La guerra civile spagnola e la dittatura franchista come un passato che ritorna sempre presente, anche se non è sempre chiaro quanto sia effettivamente lontano dai fatti narrati. Una Barcelona e una Spagna che stanno cambiando rapidamente, nella fisionomia o anche solo nella toponomastica, soprattutto a causa dell’incontro-scontro con lo straniero, e sotto quasi tutti gli aspetti in peggio, o almeno in maniera disordinata quanto irreversibile. Manuel Vázquez Montalbán ci porta per mano, o meglio ci strattona, tra le ramblas di questo cambiamento, fotografato in presa diretta, teatro delle indagini del detective Pepe Carvallho, sagace, malinconico, famelico e all’occorrenza spregiudicato, un po’ come la sua Barcellona. Tra i vari personaggi, ruotano intorno a Carvallho (o forse è lui che ruota intorno a loro?) tre imprescindibili satelliti: lo strampalato aiutante Biscuter, lo squattrinato lustrascarpe Bromuro e la misteriosa prostituta Charo. Montalbán si dimostra tra l’altro maestro delle sequenze dialogiche, con lunghe trafile di botta e risposta senza interferenze del narratore, sufficienti per se stesse, e grazie alla loro efficacia, a restituire al lettore intere scene anche determinati nello sviluppo delle tre storie. Al centro di queste un padre morto, una figlia scomparsa e un figlio ammazzato, rispettivamente legati nel rapporto genitoriale a un figlio padre di suo padre, una madre sui generis che vuole a tutti i costi riabbracciare sua figlia, e un padre padrone presenza ingombrante e deleteria per quel figlio che porta il suo stesso nome…
Uno stile seducente, che richiede giusto il tempo di poche battute per essere digerito, ma che poi tiene incollati fino all’ultima pagina.