Che senso ha scrivere, sovrapporre una realtà immaginata a quella esistente, voler aggiungere una storia alle infinite che la vita non fa che raccontare? È questo l’assillante interrogativo che tormenta “lo scrittore”, protagonista del Canto dell’essere e dell’apparire. Ma che cos’è poi lo scrivere? Quel necessario “simulare la verità per evitare di essere nulla”, come dice il suo Pessoa, o la semplice attività artigianale di raccontare una storia con un inizio e una fine, come non fa che ripetergli l’amico, romanziere di successo? Ma chi si affida alla scrittura mette in moto forze che non può dominare, credendosi padrone di un mondo fittizio, ne diventa ben presto preda. Così il romanzo che “lo scrittore” costruisce sotto i nostri occhi, la storia di una passione dal sapore vagamente decadente nella Bulgaria del secolo scorso, viene man mano a sostituirsi alla sua concreta esperienza quotidiana. I suoi personaggi, il colonnello Ljuben Georgiev, eroe della guerra contro i Turchi, un medico e la sua bella moglie, l’enigmatica ed evanescente Laura Fičev, lo costringono a condividere le loro attrazioni, a sognare i loro incubi, a provare i loro turbamenti e le loro nostalgie, nutrendosi della sua vita per acquistare verità. Fino a quando “lo scrittore”, arrivando a intravederli in una strada di Roma, sentirà di essere lui stesso diventato l’irreale personaggio di un racconto.
Cees Nooteboom (born Cornelis Johannes Jacobus Maria Nooteboom, 31 July 1933, in the Hague) is a Dutch author. He has won the Prijs der Nederlandse Letteren, the P.C. Hooft Award, the Pegasus Prize, the Ferdinand Bordewijk Prijs for Rituelen, the Austrian State Prize for European Literature and the Constantijn Huygens Prize, and has frequently been mentioned as a candidate for the Nobel Prize in literature.
His works include Rituelen (Rituals, 1980); Een lied van schijn en wezen (A Song of Truth and Semblance, 1981); Berlijnse notities (Berlin Notes, 1990); Het volgende verhaal (The Following Story, 1991); Allerzielen (All Souls' Day, 1998) and Paradijs verloren (Paradise Lost, 2004). (Het volgende verhaal won him the Aristeion Prize in 1993.) In 2005 he published "De slapende goden | Sueños y otras mentiras", with lithographs by Jürgen Partenheimer.
"Ogni variante era già stata immaginata in quanto era già stata vissuta. C’erano scrittori convinti che un loro racconto chiarisse qualcosa della realtà stessa, ma quale ne era l’utilità? Quella chiarezza avrebbe poi fatto parte, semplicemente, della realtà del lettore, e cos'era il lettore, in fin dei conti, se non il possibile soggetto di un racconto?"
Lo «Scrittore» -personaggio principale- è tormentato da questi interrogativi e ne parla con «l'Altro scrittore». Quest'ultimo è un autore di successo che sforna un libro dietro l'altro ed ammonisce il collega dal fare troppa filosofia:
"Scrivere è una faccenda molto strana, chi sta troppo a pensarci sopra finisce per non scrivere più. Io faccio sempre finta d’essere un cantastorie del ventesimo secolo, e anche queste sono solo chiacchiere, ma ho deciso che si tratta di un mestiere e faccio il mio mestiere senza speculazioni metafisiche."
«Lo Scrittore», tuttavia, vive la letteratura in maniera assai diversa. Le sue sono pubblicazioni non solo di minor numero ma anche distanziate negli anni l'una dall'altra (vedi Nooteboom stesso)
Bulgaria 1879 - "Aveva potere su quei due volti che con tanta lentezza vedeva delinearsi? O non erano loro ad aver potere su di lui?" -
Mentre i due scrittori dibattono, prepotente si allinea una storia. E' un mistero come si presentino nella mente dello scrittore immagini di luoghi e contesti che in realtà a lui sono sconosciuti perchè non appartengono alla sua esperienza.
"Negli spazi deserti dove i suoi pensieri ora si soffermavano, l’atrio di una stazione, la sala d’aspetto di un ospedale, una palestra, percepì vagamente i contorni d’una figura di militare. Spalline, un po’ da operetta. Il racconto non si svolgeva quindi nel presente, oppure non nel nostro continente. Chi, infatti, portava lì e allora spalline simili?".
