Nell'estate del 1992 due esplosioni di enorme potenza annientarono la vita di tre magistrati (Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino) e di otto giovani che li scortavano, ribadendo al mondo intero cosa significa opporsi alla mafia siciliana. Fu un trauma terribile per quei milioni di italiani che consideravano Falcone, Borsellino e gli altri giudici del pool antimafia gli eroi di una stagione di straordinario successo nella lotta a Cosa nostra. A Giuseppe Ayala quelle esplosioni strapparono tre amici carissimi, lasciando lo struggente ricordo di dieci anni di vita insieme e un rabbioso, mai sopito rimpianto. Ayala venne coinvolto nell'attività del pool antimafia sin dall'inizio. Rappresentò in aula la pubblica accusa nel primo maxiprocesso, sostenendo le tesi di Falcone, Borsellino e della procura di Palermo di fronte ai boss e ai loro avvocati, interrogando i primi pentiti (tra cui Tommaso Buscetta) e ottenendo una strepitosa serie di condanne che fecero epoca. E fu sempre al fianco dei due magistrati in prima linea, nell'attività quotidiana come nei viaggi per le rogatorie internazionali, nel condiviso impegno di lavoro come nelle vacanze passate insieme, fino a quando, dopo i primi, grandi successi, la reazione degli ambienti politicomediatici vicini a Cosa nostra, la diffidenza del Consiglio superiore della magistratura e l'indifferenza di molti iniziarono a danneggiarli, a isolarli. "Qualcuno ha scritto che, dopo più di 15 anni da quel tremendo 1992, "Ayala ha ormai pagato il torto di essere rimasto vivo". Spero abbia ragione." Oggi Ayala ha deciso di raccontare la sua verità su Falcone e Borsellino, ricordandone il fondamentale contributo alla lotta alla mafia e le attualissime riflessioni sulla Sicilia, Cosa nostra, la giustizia e la politica, ma anche la loro travolgente ironia, la gioia di vivere, le passioni civili e private, le vicende quotidiane che nessuno ha mai potuto descrivere con tanta affezionata e intima conoscenza. La storia di quegli anni, delle vittorie e dei fallimenti, dell'impegno di pochi e delle speranze deluse di molti, riporta al centro dell'attenzione di tutti noi la tremenda capacità di sopravvivenza della Piovra, che si nutre dei silenzi, delle complicità, delle disattenzioni e delle colpe di una Sicilia e di un'Italia che non sono, forse, abbastanza cambiate da allora.
Es un libro extraordinario, el autor conoce hechos y tiene una visión de conjunto tanto sobre la mafia como sobre el aparato del Estado encargado de reprimirla que tienen muy pocas personas vivas. Como testimonio es uno de los libros más interesantes que haya leído. No le cae la quinta estrella porque le falta literatura. ¿Quizá sea una ventaja?
Interesante el trabajo incansable de los magistrados para intentar terminar con la mafia. Las tres estrellas son por las alabanzas del autor sobre sí mismo.
Indubbiamente una lettura molto interessante su quella che é stata la storia di Giovanni, Paolo e Giuseppe; mi ha commosso, ma soprattutto, mi ha fatto provare rabbia per il marcio che si trovava all'interno del governo italiano stesso in quegli anni, e per le ingiustizie che questi uomini hanno dovuto subire durante la loro lotta contro la mafia. Il motivo per cui do 3 stelle, é che non l'ho trovata una scrittura molto scorrevole, e ho a tratti trovato irritante la costante autocelebrazione dell'autore.
Difficile da leggere in alcuni punti perché la commozione prende il sopravvento. Questi uomini, Falcone e Borsellino in particolare, hanno combattuto la Mafia pagando con la propria vita, anche da vivi. Ayala rende tutto così vicino e tangibile anche al lettore.
Molto interessante la ricostruzione degli anni in cui con Falcone e Borsellino viene reimpostata la lotta alla mafia, viene compresa l'importanza di indagini collegate gestite e dirette da un pool di magistrati e viene realizzato il maxi processo. Questa prima parte mi è parsa però molto fredda e distaccata, un resoconto approfondito dei fatti con poca attenzione all'aspetto umano, al coinvolgimento personale, ai sentimenti, alle incertezze, ai timori, alle preoccupazioni vissute sia per il buon esito del lavoro sia per le inevitabili ripercussioni sugli affetti familiari. Molto più coinvolgente è invece la seconda parte relativa agli anni che seguirono la sentenza dove a fianco al racconto delle amare ed ingiuste vicende professionali sue e dei colleghi emergono con nitidezza la delusione, lo sconforto, il disinganno e la rabbia nel vedere abbandonato un percorso che avrebbe potuto migliorare le sorti della Sicilia e del paese intero. Consigliato soprattutto per i giovani che non vissero quegli anni.
