Sulla costa nordorientale del Brasile, donna Menina domina uomini e terre dalla sua villa rigogliosa. Né l'arcivescovo, né il governatore, tanto meno le figlie sottomesse osano opporsi al suo volere. Soltanto Marina, nipote adorata, non cammina per casa in punta di piedi, nel timore perenne della nonna centenaria. Lei ha conosciuto altri mondi, si è scontrata con paure più crude. Con João, Marina aveva esplorato i giardini abbandonati della città vecchia, il porto con le navi cariche di sacchi di cotone, il quartiere dei bordelli. Aveva pescato i granchi a Jaçanã, nel silenzio salato della notte. Si era sentita scorrere il sangue nelle vene come un vino tiepido. Adesso João è in carcere per aver gridato che i poveri pagano per tutti, per aver scritto sui muri che il passero è un uccello blu. Marina, tenera e ostinata, lancia appelli, va a trovarlo ogni sabato con un vassoio di biscotti fatti in casa. Le dicono che João non potrà mai corrispondere il suo amore, che non potrà mai amare una donna. Le dicono che il bellissimo forestiero giunto da poco alla villa è stato l'amante di João. Marina accusa il colpo fin sotto l'ombelico, come se le avessero spaccato le viscere. Ma il suo amore non muta, non muore… Una favola, un romanzo politico, una storia d'amore.
Le pagine poetiche di questo libro mi hanno spesso permesso di commuovermi e io ne sono grata. Lo porterò nel cuore, così come pochi mesi fa è successo con Ho paura torero (grazie Marcos y Marcos ❤️). Due pezzi profondi di letteratura, che mi mancheranno e avrò bisogno di riaprire quando avrò bisogno di sentire, provare, assaporare.
Fin dalle prime pagine ti chiedi ‘Perché questo titolo?’
Scorrendo tra le parole e le immagini, continui a chiedertelo e a sperare che arrivi presto la risposta, finché non ti immergi completamente nell’immaginario brasiliano pieno, colorato, politico mischiato ai culti e alle credenze popolari, su cui aleggia continuamente una dittatura che ti si appiccica addosso, e te ne dimentichi. E di colpo capisci che l’unica e indiscussa protagonista di questo romanzo è la libertà.
Nello spazio intorno ci sono João e Marina, all’interno di una realtà matriarcale ma non femminista (più un patriarcato perpetrato da sole donne) in cui gli uomini non ci sono e non si sa dove siano finiti (impazziti, morti, tutti incarcerati?), c’è un amore senza speranza che sa di zucchero caramellato, un’incarcerazione ingiusta e immotivata, c’è la paura, la sofferenza, l’ingiustizia, la discriminazione, l’ingiustizia, la povertà e la ricchezza a confronto. Per tutta la lettura la voce asmatica e coraggiosa di Marina mi è risuonata nelle orecchie anche quando non avevo tra le mani le sue pagine, percependo addosso tutta la fatica e l’affanno di chi non riesce a respirare ripensando alle crudeltà del mondo.
E mi piace pensare che io abbia trascorso l’ultima settimana portandomi dietro, dovunque andassi, le parole di Heloneida, scrittrice, giornalista, attivista politica, donna coraggiosa che ha dedicato la sua vita alla libertà degli altri.
“Ci guardammo sorridendo mentre cercavamo sulla nostra fronte il segno che ci eravamo fatti con una spina di cactus quando eravamo bambini. Le piccole cicatrici gemelle del nostro patto di lealtà eterna."
Mi è stato consigliato dalla libraia di fiducia, alla quale non posso che gridare un grande: 'Grazie'. Bisognerebbe, in un immenso moto collettivo, recuperare quel magico segreto ormai perduto, e questo senso d'amore tanto intrinseco e insidioso da sembrare inesistente, confuso con la carne e gli occhi e le orecchie bucate. Di rivoluzionari e di appestati, di poveri e di amanti, di ciò che è destinato a perire sulla Terra – granchi, cavallette o gatti che cacciano le mosche: non resta solamente l'emblema quasi calviniano della storia, ma un andare splendido della parola e della frase; e il corpo d'amore di João e Marina.
4 ⭐️ e non 5 solo perché Gabriel García Márquez non lo supera nessuno!
Dunque! Se vi piace la letteratura latinoamericana non potete non leggere questo!
