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Tu, sanguinosa infanzia

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«Se diventare grandi può rivelarsi un'illusione o uno strazio, l'infanzia - perduta o ritrovata che sia - resta per sua natura qualcosa di intimamente sanguinoso: un'età ferita».
Mario Barenghi
«Nel suo fanatismo rimembrante Mari fa spesso scoccare scintille di poesia. Ma le pagine dedicate a Urania sono per noi il massimo: mai ci siamo sentiti tanto gratificati».
Carlo Fruttero e Franco Lucentini
«Otto scrittori è un racconto che si legge con una commozione che dura dall'inizio alla fine, e nella quale entrano malinconia, gioia e ammirazione. Chi come me fa il critico letterario prova una grande invidia per chi lo ha scritto, uno dei più bei racconti italiani degli ultimi dieci anni».
Domenico Scarpa
«La mitologia di Michele Mari è quella del grande romanticismo tenebroso. Ama la tenebra: attraversata da lampi e da sottili scie luminose. Attorno ad essa, la sua sapiente retorica forma una interminabile eco, facendo risuonare la sua voce attorno alle voci molteplici della letteratura».
Pietro Citati

E se da qualche parte nel tempo fosse custodito tutto ciò che abbiamo amato da bambini? Il passato raccontato da Michele Mari è quello mitico e irrecuperabile dell'infanzia, eroso negli anni da una diaspora di oggetti e sentimenti il cui ricordo continua a sanguinare. Ma in questi racconti non c'è mai il rimpianto di una perduta età dell'oro, perché la violenza immaginifica dell'autore opera un recupero altissimo di emozioni infantili legate a un universo in cui le sole figure amiche sono quelle dei propri personali mostri e di pochi, semplici ma «fatidici» giocattoli.
«Ciò che hai amato anche un solo mattino, tenertelo stretto fino alla morte» diventa un imperativo totalizzante, e così un album di Cocco Bill può avere più valore dell'Iliade, mentre la gelosia per una compagna di classe continua a suscitare struggimenti e antagonismi senza fine. Ogni pagina spalanca abissi di malinconia dove fanno irruzione visioni fantastiche e terrificanti, in cui riecheggiano nitide le voci degli autori più amati - Stevenson, London, Poe, Melville. Così i giardinetti che accolgono gli svaghi pomeridiani dei bambini diventano lande inospitali, dove s'aggirano tremende creature mitologiche come le Antiche Madri; così un puzzle segna l'iniziazione a un'ascesi quasi monastica, così le copertine di Urania o le canzoni degli alpini diventano la palestra di ossessive elucubrazioni mentali, e tutto è tanto più feticisticamente inventariato quanto più la vita sembra cosa riservata ad altri.
Una narrazione di trasalimenti e precoci nevrosi, condotta con commozione ma anche con feroce umorismo dalla voce inconfondibile di Michele Mari. Il ritorno di un libro uscito da Mondadori nel 1997, e già considerato da molti un piccolo, imprescindibile classico.

129 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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About the author

Michele Mari

69 books247 followers
Michele Mari è nato a Milano nel 1955.
Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.

Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.

Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.

Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).

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6 (<1%)
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Profile Image for Davide.
509 reviews140 followers
December 31, 2018
I (citazione)
«Vedi, Michele, non si è mai abbastanza morbosi, perché per quanto si viva del passato c'è sempre qualcosa di ineludibile, nel presente, che ci plagia e ci umilia.»

II (dialogo)
- Alla fine sei arrivato a cinque stelle
- Eh sì
- Anche se non tutti i pezzi arrivano lì?
- Ma c'è Otto scrittori...
- ...
- E c'è anche Certi verdini...
- E prima ancora avevi letto Canzoni di guerra...
- È vero... sì, fotocopiato... prima ancora di avere il libro...

III (secondo dialogo)
[aprile 2017, per motivi sentimentali e familiari che non sto a specificare, si rilegge Canzoni di guerra]

- Vedi che in ogni libro di Mari c'è almeno una frase memorabile che poi ce la ripetiamo continuamente?
- Come a chi risponde il presidente della Repubblica in Filologia dell'anfibio?
- Sì, infatti... ecco, qui è questa: «Specialmente riflettevo sulla Compagnia, tutti quegli alpini schierati in cerchio intorno al loro pezzo, nessuno che sa cosa dire, tutti che aspettano in silenzio un cenno dal Tenente, il Tenente che dice Non guardate me, è di tutti noi in parti uguali, anche dei muli, l'artigliere Toson che si volta e vede che è vero, dietro il cerchio degli uomini c'è un cerchio più largo di muli.'»
- ... Un cerchio più largo di muli...
[occhi lucidi e sorriso]

IV (parlamento, con spoiler alert)

[seguono appunti con grave rischio di danneggiamento emotivo per chi vuole leggere per la prima volta senza sapere come si conclude il sanguinoso conto alla rovescia di Otto scrittori]








Appunti per una lettura (pubblica) di Otto scrittori di Michele Mari (e in parte di tutto Tu, sanguinosa infanzia)

Parleremo sostanzialmente di passione.
Che come sapete ha come primo significato «atroce tormento fisico», poi «grande sofferenza spirituale», ma anche «sentimento di grande violenza e intensità, capace di dominare interamente una persona» e quindi «trasporto amoroso violento, travolgente». Per estensione (e attenuazione): «inclinazione, interesse molto vivo per qualcosa».
Nel caso dello scrittore in questione questa sera direi che si può sciogliere in «struggimento» [che è una parola-ossimoro: sofferenza acuta ma anche dolce] e «ossessione» [pensiero che ritorna continuamente e in modo tormentoso].
Bene, partiamo da una citazione, ma tratta da un altro libro, successivo, Fantasmagonia (dal racconto eponimo, una specie di catalogo di regole da osservare per diventare un fantasma): «Tutto ciò che lo angoscia [sta parlando di «colui-che-sarà-fantasma»] è aggredito dalla sua disperazione con gli strumenti dell’inventario e della classificazione, nella puerile ricerca di una ratio sulla quale imbastire il salvifico esorcismo.» (p. 149)
Per usare questa citazione come prima chiave per tutto Mari bisogna sostituire angoscia appunto con la parola-ossimoro struggimento. Bisogna quindi aggiungere una buona dose di piacere, di godimento alla frase appena letta perché funzioni per questo scopo.
La citazione annuncia qualcosa che è forse scontato, che vale per ogni vero scrittore. La passione (struggimento-ossessione) che è alla base dell’opera di Mari è inscindibile dagli strumenti stilistici che la aggrediscono e alla fine la costituiscono. Qui sono indicati innanzi tutto come «inventario» e «classificazione»: trovare, minuziosamente, elencare, e suddividere, classificare.

Insomma, quello che dice il racconto di Mari che leggo stasera – Otto scrittori, nella raccolta di racconti Tu, sanguinosa infanzia, pubblicata per la prima volta nel 1997 (adesso Einaudi, 2009) - quello che dice questo racconto: cioè dice qualcosa sul fascino, sull’infanzia e sulla scrittura - è inseparabile dalle forme con cui dice queste cose: dalle enumerazioni, dalle prosopopee, dalla scelta dei vocaboli per evocare (appunto come in magia: per incantamento).

Michele Mari è nato a Milano nel 1955, insegna letteratura italiana alla Statale di Milano; come studioso si è occupato principalmente di Sette-Ottocento (la traduzione, Monti, Cesarotti, Baretti, Tiraboschi), poi Cinquecento e Novecento (I demoni e la pasta sfoglia). Come scrittore esordio con Di bestia in bestia, pubblicato da Longanesi nel 1989; poi riscritto e pubblicato da Einaudi nel 2013.
Per quanto ci riguarda stasera, Mari è uno scrittore di racconti. È autore in particolare di tre libri di racconti: Euridice aveva un cane (1993), aperto dal famoso I palloni del signor Kurz; di recente ristampato da Einaudi (2015). Poi appunto Tu, sanguinosa infanzia (1997). E più a distanza l’ultimo finora della serie: Fantasmagonia (2012), a mio avviso meno importante delle altre due, ma che contiene alcuni testi molto belli (come quello già citato o come Il patrimonio del popolo tedesco).

Ci interessa però Tu, sanguinosa infanzia. Alcuni racconti in particolare: I giornalini, Le copertine di Urania, La freccia nera, Certi verdini, Laggiù... Si offre, in prima battuta, come una raccolta di racconti autobiografici, che partono dalla propria infanzia; ma trasfigurata appunto in una serie di ossessioni iperboliche.
L’io narrante di questi racconti – non sempre così, non tutti, ma nella maggior parte dei casi – si presenta innanzi tutto come figlio (e nipote): neanche da prendere in considerazione l’ipotesi che possa diventare davvero un padre. La condizione di figlio è quasi assoluta. Anche nei confronti della letteratura, come vedremo: chi scrive è figlio di tutta la letteratura precedente, che è tutta a disposizione, a portata di mano, liberamente, gioiosamente. A chi non piace, Mari sembra uno scrittore “fine a sé stesso”, una letteratura “letteraria”, ma non si può trascurare che questa libera e gioiosa e sapiente scorribanda in tutta la letteratura amata c’è anche consapevolmente una coazione, un obbligo e una prigione… ci tornerò alla fine.

Quindi la condizione di figlio, subito nel modo anche peggiore: I giornalini, p. 3. Negazione del concetto di passaggio del testimone, della possibilità-speranza-dovere della trasmissione dell’esperienza: al contrario desiderio di museificazione di sé, del proprio passato, dell’infanzia personale, immodificabile.
Naturalmente è un tentativo frustrato, sempre fallito perché estremo: «Vedi, Michele, non si è mai abbastanza morbosi, perché per quanto si viva del passato c'è sempre qualcosa di ineludibile, nel presente, che ci plagia e ci umilia.»

