Dal larice «albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna», alla quercia con la sua forza araldica, al faggio «albero felice agli dèi», al tasso simbolo della morte e dell'eternità: Rigoni Stern sceglie venti alberi a lui particolarmente cari e li «racconta», dandone le caratteristiche botaniche e ambientali, illustrandone la storia e le ricchezze, spiegando gli influssi che hanno avuto nella cultura popolare e nella letteratura, e animando il suo arboreto con le proprie esperienze di uomo di montagna, i ricordi, la nostalgia di «quando gli uomini vivevano con la natura». La descrizione si intreccia cosí alle riflessioni personali dello scrittore che vede una consonanza di vicende e di destini tra gli uomini e gli alberi, chiusi nella parabola eterna di nascita e morte, gioia e sofferenza, destinati magari a vivere a lungo, ma comunque condannati a sparire, a essere sostituiti. Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
Mario Rigoni Stern was an Italian author and World War II veteran. His first novel Il sergente nella neve, published in 1953 (and the following year in English as The Sergeant in the Snow), draws on his own experience as a Sergeant Major in the Alpini corp during the disastrous retreat from Russia in the World War II. It is his only work to be translated into English and Spanish. Other well-known works also include Le stagioni di Giacomo (Giacomo's Seasons), Storia di Tönle (The Story of Tönle), and the collection of short stories Sentieri sotto la neve (Paths Beneath the Snow). He was awarded the Premio Campiello and the Premio Bagutta for Storia di Tönle, and the Italian PEN prize for Sentieri sotto la neve.
[anobii, Sep, 2011] Mario e gli Ent … Cedri, Abeti, Castagni, Betulle, Noci e tanti altri loro 'confratelli' prendono vita e significato in questa affettuosa ‘passeggiata tra i boschi’ dell’Autore. Leggendolo, come non andare con la memoria a Giono ed al suo contadino … che piantava gli alberi! Rigoni Stern passa in rassegna alberi, per vari motivi, a lui cari, descrivendone sì le caratteristiche fisiche, ma soprattutto raccontandone l’anima, attraverso storie, aneddoti, leggende che intorno ai singoli alberi si sono andate formando nei secoli. Man mano che procediamo nella lettura, ci immergiamo in un virtuale, personalissimo, 'cerchio degli alberi', proprio come succede a colui che, a Vienna, visita il prato “Am Himmel” e resta affascinato dagli Alberi Parlanti del cosiddetto Cerchio degli alberi della vita. Molti degli alberi che Rigoni Stern descrive, lui li ha visti crescere ‘in presa diretta’, perché, negli anni, li ha piantati nel campo intorno a casa sua e li ha visti man mano caratterizzare e modificare il paesaggio, ma col paesaggio è cambiata, arricchendosi, anche la sua anima. E questo credo sia il messaggio più alto che questo libro - nella giusta predisposizione di spirito del lettore - comunica. Amare gli alberi, significa saper entrare in sintonia con la natura, saper, forse, dare il giusto valore alle cose. Chi ha avuto la fortuna di avere a disposizione un pezzetto di terra dove piantare un alberello e poi vederlo crescere e diventare forte e saldo, porterà quell’esperienza nel cuore per tutta la vita. E non può che essere così, basti pensare alla gioia, allo stupore di quando, bambini, riponevamo un fagiolo tra due ampi batuffoli di cotone e, dopo qualche giorno, assistevamo alla nascita della piantina verde che, i più fortunati, potevano trasferire in un piccolo vaso o, addirittura!, nella terra! Forse non dovrei dirlo, ma ormai … ho saputo … da due piccoletti … che Mario, detto l’Alpino, ha scritto questo libro dopo essersi, più volte, recato nella … Foresta di Fangorn … Magico …