“La libertà è un passero blu” di Heloneida Studart pubblicato da Marcos Y Marcos è un libro poetico, con quel tanto di realismo magico che ci piace tanto. Narra la storia di Marina una ragazza destinata a diventare erede universale della sua ricca famiglia. Una famiglia composta oramai da sole donne, tiranneggiata dalla matriarca: Donna Menina che nonostante sia molto anziana continua a fare e disfare della vita delle sue figlie. L’unico uomo ancora in vita è il cugino João che è in carcere per aver scritto sui muri della città che il passero è un uccello blu. Marina si strugge d’amore per questo cugino che le ha fatto conoscere la città in tutti i suoi anfratti e che fa scorrere il suo sangue caldo come il miele nelle vene tanto da far nascere il desiderio. Qualcuno tuttavia rivela brutalmente alla ragazza che João non potrà mai amarla distruggendo così qualsiasi speranza. In più, un giorno, arriva alla dimora di famiglia un bellissimo ragazzo che però essendo muto non può rivelare né la sua identità né le sue intenzioni.
Un romanzo bellissimo per il modo in cui è scritto, soprattutto per la poetica che si trova leggendo queste pagine che a tratti meravigliano e a tratti terrorizzano il lettore in un’altalena di emozioni contrastanti che impigliano quest’ultimo nelle frasi della storia come una ragnatela. In queste pagine ho sentito l’eco di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez e anche un po’ la magia di “La casa degli spiriti” di Isabel Allende.
Marina è una ragazza magra, amante dei libri e affetta da asma, che appartiene alla ricca famiglia della centenaria Menina Carvalhais Medeiros, molto rigida e attenta all'onore. Menina stima molto la nipote. Marina si innamora del cugino João, che finisce in prigione per aver scritto sui muri che il passero è un uccello blu. Nel frattempo arriva un forestiero, che sembra portare eventi funesti...
È un romanzo politico e di denuncia ambientato nel Brasile della dittatura militare. Tuttavia questo contesto storico non viene spiegato in modo esplicito dall’autrice e, senza alcune conoscenze preliminari, il libro può risultare difficile da comprendere. Personalmente mi sono sentita un po’ disorientata finché non ho approfondito autonomamente il periodo storico. Il romanzo è narrato in prima persona e questo rende il racconto molto intimo, perché tutto viene filtrato attraverso gli occhi della protagonista. Lei vive in una famiglia benestante dominata da una figura femminile anziana e autoritaria, ma nonostante ciò emerge comunque una società fortemente gerarchica, in cui donne, poveri e neri occupano una posizione subordinata. Centrale nel romanzo è anche il rapporto tormentato tra la protagonista e il cugino, un legame intenso e doloroso che attraversa tutta la storia. Il sentimento della protagonista riaffiora continuamente attraverso ricordi nostalgici dei momenti trascorsi insieme, che diventano quasi un rifugio emotivo dalla realtà soffocante in cui vive. Questo amore impossibile contribuisce a rendere ancora più forte il senso di malinconia e di prigionia presente nel libro. Ho trovato molto interessante anche la presenza del folklore brasiliano, attraverso figure popolari e credenze tipiche della cultura locale. Tuttavia questi elementi vengono spesso soltanto accennati e mai davvero approfonditi, quasi come se l’autrice li desse per scontati. Le descrizioni della vegetazione, delle strade e degli ambienti popolari riescono invece a trasportare il lettore nei luoghi più poveri e marginali del Brasile, rendendo molto viva l’ambientazione del romanzo. Fortunatamente il glossario dei termini portoghesi aiuta nella comprensione di alcuni riferimenti culturali. Nel romanzo sono presenti numerose metafore e tratti vicini al realismo magico. João sembra incarnare la ribellione e il desiderio di libertà che manca agli oppressi, ma la stessa sensazione di prigionia emerge anche nella famiglia della protagonista, soffocata dalle regole, dalle apparenze e dall’ossessione per l’onore familiare. Più che raccontare soltanto una dittatura, il romanzo mostra tutte le piccole prigioni invisibili in cui le persone finiscono per rinchiudersi, facendo capire come la libertà non sia soltanto una condizione politica, ma anche il coraggio di liberarsi dalle paure, dalle convenzioni e dai limiti imposti dalla società e dalla famiglia. Tuttavia proprio la presenza di così tanti temi, spesso trattati in modo implicito e non immediato, rende il libro di difficile interpretazione e rischia talvolta di non farne apprezzare pienamente tutta la profondità.
