Nel 1982, muovendo dalla constatazione che Landolfi ebbe in sommo grado «la dote di catturare l’attenzione e la meraviglia del lettore» ma accompagnata da una «fama d’impraticabilità e stranezza», Italo Calvino si cimentò nell’ardua impresa di allestire un invito alla lettura sotto forma di antologia. Dopo aver setacciato le raccolte pubblicate da Landolfi nell’arco di oltre quarant’anni, Calvino scelse da ultimo cinquantatré testi. Organizzati in sette sezioni che corrispondono ad altrettanti luminosi spunti critici – «Racconti fantastici», «Racconti ossessivi», «Racconti dell’orrido», «Tra autobiografia e invenzione», «L’amore e il nulla», «Piccoli trattati», «Le parole e lo scrivere» –, essi consentono di cogliere in tutte le sue rifrazioni un’opera sconcertante. E soprattutto di cogliere il vero Landolfi, quello che «sperpera le sue puntate d’un colpo o le ritira bruscamente dal tavolo col gesto allucinato del giocatore».
Tommaso Landolfi was an Italian author, translator and literary critic. His numerous grotesque tales and novels, sometimes on the border of speculative fiction, science fiction and realism, place him in a unique and unorthodox position among Italian writers. He won a number of awards, including the prestigious Strega Prize.
Più che noiose, letali. Alla faccia di Tonino Guerra e del suo seminario sulla scrittura e dei suoi consigli di lettura, e pure di Calvino che se le ha scelte evidentemente lo stimava (più di me, di sicuro).
Un religioso, e superstizioso, amore e terrore delle parole
Sono sempre stato attirato dalla figura di Tommaso Landolfi, dalla sua vita cinica ed interessante (cit. Battiato), dal suo essere grande scrittore misconosciuto, trascurato ed ignorato. Questa antologia scelta e curata da Calvino permette di conoscere in modo completo le sue capacità di scrittore abilissimo, la sua conoscenza approfondita della lingua, la sua attenzione quasi spasmodica e disperata per le parole. Non mi sorprende che tra i superficiali e distratti lettori midcult che frequentano GoodReads Landolfi sia considerato noioso - probabilmente noioso come Gadda, come Arbasino, come Calvino. E' evidente che l'idea di letteratura di Landolfi è agli antipodi della scrittura commerciale che punta ad intrattenere il lettore, scorrevole ed accattivante. Invece in ogni sua riga emergono i dubbi e le angosce dell'uomo, l'unico fondamento d'ogni atto e discorso sta nella costellazione caso-caos-nulla-morte, verso la quale il solo atteggiamento possibile è quello d'una contemplazione ironico-disperata (dalla postfazione di Calvino).
Inquietante, forbito, disturbante, la sua scrittura sembra cadere da un altro spaziotempo irriducibile all'Italia contemporanea - il suo eloquio pare quasi una costruzione ottecentesca di fantasie strane e terribili, fredde ed agghiaccianti, lungo percorsi tortuosi nell'esistenza umana che riecheggiano Gide e Poe. Ma, anche se sembra avere uno sguardo rivolto aristocraticamente al passato letterario, Landolfi lavora in modo assolutamente innovativo ed originale sulla lingua con esperimenti linguistici quali il parlare in glossa (con parole estranee all'uso presente), l'uso della metaletteratura e la riflessione sulla scrittura combinatoria (con evidenti echi di Borges). Per esempio, mi ha colpito molto che in un passo Landolfi usi la botanica come campo semantico da cui estrarre parole desuete e quasi ignote - operazione ripetuta in tempi ben più recenti da un autore innovativo come Antoine Volodine.
Quindi, un letterato intelligente, raffinatissimo, colto e interessato all'esistenza umana (e alla sua mancanza di senso) piuttosto che al successo e alla lisciatura del pelo di lettori pigri e superficiali.
Landolfi è forse il miglior scrittore di racconti italiano del Novecento. Orientarsi però è difficile e allora Calvino (che ne era grande ammiratore) cura questa antologia tematica che raccoglie davvero le più belle pagine. Consigliatissimo
Il suo critico e sodale più fedele e incondizionato (fin dagli anni fiorentini), Carlo Bo, ha scritto più volte che Landolfi era il primo scrittore dopo D'Annunzio che potesse fare con la penna tutto quello che voleva. Italo Calvino nella postfazione
Que cosa es leer a Landolfi. Te deja helado la prosa densa como cera, palabras en tu vida escuchadas, no sabes lo que es inventado, lo que es palabra interior, lo que es narrativa, lo que es en serio, lo que no. Tiene una facilidad enorme para jugar con las palabras, siendo incluso éstas las protagonistas de varios relatos. A veces los monólogos se hacen difíciles de seguir, teniendo que recurrir al diccionario de vez en cuando, pero en general se disfruta.
Leído hace años aún recuerdo algunos cuentos: "El mar de las cucarachas", mezcla fantástica de piratas, imágenes dantescas, diálogos barrocos y horror; "El beso", mito del succionador llevado al extremo; "Las labrenas", "Entre autobiografía e invención"; y sobre todo "Un concepto abstruso", desvarió filosófico de seres perfectos, relato notable por su concepción rozando la ciencia ficción. (11.10.2008)
Antologia composta da diversi racconti che trattano di argomenti disparati. Scritto in maniera impeccabile,ogni storia è una nuova scoperta per il lettore. Gli “autori” ti fanno immergere in acque assai profonde e scure. Consiglio a tutti la lettura.
Sebbene ogni storia contenga almeno un elemento interessante, la prosa di Landolfi è invecchiata maluccio e tende a essere soporifera. Il mio racconto preferito è La moglie di Gogol'.
Landolfi e' stato per me una scoperta, in questi racconti ho ammirato la sua prosa e la sua capacita' di utilizzare il linguaggio nel modo piu' ampio e dotto. Un vero peccato, pero', che le storie non siano all'altezza, pecca di fantasia e di estro creativo.
Da leggere per il fantastico utilizzo che fa l'Autore della lingua italiana.
I suoi racconti non mi hanno coinvolto, non mi hanno parlato, non mi hanno entusiasmato. [...] Tuttavia: Landolfi scrive divinamente. Anzi, mi spingo addirittura a dire che pochi autori nostrani hanno uno stile felice come il suo. Su: http://sonnenbarke.wordpress.com/2007...
Il Mar delle Blatte... un capolavoro. Che dire se non che Landolfi è superlativo! ho letto riletto decine di volte questo racconto e ogni volta mi raccontava qualcosa di differente, ogni volta scoprivo qualcosa di più. Mi fu consigliato per il Corso di Semiotica in Università... grazie a questo consiglio del docente ho scoperto e apprezzato un autore per me allora sconosciuto !