Scritta sulla scorta di diari, documenti, lettere, testimonianze, racconta una eccezionale esperienza di guerra, dalle rive del Don alla retrovia del fronte francese sulle Alpi, la lotta partigiana e i giorni della Liberazione; ma è al tempo stesso la storia della graduale formazione di Revelli, dal disorientamento di fronte a una guerra tragica e assurda alla presa di coscienza delle proprie responsabilità di antifascista.
Ne "La guerra dei poveri" Nuto Revelli racconta la campagna di Russia come ufficiale degli alpini, il ritorno in Italia, l'8 settembre e la decisione di diventare partigiano, le vicende della brigata Rosselli (di cui era comandante) nelle valli del cuneese e poi in Francia, la liberazione di Cuneo. "La guerra dei poveri" nasce dal doloroso cammino personale di Revelli che in Russia si rese conto di cosa nascondesse il fascismo dietro la sua retorica eroica e roboante: poveri soldati male armati e mandati al macello, corruzione dilagante nelle retrovie, i tedeschi in teoria nostri alleati, in realtà spietati e privi di qualsiasi solidarietà verso gli italiani. Le pagine dedicate al ritorno in Italia sono per me le più emblematiche: gli alpini convocati dalle gerarchie fasciste perché non parlino di quanto accaduto sul fronte russo, le truppe delle retrovie fatte sfilare per ingrossare le fila dei superstiti, di tutto pur di nascondere la disfatta. Nei giorni successivi all'8 settembre, tra l'attendismo degli ufficiali italiani matura la sua scelta di diventare partigiano, per vendicare i compagni lasciati a morire nella neve. La brigata Rosselli combatté per diverso tempo nelle valli del cuneese, poi l'avanzata delle truppe tedesche li costrinse a ripiegare in Francia: nel racconto di Revelli emergono molto bene i difficili rapporti con gli alleati inglesi e francesi, che li ritengono politicamente scomodi e li vorrebbero inquadrare tra le loro truppe, e le divergenze interne ai partigiani. Il finale con la liberazione di Cuneo non porta sollievo: troppo penoso è il ricordo degli alpini morti in Russia, e soprattutto il ricordo del cognato Scagliosi, morto durante un'azione contro i tedeschi, di cui deve dare notizia ai familiari. Una testimonianza straordinaria da parte di chi ha conosciuto il fascismo e l'antifascismo dal di dentro: "Mi spaventano quelli che dicono di aver sempre capito tutto, che continuano a capire tutto. Capire l'8 settembre non era facile!
L'accademia militare sotto il fascismo, la guerra in Russia,la dura e difficile riflessione lasciata ai singoli dopo l'8 settembre, ma soprattutto l'onestà con cui Revelli ammette di aver scelto la strada partigiana rendono difficile scindere il giudizio dell'esperienza personale di un uomo (a cui dobbiamo tanto) dalla semplice analisi stilistica. 5 stelle per Revelli 4 per il libro in sè
La guerra dei poveri isn't, at least in parts--the diary of the partisan war, for example--the most page-turning book ever written. The politics governing the deployment of partisan bands in the mountains of southeastern France and northwestern Italy, one of the subjects of this book, might well strike you, at a distance of seventy-five years, as slightly confusing or uninteresting.
The first part of La guerra is the same as the book first published, much earlier, under the title Mai tardi. It's Revelli's intense account of his experience on the Eastern Front.
Mustering well to the rear in preparation for repatriation to Italy, Revelli and the few men who survived the fighting and the retreat from the Don receive a visit from a Fascist official. The official convened what in my high school would have been called a pep rally. At the rally, a despondent Revelli, in a remark that gives Mai tardi its title, says: "It's never too late to do you in." His ire, of course, was directed not at the Soviets he and his men had been sent to fight but at the distinguished visitor and the other Fascists, his fellow Italians, who had sent them there.
That part of the book makes rewarding reading and presents no particular difficulties.
The next part, Revelli's short diary from the time of his return from Russia to September 1943, when he took up arms again, this time in a partisan band, is a marvel of intensity and contained fury. Revelli is on convalescent leave for most or all of this period and not especially active. But the things he does--responding to a summons from an official of the local branch of the Fascist Party, calling on the mothers of companions-in-arms of his who had died or gone missing in the Soviet Union--are described with tremendous immediacy. Revelli's barely controlled wrath, his compassion, seem to be right there on the page.
The diary of the partisan war, as I suggested above, is less immediately accessible. It's more rewarding and more understandable on second reading. But even this part of the book has parts I very much enjoyed when I read it for the first time: Revelli's comments on the crazy Puerto Ricans of Flaut, a hamlet in the Alpes-Maritimes, for example, or his vivid account of the reconstructive surgeries he underwent in France after destroying his face in a motorcycle accident.
In short, La guerra dei poveri is a book that amply rewards the (slight) effort it takes to read it.
Leggendo la parte che riguarda la campagna di Russia è inevitabile pensare certo che il fascismo ha fatto anche cose buone ( per chi non conosce la storia preciso che è un'affermazione dolorosamente ironica)
Non lo si puo' consigliare così su 2 piedi. Non certo il libro che si legge d'un fiato e che incolla il lettore.. E' un libro documento che non si ferma al documentario, ma ha un potere evocativo enorme. Farmi interessare alle vicende della ritirata russa e della resistenza non era facile. Farmi poi, in parte rivivere quelle che potevano essere state le situazioni di allora fino a lasciare intuire i risvolti nella storia d'italia del dopoguerra era una impresa impossibile...
Per questo non posso non dargli le 5 stelle con affetto.
Interessante la prima parte, con il resoconto della campagna di Russia; la seconda parte del libro, relativa all'esperienza di partigiano dell'autore, è piuttosto noiosa da leggere