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Hitler

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Chi è lui? Chi lo ha generato davvero? Suo padre Alois Hitler, funzionario di dogana austriaco, se lo chiederà sempre. E senza risposta, perché nemmeno sul letto di morte la madre gli svelerà il segreto della sua nascita di illegittimo. E lo stesso ci chiediamo noi di Adolf chi è? Chi lo ha generato? Da dove viene il lupo Fenrir che, nelle mitologie nordiche, a un certo punto del Tempo spezzerà la catena per irrompere schiumando di rabbia e annunciare la fine del mondo? Questo noi ci domandiamo, consapevoli che, se si comincia a spiegare, a rispondere alla domanda "perché?", si finisce per correre il rischio di giustificare. Il romanzo di Genna connette i fatti più risaputi con elementi poco noti. Dal labirinto familiare da cui fuoriesce il piccolo Hitler, con deliri di grandezza e improvvise abulie, all'esperienza limite dell'umanità disfatta nel gorgo di Männerheim, l'ostello per poveri e criminali dove passa anni da nullafacente; l'esposizione al fuoco e ai gas della Prima guerra mondiale al ricovero in ospedale; dal rapporto incestuoso con la nipote Geli Raubal al comporsi dell'abominevole, grottesca corte dei suoi scherani.

626 pages, Hardcover

First published January 1, 2008

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About the author

Giuseppe Genna

39 books42 followers
Giuseppe Genna è nato a Milano il 12 dicembre 1969. Ha lavorato in televisione (nel 1991-92 a Odeon Tv; per la Rai nel 1995), presso la rivista mensile Poesia (Crocetti Editore), come attaché alla Presidenza della Camera nel 1994-95, per Mondadori nei settori New Media e Libri nel 1996-99, a Clarence(.)com nel 1999-2002, per RCS Libri nel 2006-07, per le web agency Siris e Mikamai nel 2009-10.
Con Daniela Lanticina e Paolo Spada ha fondato nel 2010 la multiagency culturale Yallee e il blogzine THE YALLEES.
Nel 2006 è stato chiamato a fare parte delle Giurie della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (sezione Orizzonti). Dal medesimo anno collabora con Vanity Fair. Dal 2000 è redattore di Carmilla, magazine on line diretto da Valerio Evangelisti.
Presso il Padiglione Italia alla Biennale di architettura del 2010 ha esposto una installazione realizzata con Italo Rota, dal titolo Ultima Stele.

Ha pubblicato romanzi, saggi e racconti, in Italia e all’estero:
Catrame (Mondadori, 1999)
Nel nome di Ishmael (Mondadori, 2001)
Assalto a un tempo devastato e vile (peQuod, 2001; edizione 2.0 presso Mondadori, 2002; edizione 3.0 presso minimum max, 2010)
Forget domani. Racconti dell’italian lounge (Pequod, 2002, con Igino Domanin)
Non toccare la pelle del drago (Mondadori, 2003)
I Demoni (Pequod, 2003, Michele Monina e Ferruccio Parazzoli)
Grande Madre Rossa (Mondadori, 2004)
Il caso Battisti (con Valerio Evangelisti e Wu Ming 1, Nda 2004)
L’anno luce (il Saggiatore, 2005)
Costantino e l’impero (Marco Tropea, 2005, con Michele Monina)
Dies Irae (Rizzoli, 2006)
Medium (online @Lulu.com, 2007)
Hitler (Mondadori, 2008)
Italia De Profundis (minimum fax, 2008)
Le teste (Mondadori, 2009)
Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari (duepunti, 2010)

(da http://www.giugenna.com/biobiblio/ )

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Profile Image for Iophil.
166 reviews69 followers
September 19, 2017
Fin dall'inizio di questo libro ho avuto impressione che Hitler fosse visto quasi esclusivamente in chiave "patetica", come se fosse un incapace. E forse in quasi tutti i campi poteva anche essere un inetto, il giovane Hitler, ma qualcosa ha pur dovuto saperlo fare, se è riuscito a diventare padrone assoluto di una nazione.
Ed è questa mancanza di un nesso sensato tra la considerazione dell'autore e l'effettivo svolgersi di quella che, purtroppo, è stata storia a risultare assente durante la mia lettura.
Anche il tasto del non-umano, su cui Genna batte continuamente, mi è sembrata una sorta di scappatoia. Dichiarandolo tale, si evita di affrontare in maniera oggettiva quello che Hitler ha fatto, quello che è riuscito a fare.

