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Sulla pelle viva

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"Sulla pelle viva" è un libro sul potere e sui mostri che può generare. L'arroganza di troppi poteri forti. L'assenza di controlli. La ricerca del profitto a tutti i costi. La complicità di tanti organi dello Stato. I silenzi della stampa. L'umiliazione dei semplici. La ricerca vana di una giustizia. Il crollo della fiducia in una repubblica dei giusti. C'è tutto questo nel racconto di Tina. E sta in questo la modernità bruciante del suo libro.

196 pages, Paperback

First published January 1, 1983

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About the author

Tina Merlin

7 books2 followers
Nata a Trichiana, era figlia di Cesare Merlin e di Rosa Dal Magro. La madre aveva avuto due figli dal precedente matrimonio con Benvenuto Tacca e, dopo essere rimasta vedova, si era risposata con Merlin nel 1910. Prima di Tina, l'ultimogenita, vennero alla luce Ida, Giuseppe Benvenuto, Remo, Antonio ("Toni") e Giuseppina. Antonio sarebbe diventato poi partigiano, organizzatore e comandante del battaglione "Manara", successivamente assorbito nella brigata partigiana autonoma "7º Alpini". Come lui, morto in combattimento, anche Tina fu coinvolta nella resistenza, partecipandovi dal luglio 1944 come staffetta.
Nel 1949 sposò il partigiano Aldo Sirena, tra i primi organizzatori del CLN Belluno, da cui ebbe il figlio Antonio. La sua carriera di giornalista cominciò con la pubblicazione di racconti nella Pagina della donna de l'Unità. Dal 1951 al 1982 fu corrispondente a Belluno, Milano, Vicenza e Venezia, sempre per lo stesso quotidiano. Nel 1957, sul Pioniere, furono pubblicati tre suoi racconti sulla resistenza: Storia di Alfredo, Quell'autunno del 1943 e La beffa di Baffo. Nel frattempo partecipava anche alla vita politica come consigliere provinciale del PCI (1964-1970). Nel 1965 fu tra i soci fondatori dell'Istituto Storico Bellunese della Resistenza, l'attuale ISBREC (Istituto Storico Bellunese della Resistenza e dell'Età Contemporanea). In seguito ha collaborato con altre riviste e ha pubblicato numerosi saggi, dedicati soprattutto al ruolo delle donne nella resistenza.
Viene ricordata, più che per la sua pur ricca produzione letteraria, per avere aiutato, con caparbietà e ostinazione, a mettere in luce la verità sulla costruzione della diga del Vajont. Dando voce alle denunce degli abitanti di Erto e Casso, riuscì a mostrare i pericoli che avrebbero corso i due paesi se la diga fosse stata effettivamente messa in funzione. Inascoltata dalle istituzioni, nel 1959 il conte Vittorio Cini, ultimo presidente della SADE, fece denunciare la giornalista dai carabinieri di Erto per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico" tramite i suoi articoli, ma lei fu processata e assolta il 30 novembre 1960 dal giudice Angelo Salvini del tribunale di Milano perché il fatto non costituiva reato.
In seguito al disastro del Vajont, verificatosi nella notte del 9 ottobre 1963, tentò di pubblicare un libro sulla vicenda, Sulla Pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont, che tuttavia trovò un editore solo nel 1983. In tribunale, all'epoca, vigevano delle gerarchie di tipo militare o militaresco, e inoltre la Merlin non era gradita in quanto corrispondente dell'Unità. Conobbe il giudice istruttore di Belluno, Mario Fabbri, e siccome entrambi avevano avuto lutti in famiglia a causa della guerra, pretese che come gli altri giornalisti de Il Gazzettino e de Il resto del Carlino, anche lei accedesse al tribunale per raccogliere le sue informazioni.
Ormai da circa dieci anni in pensione, morì dopo un anno di tumore il 22 dicembre 1991 a Belluno a 65 anni. Le sue esequie si tennero con rito civile il giorno successivo presso il cimitero cittadino.

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Displaying 1 - 30 of 48 reviews
Profile Image for Malacorda.
603 reviews289 followers
July 30, 2017
C'è dentro tutta l'Italia di oggi e, ho paura, anche quella di domani. E questo nonostante si parli di una vicenda accaduta quarant'anni fa. A dimostrazione del fatto che gli italiani hanno tanti vizi ma certo non quello della memoria.
Profile Image for Gauss74.
467 reviews94 followers
September 9, 2021
Correva l'anno 1998 ed un secchionesco, feroce lettore stava affrontando il corso universitario di geologia applicata all' Ingegneria, dal quale era stato affascinato. Lo chiamavano Gauss, dicevano che fosse un genio matematico...anche se la tragica vicenda della quale stiamo parlando di matematico aveva davvero molto poco. Vicenda che peraltro conosciamo tutti, il massacrio della popolazione di Longarone, travolta dalle acque del neocostruito bacino idroelettrico del Vajont, su cui era crollato il massiccio sovrastante del monte Toc.

E' una storia tutta italiana, e che per questo resta tristemente attuale come elemento di riflessione sull'oggi e su come le grandi opere sono gestite anche nel terzo millennio. Un miscuglio di inevitabili eventi di portata storica, corruzione, becero classismo, ma anche inesperienza scientifica, sovrapposizione di priorità politiche su quelle tecniche e mille altri fattori. La complessità è tale che è praticamente impossibile abbracciare la vicenda da tutti i punti di vista, e chi volesse essere anche solo in minima parte consapevole su come certi problemi vadano affrontati, dovrebbe conoscere assai più che il (bellissimo) spettacolo di marco Paolini, che ricalca proprio questo libro di Tina Merlin.

