Mi è piaciuto questo spostarsi tra le panchine, attraversando ricordi e racconti, punti di osservazione privilegiati. E mi sono piaciuti i ricordi che evoca, condividendo racconti, paesaggi, arte e scrittura.
Ed è stato bello perdersi nella rimembranza de L’infinito di Leopardi, Aspettando Godot di Beckett e Il maestro e Margherita di Bulgakov….
Leggere come atto anarchico, su una panchina…..
Però questo susseguirsi di pensieri e racconti non è sempre al servizio del lettore, a volte rimane sospeso…
“So sempre di meno che cosa sia abitare, anche se nel frattempo ho cambiato già troppe abitazioni, ogni volta illudendomi di essere arrivato “a casa”. Itaca è un luogo di sosta come un altro, prima di un nuovo viaggio, e il mistero dell’abitare è tutt’uno col mio vizio di raccontare delle storie, se non un sinonimo. Nel frattempo sono arrivato alla conclusione che siamo tutti, più o meno consapevolmente, dei rifugiati politici.” - estr. pag. 50