Arrivati in Italia dalle zone più remore dell'entroterra della Romania, i Petrescu osservano incantati il paradiso delle merci che li circonda e la facilità con cui possono accedervi tramite finanziarie capestro. Ma è una felicità fugace perché la loro vita è uno slalom tra prepotenze di ogni tipo e conti che non tornano. Haiducii è narrato in maniera destrutturata, in una serie di capitoli ambientati in anni diversi, a volte nel passato o in un futuro improbabile, e con un finale inatteso. Nonostante tratti i temi dell'immigrazione non è un romanzo buonista: è l'espressione diretta di una guerra tra (finti) poveri, sempre più spietata e sempre più inutile, che ormai definisce il nostro tempo.
Come scrittore ha pubblicato tra i numerosi libri Andy Warhol era un coatto (Castelvecchi 1994), Charltron Hescon (Einaudi Stile Libero 1999), Neoproletariato (Castelvecchi 2002) e Il piccolo isolazionista (Castelvecchi 2006). Attivo autore televisivo, ha inoltre condotto per due anni una originale rassegna stampa mattutina su Play Radio.
Regalatomi da un amico, l'ho letto senza troppo entusiasmo. È scritto bene e ha un tocco di originalità, ma non mi ha preso piú di tanto. Forse Labranca non è nelle mie corde. Forse dovrei provare almeno un altro suo libro per dirlo.
«Ho un vago ricordo. La Măiastră, una figura del folklore rumeno, un uccello immortale che conosce il futuro e ridà la vista ai ciechi. Appare però solo a chi è degno di vederla. La conosco perché Brancuşi l’ha ritratta in alcune statue. Evidentemente sa anche leggere nel pensiero perché mi dice: ‘Sì, sono proprio io. Ero venuta per parlare con Nicolae, per provare a consolarlo. Quel ragazzo non la fa vedere, ma dentro è… come dire? Rotto, ecco. Dalle delusioni, dalle difficoltà, dalle cattiverie. Però va avanti, con una forza che si ritrova solo negli eroi’. ‘Haiducii?’, provo a dire senza nemmeno sapere perché. La Măiastră mi guarda incuriosita. ‘Non proprio. Lo haiduc non è l’eroe come lo intendete voi, ha una connotazione anche negativa, in fondo, benché molto romantica. Nicolae e quelli come lui sono eroi puri, destinati a perdere, a non vedere realizzati i propri sogni’.» (pp. 119-120) Questo per il titolo. Quanto al resto: critica di tipi umani spigolati fra intellettuali invidiosi e bestioni razzisti; sarcasmo e odio allo stato puro, moti di sincera pietà, tentativi di analisi socioculturale ecc., tutto trattato con stile, direi.