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Amate l'architettura

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Un classico dell'architettura riproposto in una nuova edizione, il più possibile fedele a quella originale del 1957, pensata dallo stesso Gio Ponti come una "piccola architettura da tasca".

303 pages, Paperback

First published January 1, 1957

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Gio Ponti

23 books

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for sumerkidestate.
130 reviews10 followers
January 4, 2022
Il libro resta un bell'oggetto di design.
Quanto ai contenuti, gli insegnamenti più tecnici rimangono i più interessanti e sono forse gli unici a superare la prova del tempo.
Va bene la scelta dell'autocitazione preponderante: è legittima. Ma quasi dappertutto nel libro c'è davvero troppa retorica.
Ciliegine: sessismo qua e là e un intero capitolo sull'architettura religiosa italiana con una trattazione a slogan simildemocristiani che francamente proprio no.
Profile Image for Valentina Ciardi.
9 reviews
January 30, 2023
«(VERAMENTE) DIVINA DEFINIZIONE DELL'ARTE

(Iddio, fattosi zefiro, creò il primo giorno l'aria il vento le nuvole: il secondo la terra e, fattosi gnomo, vi nascose con divina malizia, ori e pietre per farci impazzire; fattosi idraulico il terzo, distribuì con ispirati, capricciosi e sapienti di. segni le acque; il quarto, buon giardiniere, creò alberi e verde, e zoologo il quinto, gli animali: il sesto infine con di vina temerarietà creò noi. Il settimo riposò.
Con questa prima « seigiorni » dal finale imprudente, Dio Si creò anche il tempo, che dianzi non esisteva perchè la Sua eternità non conosceva tempo: e vi si impigliò, e divenne un po' uomo. Gli antichi infatti che meglio di noi se lo potevano ricordare, Lo figuravano già come un vecchione dalla gran barba mosaica: era come Gli dicessero «anche per Te, Dio mio, passa il tempo »).


Messosi sulla strada dell'uomo Egli volutamente ci mise a portata di bocca il frutto proibito dell'albero della conoscenza del bene e del male. Volutamente, dico, allo scopo che noi - obbligati al destino inevitabile, e presaputo da Lui, di mangiare quel frutto - potessimo immaginare, conoscendo Bene e Male, anche la possibilità di scegliere fra essi, cioè il libero arbitrio. Fu così che immaginando l'impos-sibile possibilità a posteriori di mangiare o no quel già mangiato frutto, ci siamo potuti figurare la possibilità a priori di fare o non fare una cosa, di scegliere liberamente fra bene e male. Bel tiro. Così insomma cominciò quella lunga umana e divina storia fra Lui e l'uomo, che sappiamo.

Creato il Creato, però, e creato con esso il Tempo, Gli si impose il problema di riempire questo tempo, il problema del passatempo. E non era un tempo breve e fuggitivo come per noi, era un tempo eterno! Pensate che cosa, che tempo!
In più, anche tutta l'angelica popolazione del Cielo, ormai anch'essa «entrata nel tempo», doveva « passarlo », pena la infinita noia celeste.

Iddio, allora, assoggettandosi al tempo da Lui creato, escogitò di usare delle temporali risorse della Terra per farlo passare, e sopravvenne così un primo tempo sperimentale nel quale accadde quel che vi narrerò, poi un'epoca di intenso attivismo del Cielo in terra (tempo d'interventi continui, apparizioni, miracoli, fulmini, costighi di Dio ecc.) e infine - terzo tempo, questo d'oggi - Dio si disinteressò di noi, e ne vediamo i risultati.

Ma torniamo a quel primo tempo. La Terra Gli era riuscita meravigliosamente e il Creatore molto in essa si compiaceva.
Nella Sua infinita presenza e distanza Egli seguiva quel che via via avveniva quaggiù, fingendo per gioco di non saperlo, per godere della successione del Creato. Era come un buon placido papà di tutto: e si appassionava alla Storia, dianzi una cosa incomprensibile e incompatibile per Lui, e mandava giù frequentemente angeli a vedere quel che accadeva.

