Con "Un weekend postmoderno" Tondelli ha elaborato il suo romanzo critico sugli anni Ottanta, una lunga narrazione a scenari che racconta le mode e la musica, le nuove tendenze artistiche e letterarie, le scoperte e gli entusiasmi, la vitalità della provincia italiana in questo decennio. Per la sua ricchezza, per la presa diretta che anima la scrittura tondelliana, negli anni, "Un weekend postmoderno" è stato considerato un libro cult per le nuove generazioni. Tondelli così lo ha definito: "Un weekend postmoderno è un viaggio, per frammenti, reportage, illuminazioni interiori, riflessioni, descrizioni partecipi e dirette, nella parte degli anni Ottanta più creativa e sperimentale."
Pier Vittorio Tondelli was born in Correggio in 1955. After graduating from high school he enrolled at the University of Bologna, where he attended courses with Umberto Eco and Gianni Celati. In 1980 he made his debut with the collection of generational-themed stories Other Libertines, which achieved good success with critics and the public. The explicit content also earned him the attention of the judicial authorities, followed by a trial at the end of which the author and publisher were exonerated. After his military experience he published other novels, including Pao Pao and Rimini. He curated the three anthological volumes of the Under 25 series to give voice to a new generation of writers. His latest novel was Separate Rooms, a mournful story of homosexual love. He then published the collection of essays A Postmodern Weekend. He died of AIDS in 1991, at the age of 36. The collection of short stories The Abandonment and the theatrical drama Dinner Party were published posthumously.
Sono andato al lunapark, alle giostre, ai baracconi e ai baracchini. Il villaggio cinese, il saloon del Far West, lo Space Shuttle, le montagne russe, il galeone dei bucanieri, il teschio dei pirati, il tunnel dell'amore, il calcio in culo, il tirassegno, l'autoscontro, il labirinto del terrore...
Tutto, ho fatto tutto, sono salito e sceso da tutto, ho provato tutto. Ed era tutto gratis. Ho avuto paura, poca e tanta, brividi, emozioni, ho riso e pianto e mi sono arrabbiato... Tutto questo semplicemente prendendo in mano un libro del grande Pier.
Questo weekend postmoderno è una ‘panoramica’ del decennio Ottanta, e chi l’ha scritto, il grande Pier, ha vissuto da protagonista, in prima persona, quello che descrive. Difficile assai trovare altrettanta curiosità culturale umana intellettuale antropologica sociologica demoscopica statistica gossippara, spinta al limite della voracità: miscelata con acutezza di sguardo, apertura mentale, empatia, ironia a vagonate, cultura intelligenza brio e un'anima grande come tutta la terra.
Modena, Carpi, Correggio, l’Estate Romana, quella di Bologna e quella di Firenze (promossa al rango di vera capitale italiana di quel periodo), il concorso di Miss Italia, gli esami di maturità, la moda della cravatta (ma inserita in una più ampia prospettiva sociologica), la fauna discotecara di Londra, il nuovo fumetto italiano, la XLI Biennale veneziana, il rock demenziale di Freak Antoni, quello ‘lirico’ degli Smiths, Andrea Pazienza… Il bilancio di una generazione. Tutto questo semplicemente aprendo un libro del grande Pier.
Ma si può prendere questo libro anche come sfondo di tutta la sua produzione narrativa. Per capire meglio Pao Pao si può leggere la sezione qui contenuta intitolata ‘Affari militari’, oppure per Rimini rifarsi alle pagine di ‘Rimini come Hollywood’. Il primo e l’ultimo capitolo, ‘Scenari italiani’ e ‘Giro in provincia’, svolgono la stessa funzione di sottotesto per Altri libertini.
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O, ancora, forse il livello di lettura più interessante è quello che permette di capire la sua ‘poetica’, attraverso le sue predilezioni in fatto di libri, teatro, cinema, musica, arti visive. Cioè, leggere il Tondelli scrittore attraverso il Tondelli critico. Particolarmente importanti le pagine dedicate a Celati, D’Arzo, Coccioli, Prokosch, Pirsig, Tolkien, Baldwin, Kerouac, Leavitt, McInerney, Ellis, Burroughs.
Centrali sono le riflessioni sui diversi viaggi, sulla sua personalissima concezione del viaggiare, che diventa disposizione interiore esistenziale.
Questo potrebbe essere il suo epitaffio: Incontrò tante persone e ognuna riuscì a parlare alla sua immaginazione. Oppure, Pier, che si sporcò le mani con la vita.
Caro Pier, ovunque tu sia, spero tu stia bene, ti diverta: mi manchi, tanto, e mi mancherai ancora di più perché ho finito i tuoi libri. Hai scritto tanto in soli dieci anni, ma per me è poco, non mi basta. Dovrò ricominciare dal principio.