Così prende forma la storia del colonnello Ljuben Georgiev, del medico Stefan Ficev e della moglie Laura. Un intreccio in cui gli incubi della guerra sono soppiantati dalla passione e dalla rivalità dei due uomini.
Roma 1979 – Un libro, due letture? - Roma 1879
Ecco che la realtà dello scrittore viene ad incrociarsi alla dimensione dell'irreale, di ciò che è immaginato, come se esistesse un luogo di confine dove tutto è possibile. Quello che per gran parte della lettura appare come una parallela narrazione, risulta poi essere un'azione chiaramente speculare. I due scrittori da un lato e i due personaggi (il militare ed il medico) dall'altro raccontano essenzialmente la stessa storia, ossia, quella di due differenti modalità di porsi nei confronti della letteratura e della vita stessa, nei confronti della realtà.
Un'opera che trasferisce nel mondo romanzesco la filosofia di Schopenhauer trasformando quel "mondo delle rappresentazioni" in un canto armonico dove la stessa voce si carica di due differenti tonalità per trovare nel finale la forza di un unico suono.
In questo interessante e brevissimo "Il canto dell'essere e dell'apparire" vediamo due piani di narrazione distinti (ebbene sì, di metaromanzo trattasi) che si intersecano come in un canone a più voci per buona parte del romanzo. Un primo piano vede due scrittori che nel 1979 discutono sul significato dello scrivere e sulla crisi della letteratura. In un altro piano invece vediamo la storia che uno dei due scrittori sta tentando di scrivere, ambientata in Bulgaria nel 1879. Lentamente si intuisce che i personaggi dei due piani sono speculari e che i due piani tendono lentamente a convergere e a fondersi tra loro.
Nooteboom tratta il dualismo tra la realtà e la finzione, tra mondo e rappresentazione (citando Schopenhauer) utilizzando la struttura stessa della narrazione. Il mondo è rappresentazione, sosteneva Schopenhauer, la letteratura quindi non è che una rappresentazione di una rappresentazione. Che cosa è dunque la realtà per uno scrittore? Cosa può offrire questa realtà "fittizia", più della realtà che c'è davanti ai nostri occhi? A che cosa serve scrivere storie?
“Che lo scrivere sia la metafora semplice o inversa della realtà, o che debba esserlo, al tuo lettore non gliene viene in tasca niente. l’unica cosa che gli interessa è se quello che legge diventa per lui, in quel momento, realtà. Se non è così butta via il libro, sempre che non l’abbia già fatto il critico per lui. Bisogna raccontare una storia, nient’altro, e se un’altra motivazione esiste, lasciala cercare agli studenti di letteratura.”
Raccontare una storia. Solo questo?
Un romanzo nel romanzo che si trasforma lentamente in una sorta di sogno, perde il contatto con la realtà, o meglio di quella realtà che è nel potere dello scrittore cambiare a suo piacimento. I personaggi si interscambiano nei piani narrativi fino al finale, aperto, che vede lo scrittore distruggere il romanzo stesso. La letteratura è dunque inutile? O è lo scrittore che avoca a sé il diritto di distruggere la realtà che autonomamente ha creato, come fosse Dio?
Ancora un metaromanzo, quindi, che indaga sulla scrittura, sul romanzo e sulla letteratura, come fosse un saggio nascosto in un romanzo. Metaromanzo come modo per sondare i propri obiettivi di scrittore, per ragionare sulle proprie motivazioni e leve comunicative.
Una grande tecnica, Nooteboom, in un romanzo molto denso ed efficace. Anche se questi nordici mi sembrano sempre un pochino algidi...
Un grande libro di poche pagine. Una scrittura essenziale fino allo sfinimento. Una riflessione delicata e allo stesso tempo profonda sulla scrittura e sul suo significato. Ma anche sull'uomo e sui suoi significanti. Un libro che porta in regioni dove, per dirla con l'autore, fa molto freddo. Ma dove l'umanità scalda, fino alla fine. Leggerò ancora molto di Nooteboom.
