Sofia ha 13 anni e vive da sempre in un orfanotrofio a Roma, derisa e considerata una nullità da tutti gli altri orfani e sempre nel mirino dei rimproveri delle suore e degli insegnanti.
Mattia ha 13 anni, una famiglia, va a scuola (e sarebbe pure bravo), ma viene continuamente deriso da tutti, anche da Gaia, la compagna di cui è innamorato, perché è brutto, grasso e stupido.
Per entrambi però ben presto la vita cambia: Sofia viene finalmente adottata da un professore di origine tedesca; Mattia, sull’orlo di una depressione, viene avvicinato da una ragazza bellissima, che gli mostra che applicandosi sul retro del collo un oggetto di metallo simile a un ragno potrà diventare bello, magro e adorabile.
Così Mattia decide di indossare quello strano oggetto per dare finalmente una svolta alla propria vita, ma all’improvviso un freddo di morte si impossessa di lui, facendolo diventare un Assoggettato ai comandi di Nida e Ratatoskr, figli di Nidhoggr, una viverna potentissima, il male assoluto, che 3000 anni prima era stata imprigionata e sigillata nelle viscere della terra dall’ultimo e dal più potente dei draghi, Thuban. Mattia ha il compito di trovare una Dormiente, cioè una ragazza che ha dentro di sé lo spirito di uno dei draghi sconfitti da Nidhoggr, e di ucciderla prima che ella possa risvegliare il suo drago e iniziare a cercare i frutti dell’Albero del Mondo, l’unico che può uccidere definitivamente il Male e riportare l’uomo a vivere in armonia con la Natura.
Ormai i tempi sono vicini, il sigillo non terrà ancora per molto e Nidhoggr sente che sta diventando sempre più potente.
Anche Sofia scopre ben presto qual è il suo compito nella vita, il suo è un duro destino che inizialmente rifiuta sentendosi del tutto inadeguata, incapace, sempre bloccata dalla paura di fare tutto, di prendere delle decisioni e di assumersene le responsabilità; ma a soccorrerla con il loro affetto c’è il professore e c’è Lidja, una sua coetanea, estroversa, solare, decisa, sempre pronta all’azione e a mettersi in gioco.
Insieme dovranno affrontare l’Assoggettato e Nida, e riuscire a mettere al sicuro un primo frutto ritrovato.
Il fantasy non è un genere che amo, anzi, ma con questa autrice sapevo di andare sul sicuro, sapevo che avrei letto qualcosa di piacevole, attirata anche da un Prologo davvero intrigante e soprattutto dal fatto che la vicenda è ambientata ai giorni nostri.
Fortunatamente l’assenza di avventure mozzafiato e spettacolari, che immagino siano invece ricercate dagli amanti di questo genere, mi hanno fatto apprezzare il romanzo perché lo ha reso più “umano”.
A mio avviso il vero tema centrale è il senso di insicurezza e di inadeguatezza, frutto di ingiustizie e della cattiveria altrui, che provano Sofia e Mattia, due adolescenti che a causa delle loro normali “debolezze” vengono emarginati e bollati come degli incapaci.
E’ per questo che Sofia ad esempio, almeno inizialmente, rifiuta di affrontare gli ostacoli che le si presentano davanti, preferendo continuare a sentirsi una fallita e anzi quasi bramando che il professore e Lidja gliene diano conferma con i loro atteggiamenti e con le loro parole.
Credo che molti adolescenti oggi, purtroppo, si possano riconoscere e sentire coinvolti, nel personaggio di Sofia, anche senza essere vittime di bullismo.
Devo ammettere che ad un certo punto il pessimismo cronico di Sofia mi ha fatto innervosire e quasi detestare il personaggio, tuttavia questa sua caratteristica rappresenta un punto di partenza per una crescita personale, perché è riuscita a prendersi la sua rivincita, lottando con i denti e con le unghie, dimostrando che da quel tunnel di negatività si può uscire, credendo in se stessi e avendo fiducia nelle proprie capacità.
Un bell’insegnamento, dunque, per gli adolescenti e un bel romanzo quindi da consigliare loro, anche perché linguisticamente non presenta difficoltà sintattiche o lessicali ed è molto scorrevole e fluido alla lettura.