Perché Maria Giuseppa, «una cosa liscia, senza fianchi e senza petto», è morta per Giacomo, giovane blasfemo? E che cosa nasconde il sogno di sangue di Rosalba, «fanciulletta di forse dodici forse tredici anni»? Misteri landolfiani, aberrazioni, sub- e surrealtà. E già affiorano, in questi racconti cui Landolfi affidò, nel 1937, il proprio esordio letterario, le ossessioni che ne costelleranno tutta l’opera. Opera unica fin dal suo sbocciare, se si pensa che il primo racconto letto dallo scrittore a un amico (e qui incluso) descrive «la straziante morte di un topo e il suo folle funerale». Con Landolfi siamo subito di fronte a testi giocati sul filo della realtà, che anzi hanno già valicato il crinale verso un mondo altro, dove l’autore palesa la sua lunare ironia, nonché l’inclinazione costante a esplorare la faccia velata e paradossale delle cose e dell’uomo. Non a caso Landolfi è discepolo dei grandi maestri dell’Ottocento: gli amatissimi Gogol’ e Dostoevskij, ma anche Edgar Allan Poe. E a quest’ultimo rimanda forse la tensione che percorre le pagine dei sette racconti qui riuniti.
Tommaso Landolfi was an Italian author, translator and literary critic. His numerous grotesque tales and novels, sometimes on the border of speculative fiction, science fiction and realism, place him in a unique and unorthodox position among Italian writers. He won a number of awards, including the prestigious Strega Prize.
'Maria Giuseppa' è la confessione di un giovane borghese che descrive il rapporto con la propria governante e il suo disprezzo che diviene, alla fine, una passione così bruciante che, letteralmente, porta alla malattia e alla morte della povera. Il narratore è inaffidabile: Landolfi, tra le righe, ci mostra che l'ha uccisa lui. Un esempio è la conclusione in cui il narratore, sentendosi colpevole, racconta di come spesso va al Camposanto e di come, ora, si senta solo con una governante che viene, fa le sue faccende e se ne va subito come se fosse intimorita. Interessante.
'In morte del re di Francia' è un racconto strano e, al contrario di quello che possa dire l'autore, non è noioso. La sua peculiarità sta nell'avviluppamento e nella dimensione fattuale che va a sovrastare completamente quella onirica e viceversa. Il tutto raccontato da un narratore non affidabile che porta avanti la narrazione in maniera frettolosa a volte scordandosi pure dei frammenti. Il risultato è un racconto interessante e, a modo suo, sui generis che ho visto simile solo alle narrazioni di Théophile Gautier.
'Dialogo dei massimi sistemi' è il racconto do come Y sia stato ingannato nell'imparare il Persiano e, ispirato da quella lingua, ha scritto delle poesie che, però, risulteranno essere di una lingua inventata. Fatto ciò il narratore e Y corrono da un critico per farsele accreditare convincendolo di come, in fin dei conti, ciò che conta dell'arte è la forma, il suono, non il contenuto. Questa notizia rende sgomento il protagonista e ammattisce Y che cerca di farsi pubblicare costantemente essendo l'unico capace di comprendere una lingua che è definita dal critico stesso artisticamente valida. È divertente il modo in cui Landolfi racconta il tutto e, da studente di Scienze Filosofiche fissato con l'estetica vedere il dibattito tra forma e contenuto preso in giro mi è piaciuto da morire. Consigliatissimo.
'Le mani' è un racconto breve che racconta di un uomo e la sua cagnolina che uccidono un tipo e del rimorso di Federico di quell'atto che gli darà alla testa. Pare, per ora, un leitmotiv di Landolfi queste azioni che, all'apparenza, sono normali che, però, un "qualcosa" che pare inusuale fa sì che ciò diano alla testa. Non è meraviglioso ma è scritto divinamente.
'La piccola apocalisse' è un racconto strano: da un lato viene tutto spersonalizzato, dall'altro tutto viene narrato con un sogno lineare ma, comunque, slegato dalla possibile sospensione di coscienza. Esperimento interessante, devo rileggerlo assolutamente per capirlo meglio.
'Settimana di sole' o 'Maria Giuseppa II' è uno di quei racconti che, dalle premesse, ti pare in un modo ma che, andando ad approfondire risulta tutt'altro. Infatti è un piccolo racconto diaristico dove racconta una vicenda simile ma delirante del racconto 'Maria Giuseppa' ossia il rapporto tra un proprietario di casa e la propria governante che si conclude con uno svenimento (che, però, nel primo caso, porta alla morte di Maria Giuseppa). E' come se il protagonista del primo racconto immaginasse una storia fantastica per coprirsi dell'onta di quell'accaduto. Qua Landolfi crea pure una suspense non indifferente.
'Night must fall' è l'ultimo "racconto". È virgolettato perché, più che un racconto, la narrazione si dirama intorno al modo in cui l'uomo vive insieme agli animali. Al centro sta l'assiuolo e il suo rapporto con la notte, la sua natura e, in esso, si vede anche il rapporto tra l'uomo e la sua di natura e, infine, quella della notte e la sua, ancora, di natura: quella di finire. Come chiusura è impeccabile, mostra proprio il Landolfi che ho adorato della 'Pietra lunare': filosofico, non banale, molto legato al dentro ed al come, meno al cosa.
In conclusione, 'Dialogo sui massimi sistemi' è una raccolta interessante di un primo Landolfi che, in totale onestà, ho apprezzato moltissimo. Continuerò a seguirlo e continuerò la sua bibliografia con, per quanto possibile, rigore cronologico. È, secondo me, una delle grandi penne del Novecento da recuperare.