«Hay algo inefablemente triste en los escritores solos en su despacho. Tarde o temprano llega un momento en sus vidas en el que dudan de lo que están haciendo. Quizá sería extraño si no sucediera así. Con el paso de los años la realidad se va haciendo cada vez más importuna, y al mismo tiempo menos interesante, precisamente por el exceso de la misma.»
Lindo librito que describe los avatares que entraña la escritura.
L'autore usa l'espediente del romanzo nel romanzo per riflettere sulla scrittura e sulle sue possibilità e potenzialità. Un romanzo molto intelligente e raffinato; a mio modestissimo parere gli ultimi due (brevi) capitoli potevano anche non esserci, avrebbero reso il finale del libro ancora più impattante, ma in generale una lettura che ho apprezzato molto, breve ma dai grandi spunti di riflessione.
Un muy buen libro, que requiere gran atención y cierto recorrido literario previo. Alterna capítulos protagonizados por "el escritor" (¿Nooteboom?), y la historia que va creando, situada en Bulgaria en 1879. De una manera amable, se recorren cuestiones como el tiempo, la certeza de la realidad y la honestidad de la ficción (en los que no faltan alusiones a Borges y a Pessoa); y estas cuestiones, que podrían dar lugar a agobiantes tratados, adquieren vida e interés por la capacidad narrativa de Nooteebom.
Uno scrittore si confronta con un collega e con due protagonisti di una storia che si sviluppa pagina dopo pagina. Romanzo nel romanzo, meta-narrativa, se si vuole. Alto livello di scrittura, lettura piacevole ma non del tutto convincente. Fra le 3 e le quattro stelle: 4 per visione e stile, 3 per eccessiva brevità e parziale artificiosità del tutto.
Excellent book about the wonderful activity known as writing, what it means to write and what it means not to write. Especially interesting if you ever wrote a (part of a) fictional piece of work. It does change you and leaves you with a whole new set of (philosophical) questions, which are also present in this book and are dealt with in a very interesting and satisfying way. All written in Nooteboom's characteristic writing style. The way the story is told is quite interesting. I very much recommend reading this book if you have any interest in writing and/or Nooteboom!
2 story lines: 1. a writer struggling with a writer's block and with another writer (more successful); what's the purpose of writing, why add a fictional reality to the already existing one)?; 2. story of a Bulgarian colonel in 1879 in the resistance against the Turks; what's the meaning of massacres; impossible love for the wife of a friend Intersection: the author's stay in Rome, confronted with the colonel and the writer At the end a sublime twist in the story!
Ogni persona che cammina per la strada � una storia non scritta, viceversa le cose che viviamo non sembrano reali finch� non vengono scritte: cos� due scrittori si confrontano fino a confondersi nelle pagine della storia che uno dei due narra. Tutto � molto lucido e razionale, per�, quasi freddo, bench� fluido e ben costruito.
Om te kotsen zo saai, snobistisch en narcistisch. Geen echt verhaal. Het hele boek draait erom hoe enorm bijzonder de schrijver het schrijven vindt. Leuk voor hem.
Vacker och oklar. Vi har författaren och den andre författaren som i berättelsen skulle kunna beskrivas som antiteser. Den ena spottar ur sig böcker och pladdrar på om allt sitt arbete medan den andre för första gången på många år är igång med ett verk. Vi får läsa utifrån en av de fiktiva författarnas perspektiv men också dennes egna pågående verk. Ju längre vi kommer in i boken, ju mer blandar berättelserna samman och verkar bli del av verkligheten. Något jag verkligen tyckte om var diskussionen kring fiktiva karaktärer och om eller när de verkligen lever. Stor del av boken handlar också om en konflikt i Europa, som jag är allt för ung och okunnig för att förstå - men jag är helt övertygad om att boken på ett vackert sätt speglar den. Något annat som är intressant är att berättelsen är berättad ur berättarens perspektiv. Det är vackert skrivit och Cees Noteboom är en mycket fascinerande författare. Ser fram emot att läsa mer av hans verk. Kanske är jag för ung att förstå allt, men gammal nog att förstå att det är vackert, 3/5 ⭐
"Så länge som det existerat människor hade det funnits historia, historien präglade nuet, nuet framtiden, och i och med det skulle framtidens inte existera utan historien."