Il titolo: l’infanzia è sanguinosa, ovviamente, perché continua a sanguinare per tutta la vita, inesorabilmente. È una ferita sempre aperta. Ma al tempo stesso perché è il sangue della vita, la sua essenza vitale, il suo fluido vivificante. Come dicevo prima: quello che dice è indissolubile da come lo dice: non è L’infanzia sanguinosa, Il sangue dell’infanzia, ecc. è un appello, l’annuncio di un corpo a corpo, di un rapporto decisivo e viscerale: Tu, sanguinosa infanzia. E non credo di esagerare pensando che ci sia anche il retrogusto di una immaginaria traduzione: “you, bloody childhood”!
Ed è un settenario, che si può perfettamente legare al titolo endecasillabico del romanzo leopardiano di Mari, del 1990:

Tu, sanguinosa infanzia,
io venìa pien d’angoscia a rimirarti.

Ma non volevo parlarvi del libro in generale, volevo parlare – anzi proprio leggere come dice il titolo della serata – di un singolo racconto, abbastanza perfetto: Otto scrittori.
Incipit, p. 47.
Perfetto innanzi tutto per la scelta della misura. È un racconto abbastanza lungo: trenta pagine di queste dimensioni. Se fossero di meno, se il racconto fosse molto più corto, sarebbe difficile riuscire a costruire il pathos necessario (alcuni racconti di Fantasmagonia sono un po’ così: risolti troppo rapidamente per permettere l’espandersi dell’evocazione, per permettere che il lettore faccia proprio il respiro della sofferenza inseparabile dalla gratitudine e dal godimento… la passione…).

Se fosse molto più lungo sarebbe impossibile mantenere questa tensione, permettere una lettura tutta d’un fiato, direi preferibilmente ad alta voce, tutta di seguito senza pause, per sentire il sovrapporsi delle parole negli sbuffi di vento o negli odori salmastri. Perché si parla di mare ovviamente [anche Mari il suo libro di mare l’ha scritto: La stiva e l’abisso, del 1992]. (continua p. 47)

Dicevo prima che questo racconto ci dice qualcosa sul fascino (l’abbiamo già iniziato a capire, credo), ci dice qualcosa sull’infanzia e qualcosa su questi scrittori e sulla critica.

1) Sul fascino, sull’ossessione, sulla fedeltà: «bisognava averli letti tutti, ricordarseli tutti, confonderli tutti». Bisognava. Non era – non è – possibile altrimenti. Il dovere del fascino (della passione, dell’ossessione…).

2) E fa parte del macrotesto che ho descritto un po’ prima, quindi sicuramente vuole essere un tassello (anzi un pezzo del puzzle, letto Certi verdini…) dell’infanzia. La condizione di figlio e di nipote è innanzi tutto la condizione di lettore.

3) E dice qualcosa su questi scrittori. quali? sempre p. 47.

Ed è un racconto sulla critica.
Sapete che c’è una ricca tradizione di romanzi-saggio: L’uomo senza qualità di Musil, La montagna incantata di Thomas Mann, lo stesso Proust, con tutte quelle riflessioni, con quella comprensione perfetta dei meccanismi sociali non tanto narrati ma fatti emergere dalle impressioni e dalla riflessione… Non mi sembra invece che esista una tradizione simile di racconto-saggio (ci sono sicuramente saggi che hanno andamento più narrativo, per Debenedetti, Sanguineti parlava di “racconto critico”… ma è un’altra cosa). Qui siamo di fronte a un racconto, presentato come tale, in una raccolta di racconti, dove l’elemento di invenzione, di visione, è dominante. Qui tutto è sciolto nell’invenzione; non ci sono personaggi che parlano di tematiche “saggistiche” come nel romanzo-saggio... è come se si aprisse davanti a noi il teatro dell’anima del lettore.
P. 49: «annullando… libro da leggere.»

Quindi è un racconto sul lettore, sul leggere. Come si potrebbe dire che non ci innamoreremmo se non avessimo mai sentito parlare – o letto – dell’amore; a maggior ragione non saremmo veri lettori appassionati se non avessimo sentito – o letto – parlare dei veri lettori appassionati, come Mari certamente è; e lo dimostra in Otto scrittori.
Ma non è solo un racconto-saggio sulla passione (e sull’arte) del leggere. È un racconto-saggio sulla condizione della critica. Oltre che un meraviglioso esempio di «racconto di critica vissuta», come l’ha definito Domenico Scarpa [aggiungendo, nel 2001: «uno dei più bei racconti degli ultimi venti anni»]
Come abbiamo visto, degli scrittori amati bisogna leggere tutto (le opere principali come i racconti minori, ma anche le informazioni biografiche, che sono una parte dell’opera, e che in Otto scrittori sono adoperati allo stesso livello dei personaggi e dello stile narrativo). E però, poi, non basta amare la lettura; non basta immergersi in questo mare.
C’è l’obbligo di discernere – la ferita di capire, selezionare, scegliere, confrontare, valutare. Certo, con le lacrime agli occhi.

È un racconto sulla critica: bisogna essere un lettore “ingenuo” e al tempo stesso si deve essere quanto di più lontano esista da un lettore ingenuo e totalmente “passivo”, rapito, coinvolto. Al tempo stesso.
P. 50: «Quelle voci mi frastornavano… e il cavo fu reciso.»

Accanto all’amore, anzi dentro, dall’amore… dalla fedeltà più assoluta sorge l’onestà inflessibile del vero critico. Che significa dover scegliere. Innanzi tutto individuare esattamente il cuore, il centro, il tema, l’argomento [avete fatto delle tesi, sapete che è forse la cosa più difficile]. [Auerbach, problema del punto di partenza (Ansatzpunkt), p. 61]
E qui è il mare, l’abbiamo già detto. Il primo che scompare è quindi Verne: pp. 51-53.
Ma cosa significa il mare?
Non il mare in generale, che c’è ancora oggi. Ma il mare che deve fare rima con l’avventura e con il passato.
Ma un passato giusto, abbastanza recente da avere certe caratteristiche ma non tanto recente da averne intanto acquisite altre: quindi il secondo a scomparire è Defoe (pp. 53-56).
Avete capito il meccanismo. Il dovere della scelta conduce alla ricerca del centro, del cuore, del nucleo. Sceverare a costo di soffrire. Condanna e elezione coincidono.

Il meccanismo di progressiva eliminazione è a sua volta un altro dei contenuti: la sfida, con rispetto e onore e pietas è fondamentale in questo racconto. Gli otto scrittori sono uno solo, ma sono anche otto che devono diventare uno solo... ne resterà uno solo come in un film della mia infanzia, Highlander...
Ma la sfida tra loro è anche la sfida con il mare, nel senso che stiamo iniziando a capire… quindi la sfida con la vita, con l’esistenza, e la sfida con lo stile necessario.
Ora tocca a Salgari, il nome «della mia fanciullezza»; quindi il nome che più è quello proprio di questo libro, della sanguinosa infanzia. In questo senso dovrebbe essere l'ultimo a rimanere. Ma bisogna essere fermi e bisogna essere giusti. E si fa quello che deve essere fatto. Però proprio qui c’è un massimo di pathos. Azione riparatrice, puramente retorica, e pertanto pienamente sentita: pp. 56-58.
Con la partenza di London si precisa ancora meglio l’esigenza di individuare il centro non solo nell’avventura e nell’amore dell’infanzia ma appunto nel mare come segno di tutto questo ma anche di altro, di più, di un oltre. E la cosa avviene non senza di nuovo una dichiarazione di predilezione (il soggetto che si è autoinflitto un obbligo così lacerante, cerca in ogni modo di attenuarlo): pp. 58-60.
E con un colpo rapidissimo attenua l’altro taglio, Poe pp. 60-61.

Qui c’è un salto ulteriore: si riparte in un certo senso dall’inizio: sono rimasti in tre, ma siamo al centro del nucleo. I tre scrittori sono uno scrittore. Iperbole, sempre: c’è un abisso tra loro e gli altri: p. 63.
Quindi eliminazione diretta, fase finale, come ai mondiali: Conrad-Stevenson. Si rivolge a Conrad, per lo stile: incarna meglio di tutti quello che tutti in realtà nobilmente hanno manifestato: la capacità di riconoscere la propria forma e il proprio destino. Ma Conrad è proprio la ricerca dello stile, della fermezza, nel momento culminante… nella vita e nella scrittura. È quindi anche potenzialmente un passaggio verso l’età adulta, ma per il momento – ultimo colpo di coda – vince ancora l’infanzia, il solo volume dell'Isola del tesoro piega dalla sua parte la bilancia (scontata ma divertente immagine della scelta e della critica): pp. 65: e Conrad disse… p. 67: Così ebbe inizio… -68.
E infine naturalmente la finalissima: Stevenson-Melville. P. 69: e un mese più tardi… fino a p. 70: angoscia. P. 71 E all’imbrunire…
Ultimo guizzo: la voce narrante sale sul Pequod, tornano tutti, Salgari con la gola squarciata, London manda un cucciolo di cane… l’ultima parola e l’ultimo punto di vista non sono del narratore, né di uno degli otto scrittori, ma di un personaggio. Che naturalmente liquida tutto: p. 76.