Il libro è scritto bene e si intuisce la completa partecipazione emotiva dell'autore, ma proprio "sbilanciandosi" così tanto e condannando a prescindere la stessa natura di Hitler, paradossalmente non gli si concede una sorta di inevitabilità, per tutto quello che ha commesso?
Sarebbe come dare l'infermità mentale in un processo, attenuando così la pena.
Un giudizio di questo tipo è un po' troppo semplicistico, secondo me. E pericoloso, perché il non soffermarsi su quello che è in grado di fare un essere umano implica che sia più facile che situazioni del genere si possano ripetere.

La lettura mi ha fatto venire in mente un libro che lessi tempo prima, "I personaggi più malvagi della storia". La scelta dei soggetti presentati nel volume era per forza di cose abbastanza arbitraria, se ne sarebbero potuti aggiungere un'infinità. Tutti loro erano non-umani, come l'Hitler mostrato da Genna, o queste persone hanno voluto e potuto dare sfogo a intendimenti e pulsioni che, seppur abietti, crescono nell'animo degli individui in tutto e per tutto umani?

Sì, ci sono tante, tantissime persone "malvagie". Ma forse sarebbe interessante cercare di soffermarsi sul come sia possibile che alcune di queste persone riescano a creare così tanto. E in un libro che parla di Hitler una riflessione di questo tipo sarebbe essenziale, a mio parere.
Anche di fronte alle pagine più fosche della vicende mondiali si deve cercare di mantenere un occhio un minimo oggettivo, perché è solo con il confronto che si può giungere a una conoscenza più profonda e alla consapevolezza di quello che la Storia ci insegna.
Ma, in un modo o nell'altro, mi pare che l'essere umano in questo campo non riesca mai a imparare.

È un libro che tutto sommato mi ha fatto riflettere molto.
Mi farebbe piacere sentire anche i vostri pareri in proposito.
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
June 2, 2016
L'ho appena finito. Sono ancora altrove. Sono nel mondo freddo, folle, lucido e orribile che è la mente di Hitler ricostruita da Genna.
Non voglio nemmeno pensare alla sofferenza che deve essere costato scrivere un libro del genere, toccare così da vicino il male assoluto, tremendo come il gelo infernale.
Il linguaggio è teso, magniloquente, a tratti futuristico. L'unico linguaggio possibile per rendere tangibile una totale estraneità, disumanità, non umanità.
Hitler di Genna entra di diritto nell'olimpo dei libri imprescindibili per conoscere il periodo più orribile per l'Europa. E' un romanzo storico, ma è più che un romanzo.
Profile Image for Ajeje Brazov.
951 reviews
October 8, 2017
Un romanzo, una biografia allucinante, allucinata.
Quello che è successo realmente viene raccontato da Genna come una radiocronaca di una delle partite più cruente e feroci che la storia dell’umanità abbia mai concepito e chi è il “protagonista” incontrastato di questo eccidio se non il “disumano” Adolf Hitler. Uno dei personaggi, purtroppo, più influenti, conosciuti e determinanti in uno dei peggiori eventi di guerra del secolo scorso.

"Voi sei milioni di nomi a cui si conduce un omaggio microscopico e inadatto: le parole di questo libro, le parole di tutti i libri."
"Oltre ogni possibilità, sempre, sia resa la testimonianza. Non la visione: la testimonianza."
Profile Image for Mari.
375 reviews29 followers
March 1, 2013
Osservatelo...guardatelo...considerate se questo è un uomo.

Si. Purtroppo lo è stato. Altro che non-persona. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un essere spregevole, senza anima, ma sempre di un uomo si tratta. Ed è la mente perversa e malata di un uomo senza carattere, un vile, un inetto, ad aver partorito tali atrocità.
La storia di Hitler la conosciamo tutti. La prima parte del libro l'ho trovata molto scorrevole e interessante perchè più introspettiva. La persona Hitler è al centro di tutto ed è quello che più volevo approfondire. Poi però il linguaggio “epico” e ridondante di Genna ha cominciato ad urtarmi e le troppe pagine dedicate alle invasioni, tattiche militari ecc...hanno preso il sopravvento e io ho cominciato ad annoiarmi.
Non mi aspettavo nessuna rivelazione, nessuna spiegazione ai fatti, perché non può esistere una motivazione per quello che ha fatto, però speravo in un'analisi più approfondita della non persona Hitler. I fatti purtroppo sono noti. Le guerre, i bombardamenti, i campi di concentramento, l'alleanza con Mussolini...tutte cose già lette, ascoltate, viste......
Alla fine mi chiedo cosa sia più esorbitante (per usare uno degli aggettivi usati dall'autore) in questo libro se la follia di Hitler o lo stile di Genna!
Tre stelle stiracchiate per la prima parte.......