"Der förefintliga är både verklighet och möjlighet eftersom det du själv hittar p�� är möjligt blir det också verklighet."
Preso per caso dalla biblioteca, uno scrittore ormai intrappolato dai propri personaggi decide di scriverci un racconto ambientato nel secolo precedente,(i primi momenti quando si materializzano i personaggi davanti molto figo )nel frattempo si dovrà confrontare (scontrare) con un altro scrittore su cosa è veramente scrivere. Due narrazioni parallele unite dalla domanda su cosa è reale e cosa no. “Egli camminava tra di loro e sapeva che ognuna di quelle persone era un racconto, un libro che non sarebbe mai stato scritto, e cento anni dopo sarebbero apparse su una foto come una folla anoni-ma, scomparsa per l'eternità, in piazza Navona una sera di gennaio del 1979.” “« Tu credi che il mondo esista solo se tu scrivi. Tu che non vuoi scrivere - presumo infatti che se uno non scrive per tutto questo tempo in realtà non voglia scrivere, o non ne abbia il coraggio - hai più fede nella scrittura di quanta ne abbia io. Se infatti il mondo esiste solo nel momento in cui scrivi, allora credi che anche tu esisti solo nel momento in cui scrivi. E questo significa », disse appoggiandosi con un certo compiacimento allo schienale, «che devi continuamente decidere se vuoi davvero esistere o no. Tu non hai dubbi sulla realtà dei tuoi personaggi, li hai sulla tua realtà. »” Lettura che ti intrippa sicuramente ma che non ha il tempo per affondare nel lettore.
Aching closer to a 2,5. It's a fine story (or actually two woven together). Nooteboom calls on the difficulties of writing and the merits of imagination in a very meta manner but in the end it doesn't amount to a very captivating read. A philosophical one, sure, but even then not one that says all that much. Don't expect this to stay with me for very long.
Eerst begreep ik het verhaal niet helemaal, maar halverwege het boek wel. Het is een licht boek om snel uit te hebben. Omdat ik zelf later ook misschien wil gaan schrijven, vond ik het leuk om te lezen over een schrijver!
Kei mooi en kort. Een post modernistische stijloefening die nog een beetje sentimentaliteit met zich weet mee te brengen. Nootebooms Nederlands is zo meesterlijk dat zijn lange zinnen eerder een genot dan een kwelling zijn.
"Hay algo inefablemente triste en los escritores solos en su despacho. Tarde o temprano llega un momento en sus vidas en el que dudan de lo que están haciendo. Quizá sería extraño si no sucediera así. Con el paso de los años la realidad se va haciendo cada vez más importuna, y al mismo tiempo menos interesante, precisamente por el exceso de la misma".
Este breve libro es más que una novela es una interesante reflexión sobre la creación literaria, y en particular acerca de la idea de que lo que crea la imaginación es igual de tangible muchas veces que la propia realidad.
Metafiktion. Heute nicht neu, damals, 1981 - ja wie war es damals? Wenn man viele metafiktionale Texte gelesen hat und keinen zeitlich oder räumlich einordnen kann[1], könnte alles Innovation oder kalter Kaffee sein. Bleibt zumindest die Frage, ob es gute Metafiktion ist. Gut im Sinne von gelungen. Gelungen im Sinne von: "Das sagt mir tatsächlich etwas über das Erzählen, über Fiktion, über das Gewebe, das wir Realität nennen. Fahr' schon mal den Bentley vor!" Ist "Ein Lied von Schein und Sein". Also gute Metafiktion ist es.
Der Schriftsteller schreibt über einen Schriftsteller, der über Figuren schreibt, die er aus Verlegenheit gegenüber einem Schriftsteller erfunden hat. Und da sie jetzt existieren, die Figuren, müssen sie durch eine Handlung geführt werden. Oder sie sind es, die führen. Dabei handelt es sich eigentlich nicht um Figuren des zweiten Schriftstellers, der selbst eine Figur ist, sondern des ersten. Der wahre Schriftsteller zieht wie der Imperator (ich kenn' mir aus mit den "Star Treks") die Strippen im Hintergrund und schickt Erzählmarionetten vor. Klingt komplizierter als es ist. Nooteboom macht kapitelweise seinen Oberst und seinen Arzt lebendig. Dann seinen Schriftsteller, der vorgibt, mit den Figuren geplagt zu sein. Beides funktioniert sehr gut. Beim Lesen nimmt man Oberst und Arzt für wahr. Der Schriftsteller erinnert daran, dass sie es nicht sind. Und weil er das tut, kommt man grundsätzlich nicht darauf, dass der Schriftsteller es auch nicht ist.