PS Questo è il mio libro preferito di Tondelli. Finora il preferito era il penultimo letto, adesso l'ultimo, ma prima ancora il terz'ultimo: ogni suo libro è più bello del precedente e meno di quello che seguirà.
Non c'è niente da fare, come mi prende Tondelli forse nulla. Definire cronache quest'insieme di scritti e articoli tondelliani è altamente riduttivo, così come il pensare che possa essere semplicemente la registrazione (per quanto artisticamente eccelsa) degli anni '80 e le sue eccentricità. Come sempre in Tondelli l'esterno è profondamente legato all'intimità, all'individuo: gli anni '80 rappresentano un campo d'azione e di studio, di riflessione e di vita, da indagare nella sua totalità con attenzione e curiosità intellettuale. L'intento cronachistico resta, ed è davvero come proiettarsi negli anni '80: ma mediati attraverso la straordinaria penna tondelliana, ironica e irriverente, sentimentale e travolgente. Gli articoli e gli scritti sono ordinati attraverso spunti tematici, e a loro volta in base alla data di stesura: ne risulta così uno spaziare ben ordinato tra moda, fauna giovanile, musica, letteratura ed arti visive, e senza tralasciare nulla, dissertando tanto sull'Italietta nazionalpopolare quanto sull'Italia artisticamente alta e sui maggiori movimenti artistici internazionali (con una particolare attenzione alla narrativa americana contemporanea). Alcuni scritti, lo ammetto, per quanto sia un fiero partigiano tondelliano, sono un po' goffi, un po' qualunquisti. Ma la maggior parte sono invece pezzi di alta letteratura (e mi è sembrato quasi la raccolta andasse in crescendo), ed in particolare gli scritti sui viaggi, così intimi nella loro prospettiva solitaria e meditativa (quasi anticipando Camere Separate), e gli scritti di critica letteraria, dove mi è parsa straordinaria la capacità di Tondelli di sentire la narrativa con una disarmante facilità.
Tante di queste recensioni ai tempi le lessi su RockStar. Pier con le sue parole mi fece conoscere gli Smiths! E tanti libri, tante realtà, tanta altra musica.
A metà tra romanzo e saggio, Un weekend postmoderno è un'opera monumentale che prende corpo nel corso dell'intero decennio degli anni Ottanta, di cui mira a presentarsi come testimone privilegiato grazie a una selezione di testi differenti che spaziano dall'articolo giornalistico al diario, dal saggio al racconto. In questa grande opera multitestuale è possibile rintracciare l'intero Tondelli, la cui breve ma intensa opera letteraria ha scandito proprio gli anni Ottanta. Le prime sezioni, in particolar modo, rivelano l'originario nucleo di Weekend, un collage di appunti personali, osservazioni e riflessioni che Tondelli ha sviluppato durante la stesura dei suoi romanzi. Fa così capolino la graffiante provincia urbanizzata che fa da sfondo ai racconti di Altri libertini, ma anche la patinata Rimini dell'omonimo romanzo, con i suoi riti estivi e le sue liturgie. Le svariate sezioni più "geografiche", che propongono testi che sembrano estratti di un diario di viaggio, a spasso tra le capitali della movida giovanile europea, trasudano quella malinconia che domina un romanzo come Camere separate. Ma c'è ancora il furor giovanile meglio rappresentato nell'esperienza della leva militare, presente in testi che vanno ad ampliare il racconto nostalgico di Pao Pao, c'è il Tondelli che si cala nella parte del critico letterario e culturale, dell'uomo d'arte, che disquisisce di arte e di artisti, c'è il Tondelli dell'esperienza editoriale degli Under 25 e c'è infine il Tondelli più sconosciuto, che mette a nudo la sua anima con altri "biglietti agli amici". Un Weekend postmoderno è un'opera splendida, immensa, ricchissima, da consigliare fortemente, purché siano stati letti i suoi romanzi, almeno i più celebri. La quantità di materiale è spaventosa, un dato che porta con sé pregi e difetti inscindibili: se è impossibile non trovare qualcosa che piaccia, è anche vero il contrario, e in questa summa enciclopedica degli anni Ottanta si rischia di perdere l'orientamento.
Cosa era l’Italia degli anni ottanta, la sua provincia magica, da Modena a Firenze, passando per tutto il resto dello stivale? In una raccolta dei suoi articoli Piervittorio Tondelli tratteggia i contorni di un paese che nn c’è quasi più, e che però è così simile a chi siamo da far fisicamente male. L’unico peccato é che nn ci sia più uno come lui a raccontarcelo.
