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Saggio su Pan

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Chi è Pan? E chi sono gli dèi della Grecia? Tutta la cultura moderna – basta pensare a Hölderlin e a Nietzsche – è stata traversata dal desiderio di un ‘ritorno alla Grecia’ di cui qui Hillman ci aiuta a riscoprire le motivazioni profonde e la tortuosa storia. L’immenso lavorio degli studi sull’antichità classica negli ultimi due secoli è andato di pari passo con l’erosione di quel modello monocentrico di cultura che ci ha trasmesso la tradizione giudeo-cristiana. Così la ricerca della Grecia si è collegata con la riscoperta di un modello policentrico, dove i nuclei sono i vari dèi. E quei nuclei vivono ancora in noi. Poggiando sulle tesi di Jung, ma spingendole alle loro conseguenze più radicali, Hillman ci mostra come l’immagine di Pan continua a manifestarsi nella nostra esperienza, dietro le maschere della psicopatologia. Il panico, lo stupro, la masturbazione, l’incubo, la malia delle ninfe, la sincronicità – sono tutti fatti oscuri che in qualche modo si rivelano governati dal potere di Pan, e grazie a esso possono acquistare senso, invece di continuare ad agire ciecamente. Ma perché il dio possa operare in noi, perché il dio che rende pazzi possa anche guarire la nostra follia, bisogna che ritroviamo ciò che qui Hillman, sulla scia di Corbin, chiama l’immaginale, un livello di percezione e di esperienza delle immagini a cui la nostra storia ha tentato in ogni modo di impedire l’accesso. Scritto con felice piglio polemico, questo saggio, che rivendica «una regressione che sia peculiarmente ‘greca’» e ne argomenta lucidamente le ragioni, ci introduce subito nel cuore dell’opera di uno degli psicoanalisti che più hanno fatto in questi anni per criticare rigorosamente dall’interno la psicoanalisi e la sua storia.

137 pages, Paperback

First published January 1, 1972

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About the author

James Hillman

179 books583 followers
James Hillman (1926-2011) was an American psychologist. He served in the US Navy Hospital Corps from 1944 to 1946, after which he attended the Sorbonne in Paris, studying English Literature, and Trinity College, Dublin, graduating with a degree in mental and moral science in 1950.

In 1959, he received his PhD from the University of Zurich, as well as his analyst's diploma from the C.G. Jung Institute and founded a movement toward archetypal psychology, was then appointed as Director of Studies at the institute, a position he held until 1969.

In 1970, Hillman became editor of Spring Publications, a publishing company devoted to advancing Archetypal Psychology as well as publishing books on mythology, philosophy and art. His magnum opus, Re-visioning Psychology, was written in 1975 and nominated for the Pulitzer Prize. Hillman then helped co-found the Dallas Institute for Humanities and Culture in 1978.

Retired into private practice, writing and traveling to lecture, until his death at his home in Connecticut on October 27, 2011 from bone cancer.

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Displaying 1 - 13 of 13 reviews
Profile Image for Flavia.
55 reviews
April 9, 2019
"Il grande Pan è morto!" recita l'inquietante e sibillina esclamazione che, come testimonia Plutarco, sanciva la fine di un'era. Un tempo in cui visioni e profezie e in generale un diverso linguaggio dirigevano i destini dell'uomo. Ma Pan è davvero morto, e insieme a lui tutte le divinità? Oppure essendo esse archetipi sopravvivono ancora nell'ombra dell'inconscio e finiscono per tormentarci parlando una lingua che non siamo più capaci di comprendere? La psiche possiede un suo personale logos, e non poter sostenere un dialogo alla pari con essa ci pone nella sgradevole condizione di subirne gli umori. L'intento di Hillman, che muove dal pensiero di Jung, è quello di tracciare un percorso a ritroso verso quel mondo di simboli che inevitabilmente continuano ad influenzarci e trovare finalmente la "cura" ai mali del mondo. E quale sfida più grande che instaurare un dialogo con la forza più cieca, istintiva, scomoda e sfuggente di tutto il pantheon degli archetipi? Roba per stomaci forti.
Profile Image for atb.
63 reviews9 followers
August 7, 2025
Pan era il dio degli istinti inaccettabili: la masturbazione, lo stupro, il panico, l'incubo. Ma inaccettabili per chi? Certo era un dio, fu pregato da Socrate, e insegnò la divinazione ad Apollo; ma non fu mai accolto sull'Olimpo. I suoi fedeli lo incontravano in santuari ricavati all'interno di grotte montane.

