Testo scorrevole, seppure molto complesso. E' la cronaca-diario (parole dell'autore) di Rea, che parla del suo rapporto di amicizia con Caracas, un nazi che frequenta l'umile umanità della zona Ferrovia, a Napoli.
La trama è molto sfilacciata, eppure è presente: sono una serie di immagini, riflessioni, scenette, racconti intorno ai due personaggi. Nel caso di Rea, il tema portante è il suo rapporto con la città natale, Napoli, e con la sua gioventù in città, oltre che con i ricordi della sua famiglia. E' una malinconica resa di conti con una città abbandonata a trent'anni, con la quale Rea non è mai riuscito a chiudere i conti: Napoli gli è rimasta dentro come un dubbio, un rovello, un enigma da risolvere. L'incontro con Caracas gli permettere di ripercorrere quegli spazi abbandonati da giovane, ormai vecchio e provvisoriamente tornato a Napoli. La geografia di Napoli diventa occasione di ritratti impressionistici che diventano viaggi intimi, 'intermittenze del cuore' proustiane che aprono al lettore il passato e il mondo di Rea.
Se da una parte c'è il racconto dell'amore/odio tra Rea e Napoli, dall'altra c'è il racconto di amore/odio tra Caracas e Rosa La Rosa. L'intreccio amoroso tra i due è occasione per parlare della piaga della droga, che viene analizzata nei suoi risvolti esistenziali: il rapporto a due, con la droga di mezzo, diventa una via verso il paradosso: dove l'amore dovrebbe costruire, la droga porta la distruzione. Il tentativo di Caracas di amare Rosa nonostante la sua dipendenza, è il racconto di un uomo che rinuncia a tutto per vivere in maniera assoluta, cioè fuori da ogni cosa, il suo amore. Ma questo assolutismo, purtroppo, lo distacca da tutto e anche da se stesso: per questo, sarà costretto ad andare via. Per questo, anche la storia d'amore di Caracas avviene solo nei ricordi, così come la storia d'amore tra Rea e Napoli.
Allo stesso tempo, è anche il conflitto tra due idee di mondo: da una parte il comunismo di Rea e dall'altra il nazismo di Caracas. Ma è qui che le cose si fanno complesse: queste due parole, leggendo il romanzo, stentano a combaciare con i due protagonisti. Il romanzo è la dimostrazione di come queste due parole siano diventate due etichette: non spiegano il carattere dei due protagonisti, anzi a volte sono davvero poco coerenti con quanto narrato. E Caracas sembra un doppio di Rea, il suo lato più ferino e romantico, quello meno intellettuale e più fisico. Un alter ego che mette in discussione le sicurezze di un intellettuale di sinistra che è ormai disilluso, ma che ancora tiene a certi principi, a certe pose. In questo filone narrativo, il testo si manifesta nella sua vena spiccatamente letteraria: i personaggi sono due rappresentazioni di due modi di vedere che hanno perso la loro coerenza, quindi anche la loro consistenza. Per esistere, quindi, non resta che ricordare, muoversi tra le cose passate (e qui si ritorna a quanto detto prima).
In realtà, un quadro chiaro dei due personaggi non si riuscirà mai a farlo: infatti, i personaggi descritti con maggiore chiarezza sono quelli secondari: il padre di Rea, Luigi Incoronato (amico di Rea e scrittore), l'imam della moschea in cui Caracas si convertirà e pochi altri. E' come se solo il marginale potesse aspirare a una sua completezza, mentre i due protagonisti sono costretti a vagare all'interno di una narrazione che non è coerente, che impedisce di coglierli con chiarezza e coesione. Ogni qual volta arriva un dato netto sui due, viene narrato qualcosa che lo smentisce nei fatti.
E' un testo molto interessante, perché mostra come ogni rappresentazione umana può avvenire solo se messi in controluce con l'altro: c'è bisogno di un contrasto, di un conflitto, di un discorso dialettico per far emergere le singolarità di ogni punto di vista. Ciononostante, non bisogna credere che questo sia sufficiente: la vita è troppo complessa affinché si possa restituire un racconto omogeneo, riconoscibile nella sua temporalità e spazialità, dove ogni carattere sia limpido.