Un salvatico che diventa salvifico Un giorno, era la primavera del 1989, mi venne da scrivere del peccio che nei nostri boschi è l'albero più comune; via via seguirono descrizioni di altri alberi, un po' scientifiche un po' letterarie. Naturalmente l'attenzione maggiore era dedicata agli alberi che mi stavano più vicini, come un rustico arboreto. E nel 1991 i venti racconti, pubblicati originariamente su La Stampa, vengono raccolti in "Arboreto salvatico" da Einaudi. E allora ho pensato di dedicare il libro a Giulio Einaudi, amatore d'alberi invece che amatore di libri, come spiega Rigoni Stern in un'intervista radiofonica riportata da Giuseppe Mendicino qui. Con queste rievocazioni, amici lettori, vorrei raccontarvi di quanto sugli alberi sono venuto a sapere nel corso degli anni, di quanto ho appreso camminando e lavorando per boschi, da testi anche antichi, da poeti e boscaioli, da dottori forestali.... Ma fa molto più di questo, Rigoni Stern: alla passione e alla precisione scientifica aggiunge la sensibilità e l'umiltà del suo sentire; ogni albero è l'occasione per ricordare episodi della sua vita, emozioni provate, sensazioni respirate; e con il suo solito stile pacato e semplice, poetico e intimo, attraverso i fili della sua memoria trova le occasioni per riannodare quelli della Memoria collettiva. Anche per questo aspetto Arboreto salvatico mi ha ricordato Il sistema periodico di Primo Levi: ogni racconto è qui dedicato da Mario Rigoni Stern a un albero del suo brolo, come là ogni racconto era dedicato ad un elemento chimico; i due Autori avevano condiviso esperienze simili di guerra e li aveva uniti un forte sentimento di amicizia nel dopoguerra; pur nella loro individualità, nutrivano comuni valori e un intenso desiderio di lasciare traccia e testimonianza. Aggiungo una nota assolutamente personale. Avevo portato con me questo libro durante la mia vacanza in montagna e lì mi sono trovata a leggere del tiglio, "albero di giustizia": E se passate dalla Val di Fiemme non mancate di andare al Parco della Pieve di Cavalese: tra i secolari tigli, in anelli circolari, ci sono i sedili monolitici dove le autorità della valle prendevano posto durante le assemblee per amministrare la giustizia. Ancora oggi l'antica opera è conosciuta come «Banco de la Resòn». Ecco, io ero proprio lì, seduta su una panchina del Parco di Cavalese, all'ombra di quei secolari tigli.
Leggere Arboreto salvatico è come gustare le lasagne della nonna dopo essersi cibati per anni nei fast-food; o come sentirsi raccontare (possibilmente in dialetto) una fiaba popolare dopo aver visto l'ultimo cartoon con gli effetti speciali più avanzati. Si viene catapultati in un passato di cui non si ha coscienza ma a cui si scopre sorprendentemente di appartenere; un passato in cui l'osservazione della natura riusciva a dare all'uomo le risposte di cui aveva bisogno; un passato dove la morte faceva meno paura perchè l'opera dell'uomo sopravviveva al suo creatore e si faceva sua testimone per le generazioni successive; un passato, anche, dove il rispetto per la Natura era alieno da sentimentalismi e per questo più autentico, più verace.
Rigoni Stern scrive -brevemente- di 20 alberi, molti dei quali cresciuti nel suo "brolo". L'amalgama di notizie botaniche, riferimenti letterari, miti e aneddoti personali intorno a ciascun albero ha il sapore, più che di un Tempo perduto, di un Tempo ritrovato, un Tempo, cioè, che non riesce a trascinarci via nel suo fluire se abbiamo le radici ben piantate nel nostro "brolo", se poi quest'ultimo diventa centro e paradigma del mondo in cui viviamo, Vita e Morte rientreranno nella loro dimensione naturale: un albero che darà i suoi frutti al momento opportuno la prima, il suo necessario abbattimento per lasciare spazio ai nuovi arbusti che troveranno terreno fertilizzato per la loro di vita, la seconda. Come nelle fiabe, appunto.