Adolf Hitler: uno, molti, nessuno. Egli, di fatto, non è. Appare, ma non è. L'amore non è. Il mondo non è. Nemmeno la Germania è. Niente è e lui naviga, bolla oscura nel non essere.

Nell'abominio muore la repubblica. Nel tradimento. Nell'indifferenza. Nella cospirazione della camarilla idiota, in cui si annida un serpe più velenoso di altri e un futuro più velenoso di qualunque altro.
Profile Image for Benedetta Marinetti.
46 reviews1 follower
April 19, 2014
La storia la conosciamo tutti, in diverse età la impariamo e ci conviviamo con la consapevolezza che quell'uomo è esistito.
Era un essere umano. Di questo ne siamo certi anche negli anni.
Questo è solo l'ennesimo punto di vista -magistralmente trascritto come una preghiera di perdono- di un altro che non c'era, che non l'ha vissuto, ma ha tratto le sue conclusioni mentre ripercorre ancora i passi di chi è stato bambino e poi è cresciuto.
Come. Dove. Quando. C'è solo il "perché" che resta senza la sua risposta.
"Meditate se questo è un uomo"... un uomo, un umano, di ossa, carne e sangue lo era.
È la nostra razza ad essere marcia per generare questi mostri.
"Che i vostri nati torcano il viso da voi".
Profile Image for (TraParentesi).
77 reviews2 followers
January 8, 2020
Non un romanzo, né un saggio, ma una favola. Una fiaba nera che racconta la storia del lupo cattivo - il Fenrir - che, dopo averli ammaliati, si divorò il mondo e il popolo tedesco.
(Non prima di averlo visto passare, nel giro di pochi anni, dal tendere la mano quale mendicante a bordo strada all'aprirla nel saluto romano di fronte alle folle inneggianti).
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews57 followers
November 14, 2010
Serie di scene esemplari dalla vita di Hitler e della storia d’Europa, unite per essere la biografia del dittatore tedesco, dalla nascita alla morte. Hitler è rappresentato – dichiarato, in modo esplicito, più volte, dall’autore, all’interno dell’opera – come un non-essere-umano, come un puro nulla… un buco nel tessuto della cultura e della società europea, una carie, una ruggine… Dietro questa enunciazione sta una forte tensione non più soltanto (?) civile, come in Dies Irae http://www.anobii.com/books/01dfffccc...
(ma era soltanto tale, quella tensione? Vedi oltre), bensì filosofica e religiosa: un tentativo di parlare delle cose ultime, in quanto tali decisive, che la figura Hitler implica.
Da qui, credo, dalla vitale importanza di quel che si deve dire, testimoniare, la semplicità (massimo rispetto, ovviamente, per lo studio profuso nel realizzarla) della scrittura di Genna e un procedere essenziale, per scene esemplari, a metà fra il teatro delle marionette, la sacra rappresentazione e il telefilm. Del resto è una scelta quasi obbligata quella di trasformare in comici burattini, in demoni tremendi o in triti villain l’accolita di rifiuti umani che circondava Hitler.
Ma lui, il führer, resta solo sulla scena, nell’intenzione di Genna simile a un buco nero che attrae a sé prima spostati e folli, poi l’intero popolo tedesco, infine l’Europa intera, tracciando attorno a sé un’architettura della distruzione. Mi pare centrale, da questo punto di vista, il “capitolo” 53 (pp. 279-285), dove Albert Speer, l’architetto, balza in primo piano mentre espone progetti e mostra modellini di città future a Hitler. Ecco la particolarità, enunciata da Speer: «noi non dobbiamo semplicemente costruire i monumenti: dobbiamo prevederne le gigantesche rovine, a monito dei secoli. Dobbiamo inventare l’arte anche nella dissoluzione fisica del monumento. […] Chiamiamola una teoria delle rovine»; subito ripresa da Hitler: «Quand’anche tra secoli il Reich si spegnesse, noi avremmo mutato il volto della nazione»; chiosata, infine (in fine di capitolo) dal narratore: «La fine è la sua possessione e lui si mette in postura e sa che il mondo osserverà comunque la sua rovina, la gigantesca megalomania con cui l’avrà costruita», un narratore che si inarca per giungere ad afferrare in sé lo stesso autore: «Mie parole, distruggete questa immensa rovina a cui tutti guardano con orrore. Vi regni il vuoto, che è la verità». La verità del finto mistero Hitler, credo di capire, secondo Genna. Il dittatore, infatti, nella lettura proposta dall’autore, è una non persona, un puro nulla che divora tutto ciò che ha attorno; e la vittoria di questo puro nulla sarebbe consistita nel ritagliarsi una nicchia nella storia, nel tramandarci il proprio fossile, vuoto mito. Una vittoria postuma che Genna cerca di scardinare col suo testo – non romanzo, ovviamente, per non aggiungere storia a Storia, storia a mito. Da qui il tono tribunizio, predicatorio: una lezione di verità e di posizione da tenere di fronte ad essa.

