno di fuoco", il tipo che si asserraglia dopo aver "dato parola alla doppietta", raccontato tutto attraverso il punto di vista di un ragazzino che vede lo zio smaniare per andare ad assistere - "Ma il mio amore è Paco", un uomo perde tutto al gioco, con uno dei finali migliori. Non della raccolta, eh, proprio in generale - "Il gorgo", ovviamente - "Il mortorio Boeri", ambientato durante la prima guerra mondiale, una donna riceve la notizia che il soldato che l'ha violentata prima di andare in guerra è morto. Uno di quei racconti che sfidano abbastanza le aspettative di chi legge.
I RACCONTI DEL DOPOGUERRA La sezione di racconti più varia, qua Fenoglio racconta, sempre in modo per niente scontato, le difficoltà dei reduci, soprattutto partigiani ("Ettore va al lavoro", "L'odore della morte", "Ciao, old Lion"), ma anche storie ambientate semplicemente nell'Italia del dopoguerra, da portata ancora più universale, come la morte ne "La grande pioggia" o un matrimonio riparatore in "Nove Lune". Sono racconti pieni di malinconia, dove i personaggi sono spesso degli sconfitti, incapaci di adattarsi alla nuova realtà, come la vita lavorativa per Ettore, o il rimanere ancorato al passato partigiano di Nick ("Mi chiamava old lion con convinzione. Eppure se n'è accorto, sicurissimamente che sono un fallimento"). Sotto questo punto di vista, sicuramente, il più forte e intimo è "La grande pioggia", ultimo racconto di Fenoglio, scritto quando stava già molto male, che racconta di un uomo che va a trovare un amico in ospedale. Sotto una fortissima pioggia che sembra divorare tutta la città, rimangono soli, in silenzio, perché "lui e il professore erano il tipo di amici che possono stare insieme in indeterminato silenzio per ore intere".
I RACCONTI FANTASTICI Qua molto brevemente, da una parte Fenoglio sembra ritornare sugli stessi temi che hanno caratterizzato la sua intera produzione - la lotta partigiana, la difficoltà della vita -, ma sotto un punto di vista narrativo differente, magari parlando di marinai o di soldati di ventura. Particolarmente interessante, è il confronto lessicale fra questi racconti e quelli delle sezioni precedenti, che fa emergere l'enorme lavoro fatto da Fenoglio sulla lingua. Qua i racconti utilizzano un lessico letterario, classico. Nei racconti precedenti, invece, proprio per riuscire a rendere reale l'esperienza di cui parla, Fenoglio usa una lingua che è al contempo lingua parlata e lingua letteraria, orale e scritta, con utilizzo di dialetto senza alcuna soluzione di continuità rispetto l'italiano. E lo fa in un modo che ce ne rendiamo conto soltanto quando smette di farlo e passa alla lingua dei libri d'avventura a lui tanto cari. Come quando ci rendiamo conto del frinire dei grilli unicamente quando smettono.
Qué gran escritor. Qué pena que falleciera tan joven y que eso nos haya privado de más obras como las que recoge este volumen. Los cuentos aquí recopilados están agrupados en bloques temáticos: cuentos de la guerra civil, cuentos de la posguerra, cuentos de la parentela y el pueblo y cuentos fantásticos. Además se incluye un esbozo de diario de 1954 y un relato autobiográfico sobre cómo conoció a su mujer. Aunque todos son muy buenos, mis favoritos son los primeros, los cuentos de la guerra civil, que logran transmitir a la perfección un mundo que conoció bien, el de los partisanos. Lo presenta aquí con gran sinceridad y ausencia de romanticismos y mitificaciones, con el tedio de las esperas y las guardias, con el miedo, la desesperación, el valor y la cobardía, el compañerismo y la traición. La tragedia de unos combatientes casi niños, que veían a los "veteranos" de treintaytantos como a unos ancianos. Muchos de ellos no sobrevivieron; los que lo hicieron, como Fenoglio, llevaron para siempre grabadas a fuego imágenes como las que estos cuentos nos muestran.