La sua condizione di bimbo abbandonato - narrata dall'Inno omerico - sembra accompagnarlo nella sua storia. "Il grande Pan è morto", riferisce Plutarco nel Declino degli Oracoli, associando la sua fine - annunciata da una voce passata, come per caso, a un marinaio - allo zittirsi delle voci oracolari degli Dèi nel mondo in cui si consolidava il cristianesimo, in cui il Dio - l'unico - parla solo attraverso le scritture. Pan, il dio-capro, per gli apologeti cristiani diventa il Diavolo; le sue ninfe, suggerisce Hillman, streghe. E così il suo viaggio, iniziato da orfano, continua nella storia come clandestino.

Che cosa diceva Pan? Non sembra, a prima vista, una divinità della parola, anche se le sue associazioni con le ninfe sembrano mostrare un desiderio, un movimento verso la parola - Eco, Eufeme - e verso la musica - Siringa, che il dio tramutò in strumento a fiato. Il suo tipo di mantis, di divinazione, non è di tipo direttamente verbale. Egli, mostra Hillman, ha due poli: quello del terrore e quello del desiderio. Si manifesta nella lussuria, nel desiderio incontrollato di possessione; e nel suo opposto, la fuga panica, l'orrore che fa correre a gambe levate. Se i due si manifestano insieme, sembra di scorgere una terza figura, la paralisi: attrazione e repulsione unite, che risultano in un'immobilità colma di tensione.
L'immobilità è anche il segno dell'ora del dominio di Pan: il mezzogiorno, in cui si annullano le ombre.

Hillman sviluppa questa tesi: Pan è un dio degli istinti, di alcuni specifici istinti, che contengono però in sé un elemento di riflessione, di coscienza. Supporta questo punto con il motivo vascolare di Pan l'osservatore e con le sue associazioni alle ninfe, inclusa Selene, dea lunare, occhio celeste; utilizza inoltre osservazioni di Jung sul rapporto tra paura e riflessione, sulla capacità di trasformare i dati sensibili in esperienza cosciente che nasce dall'allontanamento indotto dalla repulsione.

In questo modo, ci dice, Pan sviluppa una critica ad un'altra idea di conoscenza, cioè a un'altra devozione: quella ad Eros - conoscenza attrattiva, che avanza, smussa ed ingloba. Viene in mente il canto di San Paolo all'amore, che "tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta", ed è sempre "paziente e benigno", "non si comporta in maniera sconveniente". L'agape di Paolo "non cerca le proprie cose" (ou zetei ta heautes) è slancio dimentico di sé, mentre Pan (dio sconveniente) sa di sé e dell'esterno mentre agisce, mosso da un istinto che è egli stesso.

Il tema classico della lotta tra Eros e Pan nel corteo di Dioniso, e la vittoria di Eros (facilmente moralizzabile), diventa un simbolo della rimozione di Pan da parte della cultura di ascendenza ebraico-cristiana, devota a Cristo-Amore. La superiorità del coito sulla masturbazione; del rapporto interpersonale sulla sessualità 'bestiale'; dell'amore sulla paura; vertiginosamente, in un paragrafo, Hillman mostra che questi giudizi di valore, vivi e vegeti nella nostra cultura, riflettono il pregiudizio verso Pan iniziato con l'installazione del cristianesimo.

E tuttavia, non è una buona cosa, preferire l'amore alla paura? La castità o la buona condotta sessuale allo stupro? Il cristianesimo non ha magari migliorato la religione classica, che sotto questi aspetti era più cruda, più barbara, meno morale?
Ma la morale, dal punto di vista di Hillman, non dovrebbe entrare nella discussione sulla psiche. A suo modo di vedere, Pan era un dio perché - siccome tutti gli dèi sono interni - abbiamo bisogno di Pan per vedere noi stessi; perché Pan, e il corteo di forze destabilizzanti che rappresenta, abitano già le caverne della psiche e non vi penetrano dall'esterno (ad esempio, tramite un Tentatore). Non solo, ma queste forze sono destabilizzanti perché comprendono dualità irrisolvibili: Pan si manifesta insieme alle Ninfe; è caccia e fuga; è desiderio che include la sua frustrazione. Pan, suggerisce l'autore a un certo punto, cerca costantemente sé stesso, ciò che lo riguarda (ta heautou), attraverso lo slancio sessuale e fisico verso le Ninfe e i loro attributi: la parola, l'arte, la musica, la chiaroveggenza. Cerca il riflesso di sé stesso nel suo agire, e perciò è in movimento e immobile allo stesso tempo.

Pan è quindi un dominio di esperienza umano. Il fatto che non abbiamo per lui un altro nome, una formula precisa, non deve forse stupire; i greci sapevano chiamare le cose con molti nomi, ma chiamarono Pan semplicemente Pan, e dissero che era un dio. La mitologia, vista in ottica non riduzionistica, non è una forma primitiva dell'analisi psicologica; è una rappresentazione del non analizzabile.