Se anche voi percepite l’essenza di questi re non potete fare a meno di donarvi questa gaia lettura. Rigoni Stern ha scelto venti alberi a lui particolarmente cari. Ogni capitolo è dedicato ad uno di loro e viene presentato con qualche descrizione del fogliame, della corteccia, delle sfumature e dei suoi frutti se ci sono. L’autore narra molti aneddoti e cita tantissimi luoghi da raggiungere per fare la conoscenza di qualcuno di questi giganti millenari. Grazie a delle riflessioni personali lo scrittore è riuscito a trasmettere l’affetto ed il grande sentimento che prova per questi vegetali. Esperienze, ricordi e tanto insegnamento tra queste pagine. Un libro da tenere sempre a portata di mano, o meglio ancora da portare con se mentre si gode di una passeggiata silenziosa nel bosco. Una “silloge” che onora il grande popolo degli alberi senza la cui esistenza non ci sarebbe vita, nessuna vita dice Stern. Gli alberi prescelti sono: il larice, l’abete, il pino, la sequoia, il faggio, il tiglio, il tasso, il frassino, la betulla, il sorbo, il castagno, la quercia, l’ulivo, il salice, il noce, il pioppo, il melo, l’acero, il gelso, il ciliegio.
“Chi conosce la scienza sente che un pezzo di musica e un albero hanno qualcosa in comune, che l’uno o l’altro sono creati da leggi egualmente logiche e semplici.”
È difficile spiegare la malinconica bellezza di questo libro. Come dice la quarta, Rigoni Stern sceglie una dozzina di alberi a lui cari e ne racconta dettagli botanici, leggende, superstizioni e aneddoti. Il sapore che ci trasmette è quello di un mondo che non c’è più (purtroppo) che svanisce come la brina del mattino o come un sogno quando ci si risveglia. È un mondo che è fatto di legame profondo con la natura, quella circostante e la propria. Un libro che invita a riflettere sul modo in cui noi ci stessi ci poniamo quando osserviamo e viviamo i boschi e i suoi abitanti.
Una raccolta di racconti o meglio di alberi. Ogni specie arborea dà lo spunto al genio creativo di Rigoni Stern per creare brevi racconti che raccolgono informazioni scientifiche, botaniche, letterarie, storiche e mitologiche entro la cornice delle sue personali vicende biografiche: molti degli alberi “narrati” infatti si trovano proprio all’interno dell’arboreto che sorge davanti alla sua casa in montagna. Quelli che ne restano fuori sono tuttavia ricordati come protagonisti negli snodi cruciali della sua vita. Un libro che va gustato con calma, centellinato quasi, per poterlo apprezzare fino in fondo.
Il signor Giuseppe, che nella sua casa in collina coltivava il bel giardino, era sopravvissuto a tutto questo e ogni estate, negli ultimi anni della sua vita, veniva al Costesin dove ancora ci sono i segni della terribile lotta. Anch'io lo accompagnai un giorno; non disse nemmeno una parola ma quando giungemmo su quel dosso i suoi occhi erano pieni di lacrime. Quando venne l'ultima volta mi portò la sequoia che era passato a prendere in un vivaio dell'Appennino Pistoiese. « La pianti qui nel suo brolo, - mi disse, - a mio ricordo e a ricordo dei miei compagni che sono morti su queste montagne». Insieme scegliemmo il posto. Quando negli scorsi inverni era gravata dalla neve mi facevo premura a liberarla, e quando il vento l'asciugava, le bagnavo le foglie. Ora non ha piú bisogno del mio aiuto e i miei nipoti sanno che quello è l'albero del signor Giuseppe e dei tanti della Brigata Ivrea.
3 ⭐️ Se volete farvi una cultura sul mondo degli alberi…
Premetto che questo libro mi sia stato regalato. Conoscevo l'autore, e ho diversi suoi libri in lista che mi piacerebbe leggere, per cui probabilmente come suo primo libro avrei letto qualcos'altro, ma questo mi ha proprio tediato.