Qui c'è tutto. Tutti gli interventi, tutti gli articoli disseminati da Tondelli su quotidiani, riviste e magazine nel corso degli anni '80. Pensavo fosse un volume per solo appassionati, per chi già ama Tondelli e dopo aver letto i suoi romanzi sento il bisogno di incontrarlo un'ultima volta. Invece mi sento di dire che questo Weekend postmoderno può essere letto da chiunque ami la buona scrittura. Perché Tondelli è stato un gigante, un cultore della musicalità del periodo, ossessivo nella riscrittura e nella ricerca della forma. È davvero incantevole leggere la misura e la cadenza della sue frasi, senza sforzo percepire l'impegno che metteva nella scelta delle parole e nel loro concatenarsi. Che parli di esami, della riviera romagnola, di Freak Antoni, di viaggi o di scrittori americani, PierVi lascia il lettore sempre soddisfatto, grato di potersi lasciare andare tra pagine di considerazioni su argomenti che mai avrebbe pensato lo potessero interessare. Almeno io mi sono sentito così: soddisfatto, grato e come al solito un pochino triste pensando al fatto che PierVi se n'è andato a soli 36 anni
Qualunque cosa sia scritta da Tondelli la trovo meravigliosa. Questo libro, nonostante sia stato scritto negli anni Ottanta, presenta pezzi di un'attualità imbarazzante (sui giovani e la letteratura soprattutto), e anche quelli che fotografano tendenze e mode ormai passati sono comunque molto interessanti e regalano un po' di nostalgia per un epoca che non ho vissuto. Presente quei libri che quando arrivi alla fine sai già che sentirai la mancanza della voce dell'autore? Questo è uno di quelli.
L'esperienza più vicina che mi ha ricordato sono i "racconti d'osservazione" di Celati, con meno Po e più riviera. Non ho avuto l'impressione di leggere un romanzo, per quanto composito, ma di essere convogliata in un'epoca (gli anni Ottanta) attraverso frammenti giustapposti di cui, a lettura conclusa, resta forte un'atmosfera, una cifra estetica. E se, in una rapsodica restituzione, mi trovassi a riportare le prime espressioni che mi balzano in mente, direi: carnevalata, slumare, giovani blues, look gallinaceo, Arbasino.
ho perso il conto di quanti scrittori ho scoperto sulle pagine di questa autentica "enciclopedia degli anni '80 - sezione italia", e la parte sugli scrittori è solo una piccola parte del libro. c'è da perdersi nella scrittura del tondelli giornalista, capace di rendere "speciali" serate in birrerie perse nella pianura padana o generazionali certe piccole riflessioni personali. un autore di cui si sente sempre di più la mancanza...
Se andate in giro per gli anni '80 passate da qui. C'era e tenne occhi orecchi e tutti gli altri sensi aperti e la mente pronta. Se aggiungiamo che T. non aveva alcuna cattiveria n� pregiudizi una cronaca sua � da tenere presente per sempre.
Una delle cose che più apprezzo di Tondelli è la capacità di cambiare stile pur mantenendo i temi a lui cari. In questo saggio in cui spazia tra viaggi e letteratura, musica e cinema, esperienze di vita e descrizioni di città e culture, Tondelli è più polemico e, nella prima parte, ermetico, a tratti difficile da seguire nel suo flusso di pensieri. Il resto della mia recnsione si trova qui: https://alessandroraschella.com/2023/...
Un capolavoro. Una sorta di zibaldone sugli anni '80 nel quale Tondelli dice la sua su musica, costume, tendenze, moda, luoghi, con lucidità e senza mai essere banale. Sono nata negli anni 80 e quindi ero una bambina, perciò grazie a questo testo ho potuto conoscere una serie di movimenti e tendenze culturali che chiaramente non ho vissuto e dei quali è rimasto purtroppo molto poco.
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Per i lettori più giovani che sentono parlare degli anni '80 ma che, data la loro età, ricordano solo BimBumBam, ecco un MUST che parla di quel periodo. Vittorio Tondelli - scrittore, saggista, scopritore di talenti sensibile e acuto, intelligente, buon osservatore dei costumi - ci porta alla scoperta di quel decennio avendolo vissuto in primissima persona. Allora uno può capire chi erano, ma soprattutto cosa rappresentavano, gli Smiths negli anni '80, e la riviera romagnola, Bukowsky e Tim Buckley, Brian Eno e John Fante, Derek Jarman e David Leavitt, basta leggere l'indice dei nomi alla fine per capire quanto materiale è presente nel libro. Tondelli, col suo punto di vista mai scontato, ci conduce per mano in quel periodo attraverso dei brevi saggi tutti da riscoprire. Troverete varie sorprese. Ad esempio, grazie a questo libro, io ho scoperto l'esistenza di un autore che ignoravo e che è della mia stessa città, Carlo Coccioli.
What a splendid book, I read it deliberately slowly to extend the enjoyment (ok, also my Italian isn't that fluent). One of the best record of the 80s, beautifully written by a sharp and intelligent, cultivated man. Tondelli was such a big talent, it's such a pity he died so young. His writing is evidence how a gay writer can write about anything, so far from the "queer writing" of recent times. No ghetto for him, and that's how it should be.