E tuttavia… Non posso non cogliere segni di umanità nella figura ritratta da Genna. Di un’umanità rattrappita, distorta, gelida: che si racconta nella propria meschinità rancorosa per mezzo di visioni e di incubi, come quelli narrati nel significativo “capitolo” 83 (pp. 448-453), il bagno di Hitler nella Grotta di Sale, il bagno in cui non a caso Hitler si immerge (e da cui emerge) nella propria corporalità più fragile, accompagnato da uno sguardo che cerca di essere chirurgico ma resta, anch’esso, umano, in fondo empatico (anzi: fonte di emozioni in un deserto che ne è privo).
Qua il dittatore è invaso da una visione escatologica e osserva «una deflagrazione immane, che cancelli l’uomo, un incendio paradossale che investa tutto il globo, causato dall’ultimo ariano che innesca un impensato ordigno totale […] Non resta nulla: la terra desolata»; e pochi attimi dopo vive un doppio terribile incubo, in cui prima è maciullato dal cane amato e poi ne fa scempio.
L’incubo desta orrore e pietà, che cogliamo, io credo, come in uno specchio nella figura del cane fedele. Pietà… E in una visione come quella ora ricordata parla la nostalgia di una purezza incontaminata dalla presenza umana – ed è un sentimento che torna altrove nel romanzo, addirittura filtra attraverso le parole del narratore, come quando è evocata la trasformazione del bacino carbonifero della Saar: «tre miliardi di anni, tutto qui rilucerebbe, abbacinante: questo carbone, pressato in metamorfosi chimica dal tempo, sarebbe un unico inscalfibile diamante. […] Ma il tedesco della Saar anticipa i tempi, corrode quel futuro adamantino» (p. 296), dove emerge di nuovo la fantasia di un mondo libero di perfezionarsi perché liberatosi dall’essere umano; o, di nuovo, nei pensieri di Hitler di fronte a uno sferico prototipo di bomba atomica: «questo è il pianeta a venire. La sua sorte. Il suo avvenire racchiuso nella forma perfetta che lo stesso pianeta assumerà, una volta che tutto sarà estinto: una sfera che vaga disabitata nel vuoto sidereo, nel gelo perenne, sganciata dal sole, da ogni sistema – la Terra metallizzata» (pp. 533-534).
Ora, a me pare che qua si delinei un tipo umano ben preciso, e non un demone, la non persona o il non essere: qua vediamo una persona che odia se stessa per la propria aridità, che non trova in se stessa un motivo per amarsi e, quindi, per amare gli altri: sperimentato il deserto in sé, scesa al fondo del vuoto emotivo, ne trae conclusioni inappellabili per l’umanità intera, che condanna a una pena capitale collettiva, cosmica – ridicola fantasia di onnipotenza nella vita di tanti; tragedia in questa vita, in cui gli atti seguono i deliri e cercano di tradurli in realtà. A me pare che qua emerga soltanto (ma è molto) un essere umano che conosce il nulla, che lo trova in sé, ma come disperazione e gelo.
Un tipo umano – una forma dell’umano che ho già trovato altrove nell’opera di Genna: nel protagonista di Dies Irae, vittima di un’aridità emotiva, riflesso dell’intera nazione italiana sclerotizzata e fossilizzata, persa, cacciata a forza in un pozzo oscuro – in un buco nero, lo stesso in cui era stato spinto il bambino innocente. Certo, in Dies Irae siamo di fronte a vittime; in Hitler l’essere umano dal cuore deserto si fa carnefice. Momenti diversi di un unico studio dell’umano. Colgo un’ulteriore analogia: Dies Irae termina con il risveglio del bambino, carne sacrificata, trasfigurato: «È un bambino umano arcaico, è fatto in lega aurea. È un bambino d’oro. È come una statua d’oro, ma è vivo. Solleva l’avambraccio destro…» (e qui vedo l’orizzonte di questo romanzo che si allarga al di là della sfera civile). Hitler termina con la visione dei Santissimi, gli ebrei sterminati: «sagome dorate, lontanissime […] Essi sono d’oro […] Sono viventi: oro vivente […] Tutti loro sorridono […] Irradiano sorriso» (p. 621). Un’immagine di salvezza: l’umano che si fa incorruttibile e regale, speranza al di fuori del tempo nell’uno e nell’altro caso (un remoto futuro – e un altro testo – in Dies Irae, il “senzatempo” in Hitler), anche se solo nel precedente romanzo ci poniamo al di fuori dell’umano, oltre l’umano. In Hitler, invece, la trasfigurazione dell’umano è ben radicata nel nostro mondo e, nelle intenzioni dell’autore, cancella la vittoria postuma di Hitler – e, concretamente, pone il sigillo sulla sua caduta agli inferi, nella disperazione e sofferenza eterne. Ma l’inferno può essere anche letto come la forma definitiva assunta da un’anima che si è consumata nella contemplazione del proprio vuoto e che non ha saputo riempirlo. Quasi un diverso, più sfortunato esito di una medesima patologia spirituale. Umana. E forse questa è una vittoria postuma, sì: ma dell’umano su Hitler, che credeva di averlo sterminato.