Enormemente recomendable. Gran iniciativa de Sajalín al publicar, por primera vez en español, estos cuentos de un autor prácticamente desconocido en el mundo de habla hispana.
Oltre a “Tutti i romanzi”, Einaudi pubblica anche il volume contenente tutti racconti di Beppe Fenoglio. Le storie sono raggruppate in quattro sezioni tematiche che rispettano abbastanza fedelmente la suddivisione ideata dall’autore per una raccolta completa delle proprie opere brevi (il progetto non si realizzò per questioni di diritti d’autore – detenuti da due diversi editori – e per la sua morte prematura); la principale variazione è costituita dalla sostituzione di La Malora, considerato per tradizione un romanzo breve e stampato a sé stante, con il gruppo dei “Racconti fantastici” e una breve “Appendice”.
Le prime tre parti, dedicate agli aspetti tipici della narrativa di Fenoglio, riuniscono molti racconti provenienti da romanzi all’epoca abbandonati o rimasti incompiuti (parti o capitoli da “La paga del sabato”, “L’imboscata”, “I penultimi”); altri derivano dalla rielaborazione di episodi presenti negli “Appunti partigiani”. In queste sezioni si trovano anche tutti i dodici racconti che formano la raccolta “I ventitré giorni della città di Alba”, libro d’esordio di Fenoglio. Allo stesso modo del volume che contiene tutti i romanzi, anche questo “Tutti i racconti” vede la ripetizione di vicende e situazioni già presenti nelle opere più famose dello scrittore.
La quarta parte ospita invece quattro racconti molto diversi dai precedenti: storie di fantasia ambientate in epoche passate (dal Quattrocento all’Ottocento), in cui a tratti risuona l’eco delle pagine avventurose di Poe, Melville, Stevenson.
Il volume è curato da Luca Bufano, cui si devono la bella introduzione (“Le scelte di Fenoglio”) e le “Note ai testi” poste a conclusione del libro, che consistono in una ricca raccolta di informazioni e aneddoti.
* * *
Di seguito l’indice di “Tutti i racconti”, con i miei (*) Preferiti.
Racconti della guerra civile: I ventitré giorni della città di Alba (*) L’andata Il trucco Gli inizi del partigiano Raoul Vecchio Blister Un altro muro Nella valle di San Benedetto (*) Il padrone paga male Lo scambio dei prigionieri Golia (*) War can’t be put into a book La profezia di Pablo L’ora della messa grande La prigionia di Sceriffo Qualcosa ci hai perso Novembre sulla collina di Treiso L’erba brilla al sole
Racconti del parentado e del paese: Un giorno di fuoco (*) La sposa bambina (*) Ma il mio amore è Paco (*) Superino Pioggia e la sposa La novella dell’apprendista esattore Quell’antica ragazza L’acqua verde L’addio (*) Il gorgo L’esattore (*) Ferragosto Il paese (I. - III. - XI.) Il signor Podestà L’affare dell’anima L’affare Abrigo Capra Dopo pioggia I discorsi sulle donne Nessuno mai lo saprà La licenza Il mortorio Boeri
Racconti del dopoguerra: Ettore va al lavoro (*) Nove lune L’odore della morte Un matrimonio Placido Taricco, il giovane progressista Ciao, old Lion Figlia, figlia mia La grande pioggia
Racconti fantastici: Una crociera agli antipodi Storia di Aloysius Butor Il letterato Franz Laszlo Melas La veridica storia della Grande Armada
I racconti, le storie brevi, coprono tutta la narrativa di Beppe Fenoglio. Meglio, abbracciano e comprendono tutta la sua esistenza. Scandiscono le fasi della vita dell’autore.
La raccolta pubblicata da Einaudi è divisa in: Racconti della guerra civile, Racconti del parentado e del paese, Racconti del dopoguerra, Racconti fantastici. L’editore torinese segue quasi pedissequamente le ultime volontà di Fenoglio. Due, le eccezioni: sono inclusi, ad esempio, i Racconti fantastici; che l’autore aveva espunto dalla raccolta, forse vedendo in essi un’appendice facilmente eliminabile che, pur rappresentando una parte del suo organismo letterario, poteva essere asportata senza ricorrere ad interventi drastici. L’altra eccezione è, invece, una eliminazione: non è presente, come avrebbe voluto lo scrittore, La Malora – considerata ormai un romanzo a sé stante. Questo per quanto concerne, potremmo dire, la membrana esterna del lavoro fenogliano.