Non ch'Egli non lo sapesse, ma non lo sapevano gli angeli nella loro superna angelica ignoranza, ed un paterno com. piacimento lo teneva ch'essi conoscessero queste Sue meraviglie.
E gli angeli discendevano in terra (tutti sappiamo benissimo come ai tempi dei tempi era un andirvieni continuo) e Gli portavano chi una cosa, chi un'altra delle Sue creazioni.
Così uno, un angelo dalla vocazione botanica, gli portò un giorno una rosa « coltivata ». « Vedete voi » diss'Egli « qual meraviglia ho ottenuto attraverso gli uomini, questi angeli-operai? Nulla certo di nuovo per Me, s'intende, chè la rosa l'ho creata lo. Ma è molto bella e profumata». Un altro angelo, un angelo tecnico, recò in Cielo un arnese di ferro:
«Vedete voi, dunque! » diceva Egli compiaciuto. « Si sa però che il ferro l'ho creato lo ». E così via ogni volta che gli angeli Gli recavano o una barca o un carro di legno, legno da Lui creato, o una casa di sasso, sasso da Lui creato, o un arnese o un'arma di ferro, metallo da Lui creato, o calzari di cuoio di vacca, bestia da Lui creata: e via via. Tutto così procedeva con presagita soddisfazione nel Cielo, ed ai solertissimi angeli che Gli recavano meravigliando queste «novità ». Egli sempre diceva, paterno, « Si... ma questo, angelo mio, te l'ho creato lo ». E così pure avvenne quando divertiti e ingelositi nonostante la loro natura angelica, essi
Gli recarono il vino e curiose cose cucinate, uova, polli, frut-ta, pesci cotti, che essi potevano solo guardare o fiutare ma non assaggiare. « Magnifico » assentiva Egli malizioso e felice della riuscita « ma l'uva chi l'ha fatta se non lo? e le uova? e i polli? e i pesci? e il fuoco per cuocere? ». Era il Suo trionfo terreno, a Iddio il più gradito: e il Cielo si riempiva, come un arcano museo, di cose straordinarie e intoccabili.
Ma ecco un giorno un angelo curioso portarGli su dalla Terra un foglio con un disegno: e un altro angelo un'assi-cella dipinta, un quadro: « chi l'ha fatto? ». Questa cosa sconcertante, la pittura, era una sorpresa in Cielo, era La Sorpresa. « Questo, o angeli », disse Iddio, « non l'ho fatto Io... Cos'è questo? ». Gli angeli rispondevano: « dicono laggiù che è arte » - « Arte? » - « Si, l'Arte »...

Questa dell'arte che non fu una scoperta per noi, fu una scoperta per il Cielo. « Un quadro » Gli aveva annunciato l'angelo. « Un quadro? » esclamava il Creatore. « lo non ho mai fatto un quadro ». Era vero. « Cos'è un quadro? » « È una composizione... » diceva l'angelo. « « lo non ho mai com-post...», e pre-parafrasando Picasso: « Je ne compose pas, je crée », e lo prendeva con le Sue immense mani (era un piccolo quadro) e lo appoggiava sulle ginocchia immense (il Creatore era sempre seduto) e lo sogguardava rapito (magnanimità e gioia del Creatore davanti a una cosa non da Lui creata!). « Un quadro? la Pittura? l'Arte » si chiedeva perplesso: e tutti gli angeli attorno.
Ma intanto ecco Gli issavano in Cielo una scultura. « Oh! » accennò a dire, « il marmo l'ho creato lo ». « Ma», spiegavano gli angeli, « una o l'altra materia non conta, la Statua non è in essa: la statua è un'altra cosa, è un fatto d'arte, di volumi ». « Volumi? Arte? » e mirava gli angeli affaticati alla difficile sistemazione della statua nel Cielo, in bilico sulle nubi, che richiese veri miracoli.
Ed ecco un altro angelo risale e Gli porta una poesia e una musica. « La Musica? » Egli l'ascolta e dice: « Neppur questa, angelo mio, l'ho fatta lo. La Poesia? ». -« E' sempre »,
Gli spiega l'angelo, « l'Arte ». Infine un angelo, un giovane angelo, risale, non parla, solleva un po' davanti castamente la tunica e con i piedi nudi accenna piccoli ritmici passi.
Dice: « E' la Danza... L'arte della danza: Arte...»
La curiosità, l'emozione degli angeli erano immense.
«Così », pensò Iddio, « non può andare avanti, bisogna spiegare le cose: siamo giunti, diavoli d'uomini, ad un momento importante ». E decise di parlare.
Le tube celesti suonarono Padunata degli angeli. Si risso
Egli in piedi in tutta la sua altezza che era molta. Si fece un silenzio celeste, e gli angeli si disposero attorno in cer. chio, con le ali sull'attenti, tese all'insi e lievemente vi branti nella luce. E il Creatore parló.