225 reviews
July 18, 2023
Il senso di predestinazione spesso è il motore principale delle imprese compiute dagli uomini e ciò che dà loro coraggio e resilienza di fronte alle difficoltà. Il senso comune dà da pensare che questa risorsa spetti agli eroi e ovviamente sbaglia: anche i grandi malvagi della storia possono giustificarsi nei crimini che commettono e farlo adducendo il mandato divino. Nella fattispecie, a un giovane Adolf Hitler (1889–1945) può capitare la visita nientemeno che di Fenrir, il lupo degli dèi nordici, il quale gli assegna una missione che solo lui potrebbe essere chiamato a compiere.

Questa la premessa fantastica al romanzo di Giuseppe Genna, pubblicato nel 2008 semplicemente come ‘Hitler‘ e rinominato dal 2019 come ‘Io Hitler‘ per non confondersi con le numerosissime altre pubblicazioni che ostentano lo stesso coraggio che non ha nemmeno questa, ossia quello di affrontare la figura del fondatore del nazismo senza timori reverenziali. Solite le discussioni intorno al genere, non assimilabile alla biografia né al romanzo in senso proprio, in generale ibrido che mette al riparo dalla criticità fidelistica della ricostruzione storica ma che al contempo restringe il campo d’azione della libertà interpretativa. Non si aggiunge nulla alla conoscenza dei fatti relativi alla vita di Hitler e a volte si sospetta di avere una parafrasi poeticizzante di una biografia con tutti i crismi del caso.

L’operazione si accetterebbe anche con le cautele, del caso, tuttavia a una condizione non rispettata dall’autore: se vuoi tirare in ballo un argomento del genere, o lo fai con coraggio o non lo fai proprio. La dissacrazione effettuata da Genna della figura del dittatore non tocca mai l’analisi psicologica e invece si ferma all’evenemenzialità, come a significare il rifiuto di andare oltre e di capire il perché. Di fatto, ‘Io Hitler‘ diventa di quelle opere che al contrario contribuiscono alla mitizzazione della personalità in esame, ancora una volta relegata all’insondabilità, all’ingiudicabilità, a una leggenda (coltivata dallo stesso interessato) fatta di una sorprendente ascesa al potere e di una fine pressoché grecizzante nella tragicità.

Si smentisce la non troppo velata rivendicazione del ruolo della letteratura come specchio deformante benché rivelatore della storia, tuttavia si conferma per larghi tratti la capacità evocativa della prosa dell’autore. Del 2009 anche una trasposizione teatrale.

