Chi parla di questo libro lo fa in nome di una vocazione intima ed estrema: dare corpo all'anima in forma di parole; restituire al mondo un'essenza panica e religiosa, e a Dio la sua sostanza amorosa, fatta di vita e desiderio, di pianto ed estasi. E lo fa senza dispensare né l'amore che rassicura né l'oblio che consola, ma attraverso la religiosità oscura e desiderante di un discorso poetico che con cadenze sacrali, quasi liturgiche, e insieme con evocazioni ora carnali ora oniriche, stupisce a ogni pagina. La follia sapiente della parola del poeta, la sua ferita e redenzione, si alternano con ritmi terrestri e cosmici in queste pagine incalzanti, che arrivano a sconcertare ed emozionare il lettore con la semplicità rituale, mistica, dei gesti di tutti i giorni. E si situano in un luogo di sogno e di perdizione in cui la natura si anima all'improvviso e l'uomo diventa bambino. In uno spazio in cui la voce diventa il suono di un violino e il grido di un figlio e la mano di un amante. Un libro di grande forza, illuminato dall'eco maledetta e santa di un vissuto - quello di Alda Merini - votato in modo così drammatico alla poesia e all'amore.
Alda Merini was a renowned Italian writer and poetess. The President of the Italian Republic, Giorgio Napolitano, called her an "inspired and limpid poetic voice".
Sicuramente non ho le competenze per capire, posso solo dare la mia umile opinione e dire che alcune le ho apprezzate molte, ma tante altre no. Forse è la raccolta a tema che non fa per me perché mi sembrava tutto un po' ripetitivo, o forse è l'argomento, ma questa è stata, ad oggi, la mia impressione. Ovviamente non è un giudizio qualitativo, è solo la mia opinione.
"Paradiso è ciò che piace all'uomo, è quello che l'uomo vorrebbe che fosse. Ma il Paradiso non esiste se non comincia da questa povertà naturale che sono i nostri occhi, le nostre mani, il nostro sguardo, la nostra viltà."