Con loro due, ancora. Libro meraviglioso. Mi ci sono voluti alcuni giorni per scrivere un commento, giorni in cui ho lasciato sedimentare quel che avevo letto integrandolo con uno spettacolare evento con Pietro Grasso al Festivaletteratura 2017. In questo romanzo, Giuseppa Ayala, pubblico ministero al Maxiprocesso a Cosa Nostra del 1986, ripercorre gli anni di lavoro accanto a Falcone e Borsellino. Racconta del lavoro immane fatto per istruire il più grande processo della storia, senza sosta, mentre Cosa Nostra aveva già iniziato la sua mattanza. Racconta degli amici e colleghi persi per strada. Racconta dei continui tentativi di delegittimazione, delle calunnie e delle accuse, piovute addosso a due sevitori che questo Stato forse non si è mai nemmeno meritato. Ma racconta anche gli amici, semplicemente Giovanni e Paolo, le vacanze, le battute, gli scherzi, il loro essere prima di tutto uomini.
È stato un percorso completo che descrive le figure di Giovanni e Paolo dal punto di vista professionale e umano facendo sentire sempre più il grande vuoto lasciato dalla loro scomparsa.
Las dos estrellas en mi caso es un cinco. No he llegado a conectar con el libro pese a mis expectativas (es la segunda vez que me pasa con Gatopardo). Libro en ocasiones denso, confuso. Te "suelta" en medio de una situación (años ochenta, Italia vs Cosa Nostra) que si uno no está curtido en materia, se pierde. Da por hecho que el lector conoce detalles que no es el caso. En ocasiones, la escritura de Ayala no ayuda. Cuando hay pasajes que coge carrerilla, es un libro disfrutable pero rara vez pasa. Aprobado y a otra cosa
Ayala Giuseppe - Chi ha Paura muore ogni giorno per chi non lo conoscesse, Ayala fu il pubblico ministero al primo maxiprocesso, amico di Falcone e Borsellino, magistrato e politico. Il libro è per certi aspetti agghiacciante, oggi nulla sembra cambiato da allora, corruzione e intrallazzi del potere politico sono attualità.Sforzi enormi sono stati fatti dalle persone che hanno perso la vita per la causa e per offrire all'Italia una speranza, un barlume di pulizia, poi l'isolamento delle istituzioni verso Falcone e Borsellino cancellò tutti i risultati ottenuti. Ayala parla degi avvenimenti mafiosi, ma soprattutto descrive come si viveva in quegli anni, dei suoi rapporti con uomini eccezionali e della sua "colpa" per il fatto di essere rimasto vivo nella strage del 1992. Storico il passaggio processuale dove Ayala descrive l'organizzazione mafia e la denuncia di Borsellino del 1988 alla "Repubblica". In questo racconto, si nota che l'attività di Falcone, è stata più apprezzata all'estero che in Italia, il suo rapporto con gli USA per esempio era eccezionale, grazie a Rudolph Giuliani, gli è stata dedicata una statua nella scuola dell' FBI a Quantico e il Congresso americano votò all'unanimità una risoluzione che rivendicava l'uccisione di Falcone come un delitto commesso anche in danno degli Stati Uniti d'America.
Se esisteva la possibilità di mettere la virgola avrei dato 3,5. Un libro che ha il pregio di raccontare un pezzo di storia da non dimenticare, ma che ha anche il limite che quel pezzo di storia purtroppo siamo costretti a prenderlo per buono come ricostruito, Falcone e Borsellino non ci sono più a dire la loro e Ayala sicuramente ha dato la Sua lettura, anche per ricostruire elementi su cui proprio molta limpidezza non c'è. Va letto non pensando a cosa Ayala non ci racconta, ma a cosa ci ricorda perché non dimentichiamo: quel numero eccessivo di servitori dello stato morti per mano della mafia....e in parte di uno stato nella migliore delle ipotesi omertoso, nella peggiore connivente, ma sicuramente non estraneo. Un libro da accompagnare da altri punti di vista per aggiungere una tessera di un puzzle che nessuno ha il dovere di dimenticare e tutti abbiamo il diritto di conoscere
Frammenti di storia contemporanea Il libro è il racconto autobiografico che va dal 1972 al 1992 di un reduce di quegli anni: il giudice Giuseppe Ayala. Ayala cerca di raccontarci, le vicende giudiziarie, le amicizie e i retroscena sui fatti, sulle vittorie e sui fallimenti della lotta alla mafia connesse in particolar modo al maxiprocesso del 1986/87. E' impressionante rileggersi oggi l'elenco dei servitori dello Stato caduti nella guerra di mafia, è un lunghissimo elenco, un tributo di sangue che nessun altro paese moderno si è trovato a dover dare. Un libro da leggersi da chi, troppo giovane non ha vissuto quegli anni, e da chi li ha vissuti per non dimenticarli.