Avevo detto: parleremo di passione. Struggimento e ossessione. Obblighi, sofferenza e godimento, malinconie.
La struttura portante, ciò di cui si parla e il modo in cui si parla sono una cosa sola.
Quindi la lingua naturalmente, straordinaria capacità mimetica (da Io venìa… a Roderick Duddle..).
Lo stile nel senso visto: la scelta lessicale, le costruzioni sintattiche, le prosopopee (gli scrittori, i personaggi, anche i morti, ma anche gli uccelli e gli elementi naturali che vengono fatti parlare con voce propria, con proprie parole), il catalogo, la ripetizione con variatio e l’iperbole come strumenti conoscitivi...
E anche tutto questo in quanto lontano dalla lingua quotidiana, di oggi e di tutti i giorni: il passato, come abbiamo visto. Condanna e unico desiderio.
«La vita è bella solo da lontano» si legge in Jean Santeuil di Proust. Nel miglior Mari – sicuramente in Otto scrittori – direi che si sente la tensione a godere-soffrire il massimo di vita nel massimo di distanza.

Non c’è ironia: o meglio: si sorride anche molto, ma per partecipazione non per distacco. Mari non è uno scrittore diciamo così “ariostesco”. Si sorride non per il distacco dell’autore-narratore che ha letto tutti i libri e li condivide con noi, senza crederci fino in fondo.
Si sorride per la condivisione nella stilizzazione delle viscere.
Profile Image for Marica.
413 reviews212 followers
November 10, 2024
Come verranno fatte le parti?
Fin dal primo racconto ho pensato: Michele Mari è uno pseudonimo di Nanni Moretti, che ha paura dell’Antitrust e non vuol far sapere che si è anche messo a scrivere. Poi ho capito che non era vero, però il protagonista nella mia fantasia ha il volto di Nanni Moretti, nella sua fase maniacale. La raccolta di racconti ripercorre i pensieri e le passioni infantili dell’autore con ironia e mio grande divertimento. Bellissima l’idea che alla notizia dell’essere in attesa di un bambino il suo primo pensiero sia volato agli amati giornalini della sua infanzia, da mettere in salvo! Anche se prima di raggiungere quello scaffale la creaturina avrebbe impiegato anni. Bello il racconto in cui vengono ricordati i giocattoli perduti o barattati, con grande dispiego di senso di colpa verso gli oggetti, fedeli compagni traditi, il più sacro di tutti: l’Orsino (io il mio lo chiamavo orsetto o orsacchiotto). Molto divertente la riflessione sul canto alpino Il capitano della compagnia, che chiede che il suo corpo venga diviso in 5 pezzi da distribuire alla patria, alla mamma, alla bella, ai monti e alla compagnia: Michelino serissimo si chiede come verranno fatte le parti, come verranno incartate e poi come saranno distribuite. Il più maniacale di tutti i racconti è Certi verdini, in cui racconta la passione condivisa con la madre per i puzzles, che rappresentino quadri e non fotografie, per carità, per un massimo di 72000 pezzi. La composizione dei puzzles è contornata da un’organizzazione da sala operatoria ed è una esperienza fine a se stessa, svincolata dal desiderio di vedere l’immagine finale, tanto che il cerimoniale prevede lo smantellamento immediato del lavoro finito. Il fuoco d’artificio finale è la conversazione di due vecchietti su una panchina: anche loro rivisitano l’infanzia ripescando a turno fatti e personaggi memorabili. Parte integrante del piacere della lettura è il vocabolario fiorito di Mari, che io apprezzo: perché lasciare a ingiallire nelle pagine dei dizionari tante belle parole desuete, quando si possono ammassare o spargere in fili per farne castelli di sabbia turriti?
Profile Image for Dimitri.
176 reviews72 followers
December 19, 2017
“- Non c’è stato molt’altro nella vita. - No, è quasi tutto laggiù.” Undici racconti (almeno quattro sono da cinque stelle) per ritornare laggiù, all’infanzia e ai suoi momenti indimenticabili e fondativi, un misto di gioia, malinconia e dolore. “Forse il sogno più dolce della mia vita fu quando Robert Louis Stevenson venne a chiedermi se potevo prestargli un po’ dei miei Urania.” Assieme alla situazione ricordata, scatta sempre una fitta di dolore oppure quel “senso angoscioso di un’imminenza”, come quello che Michelino prova osservando le copertine degli Urania.
C’è il desiderio di mettere in salvo i giornalini dell’infanzia, “unico lampo non triste della vita mia”, c’è il sogno di vedere nel padre un supereroe e poi il brusco ritorno alla realtà. “Ora che il sogno è finito ti chiedo perché non l’hai fatta davvero, questa cosa che se io sono stato capace di inventare stanotte avrai ben immaginato tu pure, perché non hai osato quando ce n’era il tempo.” Il padre riappare in un altro racconto, una figura orchesca alla quale il piccolo Michele invia “silenziose ambasciate di affetto” tramite la lettura di un libro di Stevenson.
C’è la madre, che trasmette a Michele la passione per gli enormi puzzle da migliaia e migliaia di tessere. Una passione fatta di rigore, intransigenza e ansia di perfezione. Forse la ricerca reciproca di qualcosa in comune per poter stare insieme, madre e figlio. Una delle più belle frasi del libro è presente proprio in questo racconto e fotografa un momento di grazia. “Percorrendo stretti camminamenti fra i mosaici e le tessere sparse, ci aggiravamo dentro la casa come posatori bizantini, in volumi perpetuamente invasi dalla sospensione del pulviscolo di cartone che ogni puzzle lascia in residuo.”
Leggere questi racconti è come entrare in una macchina del tempo e ritrovarsi poi davanti a uno specchio. I primi libri presi in biblioteca tra mille esitazioni, “come se ne andasse del mio futuro, e quando scelsi fu più per sfinimento che per convinzione”. L’orrore dei giardinetti è un po’ anche il mio, soprattutto di fronte al rubinetto della fontanella. “Sorvegli chi ti precede nel bere, non toccasse del labbio l’ottone del rubinetto. La vista di quel contatto ti ha sempre indotto a rinunciare alla bevuta, mille arsure piuttosto: come se non sapessi le miriadi di contatti non visti.”
E poi c’è il mio racconto preferito, “Otto scrittori”. Chi da ragazzino non ha mai discusso con gli amici per decidere chi fosse il calciatore più bravo, il chitarrista più capace, il gruppo rock più forte? E chi tra noi lettori non ha provato a stilare una personale classifica dei suoi autori preferiti? Michele raduna i suoi otto scrittori prediletti in tema di avventure di mare. Poi iniziano le esclusioni, per poter arrivare al vincitore: sono scelte non prive di senso di colpa, scelte dolorose e sanguinose come la ferita alla gola di Salgari. “Sprofondando nella vergogna dell’ingratitudine, lo persi. Lo persi con tutta la mia infanzia. E io lo pensai in quel bosco alle porte di Torino, tutto solo con un rasoio in mano, e l’universo non mi sembrò mai così orrendo.” Però il magnifico finale rappresenta il sogno di ogni lettore.
Profile Image for lorinbocol.
266 reviews436 followers
July 31, 2017
ma io gliene darei dieci di stelline, a michele mari. iperbole intellettuale e qualificativa (di grado superlativo assoluto: la migliore) dice pensieri che sono anche miei, e altri che lo diventano mano a mano che le sue parole prendono forma. ah quanta sofferenza per l'uomo che uccise liberty valance, e per tutto ciò che dell'infanzia ci è scivolato via.
epperò grazie: perché restituendo imperitura memoria alla tua winchester acquistata in corso vercelli e persa in piazza napoli, o al tuo volume di saturnino farandola, omaggi senza saperlo la mia casetta dei cow boys con il disegno del cavallo legato su uno dei lati di tela, e l'orsetto colargol e, e, e.
Profile Image for Josef Del Processo.
48 reviews41 followers
March 29, 2019
Bello. Sì carino, dico davvero, e decisamente meglio di Leggenda privata, che trovai un tantino spocchiosetto anzichenò.
Grazie Amaranta per la dritta (ah poi ho ricostruito, mi avevano consigliato verderame o tutto il ferro della torre eiffel, tu che dici?)
La quinta stella però non mi sento di dargliela, per due motivi:
1. è mooolto bellino, approvo gran parte di ciò che leggo nelle recensioni dei lettori quelli forti, ma non è propriamente un imperdibile (a mio modesto parere, si capisce)
2. quando eccede nei suoi esoterici manierismi (e lo fa, lo fa), ecco mi fa venire il sangue al cervello!
A tal proposito, pure due domande mi sorgono:
1. se in una breve raccolta di racconti ci può anche stare questa sommaraffinatezzamassimamenteerudita-massimamenteraffinatasommaerudizione, che comunque come ho detto a volte sopporto più che apprezzo, io lo dico chiaro, in un romanzo non ce la voglio. Dunque mi rivolgo ai sostenitori non obnubilati dalla rarefatta aura che emana il nostro: che faccio vado avanti o mi fermo qua che è meglio?
2. (d'accordo, un po' maliziosa, ma ditemi voi se non è vero) ma se a einaudi si fosse presentato, con queste stesse identiche pagine, con questo stesso parlar forbito, invece che l'emerito professor mari, figlio di cotanti genitori, frequentatore di cotanti artisti e ingegni, tal mario rossi di professione ragioniere, ma quante pernacchie gli avrebbero fatto?
Profile Image for Carmine R..
631 reviews94 followers
April 6, 2021
Doloroso il cimento nel guardarsi indietro

"Sentiva nel profondo che se la vita è corruzione ed abiura, dovrebbe essere altissimamente morale contrapporre alla sua ruina il movimento contrario del riscatto, del disseppellimento affettuoso. E così era stato per quei suoi giornalini, gelosamente tutelati come uno dei suoi beni più cari."