Es sollte ein Pokémon namens Trötöt geben. Ein kleiner Kohlrabi mit einer napalmspuckenden Tröte als Nase. Trötöt könnte auch ein bulgarischer Oberst sein oder im vietnamesischen Dschungel kämpfen.
"Schein und Sein" sind dasselbe, wenn die Möglichkeit Wirklichkeit ist. Und die Schriftsteller verunsichern sich diese Gleichung gegenseitig. Ein Lied vielleicht deshalb, weil Literatur und Musik dieselbe DNS haben. Lyrik, Lyra, Dionysien, der Lokus von Rhodos.
Der Umschlagabbildung (Gino Severini: Les deux pierrots) messe ich keine tiefere Bedeutung bei. Wie Pierrots sehen die beiden Figuren nicht aus. Eher wie Pulcinellas. Das würde passen, weil der Pulcinella eine italienische Figur ist und die ménage à trois von Bulgarien nach Italien reist. In Goethes "Italienischer Reise" heißt es zum Pulcinella: "Ein Hauptspaß dieser niedrig-komischen Personnage [...] bestand darin, daß er zuweilen auf der Bühne seine Rolle als Schauspieler auf einmal ganz zu vergessen schien." Das ist programmatisch für Nootebooms Text. Also messe ich der Abbildung wohl doch tiefere Bedeutung bei.
Der eine Schriftsteller schreibt nicht, der andere wie am Fließband. Der eine muss schreiben, um das Gefühl zu haben, zu existieren. Der andere schreibt, um die Existenz zu bestätigen, flüchtig wie sie sei. Verschiedene Vorstellungen von Existenz prallen aufeinander: Materielle und immaterielle. Persönlich bin ich bei dem einen Schriftsteller. Eine Figur existiert auch ohne Aggregatszustand. Ich selbst kann trotz aller Körperlichkeit im Nirvana schweben, wenn mir der Sinn für meine Seele fehlt. Solcher Sinn schwindet und wallt auf wie Meerwasser.
Binnenerzählung und Rahmenhandlung bluten ineinander über. Ein humoristisch-plumper Effekt. Der Erzähler meint über den Oberst, dass er allenfalls mit seinem Schöpfer, dem Schriftsteller, über sich selbst reden könnte. Da die Geschichte vor der Zeit ihres Autors spielt, ist das nicht möglich. Ein kabbalistischer Gedanke. Nur ist Zeit hierbei eigentlich kein Faktor. Ebensowenig Raum. Wenn der Schriftsteller sich seinen Kindern zeigen wollte, könnte er das tun, weil sie immaterielle Existenzen fristen. Oder sagen wir metaphysische, weil sie alle physikalischen Grenzen sprengen und das Universum ad absurdum führen.
Laura existiert in der Binnenhandlung oder auch nicht. Für den Arzt existiert sie nicht, sie sei keine "echte" Frau. Für den Oberst mag sie existieren; in erster Linie lässt sie ihn an seiner eigenen Existenz zweifeln. Welche Funktion erfüllt sie damit? Sie ist ein Wetzstein. Der Schriftsteller exerziert an ihr den Einfluss von Schicksal wie Zufall. Die Figuren ihren eigenen Sinn für Fiktionalität. Laura ist keine Figur, sondern ein Prinzip.
Reale Hintergründe werden in der Fiktion normalerweise nicht kenntlich gemacht. Fiktionalisiert werden sie sowieso. Durch die mögliche Unkenntnis der Leser werden sie reine Fiktion. Ich würde behaupten, die Fiktion kann reale Hintergründe gar nicht markieren, weil sie immer im Einvernehmen operiert, eine Wahrheit auszusprechen, die sich nie zugetragen hat. Man müsste also über Nachrichten erfahren, dass sich im Italien des Jahres 1979 dieses und jenes zugetragen hat, um zu überprüfen, ob die Hintergründe der Italienreise der Schriftsteller, nicht des Obersts und des Arztes und seiner Zukünftigen, in Nootebooms Roman real sind, fiktionalisiert oder fiktional. Klingt wieder kompliziert? Der Knoten im Kopf ist eher ein hübsches Schleifchen. The fabric of reality, der dicht gewebte Stoff ist elegant-einfache Dichtung.
