La Ballata nacque nell'anno della straordinaria simbiosi poetica di Coleridge con Wordsworth. Con questo capolavoro del Romanticismo il viaggio per mare diviene la ricerca estrema del Senso, l'avventura capace di restituire pienezza alla vita dell'uomo. Nei due anni successivi Coleridge scrisse le sue migliori poesie: la Ballata, Kubla Khan, Christabel. Kubla Khan in particolare palesa le immense potenzialità dell'immaginazione, suprema facoltà intellettiva e visionaria e il grande esito artistico che ne fece Coleridge. La traduzione con testo a fronte, è del poeta e pittore Alessandro Ceni; l'introduzione è di Ettore Canepa.
Samuel Taylor Coleridge (1772-1834) was an English poet, critic, and philosopher who was, along with his friend William Wordsworth, one of the founders of the Romantic Movement in England and one of the Lake Poets. He is probably best known for his poems The Rime of the Ancient Mariner and Kubla Khan, as well as his major prose work Biographia Literaria.
Al liceo ero rimasta incantata da questa opera e così anni anni dopo ho deciso di rileggerla. Coleridge è semplicemente magico ed riuscito a colpirmi con la stessa intensità di quando ero una adolescente. Cosa non da poco, si sa negli anni si diventa più critici e disincantati. È un poeta in grado di evocare portentose immagini immortali. L'atmosfera onirica e soprannaturale mi ha davvero rapita. Non lasciatevi scoraggiare dall'epoca (1798) in cui è stata composta questa ballata o dalla sua forma è un'opera moderna, accessibile e godibilissima ad ogni età.
Non mi capita spesso ma a volte mi scontro con dei mostri sacri davanti ai quali mi sento spaventosamente in difetto perché so che deve esserci un motivo per cui sono tanto osannati ma io non riesco a capirlo. Probabilmente l'unica spiegazione é che non conosco il periodo storico/letterario e quindi non riesco a leggere il messaggio o forse che mi confermo una nemica della poesia dall'animo arido ma non mi ha detto nulla...
Un'opera affascinante, poco importa quante volte la si rilegga. Ouverture del Romanticismo e punta di diamante delle Lyrical Ballads, la vicenda del Vecchio Marinaio di Coleridge è passata attraverso l'Ottocento segnandone la letteratura in un modo che ha pochi eguali. Gli artisti successivi che la omaggiano o comunque ne tengono presente il tema sono molteplici, per citarne un paio direi Conrad e il Rimbaud de "Il battello ebbro" (e pure Hemingway in qualche modo l'ha avuta presente, secondo me). Il tema è quello, già vecchio e volendo dantesco, del viaggio: un viaggio in questo caso fisico, di una nave diretta nell'emisfero australe, ma che si tramuta ben presto in un viaggio ad alto connotato spirituale. Il vecchio marinaio, colpevole d'aver ucciso una creatura innocente (l'albatro, figura interpretata in senso cristologico), causa la morte dell'intero equipaggio della nave e l'arenamento della stessa in una zona di bonaccia. Ha inizio il calvario prima fisico - con gli stenti patiti - e poi spirituale dell'uomo: Vita e Morte, incarnate in due donne, gettano i dadi. Il caso decide per la vita del vecchio marinaio, che dovrà espiare la sua colpa continuando a vivere e narrando la sua storia così che gli altri possano imparare. Proprio il vecchio sembra un cadavere la cui vita risieda negli occhi magnetici, nell'anima, nello spirito. Forse è immortale, esattamente come la storia che racconta. Nel mezzo del calvario e della solitudine, coi cadaveri dei compagni morti a maledirlo, il vecchio riesce a capire il vero significato dell'amore, della preghiera e del perdono, e così riesce a garantire la salvezza per sé e per le anime dell'equipaggio. Ciò per cui la ballata è rimasta giustamente famosa - sottinteso, leggere in inglese per apprezzare appieno - è la forza delle immagini utilizzate da Coleridge. Leggendaria la già citata giocata a dadi di Vita e Morte, e lo scheletro di nave su cui viaggiano; leggendari pure i luminosi serpenti marini, e tutta la splendida schiera di creature che scorge nella notte dell'oceano; agghiacciante l'immagine dei cadaveri muti dei compagni che ancora gettano addosso al marinaio le loro maledizioni, e l'albatro morto appeso al collo del vecchio ad ali spalancate, come una croce e una colpa. Non avendo il testo sottomano avrò senz'altro saltato molte cose. Comunque: pietra miliare della letteratura inglese. NB. Il volume contiene anche il frammento "Kubla Khan", bel resoconto paesaggistico e incipit di - si dice - un sogno causato dall'oppio.
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Nell'era di gutenberg.org la ragione per cui ho preso in prestito quest'edizione è duplice: il piacere di rileggere l'originale e la curiosità di consultare la traduzione.
E sono rimasto deluso: sebbene Ceni sia poeta in proprio, e dovrebbe quindi essere lecito supporre una sua familiarità profonda quantomeno con la ligua d'arrivo, il risultato secondo me lascia a desiderare. Perde (inevitabilmente) la musicalità e il ritmo dell'originale senza conseguirne una propria, scadendo anzi a tratti nel 'traduttorese'. Forse sono io a non saperla abbastanza lunga & a non rendermi conto che il buon Ceni non poteva fare di meglio con gli strumenti a sua disposizione; forse il confronto con Coleridge è davvero troppo impari.