La prima raccolta di racconti di Landolfi è una meravigliosa opera diversificata e che racchiude, in soli sette racconti - dei quali non ve ne è uno brutto, tutti i temi cari all'autore - il sesso, il gioco d'azzardo, l'amore, gli animali, la solitudine, la tristezza. Il risultato è un meraviglioso libro da divorare e sapientemente interpretare, le cui storie sono la chiave d'accesso al folle, simpatetico mondo landolfiano.
"La vita di ogni cosa di ogni odore di ogni gesto di ogni parola, infine d'ogni attimo del tempo, è eterna, è vero: ma essa, venuta chissà donde, tocca la vita dell'uomo un momento solo e rifugge via chissà dove, come una linea che non può toccare un cerchio in più d'un punto. Vano è, forse, cercare di seguirne il corso rigoroso ma oscuro (tutti gli uomini almeno, hanno in quest'impresa fiaccato il loro orgoglio); giacché essa perde irrimediabilmente il suo splendore e diviene sorda e cieca. Né corre mai alcuna relazione fra un istante del passato o del futuro e uno del presente: ciascun attimo, per gli uomini, è un mondo chiuso che vive la sua vita effimera e muore poi in pace. Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello..." (La piccola apocalisse, pp. 124, 125)
"Ciascun uomo si aspetta dalle sue parole (o dalla sua parola) un grande miracolo." (pp. 167, 168)
Ciascun uomo si aspetta dalle sue parole (o dalla sua parola) un grande miracolo.
Maria Giuseppa ⭐️⭐️⭐️⭐️ ½ La morte del re di Francia ⭐️⭐️⭐️⭐️ Dialogo dei massimi sistemi ⭐️⭐️⭐️⭐️ Mani ⭐️⭐️⭐️ ½ La piccola apocalisse ⭐️⭐️⭐️⭐️ Settimana di sole ⭐️⭐️⭐️⭐️ «Night must fall» ⭐️⭐️⭐️ ½
Barocchismo e digressioni autocompiaciute sono il filo rosso di questi brillanti racconti. A volte mostrano un po’ la corda, ma la meraviglia che certe pagine per ritmo e lessico riescono a creare allontana qualsiasi giudizio negativo. Ironia e immaginario onirico accompagnano i passaggi più affascinanti.
Ci sono piccoli libri che si fa davvero fatica a finire: questo, per me, è uno di quelli. Mi sono accostato a Landolfi speranzoso in una sorta di folgorazione, che però non c’è stata. Una lettura da cui non ho tratto costrutto né piacere, forse a causa dei miei limitati mezzi intellettuali. Spero andrà meglio con il prossimo.
Questo libro è per me fonte di grande rammarico: volevo tanto che mi piacesse, e ho anche apprezzato alcune parti, però non riesco proprio a entrare in comunicazione con l'autore e a capire cosa voglia comunicare. Non fa per me.
Grande intelligenza, ampia immaginazione, notevole controllo della lingua, una vena disturbante piacevolissima… Tuttavia avverto spesso una sorta di passo di lato (o indietro), come per segnare un distacco dall’opera, offrirla all’ammirazione del lettore.
Landolfiho jsem objevil asi před 10 lety. Bylo to jeho Racconto d'autunno přečtené bezprostředně po vlastní zkušenosti podzimní italské zamilovanosti, takže jsem text vnímal obvzlášť citlivě a jak příběh tak styl mi učarovali. Po povídkách jsem tedy sáhl automaticky v dychtivém očekávání opakování čtenářské rozkoše, bohužel jsem se zklamal. Jestliže o něm Carlo Bo napsal, že svede perem všechno, co si zamane, měl do jisté míry pravdu. Jenže řada zde vybraných povídek, jistěže chápu snahu představit průžez deseti knihami a 40 lety, jsou dandyovské literární onanie, okázalé předvádění formální zručnosti, manekýnské povídky autorsky zahleděné do sebe, což se umně maskuje jako sebeironie. Všechny ty povídky jsou dobré, ale když cítíte a víte, že autor může psát lépe, konečný dojem nese hořkou příchuť roztrpčení. Rád bych však upozornil na pár vynikajících povídek, které jsou ve sborníku obsaženy, jsou to Němá (La muta), Maria Josefa (Maria Giuseppa) a Listy z venkova (Lettere della provincia).
Forse il lettore non sa che cosa significhi colare. Forse ignora le precise condizioni in cui l’oscura forza che costringe una gocciola a cadere, se nulla la sorregge, esplica in tutta la sua cristallina chiarezza. Come sempre, una più vasta legge si esprime qui attraverso la legge particolare. Esiste un colar puro ed uno impuro: da un uomo nella sua posizione normale da nessuna parte potrà colare puramente qualcosa: una goccia di moccio che gli coli dal naso seguirà inevitabilmente una linea spezzata, dovrà cioè sdrucciolare su un piano obliquo prima di raggiungere la sua divina verticalità frecciale, diretta verso il cuore della terra. Un colare puro non potrà attuarsi in lui che dagli organi puramente periferici: qualcosa che si diparta dall’interno, dalla sua più profonda materia, non potrà mai gocciolarne puramente (perciò forse l’uomo non è soggetto, e per sua disgrazia, ai catartici lavacri mensili). L’unica è immaginare una disfusione di sangue dai polpastrelli delle sue dita aperte lungo le cosce. Speriamo dunque che un giorno lontano una raggiera di fili di sangue colanti dalle nostre dita ci irretisca le gambe: è questa la nostra speranza.