Tre clinici raccontano la loro doppia esperienza di medici e di malati. L'insorgenza improvvisa del male sconvolge la loro vita professionale e il loro status professionale. Ora, la malattia non è più da curare, ma anche da vivere, in prima persona. Dopo aver vissuto da medici le diagnosi più infauste, le terapie più devastanti, ma anche la paura, l'angoscia di morte e lo smarrimento di tutti gli ammalati gravi, essi raccontano il tragico e il grottesco della loro esperienza, anche con sferzate al mondo dei colleghi sani, ignari di cosa significhi essere un ammalato in Italia. E, soprattutto, mettono nero su bianco in un "Decalogo per una Medicina diversa" le loro proposte perché la Sanità possa funzionare meglio.
Vorrei fare un appello: leggete questo libro. Medici, infermieri, politici (voi sopratutto) ma, per quanto mi riguarda, l’Italia intera dovrebbe leggere queste pagine. Tutte fino all’ultima. Non voglio dire molto perché credo che ognuno debba fare suo quanto scritto. Si parla di morte e di vita, di come l’una senza l’altra non abbia senso. Si parla di tempo e di spreco, che sono temi centrali nella società della fretta e della finta perfezione. Si tratta di ingiustizia e di pena. Ma si tratta sopratutto di umanità. In senso concreto ed emotivo. Quell’umanità che rischiamo di perdere per sempre. Quell’umanità che ci rende vivi e degni di vivere. Vi prego, fate per voi e per noi un gesto d’amore. Leggete queste pagine.
Noioso. Al di là di qualche segmento interessante in cui i medici protagonisti delle vicende riportano il loro vissuto in relazione all'esperienza di malattia, il libro consta in una continua denuncia del malfunzionamento delle politiche che regolano le aziende ospedaliere e la sanità; nonché la formazione del personale medico ed infermieristico. Per carità, mette in luce aspetti negativi del modo in cui ancora molti medici si rapportano ai pazienti, sottolineando, di conseguenza, le aree su cui sarebbe opportuno lavorare in vista di un cambiamento; ma affidare la parola a tre medici di diversa formazione per giungere, tutti, alle medesime conclusioni rende il tutto estremamente prolisso, ridondante e ben poco coinvolgente.