Man wird darauf konditioniert, die hingeworfene Prosa ohne reflektor-auktorielle metafiktionelle Erklärungen metafiktionell zu deuten. Guckste: "Sie verabredeten, am nächsten Nachmittag zu dritt in die Vatikanischen Museen zu gehen, aber der Oberst wußte, dass Ficew sich nicht an die Verabredung halten würde [...]. Ob die beiden anderen das auch wußten, vermochte er nicht zu sagen [...]." Der Schriftsteller hinter dem Schriftsteller lehnt sich in seinem Stuhl zurück und nickt zufrieden, weil er den Leser zum Schriftsteller gemacht hat. Das ist keine nach Perwoll duftende Erkenntnis, der Leser als Autor wird in jedem Grundkurs Literaturwissenschaft gelehrt. Derart angewandt ist sie trotzdem ein Heureka wert.
Die Figuren begegnen ihrem Schriftsteller. Sicher? Nein, der Schriftsteller begegnet seinen Figuren, jedenfalls wähnt er sich kurz davor, doch Identifikation ist asymptotisch. Die Gerade zu erreichen schafft nur derjenige, der ohne Physik ist. Also der Verrückte, der Schriftsteller oder der Metaphysische. Vater, Sohn, heiliger Geist - der Schriftsteller hier ist alles. Aber dieser Gott erschrickt vor seiner Schöpfung und zwar so sehr, dass er sie lieber vernichtet, statt der Welt ihre Existenz zu verkünden. So endet es, wie Kafka es sich für seine immateriellen Existenzen gewünscht hätte (oder nicht) oder wie Dr. Frankenstein es sich hätte wünschen sollen. Ein Autor tötet sich selbst, um einem anderen Autor zu beweisen, dass diese Art von Selbsttötung möglich ist.
[1] Nooteboom hilft bei der Einordnung: "Das große Welttheater" ("El gran teatro del mundo") von Pedro Calderón de la Barca ist definitiv ziemlich alt.
Dieses Buch hatte mehr Humor, als ich gedacht habe. Der "Schriftsteller" war mir jedenfalls sehr sympathisch. Generell mochte ich das Zusammenspiel zwischen dem "Schein", also der vom Schriftsteller erdachten Geschichte um eine Dreiecksbeziehung und dem "Sein", der Geschichte um den Schriftsteller selbst und dessen Schreibprozess, unheimlich gerne. Vor allen Dingen wurde es interessant, als man das Schein vom Sein immer weniger unterscheiden konnte und eine Art mehr oder weniger subtile Symbiose entstand. Super interessant! Auch die philosophischen Aspekte über den Autor als Gott über seine Charaktere und weitere Denkanstöße haben mich fasziniert. Also ein recht schmales Büchlein, aus dem man aber viel ziehen kann. Außerdem ist es immer wieder schön, auch mal Werke aus "kleinen Literaturen" kennenzulernen. Denn hierbei handelte es sich erst um mein zweites Werk eines Niederländers, an das ich mich erinnere. Einen Stern Abzug bekommt das Buch von mir, weil ich die "Binnenhandlung", die eigentliche Handlung des "Scheins", nämlich die Dreiecksgeschichte zwischen dem Oberst, dem Arzt und seiner Frau, nicht als etwas Besonderes empfand. Diese Stellen habe ich nicht besonders genossen und mich eher auf die Geschichte rund um den Schriftsteller selbst gefreut. Dennoch ein sehr lesenswertes und raffiniertes Buch, das ich jedem empfehlen kann, der sich mit Schreibprozessen beschäftigt und generell interessiert am Prozess des Geschichtenerfindens ist. Und natürlich ist es auch mal schön, etwas von einem Niederländer gelesen zu haben. Also, nehmt es ruhig mal zur Hand. Es sind nicht mal 130 Seiten :)
Det är något speciellt med metaberättelser. Nooteboom gör det dessutom väldigt bra och än bättre på de få sidor som han förfogat över. Berättelsen löper mellan en fiktiv författare och hans skapelse. Dessa är till en början separerade, men börjar allt mer löpa samman för att i slutändan utplånas av författaren som inte vill skörda framgång på just denna berättelse. Verkligen en bok att läsa för den som är intresserad av litteratur och vad det innebär att skriva. Just detta att positionera sig själv som författare (framför allt i relation till det egna arbetet) finner jag intressant. Varför gör jag detta? För vem gör jag det? Finner jag mening med mitt skrivande? Vem läser detta? Läser någon detta efter att jag är borta? Osv.
