Spesso gli articoli di giornale, i dibattiti sui fatti di cronaca, i trattati di scienza forniscono gli elementi per distinguere una "buona" madre. Decretano cosa sia normale e cosa no. Stabiliscono i meriti e le colpe. Ma sono quasi sempre lontani dalla realtà. Da Brooke Shields a Valentina Vezzali, fino alle madri di Plaza de Mayo, Concita De Gregorio racconta venti storie di maternità che scaldano il cuore. Venti vicende vere per scoprire quanti siano i modi di essere madre, o di non esserlo affatto. Di quante ombre sia pieno l'amore perfetto, quello tra madri e figli, e di quante risorse inattese. Quante strade esistano per accogliere quello che viene, quello che c'è. Un libro commovente e sincero che fa arrabbiare e sorridere. E che ognuno di noi dovrebbe leggere. Perché dalle donne passa la vita di tutti, sempre. Dalla pancia, dalla testa, dalle mani e dai ricordi. E una madre tutto questo lo sa.
Nata a Pisa nel 1963, da madre spagnola (di Barcellona) e padre toscano, è cresciuta a Livorno. In questa città studia al Liceo Classico Niccolini Guerrazzi; successivamente consegue la laurea all'Università di Pisa in Scienze Politiche. Frattanto inizia la professione nelle radio e TV locali toscane, entrando a Il Tirreno nel 1985, dove, per otto anni, lavora nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 approda a la Repubblica, dove si è occupata di cronaca e politica interna. Nel luglio 2008 è al centro di una curiosa polemica. La rivista Prima Comunicazione rende note le anticipazioni di una sua intervista in cui ammette di aver accettato la proposta del neo editore de l'Unità, Renato Soru, di diventare direttrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci; nella stessa intervista Concita De Gregorio espone le linee guida della sua direzione. La notizia suscita clamore in redazione: il comitato di redazione protesta contro la via dell'«annuncio del cambio di direttore attraverso intervista». Il 22 agosto 2008 viene ufficializzata la nomina a direttrice de l'Unità, carica che ha ricoperto fino al 7 luglio 2011,quando ritorna a la Repubblica. È sposata con il giornalista Alessandro Cecioni, ed è madre di quattro figli maschi.
Ho adorato questo libro sin dall'introduzione. Non sono una fan dei libri che contengono tante storielle all'interno, ma in questo caso, data anche la brevità delle storie, la lettura non è stata male. La lettura coinvolge, fa riflettere su questioni di cui non si è soliti parlare, come la maternità come scelta, una questione troppo bistrattata nel nostro paese. Condivido l'idea che una donna non nasca per essere madre, ma nasca prima di tutto come individuo e che la maternità debba essere una scelta e al contempo scelta responsabile.
E' uno di quei libri che hanno pagine che fanno male, provocano un dolore reale e allo stesso tempo ti rendi conto che sono proprio le pagine più vere. Pagine da farti salire lacrime agli occhi, altre da farti arrabbiare col mondo intero. Altre che sanno riscaldarti. Altre ancora che ti fanno sentire forte, orgogliosa. Credo che ogni donna, che sia già madre o non ancora o non voglia esserlo, dovrebbe leggerlo.
La scrittura di Concita è così piaciona che mentre leggi ti sembra di sentirla parlare e vederla mentre mordicchia con studiata indolenza la stanghetta degli occhiali. Ciononostante. È una lettura che vale la pena, perché è vero che una madre lo sa (e sa anche tante altre cose). E poi mi ha fatto scoprire che Jamie Lee Curtis (quella Jamie Lee Curtis) scrive bellissimi libri per l'infanzia.
Questo libro di Concita De Gregorio è una carrellata, a volte un po' superficiale e semplificata, sul vastissimo mondo della maternità nello specifico, ma anche della genitorialità e dei preconcetti che ruotano intorno alle donne e alla famiglia. L'ampiezza dei temi però poco si sposa con la frammentarietà delle storie che ce li presentano. Il testo è breve e le storie (ben 20) in poche pagine fanno fatica a scavare in temi tanto complessi. Perciò quello che ne viene fuori è una raccolta in cui i protagonisti parlano poco mentre la narratrice è sempre al centro di tutto, tutto è filtrato dalla sua opinione sulle cose e sulle storie. Credo che sia questa la caratteristica meno interessante del libro: invece del caleidoscopio di esperienze e racconti che ci si aspetta, ci si ritrova ad ascoltare sempre l'opinione dell'autrice che funge da medium su tutto, a volte accontentandosi di una presa di posizione quasi apodittica invece di una riflessione vera. Naturalmente alcune storie sono più belle di altre, soprattutto quelle in cui compaiono pezzi di dialoghi, altre voci. I temi sono ovviamente interessanti e lo sguardo con cui l'autrice li coglie per me è quello giusto, peccato la poca profondità.
