Roma, 6 luglio 2000. In viale Trastevere un tram travolge un anziano passante tranciandogli la gamba destra. Testimoni: Giovanni Migliore, giornalista in crisi d'identità, Luigi Dodo, giovane medico tormentato da certi sogni inquietanti su due bambine gemelle, e Antonio Baldini, avvocato in pensione con più di una rotella fuori posto e in mente un grandioso Piano Topografico sulla città di Roma... L'attuazione del Piano e una parallela indagine sulla Scomparsa della Gamba intreccerà i destini di questi tre uomini, in un vorticoso gioco nel Tempo e nello Spazio che ha per teatro non solo Roma ma anche Perceber, una cittadina spagnola i cui abitanti sono soggetti a una Maledizione che li costringe a parlare senza sosta né pausa...
Leonardo Colombati è nato nel 1970 a Roma. Ha pubblicato i romanzi Perceber (Sironi 2005; Fandango 2010), Rio (Rizzoli 2007) e Il re (Mondadori 2009). Ha curato i volumi Bruce Springsteen: Come un killer sotto il sole. Il Grande Romanzo Americano (Sironi 2007) e La canzone italiana 1861-2011. Storia e testi (Mondadori 2010). È redattore della rivista "Nuovi Argomenti" e ha scritto per diverse testate, tra cui "Corriere della Sera", "Il Giornale" e "Vanity Fair". Collabora a "IL", mensile de "Il Sole-24 Ore". È membro del Pen Club italiano.
Tomo indigesto che, a parer mio, non centra l’obiettivo; nonostante ciò ritengo vada letto nonostante alcuni errori che trovo urticanti a dir poco (ad esempio i prestiti anglofoni con la “s” finale al plurale). Forse è la mia miopia mentale, ma non mi sembra che i tre macro-protagonisti, Perceber, Roma e i tre personaggi principali, trovino mai un vero filo conduttore che li riconduca allo zenith o al nadir della narrazione. Eppure consiglio di leggerlo, perché di fondo ha un valore fondamentale, quello di mostrare un coraggio supportato da una strabiliante capacità di scrittura, una gestione puntuale di registri plurali e la voglia di creare un opera mondo su una città che ha già visto e sperimentato tutto. In questo caso l’opera mondo non si palesa, ma lo sforzo non è stato di meno… sia per Colombati che per il lettore!