Siamo nel 1982, e la vicenda processuale legata al Vajont si era appena conclusa, con condanne ppoco più che simboliche per i principali responsabili, con l'amarezza delle popolazioni che si sono viste prima prese in giro da tanta clemenza poi abbandonate a se stesse dopo decenni di inutili promesse. L' attivista comunista e giornalista dell' Unità Tina Merlin, che degli anni della costruzione della diga aveva fatto una cronaca spietata e censoria affrontando con coraggio le minacce e gli affronti delle istituzioni e della SADE, sente il bisogno di tirare le somme. E lo fa riassumendo gli eventi, le corruzioni, i silenzi, le ipocrisie, le criminali priorità da una parte di un'azienda come la SADE che è disposta a rischiare la vita di migliaia di innocenti pur di passare la patata di un impianto marcio allo stato, dall'altra dello stato stesso che affamato di energia e di progresso non vuole lasciare un'arma politica spaventosa in mano alla sinistra, proprio nel cuore del triveneto.
E' sufficiente? Niente affatto, e lo si capisce proprio dalla conclusione, nella quale la giornalista di Trichiana non lamenta la mancanza di giustizia, o comunque non del tutto. Lamenta che non sia stata fatta la rivoluzione: e questo è un segno dei tempi, nei quali tutto era politico e tutto si ammantava di politica. Anche una tragedia frutto di incompetenza e corruzione viene vista nell'ottica di una strategia politica, non nel suo complesso per cercare di migliorare.

"Sulla pelle viva" è quindi un punto di partenza indispensabile, ma non può essere un punto di arrivo: come ben sapeva il supposto genio matematico di cui sopra quando assistette a una lezione straordinaria sul Vajont di un professore ormai invecchiato, che dei fatti dava una lettura assai più tecnica ed equilibrata. Ed era una lettura assai autorevole devo dire, perchè quel vecchio era nientemeno che Edoardo Semenza, il figlio del progettista della diga, ed il giovane geologo che aveva previsto la tragedia pur sottovalutandone in modo drammatico la portata: ne aveva di cose da dire, quel vecchio, che Paolini e Merlin non hanno detto. Dal punto di vista ingegneristico, Carlo Semenza ha fatto un capolavoro assoluto. La diga del Vajont è un prodigio di ingegneria civile, dall'alto di centinaia di metri gli è letteralmente crollata una montagna sopra ed è rimasta in piedi. Se fosse crollata la diga la stessa città di Pordenone, forse (ma è una mia ipotesi) sarebbe stata travolta.
Dal punto di vista geologico la diga è stata uno spaventoso fallimento. Nel secondo dopoguerra la geologia applicata alle opere civili era ancora ai primordi, anzi si può dire che questa disciplina (rimando a "Geologia applicata all'ingegneria" di Giulio Cesare Carloni) sia nata proprio con la catastrofe del Vajont. Di certo non ha aiutato la nomina forse non casuale di un tremante vecchio come Giorgio dal Piaz per la relazione geologica del sito, proprio quel Dal Piaz che si troverà in condizioni di indigenza tale da chiedere un ruolo di consulenza per arrotondare la pensione proprio alla SADE. Figurarsi.

L'aspetto politico ed economico è forse il più importante di tutti, ed è quello che Tina Merlin meglio descrive. Le connivenze tra governo centrale e grandi imprese private nell'Italia della guerra fredda sono denunciate con foga quasi partigiana dalla giornalista comunista, e non hanno nulla da invidiare ai marciumi della guerra fredda. occorre ricordare che i primi anni sessanta sono gli anni della nascita dell'enel e della nazionalizzazione della produzione di energia elettrica: la SADE aveva una gran fretta di collaudare l'impianto anche a costo di rischiare vite umane perchè altrimenti l'Enel glielo avrebbe comprato a prezzo di impianto non collaudato o peggio non glielo avrebbe comprato affatto. A Biadene e soci non importava niente che l'impianto fosse rischioso, importava passare la patata.

E lo stato? Al netto della corruzione, secondo me bisogna sottolineare un aspetto. Siamo nell' Italia del boom economico, un paese senza risorse che ha una fame di energia terribile per nutrire un paese in crescita economica tumultuosa; tutto questo nel periodo di una guerra fredda che complice la crisi di Cuba era tornata a farsi più minacciosa che mai, ed in cui gli equilibri di potere si stavano spostando verso sinistra in un modo che agli occhi di qualcuno poteva sembrare pericoloso. I governi di centrosinistra sarebbero arrivati di lì a pochi mesi. Anche una istituzione politica onesta (e quella democristiana di quegli anni sembra che non lo fosse) sarebbe stata costretta ad assumersi dei rischi in quelle condizioni. Davvero ci si poteva permettere di rinunciare ad una risorsa elettrica così importante, di rinunciare ad una fonte di consenso di cui c'era disperato bisogno vista la situazione geopolitica, di fronte alle rassicurazioni di tecnici ed esperti e contro le denunce di un pugno di contadini sobillati (sic) da una giornalista al soldo del nemico comunista? Ci sarebbe voluto coraggio politico, e quel coraggio evidentemente non c'era, come dimostra il governo dell'epoca che alle interrogazioni parlamentari neppure rispondeva.

Aggiungo che certi timori non erano del tutto infondati. Nella conclusione di "Sulla pelle viva" Tina Merlin si scandalizza non perchè la giustizia sia stata troppo clemente, ma perchè i visitatori del sito della catastrofe non si infuriano, non si rivoltano. Ai comunisti interessa la rivoluzione, non la diga in sè. Ed anche di quello sarebbe interessante parlare, visto che basta leggere l'autobiografia di Rossana Rossanda per vedere come poi in realtà al PCI di quegli anni interessavano assai più le opinioni dei fatti, occorre dire. Era già un partito di carta, che si allontanava dal paese e dalle classi più povere, lasciando spazio politico ad organizzazioni assai più sinistre (in tutti i sensi).