“Tu sei un uomo che appartiene a un’altra specie.
Ciò che compi, lo compi al di là della tua storia. Nessun destino pressa nessuno e tanto meno te. La tua ambizione è messianica, teologica: ma è soltanto un’ambizione. Ciò che resta non sono le ambizioni. Niente resta”
Profile Image for Silvano.
195 reviews1 follower
June 16, 2021
Interessante sotto il profilo sia storico che della vita di tutti i giorni del personaggio. Ho avuto solo l’impressione che l’autore abbia disseminato di termini e considerazioni che mettono in ridicolo vari personaggi, oltre quello centrale del libro naturalmente, al solo scopo di salvarsi la “faccia” e non voler sembrare che ci sia un’approvazione per qualunque azione svolta da essi. Insomma qualche insultino più o meno sparpagliato a caso qua e là che poteva benissimo risparmiarsi. Poi calcare tanto la mano su abitudini sessuali più o meno “strane” che non sarebbero state di certo loro a creare danni a chicchessia. Però dice un sacco di cose che non sapevo e che sono storiche, come quella del presidente USA che non da’ la mano all’atleta nero… mentre il tedesco si, anche se ovviamente si sarà sentito morire! Altre cose raccontate sono stupide, come quella di Eva B che dava i calci al cane del dittatore di nascosto sotto il favolo appena ne aveva l’occasione (ma sarà vero? Mi puzza di inventato) ed altre boutade simili, irrilevanti. A che serve ridicolizzare i suoi baffetti? O che artisticamente era senza talento? Magari l’avessero ammesso in quella cavolo di accademia!!! Quanti danni si sarebbero risparmiati al mondo!
Profile Image for Bobparr.
1,149 reviews88 followers
September 22, 2017
Materiale difficile elaborato in modo assai personale da uno scrittore visionario.
Meditazione dolorosa e impotente su un passato incancellabile, che purtroppo non si risolve in un post mortem speranzoso. Ricostruzione storicamente affascinante, dove oltre al non-uomo appaiono le chiare responsabiltà di un popolo intero, le cui peggiori infezioni - come sempre accade - hanno subito trovato posto a fianco del leader.
La scrittura di Genna, spesso, oltre le righe dell'umana lettura.
Profile Image for PescePirata.
135 reviews13 followers
September 4, 2013
POSTMORTEM (nel senza tempo)
“La crepa è sotto i suoi piedi, immensamente si spalanca, lui crolla nel vuoto del crepaccio, è buio, il lupo Fenrir si attacca a lui con i denti, inizia a masticarlo, la voragine è buia e senza fine, lui urla, urla solo ora “Io chi sono?” e nessuno sente, nessuno lo sente più, per sempre divorato, da Fenrir, dove Fenrir lo squarcia ricrescono pezzi di buia carne della sostanza del sogno, lo divorerà per sempre, cadranno per sempre nel gorgo buio”


Con queste parole si chiude la biografia di Adolf Hitler. Dopo centoundici capitoli, ognuno dei quali porta una data e un luogo, l’autore ci presenta il destino eterno di uno dei più tenebrosi personaggi della storia: il nulla, condiviso con la belva mitologica, la quale fu generata dalle cupe foreste della terra di Odino. Quella di Giuseppe Genna è una narrazione avvincente ma è anche una dolorosa meditazione sui misteri del male, sulla fragilità estrema dell’essere umano, qualora possa trasformarsi nella più cupa e funesta creatura dell’abisso.
Chi era Hitler? Il libro cerca di dare una risposta, servendosi non solo di elementi strettamente biografici, ma anche psicologici. Prova a immergere il lettore in una situazione storica ben definita, per fargli cogliere gli elementi che hanno contribuito a creare una personalità tanto tragica e perversa. Il risultato c’è, alla fine. Anche coloro che conoscono già l’argomento, hanno modo di sentirsi arricchiti e ulteriormente illuminati nel giudizio critico.
Quella di Adolf Hitler fu un’infanzia infelice, dominata dalla figura dispotica di un padre violento, impiegato presso la dogana austriaca. Il piccolo rimase morbosamente attaccato alla madre Klara, la vide morire di cancro nell’autunno del 1907, quando lui aveva diciotto anni. Contemporaneamente sperimentò la frustrazione per la bocciatura all’Accademia delle Belle Arti di Vienna. Tale fatto negativo suggellava la sua irrimediabile mediocrità, e dimostrava come fossero solo velleità quelle sue aspirazioni da grande artista. Così, dopo la parentesi della prima guerra mondiale, durante la quale rischiò di essere ucciso dai gas venefici, si gettò in politica. Coniugò l’antisemitismo più bieco con le smanie di grandezza che, provenendo dal profondo della sua frustrata e insana personalità, si proiettavano sul popolo germanico in cerca di rivalsa.
Il resto è noto, anche se tanti particolari dovevano essere messi a fuoco (e questa bella biografia lo fa) per delineare in modo esauriente un personaggio dal carattere così negativo. Qui sta la peculiarità e, direi, l’originalità del libro. La ricostruzione risulta molto particolareggiata, si snoda come un romanzo d’ampio respiro, ma nello stesso tempo si mantiene rigorosamente aderente ai fatti. Nulla esce dalla fantasia dell’autore. Solo egli si permette (e questo aumenta il fascino della lettura senza sottrarre veridicità al testo) di entrare nella testa di Hitler e di altri importanti personaggi, immaginando quello che molto verosimilmente abbiano pensato in taluni drammatici momenti.
Ma chiediamocelo sinceramente: cosa rimane di Hitler? Nessuna delle sue opere, nemmeno le sue spoglie mortali. Solo una fama tanto grande quanto disprezzata e guardata con timore e ribrezzo. Eppure è giusto parlare, scrivere di lui, se non altro per alimentare il monito che, involontariamente, il figlio dell’oscuro doganiere austriaco ci ha lasciato, cioè che non si ripeta mai più l’orrore del genocidio e della guerra totale.
Raccomando questo libro ai giovani, perché in modo avvincente, con un linguaggio incisivo, a tratti addirittura poetico, racconta l’episodio forse più terribile di tutta la storia dell’umanità.