Ed ecco le Sue parole. (Cosi finalmente sappiamo da Lai cos'è l'arte. Questa domanda che dagli antichi sino a Tolstoi ed oltre non ebbe mai una risposta definitiva e giusta, questa richiesta che restò sempre un interrogativo della cultura, riceve alfine la sua più autorevole e definitiva risoluzione.
Dora in poi, conoscendo quel che Iddio solamente, da Dio, disse agli angeli sull'arte, sappiamo finalmente quel che essa è, e con assoluta certezza, perchè lo teniamo addirittura da Dio. E non poteva dircelo così che Lui, perchè l'Uomo benché presuntuoso, ma dai suoi pensatori riconosciutosi anche stolto, non avrebbe mai potuto osare una definizione tanto audace da divinizzarsi. Invece è così. Ma solo Iddio poteva dirlo. Eccole ora, le divine « parole agli angeli sull'arte »:
« L'Arte, Signori Angeli, sappiatelo dunque, l'arte, della quale siamo nell'augusta presenza, è la sola cosa che lo non ho creato, è la sola cosa che non riuscirà al Cielo neanche con miracoli; è la sola cosa che è soltanto degli uomini. Se qualche squillo di celesti tube eccheggerà anche qui, in solenni evenienze, se nelle celesti sfere i beati muoveranno in cerchi fra celestiali armonie, nulla però a che fare con le musiche e le danze degli uomini, che, avete capito, son ben altre e inimitabili cose, sono indiavolate cose, son cose piene di vita che qui, dove non è cosi, non riusciranno mai ».
«Niente da fare, angeli miei; noi non poeteremo, non suo-neremo, non canteremo, non danzeremo, non dipingeremo;
non scolpiremo... L'architettura poi! così ingombrante e non funzionale qui... Se gli uomini sono spettatori del Creato, noi celesti saremo spettatori dell'Arte. E questo è il mira colo più miracoloso, perchè non è fatto da Me: è fatto da chi non sa far miracoli: un vero miracolo ».
«L'Arte, Signori Angeli, è il miracolo degli uomini, è cost che hanno creato gli uomini: e La cosa peli bella, più eccoli con la cosa divina di loro, nella quale, e solo in essa, gli Uomini sono come Me; sono Creatori ».
«Signori Angeli, vi ho definito l'Arte ».»

Profile Image for jw468.
201 reviews17 followers
January 6, 2015
May 17, 2013

Excellent, entertaining, and generally wise, but be forewarned, there are a few sexist comments in this book. I suspect that people who enjoy Peter Zumthor's Thinking Architecture will also enjoy this book, despite the differences in their work. Also, this is a very good translation.

Contains b/w photos and plans. I read Gio Ponti: 1891-1979, Master of Lightness before reading this, so I saw examples of Ponti's work, in color, before reading this book.
Profile Image for Negar Ghadimi.
321 reviews
October 31, 2023
Love architecture for the joys and sorrows that have been protected by its walls, for all that these walls have heard (if walls could only speak!) and have kept secret. Love it for the lives that have been lived within these confines, for the joys, the dramas, the tragedies, the follies, the hopes (a kind of madness), the prayers, the despairs (a kind of lucidity), and even the crimes that make every wall sacred to love and to grief.
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For the architect, the house must necessarily be Le
Corbusier's “machine à habiter”; for the tenant, however, the house must be his house.
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The judgment of a work of art is one and always one: Is it beautiful or not beautiful? Is it art or not art? Does it or does it not fascinate us?
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Anybody can design a pyramid; it exists of itself, just as the circle does. The project of building a large pyramid does not require an architect; one pharaoh is enough, and some slaves.
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Women respond to architecture as if it were something alive. The door means hospitality, and the house is a dream. Architecture for them is not a crystal; it is a shell. (Women are ideally like snails; they carry their own house with them.)
For the feminine mind, the house is not just a matter of the possibilities of architecture or of what pertains to the architect, but rather something more intimate and even impossible. The house be lungs to a complex of desires, abandons, and beauties that are thought never to be realized. A dream.
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Women (senses) understand more than men (brains) … Eve with a smile is eternally offering a pure and simple apple to Adam to eat. That idiot very often responds with a treatise on how to eat apples instead, and here commences the catastrophe.
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