E la gente? E i contadini? Di tutta questa vicenda sono gli unici innocenti, e occorre rendere merito a Tina Merlin di avere bene raccontato la loro storia. Anche qui resta però un dubbio. Se l'avessero avuta vinta, se il cantiere del Vajont fosse stato fermato, la loro vita contadina si sarebbe salvata? Romanzi come "resto qui", "le otto montagne", "il giro del miele" sembrano testimoniare il contrario. Lo spopolamento delle montagne nell'Italia che si stava industrializzando era un fenomeno irreversibile, del quale la catastrofe del Vajont è stato solo un episodio marginale.

restano da dire due parole su come quella vicenda abbia influenzato l' Italia di oggi, nel bene e nel male. Per gli aspiranti ingegneri (quelli civili ed industriali almeno, le robe strane alla ingegneria gestionale ho paura che siano rimaste lontane dalla realtà) il Vajont è quasi un luogo di culto, ed è difficile non sentire la tentazione di visitare quei posti, dove al prezzo di duemila vittime innocenti è nata la geologia applicata all'ingegneria. E' bene che sia così, e si vede nei fatti. Nei decenni successivi, catastrofi di quella portata a seguito di opere pubbliche mal progettate e mal gestite non si sono ripetute. La grande prudenza tecnica e politica con cui vengono affrontati temi come il ponte sullo stretto, la TAV in Val Susa ma anche la variante di valico par dirne una che è stata fatta, sono lì a testimoniarlo. E' giusto e doveroso che le priorità sulla fattibilità delle grandi opere si spostino syulla sicurezza, non solo personale ma anche del territorio. Il punto è che siccome siamo in Italia, il paese dei tanti notai e pochi ingegneri, questa prudenza è diventata una catena che ha imprigionato il nostro sviluppo. Abbiamo una rete stradale del terzo mondo. Abbiamo strade che aspettano di essere costruite da cinquanta anni, imbrigliate da cavilli ed avvocatucoli sempre nuovi.
Il triste destino di un paese dove il consenso politico l'interesse del singolo vengono sempre prima della competenza e della strategia.

In ogni caso, se lo trovate, leggetelo un qualche saggio tecnico sull'opera del Vajont. Vale la pena capire quanto è successo con un po' meno rabbia ed un po' più di riflessione.
Profile Image for Alessandro Pontorno.
124 reviews17 followers
November 30, 2017
Ho comprato questo libro nei primi anni 2000 (faceva parte di un cofanetto contenente anche il dvd dello spettacolo di Marco Paolini sul Vajont datato 1997), è sopravvissuto a traslochi e cambi di librerie, ha resistito -tenace come la gente di Erto- per più di 15 anni in attesa di essere letto.
Nonostante ormai si sappia tutto o quasi della catastrofe annunciata del Vajont, ho letto avidamente ogni pagina, ogni nota, ogni postilla, ed ho chiuso il volume con un senso profondo di vergogna e sdegno per una vicenda tragica che dovrebbe essere assunta a manifesto del malcostume tuttora imperante nelle stanze del potere italiane, dove l'interesse politico ed economico vince quasi sempre sulla vita delle persone ed è persino capace di piegare la realtà e le evidenze scientifiche al proprio volere.
E il pensiero va ai terremoti, alle frane, alle inondazioni che periodicamente squassano il nostro Paese, alle coscienze civili che si mobilitano in massa donando i 2 euro (dallo smartphone, comodamente seduti sul divano in un salotto accogliente) e dopo poche settimane si anestetizzano nuovamente, mentre dopo decenni ci sono nostri conterranei che vivono ancora nei container. E penso anche a tutte le vittime di mafia, Falcone e Borsellino in testa, uccisi perché lasciati soli da quello Stato che avevano deciso di servire nonostante tutto. E penso ancora alle industrie killer che, da un lato imboniscono la popolazione con la prospettiva del benessere economico, e dall'altro la uccidono lentamente e in silenzio.
Sono passati più di 50 anni dal Vajont, ma -se fosse ancora viva- la penna di Tina Merlin sarebbe ancora in prima linea, combattiva, sprezzante, una penna pungente e implacabile in difesa dei più deboli. Dopo quel 1963 l'Italia ha vissuto benessere e crisi, ha cambiato partiti politici, ma non è cambiata nella sostanza.
Leggete questo piccolo gioiello, lasciate che vi dia uno schiaffo e -se potete- andate oggi a vedere Longarone, salite sulla diga, passeggiate sulle strade di Erto, parlate con gli abitanti di quei paesi, e cercate di capire perché non dobbiamo dimenticare.
Profile Image for Sally68.
298 reviews32 followers
November 30, 2021
Libro che entra, per me di diritto, tra quelli indispensabili. È una vicenda che non deve essere dimenticata. Le voci inascoltate dei pochi abitanti di due piccoli paesi, che hanno tentato in tutti i modi di farsi sentire, di rivendicare la loro paura, la loro consapevolezza davanti a qualcosa che sentivano, percepivano, vivevano ogni giorno ma che purtroppo è stato inascoltato o più giustamente non si è voluto ascoltare. Non si è voluto ascoltare, non perché non ci fossero segnali precisi o perizie poco dettagliate, anzi, il disastro, lo sfaldamento del monte Toc era chiaro a tutti, ma nessuno ebbe il coraggio di affrontare, di opporsi alla SADE (Società Adriatica Di Elettricità), la quale progettò e costruì tra il 1957 -1960 la diga del Vajont, col sostegno dei politici, del governo. Lo scopo della diga era di fungere da serbatoio idrico di regolazione stagionale per le acque, per poi produrre energia tramite piccole centrali idroelettriche e così incrementare lo sviluppo economico del Nord-Italia. Si è mentito, si è volutamente nascosto, distorto quanto era agli atti e agli occhi di tutti, pur di non guardare in faccia la realtà, dimenticando che stavano giocando con il destino, la vita di molte persone. Purtroppo, il Toc, dopo aver per mesi fatto sentire la sua voce, allarmando con i suoi continui terremoti e boati gli abitanti del luogo, ha sfogato la sua rabbia, sommergendo il bacino, provocando un'onda che superò la diga e distrusse il paese di Longarone causando 2 000 vittime.
Questa lettura è stata per me come un pugno nello stomaco proprio perché sarebbe stata facilmente evitabile. Fa paura pensare o rendersi conto che la voce degli ultimi, il più delle volte, non viene ascoltata e così poche volte presa in considerazione.
Profile Image for Gianni.
392 reviews50 followers
June 21, 2020
Poche righe, a pagina 145, per raccontare i 3 minuti dell'epilogo della tragedia annunciata. Il prima è un crescendo di tensione, di rabbia, di sgomento, di denuncia; il dopo viaggia verso l'oblio, nonostante un esito processuale che mitiga solo un po' la consapevolezza che vi si riconoscano i tratti di una vicenda tipicamente italiana.
È il grande libro-inchiesta della giornalista Tina Merlin, scritto con stile asciutto, essenziale e incisivo, che scava in profondità, collega, analizza e ricostruisce. Non è stato un lavoro occasionale quello di Tina Merlin, originaria di quei luoghi e che di montagna e dei suoi problemi nel secondo dopoguerra si occupava, indagando e denunciando con i suoi articoli su l'Unità fin dagli anni precedenti. E lo ha fatto da militante, con un acuto occhio politico, partecipando attivamente e subendo di persona le angherie del potere, padronale o politico che fosse.
Ignorata anche dal resto della Stampa italiana la Merlin scrisse, poi, che "I soprusi, le prepotenze della società elettrica erano, come si dice, il pane quotidiano di ogni giornalista che avesse voluto parlare di ciò che stava a cuore ai montanari di queste vallate. Chiunque facesse questo mestiere avrebbe potuto scrivere le stesse cose. Non era lotta contro il progresso, ma contro chi in nome del progresso si riempiva il portafoglio a spese altrui."

