La Berlino di questo libro non conosce confini, né geografici, né storici. Parlano le statue, il Muro, i grattacieli, le stazioni, le vie, le piazze, i morti, i vivi. Parlano Jesse Owens, Vladimir Nabokov, Rosa Luxemburg, Franz Kafka, Marlene Dietrich, le aquile del Terzo Reich e la Madonna del Botticelli. Apre la Dea della Vittoria che stringe la lancia aspirando i profumi del Tiergarten; chiude Albert Einstein, il cui genio sembra scintillare nello sguardo rapido di un ragazzino in bicicletta. Eraldo Affinati scende nei bunker sotterranei, nuota nelle piscine pubbliche, corre in BMW, sorride ai fantasmi, si perde in periferia, ritrova il sentimento italiano nei quadri della Gemäldegalerie e nelle canzoni di Mia Martini. Si rivolge a Marx ed Engels. Ammira gli studenti della Biblioteca Nazionale. Riflette nella Stanza del silenzio. Ci racconta degli Hohenzollern e delle giovani reclute morte sulle alture di Seelow per difendere Hitler. Fa amicizia coi venditori di kebab. Segue gli ultimi sopravvissuti dei lager. Ascolta i piloti della Luftwaffe, le prostitute dell’Artemis, i calciatori corrotti della Dynamo, le gracchie che volano sugli stabilimenti dismessi della Sprea, perfino le birre tracannate sui banconi delle Kneipen. Alla fine ci consegna il ritratto impossibile di un camaleonte: una città che sembra più vera di quella autentica, ma è fantastica come una leggenda.
Eraldo Affinati (Roma, 1956) è uno scrittore italiano. Alla didattica e alla produzione letteraria affianca un’intensa attività di conferenziere e formatore. Nel 2008 insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la Scuola Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti.
Incuriosita da questa città in cui, purtroppo, non sono mai stata, ho voluto visitarla leggendo Berlin di Eraldo Affinati. Mi è servita una settimana per terminare le sue 243 pagine. Non dico che il libro non mi sia piaciuto, perché così non è stato, ma l'ho trovato difficile da digerire.
Ho apprezzato l'idea di raccontare Berlino attraverso sette capitoli, ognuno corrispondente ad un giorno della settimana e ad un pronome personale diverso. Ogni paragrafo, lungo circa una pagina o poco più, è dedicato ad un monumento e ad un momento storico della città. Più che tra le strade di Berlino, si è trattato di una passeggiata nella sua storia, così travagliata che l'ha resa, a mio avviso, la città più importante del novecento. I suoi palazzi, le sue strade, i suoi abitanti hanno assistito ai fasti del Regno di Prussia, alla follia di Hitler e alle persecuzioni degli ebrei, ai bombardamenti delle guerre, alla liberazione - che poi tanto liberazione non è stata -, alla guerra fredda, al Muro e alla caduta del Muro. Berlino oggi porta le cicatrici che le sono state inflitte dalla storia, cicatrici che mostra con fierezza, la maggior parte delle volte; con vergogna in altri casi. Ma tutto ciò ha contribuito a rendere la città quel centro vibrante e cosmopolita che è oggi.
La scrittura di Affinati è come una matassa emotiva che viene sbrogliata parola dopo parola. E' particolarmente interessante l'aspetto autobiografico della narrazione, ma le scarne descrizioni mi hanno costretta a cercare su google di volta in volta il luogo di cui ero intenta a leggere. Un giorno proverò a rileggerlo, magari di ritorno dal mio viaggio a Berlino.
Sento il peso specifico del Novecento gravare sulle nostre spalle come un macigno.
Libro molto breve, composto da velocissimi capitoletti su vari personaggi e luoghi di Berlino, città che più di ogni altra mostra i segni della storia del secolo scorso. Da prendere come una sorta di piccola enciclopedia su cui basarsi per ulteriori esplorazioni e letture (Affinati fornisce una bibliografia), perché ogni argomento lascia la voglia di sentirne parlare molto più a lungo. La nostalgia verso Berlino, mentre si legge, cresce e cresce.
Un omaggio appassionato e appassionante alla mia Città del cuore. Un breviario per future passeggiate alla scoperta di angoli che fino ad ora mi erano sconosciuti.
"A Berlino questa sensazione di smarrimento si può provare anche dentro il nucleo urbano. Alzi gli occhi oltre il cortile, di là dai palazzi grigi, dai giardini spogli, dai campi di calcio ricoperti di brina, dalle vecchie statue del regime comunista nelle quali gruppi di bambini, madri e operai stanno tutti insieme scaldati dal Sol dell'Avvenire, e subito il tuo sguardo viene risucchiato dalla steppa. In quel momento capisci che questa città è stata l'ultimo avamposto di un'idea occidentale."
Una serie di istantanee di Berlino e della vita che ha vissuto e vive, un libro che verrà amato da chi ama questa città, da chi è capace di leggere la sua storia nelle statue, nei grattacieli, nel Muro... di sentire la voce della Dea della Vittoria, dell'Aquila nel Reichstag, nell'immobilità della Stanza del Silenzio... di vedere in questa città il ritratto impossibile di un camaleonte: una città che sembra più vera di quella autentica, ma è fantastica come una leggenda.
Per apprezzare questo libro, credo sia necessario conoscere Berlino giá un pochino, altrimenti é facile perdersi nei meandri di strade, monumenti e palazzi. Siccome vivo qui da un po' (3 anni, 7 mesi, 17 giorni, 7 ore e 3 minuti ;) non ho avuto questo problema e devo dire che l'autore mi ha accompagnato in giro a scoprire quella che é attualmente la mia cittá, aiutandomi a vederla anche con altri occhi.
Affinati ha una straordinaria conoscenza della città, ma non è chiaro se stia scrivendo una guida turistica, un racconto o qualcosa di autobiografico. La suddivisione in capitoli appare totalmente arbitraria, forse volutamente, ma si finisce per non avere né una visione unitaria, né un effetto "cartoline ". A mio avviso un'occasione persa.
It's amazing how he describes Berlin,it feels like the city is breathing and living. Every monument, every street or place has its own story and life told by the writer in a romantic but sometimes even ironic way.