Possiamo, ora, addentrarci nel nucleo vero e proprio delle composizioni brevi dello scrittore. Prima un appunto: membrana e nucleo non sono termini della biologia utilizzati a caso. I racconti di Fenoglio, infatti, sono un vero e proprio essere vivo e pulsante; un agglomerato di cellule che continuano a muoversi all’unisono e che, con la morte del proprio autore, ha acquisito un principio semovente che continua ad animare ogni riga di queste opere.
Ciò che accomuna i racconti è la volontà, da parte dell’autore, di creare un ambiente: partigiano, paesano, famigliare. La particolarità della produzione sta proprio nella sua capacità di portare il lettore a sentirsi parte integrante di ciò che viene narrato, di essere catapultato in una situazione che, per quanto distante, appare confidenziale, domestica. Fenoglio, anche quando la stesura delle sue storie brevi prevede una partenza in medias res, ha la necessità di presentarci i protagonisti degli eventi da lui narrati, di immergerci nell’atmosfera da lui descritta e da lui vissuta in modo che ne viviamo noi stessi. E questo vale per tutti i racconti – anche per quelli più lontani, fantastici e perciò estranei alla sfera famigliare delle langhe.
Ecco ciò che, ancora più che nei romanzi, risalta nella scrittura breve di Fenoglio: un senso di appartenenza, di vicinanza, di familiarità, di domesticità. Un attaccamento alle radici archetipiche dell’umano. Un accostamento costante ai temi più propri dell’animo umano. Fenoglio è un antropologo inconsapevole. O, meglio, è un antropologo che indaga se stesso e che, senza rendersene conto, continua a cercare il nero fondo della natura di ogni uomo.
Ed è così che i racconti di Fenoglio, per niente esercizi stilistici o tentativi mal riusciti di approdare ad una forma aulica e letteraria in senso ordinario, colpiscono chi li legge.
Un’ultima nota sui Racconti fantastici. Essi palesano il proprio debito nei confronti dei grandi scrittori amati da Fenoglio: Maupassant, Poe ed Hemingway su tutti. Ma palesano anche la capacità di questo scrittore, così poco ortodosso e così poco ricercato negli altri testi da lui scritti, di creare mondi ben confezionati e letterariamente ineccepibili.
Da non leggere tutto in una volta: sebbene si tratti di racconti scritti benissimo, alla lunga il ripetersi di situazioni, eventi e personaggi potrebbe stancare
Letto perché Beppe Fenoglio è fra i miei scrittori preferiti. Ovviamente mi è piaciuto molto ma al di là della qualità dei singoli racconti sono interessanti i contenuti extra soprattutto l'introduzione di Luca Bufano che aiuta davvero a capire l'autore e la sua produzione letteraria. Conclusa la lettura si ha voglia di rileggere Una questione privata.
Read because Beppe Fenoglio is among my favourite writers. Obviously I loved every single short story but in this edition the extras are very interesting too, in particular Luca Bufano's introduction is really helpful to understand the author and his work. When the book is over you want to reread A private affair.
Rileggerli, ogni tanto è doveroso e necessario. Per il ritmo della scrittura, per le storie, i personaggi e i luoghi. I ventitre giorni, vecchio Blister, Matè, Il padrone paga male, e poi i personaggi, Sceriffo e Gilera, Leo e Raul, i contadini e la durezza della guerra e della povertà, la repubblica e i fascisti, i patrioti che hanno divise improbabili e soprannomi memorabili. Si ripetono scene, anticipando situazioni che saranno dei romanzi. I racconti della guerra civile sono la prima parte, seguiti dai racconti del parentado e del contado, quelli del dopoguerra. Tra cui Un giorno di fuoco e Il mio amore è Paco.