Franco Giordani, Ega neigra
https://youtu.be/abUrxI_GapE
Profile Image for Taksya.
1,053 reviews13 followers
October 12, 2018
Si sente poco parlare del Vajont e della catastrofe che ha colpito i paesi a monte e a valle della diga.
Fino alla Orazione Civile di Marco Paolini, trasmessa in tv nel 1997, ma portata a teatro dal 1993, in pochi sapevano o si ricordavano della diga e della frana che fece tracimare un'onda di oltre 200 metri che portò distruzione nella vallata.
Ma anche ai tempi della costruzione della diga erano pochi quelli che sapevano come le cose stavano andando veramente, dei rischi connessi alla costruzione, delle manovre sporche e arroganti del monopolio e dello Stato. Tutti tacevano, chi parlava non veniva ascoltato, chi scrveva, come la Merlin, veniva accusato (e poi assolto) di diffondere notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico.
Il libro della Merlin, dove viene riportata la storia della diga e dei due paesi più colpiti dalla sua costruzione, Erto e Casso, racconta con dati e riferimenti chiari e controllabili, cosa è capitato, dimostra come tutti sapessero e di come nessuno fece nulla per prevenire l'evitabile.
Dopo vent'anni dalla sua stesura il libro viene pubblicato, dopo 55 dal disastro nulla sembra cambiato nella gestione del patrimonio pubblico e delle infrastrutture sia pubbliche che private.
Profile Image for Novella Semplici.
428 reviews9 followers
February 22, 2020
Nulla di nuovo probabilmente. L'accaduto lo conosciamo quasi tutti e il testo è stato reso noto al grande pubblico da Marco Paolini in modo magistrale. Lo spettacolo del 1993 cita il libro e ne attinge a piene mani. Ma avevo un buono Amazon da pochi spicci e per affetto nei confronti dell'opera di Paolini ho acquistato anche questo testo. È scarno e pungente. Al centro contiene poche significative foto. Scritto nel 1983 e rifiutato da molto editori, alla fine è diventato noto proprio grazie a Paolini.
Tina Merlin era comunista e giornalista dell'Unità, quindi non sorprende di leggerla con il dente avvelenato anche contro esponenti politici Dc che poi sono passati alla storia come "brave persone". Ma il clima dell'epoca era questo e una tragedia del genere certo non poteva non suscitare grandi interrogativi e grandi accuse. Se vogliamo provare ad essere più indulgenti (e non è detto che sia la cosa giusta) possiamo dire che si è permesso a un potere economico di agire in barba alla legge, senza alcun controllo. E come dicono sia la Merlin, sia Paolini sia Pansa, che firmano le prefazioni, pare esser questo il problema italiano: qualsiasi potere che sia veramente potente, nazionale o locale, per una sorta di timore quando non proprio corruzione o connivenza, si trova ad avere le mani libere. E proprio a questo servono i tanti organismi di controllo che prevede la Costituzione a garanzia dei più deboli, che in questa storia purtroppo non furono considerati da quasi nessuno. Tina Merlin aveva dalla sua, oltre all'ideologia, anche la vicinanza geografica coi luoghi, essendo di zona ed essendo corrispondente locale. Il suo scritto è perciò scarno ma sentito. Forse pecca di ingenuità, nel senso che purtroppo la storia insegna che qualunque ideologia, quando diventa lei stessa potere, tende a comportarsi uguale ai poteri precedenti. E noi che leggiamo oggi a debita distanza possiamo fare un poca (poca) di tara. Non tutta la DC era criminale, non tutto il PCI era santo. Ma di sicuro alla politica di oggi il testo sottolinea la necessità che qualcuno stia al fianco di chi non ha voce abbastanza forte da farsi sentire al potere, che qualcuno faccia da argine, e che se non parli alla gente (quante periferie oggi possono sostituirsi ai montanari di allora?) lo farà il potete stesso spacciandosi per altro.
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
March 31, 2016
Ho un ricordo di quando ero piccola, anno 1964, e si andava in vacanza in Cadore. Una distesa di fango da cui uscivano spuntoni, mozziconi di pali e di alberi, ruderi. Una specie di grigiastro girone infernale. Era Longarone, spazzata dall'immane ondata fuoriuscita dalla più bella e solida diga di tutti i tempi, quella del Vajont.
Se non che la diga era (è, perché è ancora lì) bella e solida, non altrettanto il Monte Toc tra i cui contrafforti la diga è costruita. E Toc vuol gire tocco, malato, perché la montagna è fatta di roccia marcia e franosa.
Tutti lo sapevano, ma coloro che vollero la diga fecero finta di nulla, mentirono orribilmente per nascondere l'evidenza.
Questa è la storia di quella orribile ondata, scritta dall'unica persona che ebbe il coraggio di investigare opponendosi ai baroni della diga, che non fu ascoltata, finì sotto processo, ed ebbe tragicamente ragione.
Profile Image for La Biblioteca di Eliza.
590 reviews90 followers
March 6, 2015
http://labibliotecadieliza.blogspot.i...