"I vostri libri mi hanno insegnato che il valore di un uomo va dimostrato, e che non sempre le illusioni eroiche della gioventù sopravvivono alla prova: la prova fatale, quel momento che può giungere presto o tardi, che può essere inaspettato o previsto, grandioso od oscuro, ma che sicuramente arriva per tutti, e quando arriva dev'essere riconosciuto perché non si presenterà una seconda volta. Voi lo conoscete quel cimento, quell'attimo che tutto decide: un salto, e la vita di Lord Jim fu segnata per sempre."

"Così Robert Louis Stevenson ed Herman Melville si erano divisi il mondo come il giorno e la notte, e dove finiva il regno dell'uno incominciava il regno dell'altro, e le rotte delle loro navi non potevano più incontrarsi: perché uno era la giovinezza e l'altro era la maturità, e uno era la grazia e l'altro la potenza, ma uno era il romanzo e l'altro era il romanzo."

"Io una volta andai al cinema con i miei genitori a vedere Il vampiro di Dreyer. All'ultimo momento, pensando che mi sarei spaventato troppo, scelsero La nave bianca di Rossellini. Io, che non mi ero reso conto del cambio, aspettai invano per tutto il film l'apparizione del mostro. Per molti giorni non mi diedi pace per non essere stato capace di riconoscerlo tra i marinai."

Funambolica la prosa, prostrata dinnanzi all'esigenza di sottrarre il passato - irripetibili giorni - dalla concupiscenza che tutto assale. Enfia della sincerità di sentimento, l'infanzia è unica nella dimensione in cui il di lei vagheggiare ne fa godere dell'adamantino riflesso.
(Mi è venuto un embolo per questo tentativo, piuttosto goffo, di omaggiare Mari. Seguono concisi pareri sui singoli racconti, senza anticipazioni di nessun tipo.)

I giornalini 4.5★
Un uomo scopre di dover diventare padre. Salvare i giornalini d'infanzia dalle mani del futuro figlio-carnefice diventerà la sua fisima.

L'uomo che uccise Liberty Valance 4★
Rimembrare la vita di ogni oggetto del passato per tracciarne il percorso sino all'effettivo decadimento dalla propria esistenza.

Le copertine di Urania 5★
Quanto è forte la seduzione delle copertine della collana Urania? I misteriosi libri letti dal nonno sono forieri di mondi imperscrutabili, il cui sconfinamento diventa esiziale azzardo.

Mi hanno sparato e sono morto 5★
Proiettare l'esaltazione della propria morte in una cristallizzazione definitiva che immortala la purezza.

"Questo dunque fingevi e rifingi: di essere in vastissimo arengo insieme a migliaia di persone assiepate, e di sapere che la palla sta arrivando ad un’altezza di circa due metri e mezzo dal suolo, e di attendere il giustissimo incrocio, e di saltare – tu solo – svettando su quella distesa uniforme di teste, e di ricevere in capo la perforazione agognata, e di rimanere così sospeso a mezz’aria quel tanto da poterti dire

mi hanno sparato e sono morto

e quindi dissolvendoti scomparire dal tuo stesso sogno per mai più ricadere di sotto, nell’inamabile."


L'orrore dei giardinetti 4★
Simpatico spaccato della fauna presente in un parco (madri assiepate in un chiacchiericcio continuo; il chioschetto da cui mangiare merda per evitarsi la zuppa serale; le sputazze calpestate dalla gomma della bici; l'ottuagenario invidioso della gioventù perduta).

Otto scrittori 5★
Defoe, Verne, London, Poe, Salgari, Conrad, Melville e Stevenson. Otto scrittori per una sola voce del lettore che legge; ma la crescita ha un prezzo e il tributo sta per essere pagato. Racconto commovente sulla gratitudine verso chi ci ha fatto crescere, nonché riflessione autoptica sul senso critico.

La freccia nera 4★
Ricevere come regalo un libro già letto è un dramma, soprattutto se le aspettative di un genitore sono quasi assordanti in quei silenzi di condivisione. Simpatica riflessione sul peso delle parole, la cui fluidità e interscambiabilità spalancano altri, sterminati mondi.

Certi verdini 4★
Il tempo dilapidato - non ha importanza se nel leggere un libro o comporre puzzle - non è il più grande attestato d'amore verso la vita?

Canzoni di guerra 4.5★
Forse è meglio non riflettere troppo sui versi de Il testamento del capitano.

E il tuo dimon sono io 4.5★
Un bambino ha la possibilità di commissionare a un demone l'esecuzione di coloro che ne deturpano il vissuto. Attenzione a quello che si desidera: potrebbe avverarsi; e forse scoprire che non si è diversi da coloro che vengono giustiziati.

Laggiù 4.5★
"Non c'è stato molt'altro, nella vita."
"No, è quasi tutto laggiù."
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March 30, 2019
Uno specchio in cui riflettersi e ricordarsi del nostro io bambino.
Mari sapientemente mi riporta indietro nel tempo, mischia le sue sensazioni alle mie, le gelosie dei giornaletti – che nel mio caso erano i Topolino – ; quel desiderio di avventura che solo in alto mare e accanto a ceffi della peggior risma si prova o nelle giungle più fitte; un amarcord con mio padre e la sua collezione di Urania, passata tante volte per le mie mani, che mi ha dato la scusa per leggere ad alta voce con lui uno dei racconti; la mia passione per i puzzle che resiste nel tempo, uno per ogni estate nella casa a mare. E il linguaggio è ricercato, arzigogolato, ironico. Dà la sensazione che davvero Mari si sia divertito a scriverlo tanto quanto io a leggerlo. E lo scavare in sensazioni putride di bambino, di agghiaccianti ricordi me lo rendono caro in questo caso.
Penso alla mia di “sanguinosa” infanzia, mai termine fu più calzante. Perché a quell’età ogni piccola cosa è una ferita insanabile: andare in bicicletta con le rotelle quando gli altri volavano sulle due ruote – per poi scoprire all’improvviso di esserne capace anch’io - ; il trauma delle calate in piscina senza sapere ancora andare sotto -questo non l’ho ancora superato :) - ; una bambola a cui ero tanto affezionata restituita rotta. Grazie Michele.
La mia terna preferita: Otto scrittori, Certi verdini, Le copertine di Urania.
…che il momento più idoneo ad incominciare un nuovo puzzle è quando siamo oberati di impegni, nell’urgenza affannosa delle cose serie, delle cose sode: quale trionfo sul mondo, allora, dedicarsi a quella scientifica dilapidazione del tempo!






Profile Image for Stella.
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May 6, 2018
Fra me e Mari non va; e non me lo spiego razionalmente. Lo trovo davvero bravo, sa scrivere, sa usare la lingua in modo plastico e raffinato, sa disegnare con talento i suoi racconti (forse in modo anche un po’ autocompiaciuto della sua bravura....ma è decisamente un peccato veniale); è originale; non scrive tanto per scrivere, ha un mondo tutto suo, legato all’infanzia e al suo essere luogo di tormenti interiori, di misteri, di fantasmi che vuole autenticamente raccontare al lettore; trovo interessante la sua visione anche un po’ nevrotico-ossessiva dell’infanzia. Ecco, a fronte di tutto questo, ho letto i suoi racconti con una noia mortale addosso, continuavo a sperare che nel racconto successivo le cose sarebbero cambiate. Alcuni, soprattutto “Certi verdini”, mi sono piaciuti più di altri, ma in generale la lettura non mi ha mai coinvolto. C’è una cosa da dire: io non sono affatto nostalgica. Mi piace ricordare il passato (e come tutti inevitabilmente mi ci confronto spesso), ma non lo rievoco con quello struggimento tipico della nostalgia. Io, poi, non conservo un giocattolo, un oggetto, un abito, nulla...sono di quelle persone che, anche per fare ordine (e anche perché ho una casa piccola) periodicamente fa gran repulisti di tutto senza nessun attaccamento affettivo alle cose, senza rimpianti. Forse la sua (di Mari) radicale prospettiva nostalgica e la mia anti-nostalgica ci hanno impedito di incontrarci con soddisfazione. Vabbè, è andata così.
Profile Image for cristina c.
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August 15, 2017
"Avevo un nonno che una Domenica mi portò a San Siro a vedere la mia prima partita di calcio. Nell'intervallo mi spiegò che il Milan non riusciva a segnare perché la Fiorentina aveva Robotti. Io capii 'i robot', e guardai il secondo tempo cercando di cogliere nei movimenti dei giocatori viola la meccanicità degli automi. Tornando a casa mi sembrava già un miracolo che la partita fosse finita zero a zero, noi contro l'indistruttibile acciaio!"
In ogni bambino c'è un piccolo illuminista che cerca di spiegarsi il mondo attraverso la ragione, ma la mente ha ancora poca consuetudine con la realtà e così pesca fra fraintendimenti e deduzioni azzardate, fino a disegnare un'immagine del mondo fantasiosa malgré soi.
La rievocazione di un'infanzia borghese degli anni '60 è precisa, viva e non tralascia i malintesi e le nevrosi infantili amplificate dalla sensibilità e dalla attitudine alla solitudine.
E' questo uno dei grandi pregi di questo libro, la rappresentazione dell'infanzia non idilliaca ma irta di inadeguatezze, di paura di ferire ed essere feriti e sostanzialmente solitaria anche se popolata da un mondo interiore affollatissimo.
C'è poi il linguaggio prezioso e cesellato che infastidisce alcuni lettori ma che è anche un strumento che permette distacco e ironia, spesso con effetti di grande umorismo.
E c'è infine la rievocazione dei piccoli tesori dell'infanzia, quasi degli amuleti; ognuno di noi ne ha un baule pieno e si legge ricordando e riconoscendo Anche io ero quello... anche io... possibile che anche io...?
L'ingannevole fiducia illuminista del bambino cede il passo nell'adulto alla fiducia nella memoria, per un inganno di ritorno; ricordare per non dilapidare sé stessi, per poter dire "io sono ancora quello, non c'è stato molto altro nella vita. E' quasi tutto laggiù".
Non è vero. Eppure sì.
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January 10, 2020
"in altre parole, guardava indietro alla sua infanzia. si racconta una cosa, a riguardo, ossia che a qualcuno che lo canzonava per una sua spada giocattolo, egli abbia risposto: «l'elsa è d'oro, il fodero d'argento e il bambino molto contento». e' in quel momento che, d'improvviso, decise di tornare indietro. nella ricerca di qualcosa che potesse appagarlo, non trovò niente di più solido della fantasia. ... era allegra come i colori nella scatole delle pitture, come la differenza tra il vermiglio e il giallo cromo. i suoi piaceri erano veri come il sapore delle caramelle, ed era assurdo credere in quelle fantasie non ci fosse nulla per cui valesse la pena vivere. il gioco, almeno, è sempre una cosa seria. finché possiamo dire «facciamo finta di...» dobbiamo per forza essere sinceri.
Stevenson (o MM) si accorse che il sole continuava a splendere sul suo giardino quadrato come una pozza d'oro. le antiche lezioni erano perdute, ma i giochi erano eterni.
C'era un rimpianto per quell'inspiegabile e prima vividezza nel guardare alla vita, che appartiene ai fanciulli. ma la sua era una visione unica, e non aveva a che fare come quella di wordworth con praterie, boschi o ruscelli. era piuttosto la fantasia di bare, forche e sciabole insanguinate illuminate da una luce celestiale, la gloria e la freschezza di un sogno. Richiamava alla mente una specie di innocenza sanguinaria, contrapposta a una perversione segreta e silenziosa."
(G.K.Chesterton, 1927)