Questo libro mi conferma che ho pochissimo feeling con la letteratura sudamericana. Una strana storia: Donna Menina, oramai sulla soglia dei cent'anni domina una famiglia quasi tutta al femminile con pugno di ferro. Tutti devono sottostare alle regole della "famiglia". In parallelo l'unica a cui sembra essere permesso tutto è la volitiva Marina che ricorda alla vecchia ava se stessa. Nel racconto si intreccia in parte la storia delle donne della famiglia, della scoperta dell'amore (risultato impossibile) da parte di Marina e le condizioni difficili della popolazione del luigo. A tratti surreale a tratto sconnesso con episodi che esulano da alcuna logica.
Se non si è avvezzi alla letteratura sudamericana può risultare complicato da seguire, è un susseguirsi di realtà, sogno, vaneggiamenti in cui il confine tra ciò che è vero è ciò che viene immaginato è quasi nullo. E questo è ciò che lo rende perfetto. Siamo in Brasile durante gli anni della dittatura, in cui la repressione, la censura e la limitazione della libertà individuale la fanno da padrone, c'è una ragazza cagionevole di salute che muove ogni suo passo in nome di un amore viscerale, intenso, doloroso e impossibile che si ritrova ad essere la persona cardine e più forte all'interno della sua famiglia. Viene da una famiglia d'alto rango che tiene le redini di una città, la matriarca rigida, composta, austera e a tratti insensibile punisce tutto (e tutti) ciò che devia dal suo (dubbio) standard di moralità ma non Marina. Marina è uguale a lei e in quanto tale scoprirà di avere il potere, per mezzo della nonna, di cambiare il corso e le sorti delle vite di rivoluzionari che si presentano alla sua porta. Lo farà per amore, sempre per amore verrà mosso ogni suo gesto nonostante questo non potrà mai essere interamente corrisposto ma lo accetterà perché, infondo, capirà lei stessa che la libertà è un passero blu. Ed è attraverso la metafora del passero blu che si comprende cosa è davvero la libertà: credere, amare, sbagliare e cercare senza limiti restrizioni o indottrinazioni. È libertà avere coscienza e scegliere.
i’m the product of my mother. my mother is the product of her mother. the mother of my mother is the product of her mother. the mother of the mother of my mother is the product of her mother. and so on. a knowledge that gives you pain and freedom.
Una saga familiare al femminile, una matriarca dispotica, una protagonista ribelle, una società attraversata da profonde disuguaglianze e quel confine sfumato tra realtà, superstizione e leggenda che caratterizza molta narrativa latinoamericana. La storia ruota attorno a donna Menina, figura austera e temibile che governa la propria famiglia attraverso il controllo e la paura. Nella sua casa non c’è spazio per la debolezza, il desiderio o la trasgressione: chi si oppone viene punito, isolato o cancellato. A sfidarla, seppur con discrezione, è Marina, la nipote prediletta, una giovane donna che cerca di ritagliarsi uno spazio di libertà in un mondo che sembra volerla soffocare. Heloneida Studart costruisce un universo narrativo ricco di immagini suggestive. Le credenze popolari, i culti afro-brasiliani, le storie tramandate oralmente e le passioni dei personaggi contribuiscono a creare un’atmosfera intensa e quasi onirica. Sullo sfondo emerge un Brasile duro, segnato dalla povertà, dal razzismo e da divisioni sociali che appaiono ancora oggi tristemente attuali. Il tema della libertà attraversa tutto il romanzo come un filo invisibile, assumendo forme diverse nei desideri, nelle ribellioni e nelle rinunce dei personaggi. Tuttavia, alla fine della lettura mi è rimasta più l’ammirazione per l’intento e per la scrittura che un reale trasporto emotivo.
penso di essere una persona troppo scettica e razionale per poter tollerare ogni due pagine una superstizione insensata e una tragedia ("tragedia") dovuta al malocchio di qualcuno. Ok che contestualizzo il luogo e il tempo, però davvero questa scrittura non fa per me. Queste continue metafore surreali, piene di simbolismo io proprio non le capisco e mi sembrano così assurde che non ci trovo il minimo interesse. La protagonista una lagna continua, gli altri personaggi insopportabili. Per di più mi sembra che non succeda nulla, ci sono solo eventi che si susseguono uguali con la differenza che peggiorano man mano che si procede. Qualche piccolo spunto interessante l'ho trovato, ho apprezzato che non fosse un libro didascalico, ma questo stile non è proprio nelle mie corde
Set in the never-explicit context of Brazil’s military dictatorship, this book tells the heartbreaking story of Marina, the granddaughter of a wealthy, strict, and deeply conservative woman, and her cousin João, who is imprisoned for having written on a wall: “The sparrow is a blue bird.”