Questo libro mi ha colpito, e mi trovo spesso a riprenderlo in mano, per diversi motivi. Non è solo un reportage di quello che è successo, anzi, il fatto in se, cioè la frana che si stacca, cade del lago artificiale producendo un'onda che scavalca la diga abbattendosi sulla valle e spazzando via paesi e vite, occupa in realtà poco spazio. La Merlin ci mostra la realtà davanti alla quale siamo di fronte, partendo dal presentarci i paesi che rimarranno sopra la diga, Erto e Casso. Perchè? Longarone e gli altri paesi della valle saranno spazzati via dalle acque, Erto e Casso saranno spazzati via prima ancora che la diga venga costruita, dal potere e dai mostri che lo detengono. Il racconto inizia infatti negli anni '20, con le prime ricognizioni e i primi progetti e prosegue negli anni tra espropri, più o meno legali, vendite forzose, promesse non mantenute, silenzi da parte della stampa compiacente.
E' una storia che fa rabbia, giri le pagine e vedi i soprusi ammantati da un velo di pseudo-legalità perpetrati ad un'intera comunità e non puoi non provare rabbia, non puoi non sentire "un pugno alla stomaco che ti toglie il fiato" come scrive Paolini nella presentazione del libro. Anche perchè, a 50 anni da quella maledetta sera, ti guardi in torno o leggi i giornali e scopri che non abbiamo capito niente. Del Vajont, tranne in rare occasioni, ci si è dimenticati. Ed è questo che più fa rabbia e più fa paura, non imparare nulla da errori precedenti, accantonare in un angolino della mente un disastro che sul momento ha portato alla morte 2000 persone, ma che ha anche distrutto intere comunità, costrette a ricostruire i propri paesi altrove, la dove non c'è un'identità precisa per nessuno. Scrivo questa recensione anche con la speranza che di questa storia ci si ricordi più spesso, che se ne parli. Sulla pelle viva è uno di quei libri che andrebbe letto, anche a scuola, per capire cosa può fare il potere, cosa può fare l'uomo.
Profile Image for Antonio Fanelli.
1,030 reviews205 followers
April 12, 2016
Premessa doverosa: le grandi tragedie e i piccoli drammi alle volte si intersecano, accuendo la sensibilità personale su una digrazia rispetto alle altre altrettanto terribili.
Nel mio caso è il Vajont.
Ero alle elementari e si parlava, non ricordo perché, dle Vajont ed io mimai ilboom di una esplosione, perché questo si diceva allora: che la diga fosse crollata o simile. La maestra mi riprese "non si scherza su così tanti morti".
E questo è uno dei miei pochi ricordi delle elementari.
Quando, parecchi anni dopo, ascoltai su radio3 l'intervista a Paolini l'evento ritornò alla memoria (il rimprovero della maestra, non la disgrazia).
Insomma, alla fine guardai il monologo in TV, acquistai la videocassetta con libro allegato ed ora ho letto il racconto della giornalista che da subito condusse una disperata battaglia per impedire la costruzione della diga e denunciò i sopprusi della SEDE/Enel sugli abitanti dlela zona.
Una storia italiana, una come tante che anocra oggi continuano a ripetersi sempre nel silenzio complice della grande stampa e della politica.
Non è un caso chein questi giorni ci sia il referendum sulle trivelle.
Un'ottima giornalista che riesce a raccontare con i documenti (le note sono esemplari per completezza) una storia che ha vissuto in prima persona, tra le vergognose accuse di giornali e giornalisti e politicanti, queli sì i veri sciacalli.
Una donna coraggiosa e fiera, una giornalista come ormai ce ne sono pochi.
Un libro da usare come testo di esame nellle varie scuole corsi laurea master di giornalismo.
87 reviews5 followers
February 10, 2011
Splendido esempio di giornalismo indipendente. La storia dell'affronto delle popolazioni del Vajont subito dopo la catastrofe di colpevole origine umana.
Profile Image for Ambra.
286 reviews7 followers
June 19, 2012
"Probabilmente in nessun altro posto del mondo ciò sarebbe accaduto se non, come in Italia, per complicità e corruzione politica"
(dal capitolo "L'assassinio si compie")
Profile Image for Sarah S..
Author 35 books8 followers
May 22, 2019
Ci sono libri che ti tengono incatenato alle loro pagine anche se ne conosci benissimo il finale. Libri che raccontano una verità così agghiacciante e terrificante che stenti persino a credere alla veridicità di certe affermazioni, nonostante la loro autenticità sia ormai fuori discussione, poiché accettarla equivale quasi a un'ammissione di colpa. Sono libri così sconvolgenti e per certi versi illuminanti che tu non puoi far altro che proseguire imperterrito nella lettura, parola dopo parola, infangandoti nei fatti che raccontano, impantanandoti nei dati apocalittici che ti spiattellano nero su bianco, sperando che improvvisamente qualcosa cambi, che il libro inverta la rotta e ti riporti su percorsi più comodi e rassicuranti, poiché non puoi credere che le cose siano davvero andate così. Ma nulla cambia e ti ritrovi alla fine del libro svuotato, pieno di risentimento, di sconcerto e di paura perché sai che ciò che è scritto su quelle pagine potrebbe accadere nuovamente. Uno di questi libri è "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe - il caso Vajont" di Tina Merlina.

"La storia del «grande Vajont», durata vent'anni, si conclude in tre minuti di apocalisse, con l'olocausto di duemila vittime."

Così, con queste poche parole, Tina Merlin riassume ciò che è accaduto il 09 ottobre 1963. Parole atroci che scuotono le coscienze e ti buttano in una dimensione apocalittica dove non c'è scampo per nessuno.

Con questo libro Tina Merlin mette tutti, uno a uno, sul banco degli imputati argomentandone le responsabilità, le negligenze, le bassezze umane, le mancanze civiche e coscienziose che si sono accumulate in oltre vent'anni di storia, goccia dopo goccia, fino a giungere all'inevitabile epilogo che è reso ancor più tragico dalla consapevolezza che questa tragedia annunciata avrebbe potuto essere evitata se solo i protagonisti di questa triste storia avessero fatto il loro dovere e non solo quello che il dio denaro, la sete di potere, di prestigio personale e il desiderio di onnipotenza comandavano.

Vent'anni. Sono lunghi vent'anni ed è assurdo che in tutto questo tempo non ci sia stato un solo potente che si sia reso conto che ciò che si stava compiendo a suon di firme, menzogne, ricatti, cene faraoniche e carte bollate era un pluriomicidio premeditato aggravato da futili motivi.