Contiene qualche curiosità interessante qua e la, ma leggerlo per intero è stato come attaccare bottone con un vecchietto mentre si aspetta l'autobus: ti riempie di storie e aneddoti un po' alla rinfusa con un lessico a tratti arcaico. A te non interesserebbe granché, ma sorridi senza interromperlo per non essere scortese.
Probabilmente leggerò altro di M.R.S. essendo interessato al suo passato militare, ma con questo ho fatto proprio fatica.
Mario Rigoni Stern ci descrive 20 alberi che ama particolarmente. Ci fa conoscere le caratteristiche botaniche , un pò di storia, miti e leggende. Ci spiega anche a cosa possono essere utili nella nostra vita anche se l'uomo non sa più essere grato di quello che ci dona la natura.
L'albero che piú mi affascina e incuriosisce é la Sequoia. Un mio sogno é andare in California al "Sequoia National Park" e vedere dal vivo l'albero piú grosso del mondo. Penso resterei a guardare per ore🌳❤
Me sumergí en la lectura de este libro, que es un hermoso tributo a los árboles y su importancia en nuestra vida. El autor te lleva en un viaje poético e informativo a través de las historias de los árboles que marcaron su existencia.
La prosa del autor es lírica y evocadora, y te invita a conectar con la naturaleza de manera profunda. Cada árbol esta descripto con muuucho detalle comparte ademas su conocimiento sobre la mitología y como se puede usar la madera para distintas cosas.
Aunque el libro es una hermoso para leer, en un momento me sentí saturada por la cantidad de términos botánicos ( justo estoy leyendo 2 libros mas de botanica sin querer iaja) igualmente me llevó a investigar y aprender sobre muchos conceptos nuevos.
En resumen, este libro es una joya que para mi seria ideal leer con calma y atención. Es un recordatorio de la importancia de conectar con la naturaleza y de apreciar la belleza y la complejidad de los árboles. Lo recomiendo para tener en la mesita de luz y cada noche un arbol distinto💕
Venti capitoli dedicati a venti alberi diversi, la maggior parte dei quali che Rigoni Stern ha visto nascere e crescere nel brolo da lui assemblato. Di ogni albero l'autore descrive le caratteristiche botaniche (piuttosto tecniche e a tratti ripetitive alle orecchie dei non addetti al mestiere) ma soprattutto ne racconta gli influssi nella cultura, aneddoti storici e personali. Rigoni Stern sa come farsi ascoltare, la sua voce autorevole e sensibile si prende il suo tempo per raccontare le sue storie. Senza paternalismi riesce a raggiungere le coscienze e a far riflettere sull'importanza nelle nostre esistenze del rapporto uomo-natura che troppo spesso trascuriamo, svalutiamo o al quale manchiamo di rispetto. Da leggere tanto in baita quanto nel grigiore della città.
Ho letto questo piccolo libro incuriosita da fatto che venisse spesso citato da un'altro scrittore di "montagne" e Natura: Cognetti nel ragazzo Selvatico, che ho letto di recente. Qua troviamo il fascino del grande narratore: Rigoni Stern parte dalla disamina di alcuni tipi di albero per raccontarci stralci della sua vita, nozioni di botanica e miti e tradizioni ad essi legati. Penso che solo Rigoni Stern possa rendere così poetica la descrizione degli alberi a lui cari. Mi è piaciuto molto ed è imperdibile per coloro che trovano nella Natura l'idea stessa di Pace.
Bello, eh. Di certo non sarò io a mettere in dubbio le conoscenze e l’importanza letteraria di Mario Rigoni Stern… ma che due palle! A metà tra un manuale di botanica e una raccolta di storie e leggende, questo libricino dedica un capitolo a ciascun albero, del quale si spiegano vari aspetti, da quelli biologici alle credenze popolari. Qualche chicca interessante qua e là, ma Rigoni Stern ha ragione: col tempo si è perso l’interesse per queste cose, e a quanto pare io sono decisamente figlia del mio tempo.