Giuseppe Novellino
http://www.pescepirata.it
http://www.pescepirata.it/aspiranti_s...
Profile Image for Edward S. Portman.
137 reviews8 followers
June 11, 2013
Un libro che si porta appresso un senso di angoscia e di vergogna incredibile. Non è possibile quantificare il senso di disagio nel tirare fuori il volume, nel far vedere cosa si stia leggendo. Poco importano le vere motivazioni, o se la lettura è dettata da sana curiosità del sapere cosa (e come) sia potuto accadere in tempi tanto recenti. La vita del Fuhrer è trascritta dall’inizio alla fine, in uno stile che anche se ricercato e a volte pomposo, sia nelle parole che nelle descrizioni, risulta più che asciutto: asettico. Si ha la sensazione che nello scriverlo Genna si sia staccata da qualsiasi possibile coinvolgimento per evitare di cadere in un baratro di incubi. In tutte le seicento pagine del libro non vi è mai una divagazione da parte dell’autore su un qualsiasi possibile giudizio sui personaggi che percorrono la storia, e la Storia. Il romanzo è una descrizione quanto più fedele di cosa sia successo davvero, riempita nei punti vuoti dalle visioni dello scrittore milanese, dentro il quale Hitler è un continuo escrescere, uscire fuori dai suoi contorni, quasi il male dentro di lui fosse in continua espansione, come se non avesse limiti e non fosse racchiudibile dentro il corpo di un solo uomo.
(Colpevole quanto lui, se non di più, sono stati gli uomini del suo tempo, coloro che non lo hanno fermato. Se il diavolo fosse un’entità singola non sarebbe difficile debellarlo uccidendolo o rinchiudendolo in una prigione nera e buia; ma il diavolo non è uno, il diavolo non è molti: il diavolo, il male, è qualcosa che aleggia e si insinua nei meandri dove l’odio prepara il terreno)
Allo stesso modo nel libro Hitler inizia sempre, inizia in continuazione. Non c’è un vero inizio, ci sono diversi inizi che prendono il via in svariati punti della storia e della vita del Fuhrer. In questo Genna pare suggerire l’impossibilità di dare un’origine al male, di non poter comprendere quando questo sia nato realmente. Allo stesso tempo quando si arriva a pensare “ecco, è qui che il peggio ha avuto inizio”, si è costretti poi a contraddirsi poche pagine dopo, perché ogni gesto, ogni comando, ogni parola e intenzione di Hitler è sempre peggiore a quella precedente: è una progressione esponenziale.
Una lettura atroce, che scarnifica la carne e l’anima, e che al tempo stesso si scontra con l’atroce dubbio narrativo di come presentare un personaggio quale Adolf Hitler: come rappresentare il male assoluto senza cadere nella macchietta e senza, soprattutto, dandogli uno spessore e quindi magari pure una motivazione per ciò che ha fatto? Il problema si presenta nelle prime pagine, quando Genna presenta il giovane Hitler e descrive i suoi fallimenti a livello artistico, le porto sbattute in faccia, le pene scaturite dopo la prima guerra mondiale. Ma se davvero si vuole trovare un difetto a un libro che per altro non è che un’accurata cronistoria (con un solo piccolo omaggio a Pynchon negli ultimi capitoli [almeno solo questo colto dal sottoscritto]) è caso mai il passaggio brusco dall’Hitler giovane all’Hitler Fuhrer, un passaggio netto che pare essere lo scatto di un interruttore, da spento ad acceso, senza pochi indizi precedenti su cosa si poteva preannunciare tale individuo.