"Utilità sociale" era questa la scusa che la SADE (che Tina Merlin accomuna ai nazisti che erano appena stati scacciati) spiattellava sotto al naso degli abitanti della valle del Vajont per espropriarne le terre, per inondarne le case, per deturpare la natura, per ignorare la saggezza popolare considerata vetusta rispetto alla scienza e alla tecnologia di una modernità votata però solo al profitto e non certo "all'Utilità sociale" di cui si riempiva la bocca solo per riempirsi le tasche e l'ego.

Uno degli aspetti che fanno rabbrividire è la collocazione temporale degli eventi. Nel 1943 l'Italia era ancora sotto assedio, gli italiani erano impegnati nella Seconda Guerra Mondiale eppure la SADE zitta, zitta preparava in sordina tutto il necessario da presentare al ministero per ottenere l'autorizzazione per la costruzione della più grande cascata ad arco del mondo, e ci riuscì! E quello che fa accapponare la pelle, oltre al freddo tempismo e alla bieca indifferenza al periodo storico, allo stato di emergenza e alle priorità di un popolo devastato dalla guerra, è lo spregiudicato cinismo con cui gli ingegneri della SADE, gli scienziati che si sono susseguiti e i politici che si sono succeduti abbiano ignorato completamente la morale della guerra appena conclusa. In battaglia si combatteva contro i pazzi della razza pura che volevano sterminare gli inferiori, e poco dopo questi cinici spregiudicati si convinsero di poter fare lo stesso con i propri connazionali che avevano l'unica "colpa" di vivere in un luogo in cui loro avevano messo gli occhi e che volevano piegare e sottomettere a loro piacimento con l'unico scopo di produrre il massimo del profitto possibile, calpestando i diritti degli abitanti di Erto, Casso, Longarone e di tutta la vallata, umiliandoli, depredandoli, facendoli passare per pazzi agli occhi di un paese che non aveva idea di quale tragedia si stava per compiere, e infine sterminandoli.

Tina Merlin non risparmia nessuno. Lei che per tutta la durata della storia del grande Vajont ha gridato a gran voce dalle colonne de l'Unità lo scempio che si stava compiendo, prevedendo la tragedia che si sarebbe compiute e ricevendo in cambio una citazione in giudizio per aver scritto "notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico e precisamente la sussistenza di un grave pericolo per la esistenza stessa del paese di Erto a ridosso del quale si stava costruendo un bacino artificiale di 150.000.000 di metri cubi d'acqua, che un domani erodendo il terreno di natura franosa potrebbe far sprofondare le case nell'acqua". Lei che, al contrario di tutti i sapientoni che si sono succeduti, ha sempre dato ascolto agli abitanti di quei luoghi che capivano che i lamenti e i boati della montagna, le piccole frane e le scosse continue erano presagio di un unico, inevitabile epilogo, non risparmia nemmeno la maschilistica stirpe di giornalisti al soldo dei potenti che da sempre hanno taciuto la verità per compiacere i danarosi benefattori e che si sono occupati del Vajont solamente quando non c'era più altro da dire se non il numero delle vittime: quasi duemila.

Fonti alla mano Tina Merlin enuncia tutti i numeri della tragedia e la maggior parte sono tanto impressionanti da far venire le vertigini, come il solo pensare di abitare su uno strapiombo a solo 54 metri sopra un lago di 150.000.000 di metri cubi d'acqua, poiché era lì che sorgeva Erto. Leggendo certe cifre ti viene da pensare "ma come hanno potuto anche solo ipotizzare che fosse fattibile una cosa del genere?", ma loro non solo lo hanno immaginato, ma lo hanno addirittura messo in pratica in barba alla popolazione, alla civiltà, all'umanità, al buon senso e in barba alla natura stessa che volevano piegare a loro piacimento sulla pelle viva di chi fra quei monti chiedeva solo di vivere.
Profile Image for Elena.
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December 15, 2025
necessario per capire che il potere è sempre passato sulle vite delle persone.
Profile Image for PescePirata.
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October 9, 2013
Ho scoperto Tina Merlin a 15 anni, quando Marco Paolini ne parlò nel suo “Racconto del Vajont”, il 9 Ottobre 1993.
Sapevo della frana, dell’onda che ha spazzato via Pirago, Maè, Villanova, Rivalta, Longarone.
Mia madre mi raccontava che per anni erano rimaste le “cose” di Longarone sugli alberi, nel greto del Piave. Era bambina, ma ricorda bene, così come mio padre. Il Piave scorre vicino a casa nostra. Quando mormora, di sicuro non è ne calmo, né placido. Fa paura, il Piave, quando è gonfio e nero. Pretende rispetto. Ma la “gentaglia” che ha voluto la diga, di rispetto non ne porta. Non agli abitanti di Erto e Casso, dove sorge la diga. Non a quelli di Longarone, che si ritroveranno in mezzo al binario di quel treno impazzito che sarà l’onda. Nessun rispetto infine, per la montagna che stanno violando e che scatenerà la sua furia.
Tina Merlin è una cronista, racconta i fatti, li pubblica, prima e anche dopo la catastrofe, prendendosi insulti e raccogliendo odio. L’accusano di speculare sulla tragedia, sulla “disgrazia”, sulla “disgraziata fatalità”. Ma i tribunali le daranno ragione: nessuna fatalità, solo agghiacciante premeditazione e prevedibilità. Chi aveva il potere di fermare tutto, sapeva dell’enorme frana del Toc. Ma i soldi erano spesi e c’era da vendere all’Enel quell’impianto, spacciato per funzionante, al miglior prezzo. Tina Merlin racconta la costruzione della diga, la guerra dei contadini contro la grande SADE.
La lucidità, la chiarezza, la puntualità di ciò che scrive è angosciante. Sopratutto quando sai che a pagare con la vita saranno duemila persone.
Bisogna rendere onore a questa cronista che mostra i fatti “dal punto di vista dell’aquila”, dal punto di vista di chi è in alto e vede la situazione in tutta la sua ampiezza, raccontandola senza inutili fronzoli linguistici.

Barbara78e
http://www.pescepirata.it
http://www.pescepirata.it/aspiranti_s...
Profile Image for Emiliano Cevasco.
51 reviews
October 5, 2023
Una vera cronaca politica, nel senso più congruo del termine, in merito ad un accadimento di cui ricorrerà, fra pochi giorni, il sessantesimo anniversario.

