«Io ho una gamba di legno ... Ragion per cui odio le donne»: così esordisce, sfidandoci con la sua voce grottescamente raziocinante, il protagonista di L’eterna provincia prima di travolgerci col disegno di una gelida vendetta: farà innamorare di sé alla follia una donna e poi la umilierà con lo strumento della sua stessa menomazione per punire attraverso di lei tutte le donne. Ma al momento decisivo, quando la prescelta – una giovane formosa e bella, segnata da una «sconosciuta ed affiorante pena» – sarà nuda e pudica di fronte a lui, l’imprevedibile accadrà. Nella vita, del resto, tutto è incerto, contraddittorio. Tutto è a caso. Ogni cosa sembra essere «in margine a se medesima», e persino gli affetti familiari e la letteratura offrono solo irragionevoli appigli, talché in I due figli di Stefano allo scrittore che ha appena perso il figlio indesiderato – un «esserino» mostruoso e infernale – non resta che contemplare anche il naufragio del poema drammatico cui era affidata la speranza di sfuggire al «fiato guasto delle realtà quotidiane»; e in La dea cieca o veggente la poesia è ridotta a gioco combinatorio, a roulette alla rovescia. «Non domandatemi insomma come sia finita:» si legge a conclusione di L’eterna provincia «tutto finisce male».
Tommaso Landolfi was an Italian author, translator and literary critic. His numerous grotesque tales and novels, sometimes on the border of speculative fiction, science fiction and realism, place him in a unique and unorthodox position among Italian writers. He won a number of awards, including the prestigious Strega Prize.
«Che bella coda ha quella donna. Eh, non ti pare? Ma che cosa c'è ancora? Che cosa ho fatto di male? ». «C'è che potresti essere un po' meno volgare. Non mi ami più e va bene, ma almeno un po' di delicatezza e di educazione potresti impararle: quando si è con una donna, non si guarda così sfacciatamente la coda delle altre». «Oh che stupida gelosia. Senti, ti dirò allora che, tu avrai una bellissima coda, ma se anche un'altra ce l'ha, ebbene nessuno può impedirmi di ammirarla». «E chi te lo impedisce? Io soltanto constato che sei un villano». «E tu sei una donna stupida e meschina, incapace di elevarsi alla contemplazione di... di... sì, anche di una coda ».
2 ⭐️ brevi racconti che però non hanno un fine preciso, non mi son piaciuti tanto…
"Non domandatemi insomma come sia finita: tutto finisce male. Anche quando la creatura umana si eleva sulla sua inferma natura e supera i suoi istinti, le sue follie, la sua caducità e si sublima e instaura un regno di fratellevole gioia, d'amore, di libertà e sembra tornare alle sue origini e [...] ascende alla sua vera patria, che è patria d'anime [...], eccetera eccetera - anche allora, se non altro perché non v'è fuoco che non sia di paglia, anche allora tutto finisce male." (L'eterna provincia, pp. 101, 102)
"E' straordinario come io possa montarmi la testa sul mero nulla." (L'eterna bisca, p. 181)
Lessico sfrigolante e pieno di inventiva per la cui comprensione più che il dizionario soccorre l'immaginazione. Periodare ardito e munifico. Accattivanti in specie i racconti in cui l'incubus e il fantastico signoreggiano. Nichilista il senso. Non v'è speranza d'evasione: vita e destino spadroneggiano su un'esistenza di lignei burattini.