recensendo stevenson, chesterton parla di questo libro di michele mari, anzi decide proprio lui il titolo: innocenza sanguinaria.
La autoeleggo miglior recensione su GR di Tu, sanguinosa infanzia (tiè!)
se kafka crea i suoi precursori letterari, anche mari lo fa con i critici
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June 1, 2013
Io non so descrivere a parole il piacere viscerale che mi ha dato leggere questo libro di Michele Mari. Lui è Genio, lui è Poeta. E, se avete almeno quarant’anni (ma, perché no, anche trenta o venti) e avete amato la lettura sin dall’infanzia, in alcuni di questi racconti ritroverete un po’ della vostra anima.
Profile Image for Ginny_1807.
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February 19, 2014
"Mi hanno sparato e sono morto"
La rappresentazione dell'infanzia in Michele Mari non ha nulla di ingenuo o idilliaco, ma è piuttosto un inarrestabile susseguirsi di nevrotici interrogativi, di cocenti delusioni, di lutti fatali.
Non c'è gioia nel ricordo, perché il senso di perdita irrimediabile muta la nostalgia in ansia, in rancore e pena.
E non c'è ricordo, per quanto gradevole o delicato sia, che non racchiuda in sé la violenza di un trauma, il sanguinoso pulsare di una ferita perpetua, giammai rimarginabile.
Il modo ossessivo, quasi feticistico, in cui vengono rievocati oggetti e sentimenti (giocattoli, giornalini, figurine, eroi, emozioni immaginifiche, paure terrificanti e passioni maniacali) corrisponde al disperato desiderio di tenere in vita tutto ciò che ha contraddistinto l'unico luogo di intensità e pienezza dell'esistenza, prima del tradimento perpetrato dal passaggio nell'età adulta.
"Questo vuoto che mi rimbomba dentro, questo lutto che giorno dopo giorno ha contristato i giorni della vita mia, adesso so da dove vengono; adesso so dove fuggiva la parte più segreta dell'anima quando l'osceno mondo mi triturava."

Anche la prosa ricercata e colta di questo scrittore, con l'uso di termini lessicali arcaici o desueti e l'infinita mutevolezza del registro stilistico - con imprevisti passaggi da toni aulici e commossi al più feroce umorismo - concorre ad accentuare il senso di rimpianto per un passato che la letteratura consente di riassaporare almeno in parte. L'amore per la lettura, per la scrittura e, più nel dettaglio, l'amore per la singola parola nel suo più minuzioso valore semantico, pervade tutto il racconto ed assume il ruolo salvifico di fuga dalla odiata realtà presente.
Perché "Non c'è stato molt'altro nella vita."
"No, è quasi tutto laggiù"


Magnifico.
Canzoni di guerra mi ha fatto ridere fino alle lacrime.
(28 settembre 2010 - prima lettura)

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Rilettura 6 gennaio 2014

"Questo dunque fingevi e rifingi: di essere in vastissimo arengo insieme a migliaia di persone assiepate, e di sapere che la palla sta arrivando ad un’altezza di circa due metri e mezzo dal suolo, e di attendere il giustissimo incrocio, e di saltare – tu solo – svettando su quella distesa uniforme di teste, e di ricevere in capo la perforazione agognata, e di rimanere così sospeso a mezz’aria quel tanto da poterti dire

mi hanno sparato e sono morto

e quindi dissolvendoti scomparire dal tuo stesso sogno per mai più ricadere di sotto, nell’inamabile."
Profile Image for Procyon Lotor.
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April 18, 2018
Due Novembre 2014

Ottimo. Ho un ottimo rapporto coi cimiteri. Sono io pure, anch'io un cimitero, un mausoleo, una piramide, un cenotafio, un'alzata di pelli di bisonte, chiesastico alberato prato protestante, un oceano dove giacciono intoccati perenni almeno un centinaio di bambini morti, qualche decina d'adolescenti e di giovani trapassati e qualche adulto defunto, milite noto incluso.
Tutti sepolti sotto una lapide ripetitiva, arsi sopra la stessa pira dello stesso legno, cibo di desertici avvoltoi medesimi, involtolati in una comune bandiera o una vela cucita a sacco, colla stessa frase, epitaffio a timbro: "Avrebbe potuto essere e non fu"

I seguenti posero, e scrissero e incisero.
Quando smetterò di uccidere alternative possibili, allora sarò infine io, solo io e morire toccherà a me. Per un tale assassino efferato seriale e continuo, la pena di morte è pure giusta. Naturale, non chiederò appello.

E questo disgraziato apprendista stregone li anima, li riporta in vita, legioni, schiere di zombie, anime dannate e benedette anime mie, amori e oblii, tensioni amare e pensioni al mare e tanti bambini, classi, istituti interi. Provveditorati di bambini. Pazzo apprendista, non sa che fa, non si chiede chi li coprirà, chi li alloggerà, chi li laverà, chi li nutrirà queste centinaia di bambini.
Chi si occuperà di loro? Chi racconterà loro storie? Io, ancora io, per sempre.

--- colonna sonora: John Coltrane - My Favorite Things; A Love Supreme - legacy edition 2CD.
Profile Image for Fabio.
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December 2, 2017
Lettura terminata.
Urge pausa per lenire gli effetti di questo primo incontro con Mari.
Urge rilettura di più passi, che una sola lettura no, non è affatto sufficiente in questo caso.
Aspetta che controllo la copertina de L'uomo stocastico, è sottomano...ecco, lo sospettavo: trattasi dell'edizione del 1983, numero 80 della collana "Classici" di Urania.
In attesa di commento - ma come si fa a commentare frammenti di un'infanzia che, a seconda dei casi, avrebbe potuto essere la tua, avresti voluto che fosse la tua, ti rallegri non sia stata la tua, che è stata la tua in altri anni - cinque stelle mi paiono necessarie.
Profile Image for Daniele.
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February 7, 2023
Ma l'avete letto Otto scrittori???
Ma che capolavoro di racconto è?

Non aggiungo altro perché tanto rischio di ripetermi commentando Mari, genio e sregolatezza, divertente e malinconico.
Lo amo.

Vedi, Michele, non si è mai abbastanza morbosi, perché per quanto si viva del passato c'è sempre qualcosa di ineludibile, nel presente, che ci plagia e ci umilia. Distrazioni, pulsioni, scuse buone per scrollarsi di dosso un po' di coperte, così quell'aria chiusa in cui consistevi riceve aria nuova, ciao consistenza, nuove scuole, nuove case, nuove luci e noi intanto abbiamo dato il culo a chiunque, a furia di darlo ci siamo persi... Ma basta che ci capiti in mano una nostra fotografia di quando avevamo sette o dieci anni per scioglierci di commozione come ulissidi che rivedan la patria, ecco chi sono gridiamo, quello lì sono, volevo ben dire, io sono sempre quello. Ma intanto, hai dilapidato. Se hai venti giochi e ne conservi diciotto sei già fritto. Se un certo coltellino con il manico di madre- perla, una certa calamita smaltata di rosso incominci a metterli lievemente da parte (Statevene qui per un po' dici affettuoso mentre li adagi in un cassetto), ecco, sei fritto. Sei diventato un dilapidatore.