L’autrice è una donna sensibile ed intelligente, introduzione bellissima e profonda. Sono tutte storie brevi ed efficaci. Niente fronzoli o descrizioni ridondanti. Coglie subito il punto e lo descrive efficacemente con una sintesi perfetta che lascia il segno. Tra tutte le storie ognuno di noi troverà certamente quella che le appartiene di più, che le è più vicina. Per questo la De Gregorio ha un radar speciale per captare un pubblico davvero vasto. Ogni mamma o donna troverà in questo libro un pezzetto di sé. Lo dedicherei anche agli uomini, quelli che vogliono capire ma anche a quelli che non hanno mai pensato di soffermarsi troppo sui dettagli importanti che ogni maternità porta con sé.
15/40 Iread: libro che regaleresti ad un'amica 15/40 Popsugar: libro scritto da una giornalista Questo libro dà energia luminosa. L'ho letto d'un fiato e ho passato un sabato felice... Perché sono tante cose, ma sicuramente sono una madre. E non so tantissime cose, ma quelle che racconta questo libro, le so. Grazie alla mia amica Anna, che me lo ha fatto leggere, anche lei madre che lo sa.
Letto nel momento opportuno, può essere d'aiuto. Concita De Gregorio non mi convincerà mai abbastanza, ma ammetto che questo libro non mi è dispiaciuto.
Mi aspettavo un po' di più da questo libro, queste mini-storie non fanno solo che grattare la superficie di alcuni dei malesseri e problemi descritti. Il fatto poi che siano così sconnesse l'una dall'altra, personalmente trovo spezzi un po' l'atmosfera che si crea. Ogni racconto contiene però delle storie molto interessanti e che mi hanno spinta a ricerche più approfondite.
Questo libro raccoglie tante storie vere, che si trasformano in testimonianza sulla difficolt�� di essere madre. Un libro dunque che spogliato da ogni ���idealismo perbenista��� - che ti propina la figura della mamma come ���angelo del focolare��� sempre pronta ad affrontare adeguatamente le difficolt��, perfetta in ogni situazione a mai stanca- ti mette invece, di fronte alla realt�� cos�� come ��, punto.
Essere mamma significa, mettere in conto che si pu�� sbagliare nei confronti di un figlio.
Essere mamma significa convivere con i sensi di colpa quando tante volte, di fronte alla stanchezza, allo sconforto, alla solitudine vorresti tornare indietro, o andartene in vacanza da questo ruolo che a volte ti pesa come un lavoro che non piace. E come per ogni mestiere non si nasce conoscendo gi�� tutto. Bisogna imparare che il vero amore, l���amore profondo, non �� mai perfetto
Scritto nel 2006 da Concita De Gregorio e letto solo nel 2016, inevitabilmente qualche storia risulta datata come "L'uomo che non dorme", breve biografia di Carlo Marcelletti, il cardiochirurgo che si è tolto la vita nel 2009, o come "Il cobra allatta", dove Valentina Vezzali vinse la sua ennesima medaglia a tre mesi dalla nascita del figlio, ora eletta deputato e mamma di un altro bimbo, ma è stata per me l'occasione per ricordare la vicenza di Franca Viola, prima donna in Italia a denunciare nel 1965 il proprio stupratore quando lo stupro era solo un reato contro la morale e non contro la persona (!), e la vicenda dei desaparecidos, dei voli della morte e delle madri di Plaza De Mayo in Argentina. Lettura piacevole, l'autrice scrive molto bene, anche se l'episodio "Al suo posto, i figli di Craxi" è decisamente fuori tema. Ne consiglio la lettura assieme ad un altro libro breve di Valentina Furlanetto "Si fa presto a dire madre" (2010).
Concita De Gregorio scrive in maniera femminile e scorrevole. Storie di donne ordinarie ma straordinarie per la cultura in cui sono immerse, per le aspettative create dalla societa' e per i traguardi raggiunti. Storie diverse di parti diverse del mondo. Consiglio vivamente la lettura per capire le madri argentine, le madri spagnole e le donne italiane. Un libro per tutti, anche per chi, non vuole sentirsi o non vuole saperne di essere madre.
Bello. Un'indagine giornalistica, tante storie. Molte verità sull'essere donna e madre. O donna nonostante la maternità. Quanto veniamo banalizzate noi donne: madri, custodi del focolari, angeli. Tutti nomi che servono ad etichettarci per poi liberarsi di noi lasciandoci lì a farci un mazzo a capanna (scusate il francesismo).
Bello e agile questo libro della De Gregorio che raccoglie varie storie di donne che declinano in modo personale il ruolo di madri: coraggiose, disperate, pentite, orgogliose, ma sempre autentiche. Ecco, finalmente un libro sulla maternità "vera", che racconta come la realtà dell'essere madre possa essere complessa, e spesso per niente piacevole o ideale o, ancora peggio "naturale".
Concita De Gregorio compie un viaggio, attraverso venti racconti di maternità, in una realtà circondata da moltissimi luoghi comuni, per cercare di dare voce a una realtà silenziosa: la fatica di essere madri in un mondo in cui per le madri non c'è posto.