09/10/1963: Vajont

Attraverso una serrata analisi cronologica degli avvenimenti, si arriva alle conclusioni, stilate nei primi anni 70, a distanza di 10 anni dalla tragedia.

Una tragedia annunciata e, soprattutto, denunciata da UNA giornalista, UNA comunista, UNA montanara e UNA donna inserita in un mondo decisamente ostile a tutte queste sue caratteristiche appena descritte.
Tina Merlin ha avuto il coraggio di portare avanti una professionalità e una dignità davvero ammirevoli, un esempio, per ogni tempo di ammirevole coerenza.

Due elementi mi sono balzati agli occhi, durante la lettura:

1. La descrizione del momento della tragedia è affidata a poche, striminzite ma efficaci parole che riescono perfettamente a descrivere quanto accaduto senza soffermarsi in ridondanti descrizioni, nel rispetto quasi sacro di una realtà contadina che, evidentemente, doveva essere spazzata via, in un Paese alle soglie del Boom economico.

2. L'attualità dell'argomento, a prescindere dagli anniversari, nel misurare la tracotanza del Potere a voler modificare l'ambiente, senza alcuna considerazione delle sue caratteristiche e dei suoi limiti. Il Vajont non è che uno dei tanti episodi che contrassegnano la Storia del nostro Paese e, nelle sue vicende processuali, si inserisce perfettamente in un lunghissimo elenco di palesi e grottesche ingiustizie ai danni dei più indifesi.

La pièce di Paolini è un'interpretazione eccezionale del lavoro della Merlin: le rende assoluto merito.

Da leggere, senza farsi scoraggiare.
Profile Image for Marco Khrenek Freddi.
298 reviews2 followers
June 22, 2023
Nonostante conoscessi molto bene la storia di questo verro e proprio genocidio, la lettura del testo di Merlin è un vero e proprio pugno nello stomaco, continuo e violento.
Il volume snocciola senza pietà tutti i soprusi, le reticenze e le vere e proprie menzogne portate aventi dalla società costruttrice della diga del Vajont, spalleggiata e supportata dallo stato italiano nelle istituzioni preposte a valutare, controllare i lavori e la correttezza degli stessi e a tutelare le popolazioni interessate, fino ad arrivare all’allora ministro preposto (quel Benigno Zaccagnini sulla cui integrità grava questa grossa macchia).
Il libro traccia tutta la vicenda fino alla sera del disastro con dovizia di particolari e di fonti. Viene poi tracciata la storia successiva fino alla fine ingloriosa (per le istituzioni italiane) di questa vicenda.
Non viene raccontato il disastro in quanto tale, se non in minima parte, soprattutto perché non esistono parole che possano realmente descrivere l’orrore che ha travolto i paesi di Erto, Casso e Longarone e ha spazzato via in tre minuti di inferno la vita di quasi 2200 persone.
Un libro fondamentale per comprendere la nostra storia recente, in quanto esemplifica perfettamente il comportamento di uno stato asservito all’interesse economico privato, così radicato da avere comportamenti perfettamente descrivibili come mafiosi.
Profile Image for Lele.
43 reviews2 followers
September 24, 2017
Ho acquistato il libro alcuni anni dopo avere visto l'orazione civile di Marco Paolini, che mi aveva lasciato il desiderio di approfondire la vicenda.
"Sulla pelle viva" è un libro potente, che merita di essere letto e ricordato sia per il modo lucido in cui si ricostruiscono gli eventi che hanno portato alla strage nella valle del Vajont sia come monito per il futuro. È una critica sempre attuale del pericolo insito nel potere privo di controllo.
Tina Merlin non si sofferma sui tragici eventi del 9 ottobre, racconta gli anni in cui essi sono maturati, la lotta continua degli abitanti della valle contro la SADE, nell'indifferenza complice dello Stato; passo dopo passo ricostruisce il clima di soprusi vissuto dagli abitanti di Erto e Casso, la loro tenacia nel resistere e insieme la loro impotenza crescente davanti al disastro che tutti sapevano incombente.
La parte che più mi ha toccata è quella finale, forse perché toccata solo brevemente dall'orazione di Paolini e raramente discussa in altre occasioni. È la parte che racconta il dopo, il dolore di un popolo che ha perso così tanto e che, alla fine, ha avuto giustizia solo a metà.
Profile Image for Frappyfraps.
167 reviews1 follower
November 29, 2019
Meriterebbe questo libro piccolo piccolo già solo per le prefazioni di Marco Paolini e Giampaolo Pansa ma a renderlo magistrale è Tina Merlin che nello scrivere è chiara, secca, cruda. Racconta fatti senza mezze misure, senza concessioni o benevolenze, ma semplicemente così come stanno. Così come sono andati. Ne nasce un libro che ti tiene letteralmente incollato alle pagine nonostante si sappia già il finale e ti insegna il lato oscuro degli uomini,anche i più semplici, il lato oscuro di una politica spietata e votata interamente al dio denaro per chissà poi cosa in cambio, il lato oscuro della storia che a questo nostro paese sembra non avere insegnato nulla. Lascia l'amaro in bocca leggere questo libro oggi, a distanza di 36 anni dalla sua uscita e di 56 dall'immane tragedia del Vajont, e avere la sensazione osservando viadotti che crollano, città allagate, paesini distrutti da terremoti, che certe cose non siano cambiate e che, come dice Tina, goccia strillante in un oceano di indifferenza, il cuore italiano batta solo per le disgrazie e non per prevenirle.
Profile Image for Maria Chiara Maestri.
892 reviews9 followers
October 12, 2023
Questo non è un resoconto di una tragedia, ma un romanzo che racconta, purtroppo in maniera estremamente veritiera, una parte della storia della repubblica italiana. L'autrice non si focalizza sulla tragedia, ma su come si è arrivati ad essa, tutte le omissioni, gli intrallazzi e le prepotenze di una classe politico-economica che ha dominato la cosiddetta prima repubblica, raggiungendo l'obiettivo non scontato di fare della tragedia del Vajont una storia esemplare, che rappresenta del tutto o in parte tante altre vicende di questo tipo. L'autrice ci tiene ad enfatizzare come, alla fine, giustizia non è stata realmente fatta, i veri responsabili non hanno mai pagato, poichè la commissione parlamentare d'inchiesta istituita si spaccò al suo interno. Vale la pena assolutamente leggerlo, soprattutto per tutti quelli che della vicenda sanno poco o nulla.
6 reviews
January 5, 2025
Ci sono storie che una volta che le conosci, non ti escono più dalla testa, e che meritano essere ricordate e raccontate anche, e anzi forse soprattutto, a distanza di 60 anni.
La storia della strage del Vajont per me è una di quelle.
Ho visto lo spettacolo di Marco Paolini quando è uscito, ero una bambina, e da quella volta questa storia mi ha messo le radici nel cuore ed è diventata inspiegabilmente parte di me.