In un libro come questo è solo tale aspetto da poter essere giudicato, se non la prosa e il metodo scelto per raccontare. Giudicare il resto porterebbe purtroppo a dovere giudicare la Storia.
Profile Image for G.Claudio.
50 reviews1 follower
September 27, 2013
Libro ostico, in apertura. "Difficile" da leggere. Stile abbastanza astruso... ed assolutamente non scorrevole. Non avevo mai letto un libro di Genna, quindi non so se sia il suo stile "normale", o se sia una scelta relativa al libro specifico... in ogni caso si rivela una scelta azzeccata. Lo stile "schizzofrenico" dell'autore sembra sposarsi splendidamente con la personalit� "particolare" di adolf... e se all'inizio, come detto, c'� da fare qualche sforzo per digerirlo, quando si prende confidenza con il modo di scrivere, si inizia a leggerlo con una certa tranquillit�. Bel libro, che mi sento assolutamente di consigliare, se interessa l'argomento. Un modo diverso per raccontare la vita di un personaggio che ha avuto un peso non indifferente sulla storia del secolo scorso... Unica cosa che non condivido particolarmente, � la scelta di dare giudizi sui personaggi (protagonisti ed elementi secondari) che compaiono nel libro... Per carit�, si tratta di persone verso le quali � difficile non avere quel tipo di opinione, ma io sono sempre dell'idea che un saggio storico (questo qui � un romanzo... ma insomma, lo si pu� sicuramente considerare un saggio storico) debba essere il pi� possibile oggettivo. In ogni caso, ripeto, assolutamente consigliato.
Profile Image for Margherita Dolcevita.
368 reviews38 followers
November 15, 2010
Avevo sentito parlare di questo libro come di un capolavoro, addirittura meglio del bellissimo "La parte dell'altro" di Schmitt.
Sinceramente non sono entusiasta. Passi la "trama", operazione interessante quella di Genna, ma lo stile... lo stile... in certi punti era illeggibile. Talmente non di mio gusto da rendermi difficile un commento su tutto il resto, perchè quando mi chiedo "Ma come ho fatto a finirlo?" penso solo alla fatica che ho fatto per leggerlo e non ad altro.
Profile Image for Alessandro.
42 reviews3 followers
January 28, 2014
La prima parte del libro è quella più intensa, in cui Genna riesce a imprimere un ritmo serrato pur mantenendo alta la tensione nel lettore. Mano a mano che il non uomo si avvicina alla sua fine, le vicende si fanno più abbozzate, si procede più per aneddoti e istantee che per digressioni e approfondimenti. Alla fine resta la sensazione che si poteva fare di più (o di meno).
Profile Image for Cristian.
434 reviews8 followers
March 2, 2014
22/ 02/ 2014 +++++
A mio parere, assolutamente un capolavoro.
Forse oramai in tanti la storia di Hitler la conosciamo.
Ma Genna, col suo stile unico, ha saputo, ancora, donare ad essa qualcosa in più, tanto da renderla quasi inedita, quasi una storia nuova.
Un libro che enormemente merita.
Adoro da sempre questo Autore.
Profile Image for Aril-Elisa.
39 reviews23 followers
September 27, 2012
Un libro che avrebbe potuto dare decisamente di piu'.
Un tre stelle per l'accuratezza dei dettagli storici ricavati dall'autore, ma una stellina per come e' stato gestito tutto il resto. Le parti con Fenrir completamente inutili e senza senso. Non sono riuscite a trasmettermi nulla.
Profile Image for Francesco.
35 reviews
February 19, 2012
Risultato discreto se preso come romanzo, il personaggio resta ineffabile, gli interrogativi posti in partenza rimangono tutti.
Displaying 1 - 20 of 20 reviews

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