Un titolo che è un intento, dal gusto così filosofico e che si traduce in uno squisito testo – e gioco – metaletterario. Grande Cees Noteboom, che conosco grazie a questo libro, e me ne innamoro.
La storia si svolge su due piani: nel 1979 uno scrittore è alle prese con il suo libro e riflette da solo o discutendo con un altro scrittore di cosa significhi fare letteratura e scrivere. Dall’altra parte, siamo nella storia dello scrittore, appunto: nel 1879 in Bulgaria, con tre personaggi: il colonnello Ljuben Georgiev, eroe della guerra contro i Turchi, un medico e la sua bella moglie, l’enigmatica ed evanescente Laura Fičev.
Quando Iperborea mi ha omaggiato e spedito "Il Canto dell'Essere e dell'Apparire" di Cees Nooteboom, sapevo ben poco di ciò mi sarei ritrovato tra le mani. E proprio per questo vorrei sottolineare e ringraziare questa casa editrice per avermi dato l'opportunità di scoprire questo autore con un libro diverso da tutto ciò io abbia letto fino ad oggi.
Il romanzo viene Pubblicato per la prima volta da Iperborea nel 1991 ed è ora uscito con una nuova e meravigliosa veste (io assolutamente perso ed innamorato dell'opera in copertina di Nickie Zimov) ed è, per certi versi, un frattale. Un quadro dalla cornice, dai bordi, dai confini, non ben definiti: sfumati, eterei, evanescenti, con al proprio interno strutture metaforicamente uguali che ci rendono incapaci di definire per bene dove termina la storia e dove iniziamo noi lettori.
Nel racconto abbiamo due piani narrativi: nel primo ritroviamo sempre e soltanto due personaggi, lo scrittore e la sua nemesi, l'altro scrittore. Loro disquisiscono su cosa sia la scrittura, su quale senso abbia inventare ed aggiungere una realtà ad una già esistente. Sull'altro piano troviamo la storia che lo scrittore sta immaginando e scrivendo, vediamo i personaggi del romanzo nel romanzo, che prendono forma e fattezze, solo uno stetoscopio e delle spalline prima, un dottore ed un colonnello poi, quando lo scrittore li ha ben definiti. La piega che prenderà questa storia ci viene presto palesata: il colonnello s'innamorerà della moglie del dottore.
Ma qui ci sono molte cose particolari. Innanzitutto appunto questa costruzione nidificata, questo romanzo all'interno di un altro romanzo. O come, ad esempio, il colonnello ed il dottore abbiano delle caratteristiche proprie dello scrittore e dell'altro scrittore, dando un senso di continuità ma che allo stesso tempo ci fa venire il dubbio che i due scrittori possano essere, a loro volta e tornando sul nostro piano della realtà, l'impersonificazione di altro ancora.
Inoltre sarà presto chiaro come il romanzo sia un mero strumento stilistico, una sorta di passepartout che ci aiuta a focalizzarci e a meglio vedere la storia nella storia. Difatti degli scrittori sappiamo quasi nulla. Neanche i nomi. Del romanzo nel romanzo invece sappiamo tutto. Nomi, paure, sogni, desideri, piccolezze, punti di forza. Ma, dichiarato negli intenti, anche questo piano non è altro che un pretesto, uno strumento per attuare una metafora inversa e raccontare l'esterno tramite l'interno. Un rovesciamento dei piani, un cambio tra essere ed apparire.
