Il volume racconta come questo governo vuole tappare la bocca ai cittadini e godere di totale impunità. Come sempre, sapere le cose come stanno (come funzionano le intercettazioni e l'immunità parlamentare negli altri Paesi, la ricostruzione della vicenda Mills, le implicazioni delle telefonate tra Saccà e Berlusconi, il testo del lodo Schifani poi Alfano) risulta sempre spiazzante e lascia increduli perché i cittadini sono vittime inconsapevoli del bombardamento quotidiano di false notizie provenienti da molti giornali e tv. Alla fine della giornata è addirittura possibile credere che in Italia il problema principale siano le intercettazioni e i rom. E dimenticare la realtà.
Dal ’94 a oggi nulla è cambiato. Purtroppo. Allora come oggi ritroviamo un ometto su un palco che, con lo stesso sorriso e le stesse parole, celebra prima la nascita e poi la morte di Forza Italia, il suo piccolo partito creato e generato 14 anni fa e ora sciolto nel grande calderone del Pdl. "Questa notte avevo scritto un discorso, stamattina l'ho riletto e data l'età mi sono commosso, per questo ho deciso di non leggerlo. Ma ho trovato in una cartella un passo datato gennaio '94 che inizia cosi': 'L'Italia e' il Paese che amo...’". Allora dal ’94 ad oggi non è cambiato proprio niente, è vero. "Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". Un fazzoletto in mano, lacrime simulate.. classico. In perfetto stile Berlusconi. Un po’ come la pubblicità augurale di qualche Natale trascorso che, come alcuni si ricorderanno, vedeva un tenero Berlusconi discorrere amabilmente con tre bambini di “pura razza ariana”. Indimenticabile; baluardo di un’informazione fatta di spot pubblicitari, un’informazione plagiata, piegata ad immagine e somiglianza del “Grande Capo”. Augh. Non è finita. In tutta l’ultima campagna elettorale Berlusconi non ha fatto altro che celebrare la propria coerenza, l’armonia populistica che caratterizzò la sua linea politica dal ’94 a oggi. Peccato che si dimentichi qualche particolare fondamentale. Come ci ricorda un “cerbero protagonista della sinistra” nell’intro della puntata di Annozero del 27 Novembre 2oo8, Berlusconi 14 anni or sono vinse le elezioni grazie a Mani Pulite, inneggiando al valore di Di Pietro e del pool di Milano, chiedendogli pure di ricoprire la carica di Ministro dell’Interno e condannando i partiti della prima Repubblica che, a detta sua, si erano addirittura “suicidati”. Poi il vento è cambiato, l’Italia si è scordata del passato e nelle ultime elezioni il Caimano ha fatto marcia indietro: Mani Pulite pose fine a 50 anni di benessere e di progresso, un sistema perverso che portò all’arresto di centinaia (?!) di innocenti; Mangano è un eroe e Di Pietro un uomo che fa orrore. Per fortuna che era coerente. Solo su un aspetto Berlusconi si è dimostrato privo di contraddizioni: dal ’94 ad oggi non ha mai smesso di trattare l’Italia come una grossa azienda, di cui lui, appunto, è il padrone, il più grande di tutti. Ritornano spontanee alla mente le parole di Indro Montanelli e di Enzo Biagi quando sostennero di aver udito una confidenza di Berlusconi che nel ’94 affermava : “se non entro in politica, mi mettono in galera e fallisco per debiti”. La fondatezza di queste parole è stata dimostrata dai fatti: il tempo che Berlusconi passò al governo gli servì solo per salvare la pelle, la sua e quella delle sue aziende, da condanne giudiziarie e da bancarotte. E oggi?