E l'esperienza specifica di Pan, l'unione di sessualità e terrore colta nella sua presenza disturbante, sembra una per cui nella mitologia cristiana non c'è spazio, se non come un gradino che dev'essere trasceso nel miglioramento di sé - attraverso il matrimonio, il lavoro, la palestra e altri rimedi mistici, psicoterapici o terreni.
Come si vede, la nostra mitologia è del tutto cristiana per quel che riguarda queste parti dell'esistenza.

Non si tratta, peraltro, di un'esperienza esclusivamente umana: l'esperienza-Pan è un'esperienza naturale. Il Dio Pan e le ninfe sono la natura selvaggia, i monti aspri e inaccessibili, le cime nevose, le acque, le belve, la caccia e la presenza di queste cose dentro l'uomo.
Questo essere, complesso della psiche e contemporaneamente dio della natura, ci sveglia alla nostra somiglianza, o corrispondenza, a un aspetto della natura: quello della fuga, della paralisi, del desiderio, del terrore e della periodica follia (lunacy). Pan è uomo e capro, perché il capro evoca certe parti dell'uomo. La natura che è fuori è anche dentro. Parla con una sua mantica, una sua profezia elementare: attraendo e respingendo senza fornire ragione. Talvolta, obbligando a guardare senza poter agire, come nell'incubo, "Pan che assalta" (Pan Efialtes).


Un filo centrale, nel testo di Hillman, è delineato dal rapporto di Socrate con Pan nel Fedro. Socrate prega Pan perché gli dia "bellezza dell'anima", e corrispondente "bellezza esteriore". Socrate, cioè, chiede la bellezza (che nel linguaggio platonico è uguale alla verità) attraverso il riconoscimento degli elementi distruttivi e caotici di Pan in sé. All'inizio del dialogo, egli si meraviglia per la propria somiglianza con Tifone, il terribile titano dei venti assassini e delle eruzioni vulcaniche.

Una delle intuizioni più feconde del saggio mi sembra questa: l'anima senza i suoi elementi panici è un'anima senza natura; è sola con il suo Dio-Amore (o senza di lui), e la natura è una foresta inquietante che non riesce a riconoscere, attorno a sé. La natura è morta, l'anima viva.
Il dominio di Pan e delle ninfe, invece, era un ponte (o uno in una serie di ponti) tra l'anima e la natura. "L'anima istintuale" non è nient'altro che il riconoscimento che l'uomo è a casa nella natura, inclusi i suoi aspetti terrificanti; che sono fatti delle stesse cose, che la natura è animata e l'uomo naturale. Il riconoscimento di questo fatto è diverso dalla sua formulazione in termini scientifici; è un evento esistenziale, e un atto culturale nel suo senso più largo.

Hillman chiude questo saggio con una domanda: se la nostra visione della natura, e quindi il nostro rapporto con essa, è basata sulla rimozione dell'archetipo, del complesso psichico di Pan in noi, cosa possiamo sperare di vedere della natura al di fuori? Come pensiamo di conservarla, se non possiamo riconoscerla e ammetterla in azione dove ci è più vicina?
Profile Image for Erika Mohn.
20 reviews42 followers
October 3, 2017
Poggiado sulle tesi di Jung legate alle psicologia archetipica, Hillman ci mostra come l'antica religione mitologica nella quale Pan personifica il dio di tutta la natura, quella dentro di noi e quella fuori di noi, sia sempre attuale in quanto descrive dei fondamentali processi soggettivi in cui sono insite delle trasformazioni. Pan, infatti, continua a manifestarsi nella nostra esperienza sotto i veli della psicopatologia. Affinchè si possa giuarire da essi, però, è necessaria una trasformazione: tramutare l'istinto attraverso l'immaginazione, così da poter accedere all'essenza del comportamento, all'essenza della natura, la quale non ha senso che in se stessa. Bisogna che ritroviamo 'l'immaginale', dice Hillman, ossia un livello di percezione e di esperienza delle immagini a cui la nostra storia ha tentato in ogni modo di imperire l'accesso.
Profile Image for Brahunja.
187 reviews
January 4, 2026
Letto il: 04/01/2026
Lingua: Italiano