Un gioco di specchi, che pone l'attenzione sullo scrivere, una trama funzionale alla riflessione e, in parte, un esercizio di stile che probabilmente in altre mani sarebbe stato un tecnicismo asettico e senza anima ma che, con la penna di Nooteboom, diventa invece una meravigliosa meta-opera sul senso e sulla necessità della scrittura.
Il libro ha un perfetto equilibrio, tiene abilmente pronto ed attento il lettore anche grazie all'uso di un'ironia sottile ma fresca e, per me la cosa ancora più divertente, è stato il leggerlo durante giornate estenuanti e trasferte di lavoro, in momenti in cui ero stanco, ma così tanto d'addormentarmi e sognare il libro stesso, svegliandomi con un vago senso di nostalgia e rendendo ancora più labili i già impalpabili confini del romanzo.
Insomma si sarà capito che ne sono rimasto entusiasta, soddisfatto e curioso di recuperare e leggere altro ancora di questo scrittore olandese. Magari la sua opera d'esordio?
‘Qualsiasi cosa egli s’inventasse, quell’invenzione sarebbe divenuta per il lettore realtà.’
Sono molto contenta di aver conosciuto proprio attraverso questa piccola perla letteraria un autore a cui non mi sarei mai avvicinata non fosse stato per un gruppo di lettura.
Nooteboom crea un piccolo Escher narrativo, dove uno scrittore, in dialogo con un altro collega (che sembra quasi rappresentare il suo conflitto interno), che lo pungola e lo critica, si immerge dopo tempo nella stesura di un romanzo riflettendo però sul senso del suo lavoro e del suo ruolo; tra digressioni filosofiche, eleganti stilettate all’ambiente letterario e crisi personali, vediamo crearsi davanti ai nostri occhi i due protagonisti del racconto, ambientato nella Bulgaria di fine ‘800, un rozzo colonello e un freddo medico di guerra – mano a mano che i due diventano più vividi, la loro esistenza prende vita dalle pagine e sembra quasi essere più reale di quella dello scrittore stesso, che, per riacquistare i confini della sua di esistenza, esercita il suo potere finale da Creatore: così come li ha messi al mondo, li distrugge.
“Oh, mio dio”, disse la voce dall’Olanda. “Dunque era tutta aria fritta?” “Se vuoi chiamarla così!”, disse lo scrittore. “Mi spiace” E riattaccò.
Un piccolo gioiello di poche ma bellissime pagine in cui si concentrano riflessioni su finzione e realtà, immaginazione e vita reale, storia, tempo, significato di vita e senso della scrittura. Due scrittori che duellano sul significato della scrittura: uno pragmatico, non si fa domande e scrive, semplicemente perché è il suo mestiere ed è l'unica cosa che sa fare; l'altro filosofico, in crisi di ispirazione, riflettere sul senso della sua scrittura, sull'arroganza di voler raccontare storie già note, sul potere che ha chi scrive nei confronti dei propri personaggi, sulla possibilità che le uniche vite vissute siano quelle raccontate in un libro. E poi la storia umana e l'impermanenza di ognuno di noi. La vita vissuta come opera d'arte oattraverso di essa di Pessoa e di Borges, dolore e freddo per arrivare a quelle vette. Tutto ciò tra le pagine di una storia che viene narrata compiutamente ma davvero in pochissime pagine alternate alle riflessioni dell'autore: atmosfere tolstojane e forse qualche riferimento anche a Mann. 95 pagine di bellezza.
Un escritor, que ha comenzado a tener problemas con su narración discute con algún colega, comienza a describirle su historia. La historia versa de dos personajes principales el Doctor Ficev y el coronel Liuben, ambos enamorados de Laura; el coronel, sabe que el doctor ama a Laura y ocupa este triángulo para poder casarse con ella, de otra manera es insostenible.
El escritor se detiene varias veces y recula, no sabes como lector, para dónde va a parar la historia, y esto lo sabes, porque el escritor dialoga constantemente con el escritor 2 y con el editor.
De esta manera, queda escrita la historia del escritor, al mismo tiempo y se entrelazan en situaciones extrañas, un viaje a Roma, que hacen todos; referencias de Pessoa, Borges y Cervantes, Miguel de Unamuno, y muchos más. Una palabra describe este relato, la función del lenguaje explicándose a sí mismo: el metalenguaje; en este caso, la metaliteratura.