Il trio giornalistico targato Marco Travaglio, Peter Gomez e Marco Lillo in Bavaglio ci propone un’analisi accurata, provata da fatti e documenti, dell’azione del governo Berlusconi III a soli 58 giorni dalla vincita delle elezioni. In particolare i Giornalisti pongono l’accento sulle tre leggi vergogna che hanno caratterizzato quest’ultimo black out democratico, quello “dell’estate del Bavaglio”; tre leggi ad personam, che puzzano fortemente di incostituzionalità, a meno che la Costituzione stessa non sia anticostituzionale (ormai si sostiene tutto e il contrario di tutto). Obiettivo: garantire al Biscione di sgusciare ancora una volta dalle mani della magistratura neutralizzando i processi a suo carico, garantendogli l’impunità. Black out innescatosi in una data precisa, mercoledì 18 giugno 2008 quando il Senato approva l’emendamento volto, ufficiosamente, ad interrompere il processo del premier accusato di corruzione di testimone; peccato che per farlo sono andati alla malora ben 1oo.ooo processi. Centomila per uno, uno per centomila. Tutto questo in nome di una tanto decantata “sicurezza”: quella di Berlusconi. Una legge ad personam attira l’altra ed ecco spuntare fuori un già noto lodo che prende il nome di Schifani-Maccanico-bis, in arte Lodo Alfano, che garantisce l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato, fra cui il nostro “giovine” premier. Impunità a quattro cittadini in base alle loro “condizioni personali e sociali” –ovvero il fatto che coprono una carica di una certa importanza-, limitazione dell’indipendenza dell’operato della magistratura: in sintesi se una della quattro alte cariche dello Stato violenta una ragazza o uccide un rivale non solo non può essere arrestato, ma non può neppure essere destituito dall’incarico fino al termine dalla legislatura. Il personaggio in questione potrebbe rinunciare a questa impunità: peccato che l’unico che ha interesse di restare impunito –sempre lui- non cederà mai. Ma non è ancora finita. L’ultimo disegno di legge vergognoso –inizialmente doveva essere addirittura un decreto- è quello che limita l’utilizzo delle intercettazioni ai soli reati terroristici e di mafia. Infatti secondo i calcoli empirici del neo ministro Angelino “Jolie” Alfano la magistratura italiana ha abusato di questo mezzo, tanto da intercettare una grandissima percentuale di cittadini, con il solo risultato di provocare onerose spese per lo Stato: tesi smentita senza problemi dagli autori, i cui calcoli sono tutt’altro che empirici. In questo disegno di legge sono inoltre compresi gli articoli più liberticidi di tutti che impongono il silenzio stampa: i giornalisti che pubblicheranno per intero, per riassunto o nel contenuto, atti di indagine preliminare, anche se non sussiste più il segreto d’ufficio potranno incorrere all’arresto da 1 a 3 anni e a un’ammenda fino a 1032 euro. Il governo, parandosi dietro ad un’urgenza inesistente, impedisce ai Giornalisti di compiere il proprio mestiere: pubblicare notizie pubbliche. La stampa domata, azzittita, sottomessa in nome dell’interesse individuale. Questo in sintesi il contenuto del libro scritto in fretta a furia, in soli 15 giorni, cosa che ha provocato lo “sdegno” di chi lo crede un’inchiesta puramente a fini commerciali e l’addita come una perdita di credibilità da parte degli autori. Affatto: l’antidoto per combattere il regime è informare finanche si ha il tempo, far circolare la voce anche se questo implica scrivere un libro in due settimane.
Il trio giornalistico non si smentisce neppure questa volta; dopo una presentazione delle tre leggi vergogna, segue una seconda parte dove vengono illustrati dettagliatamente i due processi recenti in cui il Caimano è imputato: Berlusconi-Mills e Berlusconi-Saccà. Dulcis in fundo un’appendice che ripropone i documenti essenziali per capire a pieno i concetti precedentemente descritti: il testo integrale delle intercettazioni del triangolo Berlusconi- Saccà - De Angelis, le intercettazioni nel mondo e infine la bocciatura del Lodo Meccanico-Schifani modello base attuata dalla Consulta. La ditta Travaglio sforna ancora una volta un piccolo manoscritto, di indispensabile lettura, che fa luce nella foschia che da sei mesi ricopre l’Italia: un regime travestito da democrazia, una maschera di ottimismo e di disinformazione per nascondere realtà molto, troppo scomode. “Siamo all’anno zero della legalità, al deserto dei diritti […] il diritto all’informazione non è dei giornalisti ma dei cittadini.” (Antonio Ingroia). Particolare menzione all’introduzione di Pino Corrias che ripercorre la storia politica del Caimano; semplicemente perfetta.