Così dopo un po' di tempo decisi di rivolgermi al più coscienzioso dei tre, e gli feci il seguente discorso: «Immenso Conrad che come nessuno sapete fermar sulla carta il palpito ambiguo dell'ora e i mille toni del cielo e del mare in quella cangiante e un po' mefitica vaporosità diffondendo i tormenti degli animi perseguitati; suadente Conrad che come nessuno sapete fondere l'analisi psicologica e l'avventura con il risultato inquietante di rendere familiare l'esotico; sottilissimo Conrad che come nessuno distillate la macerazione morbosa nella purezza di uno stile regale; sì, voi, biografo della vergogna e notomista della perplessità: i vostri libri mi hanno insegnato che il valore di un uomo va dimostrato, e che non sempre le illusioni eroiche della gioventù sopravvivono alla prova: la prova fatale, quel momento che può giungere presto o tardi, che può essere inaspettato o previsto, grandioso od oscuro, ma che sicuramente arriva per tutti, e quando arriva dev'essere riconosciuto perché non si presenterà una seconda volta. Voi lo conoscete bene quel cimento, quell'attimo che tutto decide: un salto, e la vita di Lord Jim fu segnata per sempre. Pensate al capitano Beard, che dovette compiere sessantanni prima di avere un comando tutto suo, e alla vostra giovinezza su quella sventurata carboniera; pensate al cuore malato di Ransome e a quella bonaccia senza chinino nel Golfo del Siam; pensate alla tranquillità di Mac Whirr nel tifone, al coraggio cortese di Heyst, alla disperata eleganza di Tuan Jim morituro. E voi che li avete creati, volete sottrarvi alla prova? Forse mi sto sbagliando, ma dalle vostre storie io credo di aver capito che se il naufragio delle illusioni è drammatico, vivere tutta la vita nell'illusione è patetico: e voi non siete uno scrittore patetico, voi siete un meraviglioso scrittore drammatico».

Mio padre, una volta in cui ero reticente su una certa questione, mi disse: «Sappi che tutto quello che vivi io l'ho già vissuto quando avevo la tua età, per cui non c'è nulla nella tua mente che non mi sia noto». Da quel giorno mi sentii così evidente ai suoi occhi, che ogni commento o confessione diventavano inutili. Fu così che la mia reticenza divenne assoluta.
Profile Image for marco renzi.
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August 5, 2017
IL SANGUE E I GIORNALINI

Non esagero quando dico che "Tu, sanguinosa infanzia" è una delle raccolte di racconti più belle che mi sia capitato di leggere: non solo contemporanee, non solo italiane. E neanche lo faccio quando affermo che il suo autore sta diventando uno dei miei preferiti; proprio in generale, ecco.
D'altra parte, mi è difficile non sentirmi in sintonia con Michele Mari e la sua poetica costellata di ricordi, traumi infinitesimali che si fanno giganti; oggetti, nel senso più materiale del termine, che ci portiamo dietro e che, a loro modo, parlano di noi, della nostra storia.

Il fatto è che non posso non innamorarmi di un libro che inizia così, con un padre che si rivolge al figlio ancora non nato, dicendogli che gli darà tutto, tutto l'amore e l'attenzione, ma non i suoi giornalini, non i suoi albi sfogliati da bambino: quelli devono rimanere intonsi sugli scaffali, il più in alto possibile.
Vogliamo poi parlare degli Urania del nonno? Un trattatello, diciamo; un catalogo di colori, titoli, autori, immagini, copertine evocative: anch'essi feticci di un mondo, prima di esser libri, prima di esser storie.
O di quell'orsetto dal quale il narratore si separa, col babbo che gli compare in sonno, facendolo sentire in colpa per essersene sbarazzato, rivelandogli poi che non è andata proprio così. Un altro trauma.
Poi, gli amici ai giardinetti, giocare ai cowboy, le biciclette.
I puzzle!
E quel capolavoro di racconto che è "Otto scrittori", dove nella mente di chi scrive Conrad, Stevenson, London, Salgari, Poe, Melville, Verne e Defoe costituiscono un'unica entità che poi andrà smembrandosi, grazie a una novella consapevolezza, dietro la quale si cela la crescita, la scoperta, le nuove conoscenze che scandiscono prima il bambino dal ragazzo e poi il ragazzo dall'adulto. Uno scrittore verrà sì distinto dall'altro, ma alla fine saliranno tutti sul Pequod, e questo è forse il dato più importante.

Mentre in "La freccia nera", dove prepotente ritorna Stevenson, assistiamo al lui-bambino che legge due diverse edizioni del romanzo: una trovata in casa dei nonni, l'altra regalatagli dal padre. Versioni differenti, traduzioni distanziate tra loro nel tempo, lette in momenti vicini ma comunque distinti, poiché il babbo gli porterà, senza saperlo, il libro solo dopo che lui avrà letto l'edizione più vecchia dei nonni; e sarà questo confronto, o almeno così si evince leggendo, che farà nascere in lui i germi della traduzione. Con l'unico rimpianto di non aver comunicato al padre tutte le osservazioni e gli stimoli scaturiti dalla lettura.

Assai interessante anche il racconto che si sviluppa per mezzo dell'esegesi di una canzone popolare degli Alpini; così come brilla quello in cui il protagonista viene portato in giro da un figuro che, come una specie di fantasma del Natale passato dickensiano, gli fa rivedere tutti quelli che in passato gli avevano fregato la ragazza allora oggetto del suo desiderio, portandolo infine a bramare il ritorno al tempo in cui non esistevano impulsi sessuali-amorosi e c'erano solo le biglie, i soldatini, le macchinine.

"Laggiù", messo in chiusura, sembra riassumere le caratteristiche dei suoi predecessori: due anziani del futuro ritornano con la mente alla loro infanzia, rivivendo a parole, appunto, i traumi, gli errori, le scoperte, i vizi, le piccole cose, i genitori, i libri, i film, tutto ciò ch'è rimasto irrisolto e non compreso. Come quando io da piccino ascoltavo le cassette che per qualche motivo andavano a velocità assurde e pensavo che Guccini, De André, James Brown, John Lennon o Piero Pelù (!) avessero una voce situata tra Paperino e Cip&Ciop.

Ad ogni modo, c'è un fatto che va sottolineato: quando scrivi così, cioè come Michele Mari, c'è poco da fa': puoi anche buttar giù la lista della spesa o raccontarmi quello che hai mangiato ieri e tutto diventerà prosa sublime, smisurata letteratura, materia nella quale lo scrittore in questione riesce ad affondare solo sfiorandola appena.
Roba per pochi.
Profile Image for Bobparr.
1,150 reviews91 followers
August 6, 2017
Che noia Mari con queste parole cosi' difficili, cosi' faticose da leggere e da capire! Che bravo Mari con queste parole cosi' evocative e sottili, cosi' precise e sorprendenti. E' vero, 'Otto scrittori' e' bellissimo. Ma con 'Certi verdini' ho provato emozioni rare - e io non faccio puzzle, sia inteso. E con 'Laggiu'' si toccano vette di nostalgia, di pessimismo, di gioia e di fantasia che di rado possiamo leggere in cosi' poche pagine, cosi' attaccate, cosi' vicine e ugualmente aperte. Che perspicacia, che attenzione, che lucide paranoie.
Profile Image for Domenico Fina.
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November 24, 2020
Da piccolo credevo che le albicocche secche fossero orecchie, e mi domandavo a quali infelici fossero state tagliate. Quando fui costretto ad assaggiarne una, prelevandola da una composizione natalizia di datteri e frutta candita, mi dissi: «Di questo dunque sanno le orecchie». (dal racconto “Laggiú”).

11 storie non tutte felici ma felicemente scritte, le mie preferite: “L’uomo che uccise Liberty Valance”,“L’orrore dei giardinetti”, “Certi Verdini”, “Otto scrittori”, “E il tuo dimon son io”, “Laggiú”.
Profile Image for Xenja.
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December 5, 2020
Non si può non ammirare lo stile mirabolante di Michele Mari: sembra un Calvino strafatto di coca. Questo è il primo libro che leggo, e perciò è prematuro dar giudizi veri; ma voglio sperare che di tanta intelligenza, arguzia, ironia e cultura, di tanto gusto e tanto amore per la lingua italiana, Mari abbia saputo farne (o saprà farne) qualcosa di più. Perché sfogliando il racconto degli Otto Scrittori, dedicato ai grandi autori classici dell'avventura, non si può fare a meno di pensare: sì, com'è piacevole leggere questo racconto, ma com'è mille volte più piacevole leggere Quelli! Perché aver paura della letteratura vera? Perché sotto questo immaginifico castello di parole non ci sono, come sotto i castelli di parole di Calvino (simili ma meno strabilianti, e proprio per questo più eleganti, perché, si sa, il troppo stroppia), non ci sono storia e passione?, ma al massimo un briciolo di malinconia, un tocco di poesia? Perché questo pudore, questa autoironia, questo giocare con le parole come fossero tessere di un puzzle? Proprio il linguaggio esageratamente ampolloso, scherzosamente iperbolico, impedisce al lettore di prendere sul serio il contenuto. Ma c'è, poi, un contenuto? Dove sono le grandi idee, le lotte, i sentimenti, le avventure, i conflitti e i disastri? Questi racconti sono dedicati all'infanzia, e va bene. Ma pensiamo cosa ha scritto Calvino sull'infanzia, i Nidi di ragno e il Barone Rampante. Quelli, Calvino e Stevenson e Melville e tutti gli altri, sono Letteratura, e questo è cazzeggio; Cazzeggio con la C maiuscola, se volete, Cazzeggio in grande stile, ma pur sempre cazzeggio.
Profile Image for Krzysztof.
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March 16, 2025
Smakowite, a przekład Katarzyny Skórskiej — piękny. Perłami dla mnie są tu “Okładki uranii”, “Czarna strzała” i “Niektóre zielenie”: im bardziej statycznie / fetyszystycznie, tym lepiej. Świetne również puenty w “Już tam” — te odrębne i ta ostatnia, która puentuje cały tom.
Profile Image for arcobaleno.
649 reviews163 followers
December 8, 2014
Ho avuto uno strano rapporto con questi racconti: un rapporto... altalenante e sospettoso, di quelli per cui alla fine ti dici che... devi pensarci, non sei ancora sicuro. E allora ci torni su, li ripercorri uno a uno, e cerchi di riviverli. Perché ha un particolare modo di approcciarsi questo Mari: sembra rimanere distaccato, con una smorfia di superiorità; sembra guardarti dall'alto della sua cultura e tu rimani disarmato e un po' perso; a volte parla di letture che non hai conosciuto e allora provi una sensazione di inadeguatezza e insofferenza; usa un linguaggio aulico e parole desuete e allora lo senti lontano e freddo. Eppure, in qualche occasione, è capace di rivolgersi proprio a te e di sfoderare uno dei suoi più sinceri sorrisi (sorridevi di imbarazzo [...] e quando hai addolcito il tuo sguardo di quella luce speciale... io non ho più avuto difesa). Proprio come lo avevo conosciuto ad una recente manifestazione letteraria di Rimini: scostante quasi, ma capace, alla fine, di lanciarti una rete e coinvolgerti. E io mi sono aggrappata e "coinvolta" nella rete di certi suoi racconti, ho ricordato e rivissuto, partecipato in prima persona o di riflesso. Alla fine apprezzando le sue parole arcaiche, fili di collegamento, oggi, con le cose passate, parole ricercate ma con una intrinseca esattezza, per la soddisfazione che danno le cose precise. E se, tornataci su, alcuni racconti mi hanno continuato a disturbare per quel fiato scostante di saccenteria, altri mi hanno coinvolto e li ho sentiti ancor più congeniali e godibili: "L'uomo che uccise Liberty Valance" (un brano l'avevo fotografato e spedito, per la condivisione immediata con chi avrebbe capito e sicuramente apprezzato...), "La freccia nera" (il compito e la responsabilità del traduttore mi affascinano sempre), "Canzoni di guerra" (credo di avere vissuto, bambina, quasi le stesse fughe della mente, di avere anche strologato con la stessa devozione ingenua e dolcezza reverente, al pensiero di quei cinque pezzi del testamento del Capitano)... In tutti, comunque, ho ammirato l'estrosità, la fantasia, la genialità, l'ironia pur nel rigore esauriente di solide architetture.