Commento:
Questo libro mi ha presa davvero molto. Ci sono alcuni ragionamenti che ho faticato un po' a seguire per via della loro complessità, ma ho trovato il tema molto interessante e lo stile chiaro e comprensibile.
Per un libro così piccolo sono stati toccati molti più temi di quel che mi aspettassi, e ne sono pienamente soddisfatta!
59 reviews1 follower
May 18, 2022
Ne ho colto importanti spunti di riflessione sulla figura di Pan, è complicato sfrondarlo dalle nozioni di psicologia per chi è profano
Profile Image for Alberto Serra.
Author 3 books2 followers
July 12, 2013
Gli Hillmaniani ben sanno quanto libero sia il suo modo d'intendere la psicologia del profondo. Io mi perdo (nel senso estatico in cui lo intendeva Fachinelli) nei saggi di Hillman e lo consiglio a chiunque voglia rivedere i suoi concetti di mito, di storia, di scrittura. Il Pan di Hillman permette al Pan personale di rivedersi nel Pan collettivo, in quello figurativo dell'arte e della letteratura. Un ennesimo bel viaggio da fare.
Profile Image for mick_paolino.
312 reviews8 followers
July 6, 2023
Hillman è sempre affascinante nelle sue teorie psico-filosofiche basate sulla mitologia greca classica. però stavolta non mi ha convinto del tutto. Sarà stato il tono polemico o l'interpretazione suggerita sull'argomento "stupro".
Profile Image for Federica Seidita.
6 reviews1 follower
August 19, 2024
"La via di Pan può ancora essere ‘làsciati guidare dalla natura’, anche dove la natura ‘là fuori’ è scomparsa. La natura ‘dentro di noi’ può egualmente essere seguìta, anche attraverso le città e i luoghi civilizzati, poiché il corpo ancora dice ‘sì’ o ‘no’, ‘non in questo modo, in quello’, ‘aspetta’, ‘corri’, ‘lascia andare’, oppure ‘vai, questo è il momento’."

Come si legge nell'introduzione al pensiero di James Hillman, di Silvia Ronchey, in Psicologia Archetipica, "se il mondo è la valle del fare anima, secondo una frase di John Keats divenuta il manifesto del pensiero di Hillman - "Chiamate, vi prego, il mondo "la valle del fare anima". Allora scoprirete a che cosa serve il mondo" -, d'altra parte, a bilanciare tutto questo, l'anima ha una relazione elettiva con la morte, un'invincibile necessità suicida, un'affiliazione con il mondo intero. Perché qual è, se non la morte, il fine conscio o rimosso di ogni vita? Ed è allora proprio la perdita di uno stretto e cosciente rapporto con la morte, con l'incertezza indispensabile alla vita, con l'onnipresenza degli inferi, a sancire quella "perdita di anima" nella quale Hillman vede il peccato mortale della cultura occidentale moderna". Emerge, anche in questo singolo estratto evidenziato in Saggio su Pan dello stesso Hillman, la condanna della "messa in scena di una tradizione monoteistica bimilleniarie che innalza l'unicità sopra la molteplicità", avvicinandosi a ritroso verso quella che Hillman chiama "la caduta dell'impero romano dell'io". Hillman sottolinea l'importanza dei miti e dei simboli nel comprendere la psiche, in entrambi i saggi. Crede che questi elementi non siano solo riflessi di contenuti psicologici, ma siano anche forze attive che modellano e guidano la nostra esperienza, in quello che lui definisce "politeismo psicologico". Al grido di "il Dio Pan è morto", muore anche "la via di Pan", che può tuttavia essere intesa come una via interna, carica di significati che poi si trasmutano in elementi esterni.
Profile Image for Liz.
43 reviews1 follower
October 18, 2024
Un libro piccolino e veramente, VERAMENTE difficile da leggere, ho impiegato poco più di un mese a finirlo.
Difficile da leggere non tanto perché sia un libro brutto, quanto antipatico: difatti sviscera la visione archetipica di Pan associato alla nostra psiche tramite i suoi vari attributi e come sia diventato il mostro satanico che è oggi.
L'ho trovato molto interessante, ma chi non ne capisce di psicologia lo eviti, io ho dovuto cercarmi cosa fossero le azioni coatte, le coazioni e molti altre parole del lessico psicologico per capire di cosa si stava parlando.
Ho visto che un po' il signorino Hillman si arrampicava sugli specchi soprattutto sul tema dello stupro, ma comunque ne parlava escludendo il senso etico e includendolo proprio nelle famose coazioni paniche (quindi con attributo negativo, ma reinterpretate nella nostra psiche come impulsi istintuali.)
Non ho ben capito il dissing con il cristianesimo, anche perché non si vedeva Pan come dio da venerare ma come azione archetipica e psicologia insita in noi, quindi a tratti l'ho trovato confusionario, come se quella energia archetipica fosse stata annullata solo dalla presenza del cristianesimo e della morte del paganesimo (e di Pan).
Comunque una lettura molto difficile e non da svago, i pochi momenti in cui lo continuavo dovevo essere concentrata al 100%, ma molto, MOLTO interessante.
Profile Image for Agnese.
6 reviews
November 1, 2024
Su rabbia e istinto.
Su ciò che non ci consentiamo, di vedere come innato e dentro di noi.
Visione per me catastrofica ed eteronormata rispetto agli stupri.
Apre a riflessioni interessanti e forse (purtroppo) vere rispetto a quello che è dentro di noi, come archetipico.
Displaying 1 - 13 of 13 reviews

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