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Dead End Blues

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In una Parigi dagli umori cangianti, crepuscolare e indifferente, si dipana l'indagine del protagonista: un ispettore di polizia, scettico e puro, in lotta contro la corruzione che alberga nei gangli del potere. Il suo piano inclinato verso l'inferno comincia quando Calhoune, la donna che un tempo lo ha amato e che ora è arrivata ai vertici della polizia, decide di incastrarlo. Poco prima di essere sospeso dal commissariato, l'ispettore riceve la proposta di Franck, un vecchio amico e collega ormai corrotto: impadronirsi dei sei milioni di franchi che dovevano servire all'acquisto di una partita di droga. Potrebbe essere l'ultimo appiglio per non affondare, ma l'ispettore rifiuta. Franck decide di provarci da solo, e finisce brutalmente ucciso.
Immerso in una notte estenuata, l'ispettore assiste impassibile alla propria caduta e, mentre una rete fitta di rancori, odi e gelidi opportunismi va stringendosi intorno a lui, tenterà fino all'ultimo di spezzare il buio che sembra avvolgerlo, per far brillare una verità disperata.
Noir duro e metafisico, Dead End Blues è la ballata di un uomo senza nome, la cronaca estrema e lucida di uno che non ha più niente da perdere se non la voce: il timbro opaco, il ritmo irrimediabile di un blues metropolitano.

256 pages, Paperback

First published January 1, 1990

15 people want to read

About the author

Hugues Pagan

18 books8 followers
Hugues Pagan is an award-winning French detective writer and television writer. Βorn in 1947 in Orléansville, French Algeria (now Algeria). His father was a postman who also served in the Military reserve forces of France, and his mother was a school principal. He earned bachelor's degrees in sociology, psychology and philosophy, followed by a master's degree.

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Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Gibson.
690 reviews
July 27, 2021
Nobody knows you when you're down and out

Abbiamo tutti momenti sbagliati, chi più chi meno. Il mio dura da un pezzo, e di mollarmi non se ne parla.
Ho capito che assecondarlo mi annienta e combatterlo mi consuma. E allora galleggio, questo funziona.
Il rovescio della medaglia è che tutto scorre via senza lasciare traccia, resta solo la sensazione di fare qualcosa senza rendersene conto. Come se l'avesse fatta il mio vicino di casa, che tra l'altro non conosco.

Questo romanzo noir-poliziesco-e qualcosa di più è arrivato nel mio momento sbagliato, non nel suo.
Avete presente quando si osserva il paesaggio dal finestrino di un treno in corsa? Tutto é li davanti, fermo, eppure fugge via dagli occhi in un attimo senza avere il tempo di far parte dei ricordi.

Più o meno è quello che è successo a me tra le pagine del romanzo, e non per colpa sua. It's not yuor fault.

Se è vero che il mio galleggiare disattento ha scentrato la trama fino ad arrancare qui e là come un ubriaco al vento o uno zombie senza meta, è altresì vero che a rimettermi in carreggiata, a non affondare, ci ha pensato l'atmosfera che ruota attorno al protagonista e alle cose, che con la sua luce decadente, rassegnata e cupa si è rivelata un faro nella nebbia a cui mi sono abbandonato senza speranze, tranne quella che non mi portasse verso un lieto fine.

Si dice che nei momenti bui sia meglio stare alla larga da situazioni buie. Con me ha funzionato il contrario.
In fondo abbiamo tutti un blues da piangere.
Profile Image for Gordie.
69 reviews11 followers
February 15, 2018
Diversamente da altre mie recensioni, vorrei iniziare l'analisi di questo romanzo noir francese partendo dalla frase conclusiva del libro e non dall'incipit.

"La morte e' come certe donne e qualche uomo, non vuole quelli che la amano troppo."

E gia` questo la dice lunga sull'atmosfera cupa, dura e malinconica che si respirera` per tutto il romanzo, dalla prima all'ultima pagina.
Una storia di duri, di vicoli ciechi (dead end) e di corruzione in una Parigi che stenta a far emergere la propria bellezza il piu` delle volte contrapponendola all'animo umano piu` nero e contorto. Una storia noir accompagnata in sottofondo dal blues piu` malinconico e senza speranza. Una storia che il lettore piu` sensibile vivra` trattenendo il respiro, cercando di non farsi coinvolgere, chiudendo piu` volte le pagine per potersi scrollare di dosso quella patina di disperazione che sembra non dar scampo a nessun personaggio: dal poliziotto fallito, a quello piu` scaltro, dai trafficanti di droga alle sfere piu` alte del potere.