Consigliato da Ginny
Profile Image for Ubik 2.0.
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October 20, 2013
Madeleinettes (profondamente condivise)

Terzo libro che leggo in pochi mesi di quest’autore, che solo nel 2013 ho imparato a conoscere grazie ai consigli di amiche anobiiane, ma già si avvia a diventare uno dei miei scrittori italiani preferiti.

L’elemento che in prima analisi più mi colpisce è la versatilità di Michele Mari che ogni volta mi sorprende partendo da una prospettiva diversa e imprevista. Più in profondità, il fattore per me decisivo è la condivisione di un universo immaginario e di influenze culturali e formative che, forse per una certa vicinanza anagrafica, mi legano tenacemente alla sensibilità dell’autore e alla sua memoria biografica.

Come altrimenti (e con chi?) collegare un legame maniacale al rock inglese anni 60 e ai Pink Floyd (parlo dei dettagli sui personaggi, beninteso, non del piacere per quelle note musicali che è sentimento più generale e transgenerazionale) con la fissazione sulle copertine di “Urania”? La passione per gli autori di romanzi d’avventura letti nel momento della pubertà con i racconti orali dei nostri anziani sulla guerra e il dopoguerra? Bisogna avere respirato l’aria degli anni 50, vissuto l’adolescenza nei 60 e così via per aggiungere all’ammirazione per lo stile dell’autore un’intima affinità di memorie, una sequela interminabile di madeleinettes profondamente condivise.

Entrando più nello specifico di questa raccolta di spunti, flashback e fantasie e lasciando da parte i Pink Floyd che originano da un’altra bellissima opera di Mari, si tratta di un mosaico di gemme che compongono e ricostruiscono un’infanzia e una preadolescenza respirata e restituita sulla pagina (“l’orrore dei giardinetti”) con una sensibilità e un’accortezza di dettaglio che lascia sbalorditi e commossi, che tira fuori dal sacco dell’immaginario fragili ed evocativi frammenti che non possono lasciare indifferente chi oggi ha più o meno l’età dell’autore.

Infine, devo ammettere, mi ha inizialmente stupito che a cogliere questa alchimia e a suggerirmi di assaporarla siano state sensibilità femminili, tanto mi pare “mia”, cioè “maschile” (oltre che datata negli anni sopra menzionati) l’atmosfera che si respira in queste pagine: evidentemente essa ha in sé un carattere universale che prescinde dagli oggetti (bamboline o automobiline) che ne concretizzano i riferimenti, un talento evocativo che travalica il contenuto dei “giornalini” (che ancora non hanno acquisito la denominazione di fumetti…: “…un documento – una prova- della sua infanzia e insieme del suo angosciato dibattersi per non uscirne mai”).
Senza dimenticare che in alcuni dei capitoli più straordinari (“Certi verdini”) l’io maschile narrante e il bambino protagonista potrebbero essere volti al femminile senza alterarne il senso in alcun modo.

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August 12, 2017
Assieme al recentissimo "Leggenda Privata", "Tu, sanguinosa infanzia" rappresenta probabilmente l'opera più sincera e riuscita di Michele Mari. Undici racconti che, tra oggetti abbandonati, parole e ricordi di gioventù, forniscono al lettore la chiave per addentrarsi nella dolente infanzia dell'autore e permettono di tracciare il percorso che porta alla trasfigurazione dei "feticci" del passato nel magma letterario che da sempre caratterizza l'opera di Mari.
Tramite la tecnica letteraria della memoria, dunque, i narratori più amati dell'infanzia, i fumetti letti da ragazzino o l'«orso di stoffa grigia sdrucita ingiallita» prendono la forma di altrettanti racconti o, per meglio dire, di frammenti «scolpiti in una memoria la cui potenza è pari solo alla precisione e al gusto masochistico con cui il materiale rimembrato è cristallizzato» (Galanti).
La prosa è densa e manierata, il dolore è - a tratti - insostenibile. Non c'è da stupirsi se, come qualcuno già scrive, tra qualche anno parleremo di Mari come il miglior autore che la letteratura italiana sia stata in grado di regalarci nell'arco degli ultimi trent'anni.

Menzione speciale per Otto scrittori, struggente racconto dedicato agli gli otto narratori che maggiormente hanno dominato l'infanzia dell'autore e che gli hanno permesso, come i protagonisti dei romanzi, di provare «il malessere di chi si sa votato allo scorbuto e al razionamento dell'acqua, al giro di chiglia, al tradimento, all'umiliazione, alla morte».
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November 14, 2010
Provo a isolare le cause del fascino che questa raccolta di ricordi e – soprattutto – miti e fantasie d’infanzia ha esercitato su di me.

Innanzitutto, credo, la precisione: nella scrittura ma soprattutto nel delineare le immagini, realistiche o fantastiche, di realtà ideali o materiali, di moti dell’intelletto o di emozioni.

[Parla un appassionato risolutore di puzzle] «Per arrivare a collocare quel pezzo avevo dovuto imparare a tenerlo dai lati come si tengono le fotografie: deponendolo, ebbi la sensazione che si sciogliesse nel quadro come una goccia di mercurio. Il corretto inserimento di quel pezzo segnò la mia iniziazione alla sublime disciplina, il cui fascino severo mi si sarebbe rivelato per gradi fino al punto in cui, come nello studio del greco antico o dell’algebra, la competenza si sveste della tecnica per diventare fonte animalesca di piacere» (Certi verdini).

Poi, direi, la capacità di unire entità, situazioni o aspetti di queste o di quelle privi di apparente connessione, senza avere lo stupore come obiettivo e anzi con l’aria di svelare un legame occulto (o occultato, come uno scheletro nell’armadio della cultura e della società).

[Così si sfoga un figlio, ormai adulto, quando scopre che il padre aveva sottratto di nascosto, a lui tredicenne, un orsetto di stoffa] «Hai fatto il pedagogo! Eri impaziente di vedermi crescere! […] Guardami, guarda quel disgraziato di tuo figlio, guarda come ha dovuto vivere da quel giorno, da moribondo, a tredici anni ho incominciato a fare il moribondo. […] Il finale è un veleno, la vita è orrenda, se Dio è negli orsini perché poi ci interessa la figa? Ti rendi conto che a quindici anni io mi leggevo tutto Plutarco, per colmare quel vuoto?» (L’uomo che uccise Liberty Valance).

Aggiungerei anche la passione: radicata negli amori giovanili, nutrita dallo studio. La capacità di evocare presenze immense nell’animo del narratore senza relegarle allo stato di tesori privati. Penso soprattutto ai ritratti di Poe, Stevenson, Defoe, Verne, Melville, London, Conrad, Salgari nel racconto Otto scrittori; e in particolare alle parole dedicate a Melville e a Moby Dick.

«Un libro come quello nessun uomo può averlo scritto perché quel libro è l’Apocalisse e la sua parola è antica come il boato della Profezia e il suo respiro è il rantolo degli Angeli caduti, e di fronte alla sua immanità tutto è come scherzo di fanciulla e di fronte alla sua smisuratezza tutto è come madrigale. […] Quel libro che sembra aggirarsi lentamente intorno al suo tema quando invece è il tema che gira intorno a noi in spire sempre più vorticose; quel libro impuro che travolgendo le regole è nel contempo romanzo, trattato, poema, diario di bordo, tragedia, sacra rappresentazione, ballata; quel libro che interroga incessantemente la Morte incalzandola da presso come la lancia dei ramponieri incalza l’immensa bestia; quel libro dello squarciamento e del colamento, dell’urlo e della demenza, del tormento e della dannazione, no, quel libro non poteva essere stato scritto da un uomo, e per questo io pronunciai ‘Herman Melville’ come avessi detto Aleph o Adonai» (Otto scrittori).

