Recentemente, il premio Nobel James Watson ha dichiarato che è scientificamente dimostrabile l'inferiorità intellettiva degli africani rispetto agli europei. Possibile che un luminare degli studi scientifici avalli un simile pregiudizio? A partire da questa affermazione, Guido Barbujani, genetista e studioso dell'evoluzione, e Pietro Cheli, giornalista culturale, ci guidano in una ricognizione del razzismo tra scienza, storia e letteratura, fino a toccare i nuovi aspetti assunti dal fenomeno in un mondo sempre più caratterizzato da imponenti flussi migratori e da nuove incertezze sulla nostra identità.
A detta degli stessi autori è un libro incompleto, per ovvie ragioni: il razzismo è un fenomeno complesso e, in qualche modo, "diversificato", ha una storia lunghissima alle spalle e motivazioni (e "giustificazioni") diverse. Così, in questa sede, gli autori si concentrano soprattutto sulle sedicenti teorie biologiche razziali e alla loro "evoluzione", in un discorso che comunque non perde di vista contesto attuale, dalla fobia del terrorismo a quella dell'invasione. Un buon punto di partenza per un discorso infinitamente più ampio.
PS: Se avessero evitato di "spoilerare" il finale di ben 2 libri (uno di Roth e uno di Everett) tra pagina 128 e 130, sarei stata più contenta. Non ce n'era proprio la necessità, assicurato!
Ho fatto un po' fatica a finire questo pur piccolo libro. Mi pare che sia piuttosto ripetitivo. Va bene: le razze scientificamente non esistono, ma non credo che basti questo a scoraggiare chi vede nell' "altro" quello che viene a togliergli il lavoro, insidiare le donne, sfruttare le risorse ecc. Speravo in argomenti più convincenti per rispondere ai biechi populisti che, ahinoi, imperversano.
Questo libro mi ha parzialmente deluso: da un lato è scritto molto bene ed è facile e scorrevole da leggere. D'altra parte è un libro che troppo spesso non parla affatto di razzismo ma è piuttosto un pamphlet politico contro quelle persone che hanno idee politiche sgradite agli autori... con questo non voglio necessariamente difendere le posizioni di partiti come la Lega Nord, ma una grossa parte del libro è l'ennesima riproposizione di classiche posizioni “superiori antropologicamente” purtroppo tipiche di una grossa fetta della sinistra italiana, ed è un peccato, perché quando Barbujani e Cheli entrano nel merito scientifico della non esistenza delle razze umane, il libro è veramente fatto molto bene, e se si fossero concentrati sugli aspetti scientifici ne sarebbe venuto fuori un libro molto più azzeccato, e chissà... forse utile anche per “certi veneti”. Il problema è che quando parlano dei dati scientifici che smentiscono anche i sostenitori contemporanei dell'esistenza biologica delle razze, gli autori sono molto efficaci, quando però passano a criticare argomenti non biologici ma piuttosto culturali (come ad es. il concetto di “identità”) elencano argomenti che se da un lato sono molto soddisfacenti per l'autostima di chi si considera di sinistra, nella migliore delle ipotesi sono anche molto discutibili, se non imho proprio sbagliati... e che oltre ad essere una forma di pregiudizio nei confronti di chi è di “destra”, imho rischiano di rendere queste persone sospettose e ostili alle tesi centrali del libro.
Una lettura che merita l'attenzione e tempo. Ci pone difronte a questi che probabilmente un po' tutti dovremmo porci. Dimostriamoci primati quali siamo e soffermiamoci a pensare all'accettazione piuttosto che sul cercare differenze o peggio, pensare che il nostro pensiero valga più di quello di un altro. E poi è scorrevole e piacevole quindi cosa state aspettando?
Il tema è estremamente interessante e attuale nonostante siano passati quasi 15 anni dalla sua uscita. Nel complesso, l'avrei voluto più saggististico.