Questo libro Paolini lo definisce "un pugno nello stomaco che ti toglie il fiato" e credo non ci sia definizione più giusta.
È devastante: crudo e implacabile, come la frana di cui parla.
Ti lascia l'amaro in bocca e i brividi addosso, una rabbia profonda e al tempo stesso una tristezza infinita.
E già dal titolo fa capire che effetto farà la lettura: sulla pelle viva... quella sensazione di bruciore che da una ferita aperta, pelle viva appunto.
Ecco... ho detto anche troppo.
Profile Image for Mauro.
9 reviews4 followers
August 28, 2021
Il libro racconta la tragedia del Vajont del 9/10/1963, una montagna che frana nelll'invaso della modernissima diga, l'onda gigantesca che si abbatte sui paesi e causa oltre 2000 morti, ma la colpa non è della natura "matrigna e crudele" ma.della prepotenza di un monopolio economico, del servilismo del potere politico e non ultimo della complicità di un mondo scientifico e accademico a libro paga del monopolio, la natura non c'entra.

È anche la storia del pregiudizio politico e sociale che impedi che la.voce di una donna coraggiosa venisse ascoltata per tempo.

E' la storia, prima, durante e anche dopo, dell'arroganza criminale del potere.
5 reviews
January 29, 2020
L'urlo degli abitanti della valle e di Tina Merlin è rimasto inascoltato. Questo libro racconta nei dettagli le fasi della costruzione e del collaudo della diga, riporta i dati scientifici non svelati, la superficialità dei controllori e le barbarie dei costruttori. Racconta la disgregazione della comunità di Erto causata dal disastro del 9 ottobre. Da leggere per non dimenticare le vittime ed il coraggio di chi aveva lottato per evitare la tragedia. Purtroppo non c'è alcun lieto fine: nel caso del Vajont hanno vinto lo strapotere economico e la corruzione.
Profile Image for BeaPac.
333 reviews5 followers
September 5, 2023
Quando il potere economico e il potere politico vanno a braccetto il popolo paga pegno. Purtroppo la tragedia del Vajont non ci ha insegnato nulla. Infatti, i due poteri di cui sopra, continuano a ballare il loro valzer ignorando chi li foraggia e senza curarsi dei morti che dovrebbero avere sulla coscienza. Bellissimo questo libro scritto da Tina Merlin, libro che riassume le fasi di una tragedia, di un olocausto, come lo chiama lei, che si sarebbe potuto evitare se egoismi, miopia, potere e smisurati interessi economici non ci avessero messo lo zampino.
Profile Image for Andrea.
12 reviews
November 11, 2021
Il libro, oltre a descrivere minuziosamente i fatti prima e dopo la tragedia del Vajont, offre un terribile spaccato di quello che è la corruzione politica in Italia. Sinceramente ho sempre pensato che il declino di quest'ultima fosse riconducibile, come inizio, ai processi di Tangentopoli mentre con questo testo si comprende che la cosa è molto ben radicata nel DNA del paese da prima della seconda guerra mondiale. Da leggere attentamente
9 reviews
January 24, 2022
L'ho preso subito dopo aver visto lo spettacolo di Marco Paolini e devo dire che è stato un libro utilissimo come approfondimento, in particolare l'analisi delle cause politiche ed economiche che hanno permesso che una tale tragedia si verificasse.
Il libro descrive con precisione e minuzia gli eventi scatenanti di quella che è stata una vera e propria strage di stato, causata dalla totale indifferenza per i rischi ai quali si stavano esponendo i cittadini in nome dei profitti.
Profile Image for Baldurian.
1,231 reviews34 followers
August 22, 2023
La lucida e implacabile cronaca giornalistica di una tragedia ampiamente evitabile. Il disastro del Vajont del 1963 è l'emblema della corruzione, dell'ignavia e dell'indole malvagia che ha funestato (e funesta) l'Italia.
Tina Merlin confeziona un libro durissimo e senza sconti, doveroso per il rispetto delle duemila vittime sacrificate al profitto privato. Sulla pelle viva e il bellissimo spettacolo di Marco Paolini da esso ispirato dovrebbero essere argomento di studio nelle scuole.
Profile Image for Michele Milesi.
24 reviews3 followers
June 21, 2017
In molti momenti sembra essere un racconto di Kafka per poi ricordarsi che in realtà è una storia vera. L'unica pecca, dal mio punto di vista, i pesanti commenti politici. Commenti però corretti se pensiamo venire da una persona che ha vissuto come cronista tutti i momenti descritti, non senza essere stata ostacolata.
435 reviews18 followers
February 13, 2018
Il monologo di Paolini e' sicuramente piu' toccante, ma e' anche vero che Paolini ha preso spunto da questo reportage. Decisa denuncia di tutti gli scandali che a catena hanno portato alla tragedia. Forse non eccelso il livello di approfondimento, ma in tragedie come questa i fatti devono parlare da soli.
Profile Image for Riccardo.
19 reviews2 followers
September 15, 2020
Una vera inchiesta giornalistica che non si perde nelle spettacolarizzazioni e sentimentalismi di altre opere simili. All'evento del disastro sono dedicate appena due pagine, tutto il resto spiega come ci si era arrivati e cosa era successo dopo.
È un libro su come era l'Italia e come purtroppo nulla sia cambiato. Nella lettura ho riconosciuto L'Aquila, Amatrice, Genova, Sarno, ecc.
Consigliato.
Displaying 1 - 30 of 48 reviews

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