Il romanzo di Pagan, interessante autore francese e, tra l'altro, ex poliziotto, e` un noir che punta direttamente all'anima del lettore, che traccia a ritmo di blues la psicologia dei suoi personaggi e non lascia mai trasparire un barlume di speranza, un minimo di ironia se non la reciproca convivenza con la morte, sempre in agguato, ma sempre snobbata, quasi una comparsa, la componente naturale della vita di ognuno.
Nelle pagine di Dead End Blues il lettore non trovera` intriganti scene d'azione o dialoghi americaneggianti, scoprira' altresi' l'unico vero potere capace di agire nelle arterie di una metropoli come Parigi parimenti ad un cancro che piano piano ne corrompe ogni sua parte sino a far marcire e morire anche valori come onesta', coraggio, intraprendenza e a rendere vani sentimenti quali amore e speranza.
Al contrario di quest'ultima, l'amore si intravede e piu` volte viene scandito da vecchi 33 giri di blues eseguiti dal vivo, ascoltati per meta` perche` piu` dolorosi di una ferita d'arma da fuoco.

"L'unico potere, amico mio, l'unico vero potere e` quello di corrompere.
L'onesta` e` quello che si pretende dai poveri e dalla servitu`. Dai pezzi piccoli, non da quelli grossi."

Chi ha letto i romanzi di Derek Raymond del ciclo della factory, leggendo questo lavoro di Pagan respirera` le stesse ambientazioni cupe, maggiormente malinconiche in quest'ultimo: nonostante Londra e Parigi siano esteriormente cosi` diverse, il cuore, l'anima di queste due metropoli del vecchio continente sembrano battere all'unisono, affaticati nel sostenere marciume, ingiustizia e morte, alimentati soltanto da quel sottile (quasi inesistente) filo di speranza fornito da quegli ultimi, pochi uomini duri e incorruttibili che sembrano riuscire a fermare il tempo grazie al patto stretto tacitamente con la "vecchia signora in nero".

Come al solito non voglio addentrarmi nella trama o in un'analisi piu` tecnica, questo lo fanno gia` i critici di professione, la mia recensione vuole solo essere un buon consiglio di lettura e un'istigazione alla curiosita` del lettore appassionato.
Meridianozero ci ha ormai abituato a delle chicche gustose ed imperdibili e personalmente spero continuera` a farlo, grazie anche all'apporto dei lettori e al sostegno delle vendite.
Una nota a sfavore che mi sento questa volta di fare, sta nella quantita` pericolosamente alta di refusi lungo le 255 pagine del libro per un'elegante prima edizione a cominciare dal nome dell'autore (sara` Hugues o Hughes?).
Ovviamente si tratta perlopiu` di vocali scambiate o articoli doppi, ma durante una lettura cosi` coinvolgente il refuso innervosisce il lettore costringendolo a volte a una rilettura della frase e, nel caso del romanzo in questione, a farlo uscire di sintonia col blues di sottofondo.
La foto di copertina, invece, e` come al solito molto bella e rappresentativa.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews111 followers
January 27, 2014
C'� un poliziotto. Di mestiere antico. C'� un poliziotto. Di mestiere antico. Si � strofinato ben bene nelle strade della capitale. Ne ha assorbito tutto quello che poteva ma a velocit� minore di quanto la Citt� [nota macchina che si nutre di cittadini] ha tolto a lui. Twang twang. Consumato, Usurato. Stanco di pensieri e d'ossa. Era in servizio con un amico e con una donna. L'amava. Il verbo � per entrambi. Twang twang. La donna, femminilissima ma virilizzata fino ad aver conquistato un soprannome, abdica l'amore per la promozione sociale. Succede. Twang twang. Grave che in Polizia questa passi frequentemente per agapi politiche e frizioni collaterali. Succede. Twang twang. Coerentemente lo giudica un fallito. Succede. Twang twang. Perversamente invece non sopporta nemmeno l'idea di aver incrociato gambe e assorbito un fallito. E' gelosa pure del passato. Lo vuole cambiare e il passato lo si cambia solo distruggendo chi lo popola. Lui. Twang twang. Schema perfetto ma, per la nota eterogenesi dei fini, mentre lei vuol far leva sull'amico, questi per�, lungi dal rimanere rigidamente statico come una brava leva dev'essere, si fluidifica. Deve morire, lo sa e non ha pi� nulla da perdere. Twang twang. Il morto che cammina fa un'offerta che si potrebbe rifiutare. Ma chi sta per rotolare in un dirupo, se non trova una liana si aggrapperebbe pure a un cobra. E nel mentre un altra donna... Twaaang. La trama � nella scheda del libro. Colonna sonora: Muddy Waters - Mojo working collection. Howling Wolf - Chess collection E dopo tutti questi complimenti solo tres �toiles? C'e qualche strizzata d'occhio di troppo e un goresplatter in pi�. PS: i cd citati come colonne sonore libresche sono tutti acquistati.
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