Infine, ricorderei la rievocazione dell’infanzia, o meglio di quella sua fase nella quale la ragione inizia a organizzare, classificare, sottoporre a giudizio le percezioni mitiche e fiabesche, ma, ancora incerta delle proprie forze, in un istante si perde d’animo e al piacere dell’analisi e della critica si aggiunge la seduzione della fantasia.

«Io, in campagna, avevo una balia che dormiva nella mia camera. Dopo un po’ ch’eravamo al buio chiedevo: ‘Dirce, ci sei?’, e mi sentivo rispondere: ‘No, non ci sono’. Perplesso, insistevo: ‘Ma era la tua voce’, e lei, spietata e poetica insieme: ‘Non sono la Dirce, sono una vocina lontana lontana che viene dal bosco…’ E io, che sapevo e non sapevo, che credevo e non credevo, dovevo affrontare la notte così, come una prova» (Laggiù).
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March 16, 2015

Nostalgico.

I racconti che ho preferito sono : Otto scrittori che non ho paura di definire Bradburyano, La freccia nera, L'orrore dei giardinetti, L'uomo che uccise Liberty Valance e la chiusura Laggiù.
Tutti si leggono con il sorriso sulle labbra e alcuni fanno ripensare a qualche pena e qualche desiderio che si è avuto in una fase difficile della crescita come in E il tuo dimon sono io.

Otto scrittori mi ha ricordato un bel racconto di Bradbury presente nel libro L'uomo illustrato dal titolo Gli esuli. Un racconto molto diverso ma che gioca con i personaggi letterari in modo simile. Tutti e due sono intrisi di amore per i personaggi citati. In Mari è un gioco della torre dove sceglie chi buttar giù dopo attenta analisi, in Bradbury invece c'è qualcosa di più profondo perché i libri degli scrittori citati (Poe a altri) vengono bruciati, sulla Terra, e loro quindi(che vivono ormai su Marte), pian piano, scompaiono. Una sorta di monito per i lettori per preservare certi tipi di letteratura che vengono erroneamente relegati in secondo piano, come letteratura di scarso valore.

Mari ha una proprietà di linguaggio non indifferente. Non sempre si segue con facilità, specie quando svolta nel poetico.
Ha un modo di scrivere che fa pensare sia stato prelevato direttamente da tempi remoti e catapultato nella nostra epoca. A volte è bellissimo, altre, ostico.

Non ho capito bene il racconto Mi hanno sparato e sono morto.
La poesia mi ha sempre messo in difficoltà, colpa mia sicuramente ma non ho apprezzato molto.

Mi ha fatto molto piacere, invece, scoprire che è presente uno dei miei sogni ricorrenti, quasi un desiderio segreto, illogico per le sofferenze che patirei e per il quale mia moglie mi prende in giro da anni: il desiderio di fare il mozzo in una nave antica.
Tra lavaggio di ponti sulle ginocchia sbucciate, caldo e sudore. Una idea pazza e malsana che non capisco come e perché avrei desiderato vivere.

sappiate che sul Pequod si è liberato stamane un posto di mozzo». «Su quel Pequod?» «Non fate domande inutili: sull’unica nave che nei secoli dei secoli abbia mai portato quel nome. Durata approssimativa del viaggio: quattro anni, se tutto filerà liscio; per alloggio, un rotolo di cordami; per paga, nient’altro al di fuori di quanto piacerà al cuoco versarvi nella scodella. Allora, accettate?» «Sono deliziato… Certo che accetto!»

Profile Image for Baz.
360 reviews398 followers
November 20, 2023
What a joy.

An autofictional and surreal series of childhood stories in which Mari brings to life his childhood passion for comic books, science fiction and seafaring adventures; for games and playgrounds and songs; for toys and objects; for mysteries and monsters. For all the literary heroes and things that put him at a distance from his future, the dismal inevitable endpoint of adulthood.

Mari said that the most meaningful thing that he ever lived through was his childhood, and in these stories you feel the import of all the seemingly “childish” things the young Michele thinks about and obsesses over. The significance of these loves and preoccupations never wanes, and an older, sentimental Mari, with fondness and heartache, hangs in the background of these stories.

Written in a charmingly oldfashioned, highly mannered, to-us-now almost formal style, the stories, in their language, feel older than they are. Mari’s high literary style and sharpness of wit works nicely to elevate young Michele’s seemingly lowbrow interests. I loved Mari’s sophisticated yet warm voice, his effusiveness, playfulness and dead-seriousness.

A deeply nostalgic, surprising, delightful collection. For fans of literary acrobats, of writers who are performers who like to dazzle and take you to weird and wonderful places, along the lines of Calvino, Borges, and Cortázar.
Profile Image for vecchiaphoebe.
71 reviews
August 18, 2023
che meraviglia questo libro.

è quasi tutto laggiù

Otto scrittori è il mio racconto preferito

e "una rivista dal salgariano nome di Rakam" una delle definizioni che più ho adorato.


Profile Image for ferrigno.
554 reviews111 followers
January 2, 2014
Mari utilizza la lingua come uno strumento ipersofisticato. A leggere solo questa raccolta, sembrerebbe appiattito su uno stile accademico, ma non è così.
In Rosso Floyd, ad esempio, lo stile è sofisticato, ma non risuona accademico, anzi: risuona pop.

Insomma, questa è una raccolta personalissima, si parla dell'infanzia di un bambino cresciuto in una famiglia molto colta (ossessionata dalla cultura) e diventato accademico.

Ma lo stile "accademico" non è lì solo a testimoniare la personalità dell'autore/personaggio, quanto a dare una coloritura autoironica e -paradossalmente- ad alleggerire il tutto.

In L'orrore dei giardinetti parla il suddetto bambino iperscolarizzato, ed è un po' come ascoltare un "secchione" che si confessa inadeguato a comunicare con gli altri bambini, ossessionato dalla sporcizia (lo sputo sulle ruote! i germi sul becco della fontanella!). Il racconto restituisce al lettore un insieme di pena e cinico spasso.

Il mio preferito è Otto scrittori. Un omaggio commovente agli scrittori d'avventura (il mare come dimensione metafisica dell'avventura), un atto d'amore.

Un amore per la letteratura (ma forse letteratura è limitato: per il racconto, per le storie, incluse quelle surrurrate ai bambini prima di dormire) così APPASSIONATO l'ho trovato solo in Alan Moore (The league of extraordinary gentlemen I, II e The black dossier).
Profile Image for Alan.
Author 15 books193 followers
September 13, 2023
Lovely book if you like 19th century writers like Stevenson, Melville, Poe, Conrad (who feature heavily in one story) and are a comics, jigsaw, football stickers etc. collector, a nostalgist. I'm not - well I am for some things - but I love Stevenson, Poe, Conrad, and I enjoyed this collection a lot. Funny, poignant, you get caught up in his plots and desires. This is autofiction before it became a thing (pub 1997). This bloke (the book is blokey) obsesses over preserving his past/present in any way he can: to hold back the future (and yet he loves monster-filled sci-fi). He employs arcane language - you need a (online) dictionary - but not unnecessarily, quite the contrary. A beautiful curmudgeon in the making.
Profile Image for SurferRosa.
110 reviews33 followers
February 15, 2016
L'infanzia sanguinosa di Michele Mari, che in parecchie cose assomiglia molto alla mia e a quella di penso tutti i lettori di Mari, viene qui rievocata o forse sarebbe meglio dire rivisitata come un sacrario, un prezioso reliquiario, come un mausoleo, in ogni caso, scelta questa secondo me felice, con una operazione negromantico-narrativa che sa di scoperchiamento di tombe, di rianimazione di cadaveri, di rituale notturno.
In questa passeggiata nel cimitero mariano dunque, e in particolare nei racconti più riusciti, che sono stati per me "La freccia nera" e "Certi verdini", il primo sul romanzo di Stevenson e il rapporto di Mari col padre, il secondo relativo alla sublime arte del puzzle da svariate migliaia di pezzi, inno all'inutile, nonché racconto di formazione e, questa volta, del rapporto con la madre, in questa passeggiata dicevo, vediamo emergere la vera sostanza di certi momenti che, indelebili, una volta vissuti si sedimentano in noi, diventano noi e per sempre restano lì in agguato. Trovo che in questi racconti l'autore sia riuscito davvero ad andare oltre il semplice ricordo e abbia colto profonde verità.
Vi è poi un altro manipolo di racconti, gradevolissimi, uno sulle copertine degli Urania, uno sui fumetti, uno sul sacro ottaedro di scrittori Melville, Poe, Stevenson, Verne, Conrad, London, Defoe, Salgari, uno sulle canzoni degli alpini che, pur mantenedosi su un alto livello di godibilità, mancano della forza e dello sguardo nell'abisso che caratterizzano i primi due che ho citato.
Lo stesso si potrebbe dire anche dei restanti racconti che però, seppur grondanti di tipiche fantasie infantili o episodi talmente universali che qualunque bambino cresciuto nelle condizioni in cui Mari è cresciuto deve per forza aver provato, non sono riusciti a fare scattare in me la scintilla. Non ho capito con precisione perché... forse, ma dico forse, la riesumazione di questa infanzia mediamente borghese e l'ossessione che l'autore dimostra di provare nei suoi confronti, mi sono sembrate in questi ultimi racconti più che altro consolatorie e non molto oltre il passatempo o una chiacchierata da salotto un po' snob. Forse è proprio l'ossessione di Mari (e io normalmente amo gli scrittori ossessionati!) che ha giocato contro di lui, mi è parsa a tratti ossessione da media borghesia, finendo talvolta con l'infastidirmi.
E allora conserverò solo il ricordo di quei racconti che mi son parsi magnifici.
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