La lotta alla mafia negli anni "caldi", quelli delle stragi, raccontata da dentro e senza fronzoli, descrivendo non solo indagini e processi, ma anche sentimenti, amicizie, aneddoti. In quel periodo la vita privata di un pugno di magistrati (oltre ad Ayala, anche Falcone, Borsellino ed altri del "pool") venne annullata ed indirizzata solo a servire la Giustizia e lo Stato. Purtroppo, dopo l'entusiasmo ed i successi dei primi anni, le cose non andarono nel senso giusto. Parecchi di questi magistrati vennero uccisi, altri lasciati a loro stessi dalla politica e dai colleghi. Ho vissuto quegli anni, e già lo sapevo che le cose sarebbero finite così. Ma l'amaro in bocca mi è tornato.
Avevo dato molte stelle a questo libro, ma dopo aver saputo che l'autore in questione non era così amico di questi due giudici come dichiara (dato che ne parla pure una sentenza), la delusione mi ha assalita...... e ho diminuito drasticamente le stelle.... non si può lucrare su una faccenda del genere...
Scrivo questa recensione con rispetto, perché credo che ciò che queste persone hanno vissuto sia stato terrificante e traumatico. Forse ho frainteso lo scopo del libro. Tuttavia, ho avuto l'impressione che l’ex magistrato Ayala volesse parlare soltanto di sé, non come in un diario o in un’analisi di quegli anni terribili, ma piuttosto come un modo per vantarsi delle sue idee brillanti, delle sue eccellenti arringhe durante il maxiprocesso e di quanto tutti lo ammirassero. Non so se abbia bisogno di vendicarsi per ciò che ha subito, se si senta in colpa perché non è morto, o se sia semplicemente un egocentrico.
Falcone, Borsellino, Ninni Cassarà, il generale Dalla Chiesa… sembrano tutti personaggi secondari nella grande epopea di Ayala. Non approfondisce nulla.
Nonostante la mancanza di concretezza e profondità, il libro è molto triste. Era già chiaro, ma se questo libro contribuisce a qualcosa, è proprio a confermare che lo Stato non ha fatto nulla per proteggerli; anzi, li ha abbandonati e isolati, rendendoli un bersaglio ancora più facile e vulnerabile.
Come società, non saremo mai in grado di ripagarli per il loro sacrificio.
Una memoria político-judicial que persigue cantar las loas de Falcone y Borsellino explicando su trabajo y cómo les pusieron palos en las ruedas para que no pudiesen seguir en el pool antimafia, los aislaron y poco menos que se los sirvieron a la Cosa Nostra en bandeja de plata para que se los cargaran. A ellos, a Francesca Morvillo y a los escoltas que iban con ellos. Y cómo el que esto escribe se libró de ese destino luctuoso.
Dice muy poco -o muy feo- de la magistratura italiana que se quitaran de en medio -por medios legales- a tamaños magistrados. La historia de la lucha antimafia me parece fascinante y tengo claro quiénes eran los buenos.
I started this book after a visit to Palermo; I wanted to learn more about the two most prominent figures in the fight against the mafia and the attack. Unfortunately, the Capaci attack wasn’t explored in depth. Some chapters felt very dense to me, as they dealt with very technical topics, but even so, I couldn’t stop reading it. I love the way Ayala describes his personal relationship with the characters. A great book.
La lotta alla mafia raccontata da chi l’ ha combattuta da vicino. Bello, ben scritto, autentico e necessario. Non racconta solo gli eroi del pool, ma anche l’ eredità che hanno lasciato: un favola dal lieto fine solo apparente, polverizzata da istituzioni e politica che non volevano, e probabilmente non vorranno mai, neutralizzare la mafia. Interessante perché non monolitico ma sfaccettato: le dinamiche perverse e politicizzate all’ interno della magistratura stessa (csm), le invidie ed insidie inutili rivolte a chi ha tenuto alta la bandiera dello stato. Critico e vero.
Highly recommended book. True inspiration as these judges fought a phenomenon that was "invisible" for the eyes of the society. As a lawyer I understand the obstacles the had to overcome to succeed. The end ... well... we all know the end.