Quanto all'originale, mi ha entusiasmato ancora una volta; non tanto per la pur decantata prosodia, un po' scontata per quanto sorprendentemente efficace, ma piuttosto per la straordinaria vividezza con cui la vicenda viene narrata. Il testo trasmette suoni, voci, colori, ma anche sensazioni tattili e perfino olfattive. Molto interessanti anche gli inserti in prosa, che non conoscevo: è vero che interrompono il ritmo incalzante dei versi, ma per chi ha già letto il poema sono un piacevole commento inter-testuale. E citando Borges, non posso non notare che la prosa non è meno poetica dei versi...
Un'ottimo esempio di letteratura romantica. L'autore è riuscito a creare una storia avvincente con delle atmosfere degne dei migliori horror odierni, condita da una grande quantità di chiavi di lettura: "La Ballata del Vecchio Marinaio" può essere letta come una rappresentazione del peccato cristiano, del rapporto tra uomo e natura, o come una semplice storia tracica raccontata come se fosse una ballata medievale. Stessa cosa non si può dire di "Kubla Khan", una poesia che a mio avviso risulta fin troppo onirica e dal significato oscuro (oltre a risultare ovviamente incompleta).
The Rime of the Ancient Mariner is a masterwork that continues to resonate centuries after its creation. I rated it 5 stars because it’s not just a poem—it’s an immersive, haunting journey that captures the imagination from the first line to the last.
Coleridge's language is richly evocative, blending lyrical beauty with dark, gothic undertones. The imagery—like the spectral ship, the albatross, and the cursed sea—is unforgettable. Each stanza pulses with atmosphere, drawing the reader deeper into the Mariner’s psychological and spiritual torment.
What makes it truly powerful, though, is the depth of its themes. The story explores human fallibility, the consequences of reckless actions, and the long road to redemption. The Mariner’s transformation—from a man cursed by guilt to a wandering penitent sharing his tale—is both tragic and deeply moving.
Even with its archaic language, the emotional impact and moral message remain startlingly relevant. It’s a story that demands reflection, not just admiration, and that’s why it earns a full 5 stars from me.
I listened to the Audiobook from Audible read by Jason Rosette (New Classics Series)
This is not the first time I've listened to the Rime, but perhaps it's the first time I've listened to Kubla Khan which was much shorter than I expected ...
Rosette did a fine job although there were a couple of breaks with ... sound effects ... that were perhaps unnecessary. I think I saw some more things, the imagery and allusions were much clearer on this reading than a past one. I expect it to age well.
I still remember reading both these works in Dr. Glass' class at UT Martin. Recently, I was at Walmart and heard a kid saying over and over "Water, water everywhere, not a drop to drink" and remembered the poem. When I got home I looked everywhere for my old English book that had it to no avail. Thankfully, ebooks have come a long way in 10 years and I easily was able to pull out my Kindle Fire and find both these works. Certain lines just stuck with me and brought out all sorts of emotions from my first time reading, the most obvious being the completely wanton act when the mariner first shot the Albatross for no other reason than to kill it. I also vaguely recalled several things from a paper I wrote on the second poem Kubla Khan. I know this isn't a traditional review, but these works by Coleridge have truly stood the test of time since he wrote them and upon re-reading, still have the capacity to evoke emotion in such a way that we are spurred on yet again to better ourselves. I once again was grabbed by the mariner, needing to hear his story.
I've been reading and -reading this book ever since I was a teenager and my English Lit Professor introduced Coleridge's work to us. A pregnant story, about the innate malignity and stupidity of the human race- and our utter inability to understand and reciprocate the good we recieve. But it's also a story about redemption, about a lost soul, condemend to walk the Earth in an everlasting Limbo, only to teach his peers his mistakes.
Ritrovato tra i libri e riletto. Bell’edizione con testo italiano a fronte. Interessante notare quante libertà letterarie ci si prende pur di rendere in poesia o meglio secondo il traduttore. Racconto classico. Chissà perchè l’ho comprato visto che non è il mio genere di letture. Un classico, sempre un’nteressante lettura cmq.
Letto per studio e poi riesumato per cercare ispirazione poetica per una headline per un motoryacht
(edit 2018: ah, i bei tempi| direi oggi, quando, se facessi ancora la creativa e proponessi Coleridge-chi? probabilmente verrei sommersa di risate e invitata ad andare a compulsare l'opera omnia di Volo)
Ma, d'un tratto, si alzò sopra di me un vento, che non dava suono o movimento: non tirava sul mare né levava cresta od ombra. Mi scompigliava i capelli, mi toccava le guance come zefiro sui prati a primavera ; si confondeva inspiegabilmente con le mie paure eppure lo sentii mio benvenuto.
Capolavoro: una ballata che è un viaggio avventuroso latore di significati profondi, una autentica metamorfosi che passa per la colpa, solitudine, espiazione e maturazione.
Epic and moving. Romanticism has changed how I look at the world. And for the better. Coleridge writes with such ecstasy, as if to make Earth a fantasy novel.