Una raccolta di 19 racconti sui piccoli imprevisti della vita e dei sentimenti. Ave Verum è la storia di una vigilessa terribile che prende a calci i gatti nei vicoli e multa tutti con gioiosa perfidia, e poi la sera canta come un angelo. Due bambine, in un altro racconto, curano le tombe dei nonni come se giocassero alla casetta, e i nonni morti fossero due bambole da coccolare; e intanto parlano mescolando discorsi leggeri e tremendi. Giuseppe, in Il nostro capitano, è convinto che sua sorella, grazie al suo fascino devastante, possa far invaghire di sé l’eroe della sua squadra del cuore: Alex Del Piero: lui farà di tutto per impedire che ciò avvenga. In Arte due ragazze visitano «Artissima», postillando a modo loro le opere d’arte, con divertimento, intelligenza, stupidità. Ma quando incontrano per caso Giulio Paolini mancano l’esperienza artistica più esaltante della giornata. Il racconto che dà il titolo al volume è la storia di una ragazza che lascia uno strano ex voto in chiesa, perché il suo ragazzo per un soffio non è morto folgorato dalla chitarra elettrica. Ma lì, davanti a quelle immagini stravaganti, incontra un assassino...
Writer and translator, she also worked for radio and tv. ----- Ha pubblicato diversi romanzi che coniugano sentimento, umorismo e senso del surreale, con risultati che possono ricordare la letteratura anglosassone chick lit per quanto riguarda il tono leggero e divertente, anche se ambientazioni e temi si discostano decisamente dai canoni di quel genere. La Bertola è anche traduttrice dall'inglese, sceneggiatrice e autrice radiofonica.
Leggere la Bertola è delizioso come bere un Barbera in compagnia di una vecchia amica ritrovata: ti racconta cose che potrebbero capitare a chiunque, ma ti fa divertire e ci mette del suo, e a fine serata torni a casa col sorriso. Menzione speciale per il racconto sulle due vite del gatto Tigrino e per quello ambientato in una torrida giornata d'estate londinese del 1968.
La Bertola mi viene da difenderla sempre, anche quando mi sforna (per Einaudi, e non è un caso infatti che non mi sia piaciuto) libri come questo, onestamente non indimenticabili. Io la capisco in realtà, capisco che da un lato voglia prendersi una vacanza da quello che di solito scrive e che dall'altro abbia magari voluto provare a fare un gradino verso l'alto abbandonando un genere che viene considerato praticamente unanimemente stupidotto (non da me, sia ben chiaro!) per approcciarne un altro più rispettabile. Con questo non voglio dire che debba tornare giù perchè non potrà mai salire, anzi, lei scrive bene e potrebbe scrivere qualsiasi cosa. Ma se c'è una cosa in cui lei è brava, ed è realmente brava, è lo scrivere di donne italiane in modo ironico, divertente, grottesco, è il narrare un mondo fatto di assurdità, nonsense, nomi strani, lavori strani, relazioni strane e complesse, facendo sempre ridere e non essendo mai banale. E dico poco? Io al limite sono brava solo a scrivere recensioni su aNobii, mi ciuccerei il gombetto per scrivere quello che scrive lei come lo fa lei! Quindi Stefania 'scolta me, una tua grande fan, quella che al Festivaletteratura ti ha fatto firmare "Luna di Luxor", romanzo che avevi dimenticato di aver scritto ma che io ho ritrovato dopo lunga e peregrina ricerca, 'scoltami eh: torna alla Salani, scrivi ancora ciò che scrivevi prima, le tue fan ringraziano (o almeno, io lo farei!), e gli altri? Beh giustamente non ci sono solo io. Ma credi di poterli conquistare con questi racconti? No, non direi. Non è un caso che i migliori siano quelli che hanno come protagonista una donna/madre attorno ai 50, la tipica protagonista di tutti i tuoi romanzi precedenti, ripeto non è un caso (mioddio sembro Lucarelli a "Blu notte").
Leggendo le recensioni già presenti pensavo peggio: tutto sommato lo salvo, questo libro... Naturalmente trattandosi di racconti il giudizio non è unanime. Alcuni sono simpatici e lievi, e ti lasciano con una sensazione di sorpresa o con qualcosa su cui riflettere (mi sono piaciuti quello delle due bimbe al cimitero, quello del pezzo del Risiko, quello delle due amiche ad Artissima, quello del gatto Tigrino - triste! - quello del concerto londinese nel 1968, e quello della vigilessa per niente angelica). Altri invece li ho trovati proprio insulsi e inutili (quello della santa, quello della strega nel bosco, ad esempio...). Ma quello più divertente in assoluto è stato, e rimane, quello dedicato al capitano juventino Alex Del Piero.
Dopo essere stata viziata dai romanzi della Bertola, me ne esco dalla lettura di questa raccolta di romanzi facendo i capricci. Non bastano poche pagine per riconoscerla, per farci deliziare dalla sua penna! Ci sono dei racconti che fin dall'inizio mi hanno fatto immaginare "che bello un romanzo con questi personaggi e situazioni" ma poi svaniva e veniva subito dimenticato nel racconto successivo. Stefania, resta una scrittrice di romanzi e, soprattutto, scrivine un altro al più presto!
(piccola nota: ho adorato la storia su Alex! e quella della famiglia di malviventi - non ricordo nessun titolo)
Ho adorato questi racconti! Divertenti, irriverenti, surreali, proprio come piacciono a me. Anzi, se mai riuscissi a pubblicare un libro di racconti, sarebbe molto simile a questo. Mentre lo leggevo pensavo che avrei voluto scriverle io quelle storie, belle e strane al punto giusto. Non ho ancora letto un romanzo di Stefania Bertola, ma questi racconti mi hanno convinto a leggere altro dell’autrice. Mi piace!