L'autore descrive 20 alberi tipici della zona in cui vive, in particolare la montagna veneta, intrecciando dati scientifici e naturalistici a ricordi personali associati alle diverse piante. Larice, abete, pino, sequoia, faggio, tiglio, tasso, frassino, betulla, sorbo, castagno, quercia, ulivo, salice, noce, pioppo, melo, acero, gelso, ciliegio: gran parte di queste specie per legami affettivi speciali furono piantati da Mario Rigoni Stern attorno alla sua casa a costituire e popolare il suo "brolo".
In questo libro senza una vera trama, Mario Rigoni Stern descrive gli alberi che lo circondano. Ama queste piante e con loro le storie, i miti, la forza, la natura che le caratterizzano.
Sembra che l'autore racconti le piante come un nonnino saggio parlerebbe al nipote di ciascuna pianta del suo campo.
Diciamo che per un appassionato di piante è un ottimo libro pieno di informazioni ma per una persona non appassionata come me è molto noioso. Purtroppo l'ho dovuto leggere per forza per via della scuola ma fosse stata una mia scelta avrei smesso di leggere subito dopo qualche pagina
Libricino originale su un tema diverso dal solito, che fa venire voglia di vivere maggiormente a contatto con la natura, in particolare in quei paesaggi montani tanto cari all'autore. Scritto più di trent'anni fa ad oggi è ancora attualissimo, anzi probabilmente ancor più di allora. Fa un certo effetto comunque sapere che certi alberi che ci circondano sono qui da secoli se non addirittura in alcuni casi millenni.
Una lettura affascinante, sebbene non sempre scorrevole come ci si potrebbe aspettare.
In Arboreto salvatico, Mario Rigoni Stern dà vita a un'opera singolare, a metà tra il poema in prosa e il manuale di erboristeria alpina. Con uno stile che alterna lirismo e rigore descrittivo, l'autore ci accompagna alla scoperta degli alberi presenti nella sua proprietà, quasi tutti tipici dell’ambiente alpino e subalpino.
Ogni specie è introdotta con passione e competenza, intrecciando botanica, storia, mitologia, medicina popolare e memorie personali. Rigoni Stern non si limita alla descrizione scientifica, ma arricchisce ogni ritratto vegetale con aneddoti della sua infanzia o della sua guerra in Grecia, Albania o Russia, e con riflessioni più ampie sul rapporto tra uomo e natura.
Un libro che insegna a guardare gli alberi con occhi diversi, come presenze vive e cariche di significato.
Per riferimento personale, di seguito gli alberi considerati: larice (il suo favorito), abete, pino, sequoia, faggio, tiglio, tasso, frassino, betulla, sorbo, castagno, quercia, ulivo, salice, noce, pioppo, melo, acero, gelso, ciliegio.
Un piccolo volumetto, che voleva essere una lettura veloce, d'intermezzo, per trovare un pò di respiro dopo un libro impegnativo, si è rivelato inaspettatamente interessante e rivelatore. Una piccola enciclopedia di semplice antichità, che racconta di quando l'uomo viveva a contatto con la natura e assaporava l'odore del vento e lo scorrere delle stagioni.
In questo piccolo libro, forse non fra i più famosi di Mario Rigoni Stern, si riassume tutta la personalità del nostro Grande Vecchio, che così recentemente ci ha lasciato. Un grande narratore, un lucide testimone del suo mondo, forse un pò astruso alla modernità, ma tangibile e genuino; amante prediletto delle sue montagne, dei suoi boschi e dolorosa memoria delle atrocità della guerra. Un esempio italiano, un narratore che rimarrà nella storia, per la sua umanità e il suo amore incondizionato per tutto ciò che è bello. Grazie.