It’s a novel steeped in symbolism, forbidden love, and the harsh realities of social inequality. Heloneida Studart—an activist and outspoken critic of the regime—uses poetic language, magical realism, and rich imagery to denounce the cruelty and repression that gripped her country.
Senza infamia e senza lode: il peggior difetto di questo libro è di racchiudere tanti cliché della letteratura sudamericana, raccontando l'ennesimo amore disfunzionale. Si respira lotta e rivoluzione, ma si finisce sempre soggiogati ad una violenza istituzionale e simbolica che non lascia scampo.
La libertà è un passero blu è la storia di una scritta sul muro, di atti di ribellione con gesti semplici puniti come crimini. Marina, giovane nipote dell’autoritaria e centenaria Menina, erede dei Carvalhais Medeiros, è una ragazza che sceglie di guardare oltre i muri di casa, verso un mondo di resistenza, presa di consapevolezza sulle ingiustizie e sulle disuguaglianze e scoperta dell’amore.
Joao, suo cugino, quasi presenza assente nella narrazione, incarna il cuore (in)visibile del romanzo. Incarcerato per aver scritto sui muri che il passero è un uccello blu. Una frase innocente e poetica che, però, nel Brasile degli anni ’70, sotto dittatura e maglie familiari troppo strette, acquisisce un valore politico e sovversivo. Ogni forma di pensiero libero è vista come minaccia. La città e la casa di famiglia sono microcosmi di un paese governato dal controllo e dalla paura.
→ Joao non si innamora come la società vorrebbe che facesse, si oppone a ingiustizie e oppressioni. Ma la parola di Joao è un atto di disobbedienza civile che va oltre l’incitare alla rivoluzione o all’abbattere il regime, e proprio per questo è più pericolosa: è un pensiero libero che non si può controllare. Invoca la libertà di amare, di essere, di vivere fuori da confini prestabiliti. Il passero è fragile ma libero e di un blu cielo simbolo di un orizzonte senza barriere
→ Studart intreccia temi potenti: i conflitti generazionali tra tradizione e cambiamento, l’amore e l’identità in un mondo che non accetta diversità, la disuguaglianza sociale e il potere femminile.
Più di una saga familiare, questo libro è una storia intima ed essenziale. La voce di Marina scandisce il tempo di un addio, rimanendo sempre sulla soglia tra l’essere e il non essere, tra il vivere e il non vivere… ed è anche più di questo, perché la storia approfondisce legami familiari disfunzionali e racconta ferite e traumi da cui origina il distacco.
→ Una storia soffocante ma ribelle. Emozionante, profondo, politico.
Mentre scorrono le parole ti si stringe il cuore, tutta questa crudeltà per cosa? L’unica fortuna di Marina è stata avere qualcuno che l’amasse e la crescesse come se fosse la propria figlia. La libertà della conoscenza fa sì che riconosca i mali e traumi che vengono passati da generazione in generazione nella sua famiglia, riuscendo a non cadere in quella trappola secolare. Una famiglia razzista, misogina, classista, che non perdona nulla ma pretende tutto.
Il suo amore per Joao è straziante ma così vero e pieno, grazie a lui ha capito in qualche modo come gira il mondo, nonostante sappia che non sarà ricambiata e l’unico sogno che rimarrà di quell’amore sarà semplicemente andare a pescare insieme, gioire ancora per un attimo.
Ci sono i ricchi e ci sono i poveri, i poveri continuano a pagare. Non serve essere espliciti per capire cosa voglia dire, lo si vede ancora oggi, dove c’è sempre più spazio per l’indifferenza. L’ultima parte ci ricorda che ci sono cose che neanche i potenti o i più ricchi possano comprare, nessuno può sfuggire alla morte nè alla vecchiaia né si può acquistare la felicità.